lunedì 5 febbraio 2018

PLACIDO CORTESE , frate francescano del Santo, medaglia d’oro al merito civile

Basilica del Santo (Pd) - Confessionale/memoriale di P. Placido

Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica italiana, conosce bene il frate del Convento del Santo (Pd),  Placido Cortese

Tre anni fa lo ricordò a Milano nella cerimonia celebrativa del 70° Anniversario della Liberazione, quale eroe animatore di giovani donne padovane, come le sorelle Lidia, Teresa e Liliana Martini, che hanno affrontato a testa alta il rischio più alto e la prigionia (…) che guidarono la fuga dai campi di concentramento di decine e decine di prigionieri alleati, prima dando loro il pane e un nascondiglio, poi instradandoli nottetempo verso la Svizzera, attraverso la rete costruita da padre Placido Cortese e da Ezio Franceschini, dell’Università Cattolica e da Concetto Marchesi, in seguito rettore dell’Ateneo di Padova”. 


Il nostro Presidente con decreto del 5 giugno 2017 ha conferito l’onorificenza della Medaglia d’oro al Merito Civile della Repubblica italiana al nostro confratello p. Placido Cortese. La consegna del riconoscimento avverrà a Padova l’8 febbraio prossimo. La città ha già più volte manifestato di onorare il suo concittadino, definendolo il “Kolbe patavino”, inserendolo nel Giardino dei Giusti, dedicandogli una via, celebrando ogni anno l’anniversario della sua orribile morte nella sede della Gestapo a Trieste. 


Suona alta onorificenza la motivazione del riconoscimento: “(Placido Cortese) Direttore del Messaggero di S. Antonio, durante la seconda guerra mondiale e nel periodo della Resistenza si prodigò, con straordinario impegno caritatevole e nonostante i notevoli rischi personali, in favore di prigionieri internati in un vicino campo di concentramento, fornendo loro viveri, indumenti e denaro. Dopo l’8 settembre 1943 entrò a far parte di un gruppo clandestino legato alla Resistenza, riuscendo a far fuggire all’estero numerosi cittadini ebrei e soldati alleati, procurando loro documenti falsi. Per tale attività nel 1944 fu arrestato e trasferito nel carcere di Trieste, dal quale non fece più ritorno. Fulgido esempio di alti valori cristiani e di dedizione al servizio della società civile. 1942-1944 – Padova”. 


Ora padre Placido Cortese viene annoverato tra i poco più di 800 soggetti (persone o enti) a cui lo Stato ha conferito questa altissima onorificenza. Come dire che un cristiano non può essere né indifferente né neutrale. Il volto di frate Placido non era clericale. Lo aveva forgiato alla scuola di S. Antonio e dei poveri che in quel tempo avevano fame e paura. Gli associati al periodico di S. Antonio, di cui era Direttore, gli volevano un gran bene. Crebbero fino a oltrepassare il milione. Erano la sua famiglia. Non l’ avrebbe abbandonata mai. “Padre, voli via al più presto, se vuole salva la vita”, gli aveva raccomandato il vescovo di Padova, Carlo Agostini. “Non posso lasciarli a rischio. Meglio donare la mia vita piuttosto che venga tolta la loro”. 


Non tutti i suoi confratelli gli furono benigni. Troppo scomodo per comprendere il suo passo lungo. È la sorte dei profeti, disse Paolo VI, riferendosi a don Primo Mazzolari. Placido in  ginocchio sull’ultimo banco della cappella conventuale si sentiva un leone. Lo trafissero quando furono imprigionate le collaboratrici più assidue, disposte a morire piuttosto che tradire. 


Placido dal fisico gracile, claudicante, era dotato di un animo forte e generoso. Con il sorriso spontaneo abbracciava soprattutto i poveri. Colto e umile si rendeva gradito a tutti. Scriveva dopo aver pregato. Ciò che diceva  diventava carità. La gente con lui si sentiva cercata e amata, accontentata da ciò che poteva ricevere. Non faceva il partigiano in armi, ma nemmeno il neutrale. Tanto gli imponeva l’amore cristiano e appassionato. Non attendeva che si muovessero gli altri né si dilettava di criticare gli errori della chiesa o di quanti si trinceravano nella religione, nelle devozioni e lasciavano le miserie e le ingiustizie senza Vangelo, che attrae sempre come Dio. Anche il denaro che passava per le sue mani andava dove doveva andare. Un'autentica vita da frate francescano!!


La medaglia d’oro è certo una gradita onorificenza, ma la sua eredità  spirituale, religiosa e civile, è molto di più. Vale quanto un martire che non si è tenuto per sé nemmeno una goccia di sangue.

Luigi Francesco Ruffato, frate del Santo



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