giovedì 29 marzo 2018

GIOVANI AL TRIDUO PASQUALE CON I FRATI


Pace e bene cari giovani amici.
Inizia oggi il Santo Triduo: Giovedì, Venerdì e Sabato Santo, che, insieme alla Veglia pasquale, costituiscono un’unica grande celebrazione e sono i giorni più «forti» di tutto l’anno liturgico. Per essi, scendiamo al cuore della nostra fede e di tutta la nostra speranza attraversando la passione-morte-resurrezione del Signore Gesù.
La Basilica di sant’Antonio (Pd), dove presto servizio e vivo, per l’occasione si riveste della sua luce e atmosfera più bella e coinvolgente aiutando i tanti pellegrini a vivere al meglio le solenni liturgie, ma anche il sacramento della riconciliazione, come la visita sempre commovente alla tomba del Santo.
È ormai tradizione che la nostra comunità francescana accolga per questo appuntamento un folto gruppo di giovani (ragazzi e ragazze)che per tre giorni condividono a pieno i ritmi e la vita e gli ambienti della comunità stessa: dalla preghiera alle meravigliose celebrazioni in Basilica, ai pasti in refettorio, ai momenti di fraternità e di semplice comunione che caratterizzano la normale quotidianità del convento del Santo. Si tratta di uno stare gomito a gomito, frati e giovani, sempre tanto apprezzato da entrambi, con la possibilità unica di scambi e sorrisi e domande e curiosità vicendevoli e dunque di confronti e dialoghi inaspettati, oltre ogni facile stereotipo o pregiudizio o timore reciproco. 
Il programma prevede anche degli incontri ravvicinati con alcune opere di frontiera e da «venerdì santo» in cui noi francescani (frati e suore elisabettine, con cui condividiamo l’esperienza) siamo presenti e operiamo a favore dei più poveri e bisognosi: la Comunità san Francesco di Monselice per persone afflitte da dipendenze varie (droga, alcol, gioco), il Villaggio Sant’Antonio di Noventa Padovana che accoglie persone con gravi disabilità, Casa S. Chiara in Padova, un hospice per malati terminali.
Durante la messa in Coena Domini del Giovedì Santo, un gesto semplice e profondo introduce prepotentemente i ragazzi in questa esperienza: è la lavanda dei piedi che vede coinvolti anche alcuni di loro.
Qui si rinnova, infatti, quanto fa Gesù che, come narra il Vangelo «cominciò a lavare i piedi ai discepoli» (cfr. Gv 13,5). Egli agisce in tal modo semplicemente perché li ama: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (cfr. Gv 13,1), vale a dire in modo gratuito e fino alle estreme conseguenze del dono totale di sé. Non chiede niente per sé, né prima di compiere tale gesto, né dopo averlo messo in atto. Domanda solo due cose, evidenti nel dialogo che ha con il discepolo Pietro:
– Accetta, per cortesia, che io ti lavi i piedi… cioè che io ti testimoni il volto di un Dio che si mette in ginocchio davanti a te perché riconosce la tua dignità e desidera dimostrarti che ti considera suo amico anche se sei peccatore (cfr. Gv 15,13.15).
– In secondo luogo, Gesù dice a Pietro: Prova anche tu a lavare i piedi agli altri. Sarai mio amico, infatti, se metterai in atto ciò che io ti propongo (cfr. Gv 15,14) e se lo farai a tutti, senza distinzione tra amici e nemici, «in memoria di me» (vale a dire «gratuitamente») e non «in memoria tua» (cioè per averne qualche vantaggio personale)».
Si tratta di due richieste che in qualche modo sintetizzano il senso dell’intera esperienza del Triduo che proponiamo a questi giovani e rivelano l’orizzonte di bene e felicità che anch’essi potranno percorrere una volta ritornati a casa, conclusi questi giorni di grazia. 
– È accettare che Gesù ci dimostri la sua amicizia lavandoci i piedi: questo significa accogliersi, sentirsi amati gratuitamente da Lui e dal Padre suo, di cui Egli è «icona visibile». La nostra grandezza sta nella sua bassezza! La nostra gloria si fonda sulla sua umiltà!
– È rendersi disponibili a lavare i piedi agli altri: vale a dire amarli così come sono, offrire loro il perdono, aiutarli a trovare la strada della vita e accompagnarli con affetto nel loro cammino.
Si tratta del segreto stesso dell’esistenza umana, della ricetta per una piena felicità: dare la vita non solo per i propri amici, ma anche per chi ci è nemico o distante o diverso da noi; lavare i piedi a chiunque incontriamo testimoniando la bontà di quel Dio che «per primo» si è inginocchiato di fronte a noi e per noi ha donato tutto se stesso, fino alla morte e alla morte di croce!
È questa la Pasqua del Signore Gesù!
A Lui sempre la nostra lode!
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
Giovani al Triduo Pasquale 2017

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