lunedì 20 novembre 2017

GIOVANI FRATI "IN OSPEDALE"

Pace e bene
cari amici, in cammino e in ricerca vocazionale. 

Recentemente vi ho parlato dei nostri "GIOVANI FRATI" che qui a Padova (per il nord Italia) si dedicano allo studio della teologia e continuano il loro cammino di formazione umana e spirituale in vista della missione che li attende. 
Fra le varie attività pastorali che svolgono nei fine settimana, vi è per qualcuno, l'andare presso il vicino OSPEDALE a visitare i malati e così portare una parola di conforto, offrire una presenza fraterna e rispettosa, condividere una preghiera o semplicemente "stare" accanto.
Riporto di seguito una intensa testimonianza, che ci parla di questa esperienza tanto bella quanto impegnativa. 
Non manchi allora la nostra preghiera per questi giovani frati come per i malati che vanno ad incontrare. 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Longiano: Settembre 2017 - Missione francescana
Foto di gruppo dei "GIOVANI FRATI" di Padova

GIOVANI FRATI "IN OSPEDALE" - TESTIMONIANZA

«In ogni sua predica, Francesco, all’esordio del discorso, salutava il popolo con l’augurio di pace, dicendo: ” Il Signore vi dia la pace!”. Aveva imparato questa forma di saluto per rivelazione del Signore, come egli stesso più tardi affermò». [FF 1052]
Porte scorrevoli automatiche. Un clima sempre piuttosto tiepido. Corridoi lunghi con qualche persona che ti saluta, ma nei suoi occhi vedi spesso la preoccupazione, l’ansia di chi non sa come andrà a finire.

C’è chi ti ferma: «Padre… mio marito sta per morire… perché doveva succedere a noi, con tutta la gente cattiva che c’è?». E allora ti fermi ad ascoltare e accogliere il dolore di chi hai davanti… è una gran fatica, specie perché ti mette alla prova: dov’è il Dio, Padre buono, in cui credo? Poche parole, una preghiera insieme. Poi avanti… Ascensore, sale veloce…. Chissà chi incontrerò oggi? Di nuovo porte scorrevoli…. Ed ecco il lungo corridoio del reparto. Angeli bianchi che si prendono cura di tante persone, spesso di fretta, senza potersi fermare… ma mettendo loro stessi in ciò che fanno.
La prima stanza… sei ancora qui, dopo tanti mesi… le cose non migliorano, lo sai anche tu… Cosa posso fare per te? Mi chiedo, lo chiedo anche a te… rimanere qui un po’ con te, tenerti la mano… farti sentire un po’ di vicinanza – mi dico io – anche se non so se sia ben accetta… «Prega per me», mi dici tu… Ora prego con te, prego per te.
Vado avanti, altra stanza: «Oh, sei tornato! Che bello rivederti! Ho fatto sempre fatica a sopportare quelli di chiesa, persone di tante parole, ma pochi fatti… ma mi fa piacere parlare con te… speriamo di rivederci, fuori di qui!».
Poi, trovi quello che non ne vuol sapere, non ti vuol nemmeno vedere; pazienza, c’è sempre qualcosa da imparare. Ecco un altro, con la famiglia che gli sta accanto, che si stringe a lui: che bello vedere la cura dei cari, quanto bene fa! Quanta fatica, invece, nella solitudine…
Ultima stanza: una anziana signora, costretta a letto, mezza sorda, ma che non mi lascia andare finché non ho pregato con lei; e insieme, una giovane ragazza, ormai stufa di stare qui, ma sicura che guarirà, perché «i medici trovano sempre la cura»… bella fiducia, ma… chissà… chissà di quale cura abbiamo veramente bisogno, che davvero porti la pace nel cuore, nelle relazioni e nel mondo!
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore». [Gv 14,27]

Giovani Frati


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