martedì 6 febbraio 2018

FRA ANDREA - UN GIOVANE FRATE TRA I MALATI

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.

Più volte ho scritto dei "giovani frati" che si preparano alla vita religiosa e al ministero studiando teologia nelle case formative di Padova, Assisi e Roma. Accanto allo studio, che in questa fase è per essi l'impegno prevalente, vivono anche molte esperienze di servizio e volontariato.
Oggi vi propongo la testimonianza di fra Andrea, che nei fine settimana, è impegnato nel vicino ospedale (di Padova)  per visitare i malati e portare una semplice presenza, una parola di vicinanza e umanità anche là dove spesso dolore e sofferenza sembrano alzare muri "di ghiaccio" e silenzio ostile e impenetrabile . 

Lo ricordiamo nella preghiera con i suoi malati!
Al Signore Gesù sempre la nostra lode

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Giovani frati (del nord Italia) in visita ad Assisi

Giovani frati "rompono il ghiaccio"  

«…perché …ero …malato» [Mt 25,35-36]
Padova. Domenica 10 ottobre. Ore 10.30. Ospedale Civile. Dipartimento di pediatria. Secondo Piano. Stanza 13. Entro. Tre letti, due vuoti. Nel letto di mezzo, una giovane madre, forse neanche trentenne, stringe al seno la sua creatura di pochi mesi. Mi presento. Le chiedo il suo nome. “Chiara” risponde. Mi guarda perplessa. Le spiego: “sto facendo il giro dei reparti per visitare i malati e portare l’eucarestia”. Mi fissa e tagliente replica “No! è tanto che non mi confesso…” e continua a guardarmi gelida. Le propongo di dire una preghiera. “Va bene…” mi risponde più seccata che entusiasta, come nella speranza di liberarsi il prima possibile di una presenza sgradita. Comincio il Padre Nostro. Mentre prego, La guardo negli occhi. Cerco di far passare non solo sulle labbra ma anche nel cuore le Parole che sto dicendo. Lei intanto mi scruta, in silenzio, con distacco, glaciale. Il suo volto è duro, contratto, scostante. Poi, man mano io prego e la guardo, si fa perplesso, meno rigido. Di colpo… crack…, come una pietra che si spezza, un sussulto la attraversa.

«…e mi avete visitato…» [Mt 25,36]
Il viso da bianco si fa roseo e si imporpora tutto: piange. Piange, come un ghiacciaio, che finito l’inverno si scioglie dolcemente al sole.  Piange… piange in uno sguardo di tenerezza e di amore. La benedico. “Grazie” mi risponde. Ora non mi guarda più: i suoi occhi sono tutti per il figlio che porta in seno e lo stringe rigandolo di lacrime di affetto e dolcezza.

«…in verità vi dico… l’avete fatto a Me…» [Mt 25,40]
È vero! L’ho fatto a Lui, perché, in quelle lacrime ed in quello sguardo d’amore, ho visto il Volto di Cristo. Lì ho capito, che solo nella preghiera profonda, che scende nel cuore, l’immagine di Dio, che ho dentro di me, si trasforma come il volto di quella madre: da glaciale e duro e distaccato sguardo di un Dio impassibile e giudicante a quello di un tenero Padre, che guardandomi e prendendomi tra le sue braccia, piange di tristezza e di gioia per me. Lui, lì, in quella Madre, guardava me…

«…venite benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi 
fin dalla creazione del mondo» [Mt 25,34]
fr. Andrea
tratto da Bibbia francescana


Padova - Frati in preghiera nella cappella del Convento "S. Antonio dottore"
(qui i giovani frati, del nord Italia, vivono alcuni anni di formazione e di studio)

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