venerdì 27 ottobre 2017

ORDINAZIONE DIACONALE DI FRA ANDREA BOTTARO E FRA ANTONIO BIASIOTTO

Pace e bene a tutti.
Nel cammino vocazionale di molti frati, oltre alla dimensione più propriamente francescana, spesso emerge e matura negli anni di formazione anche la chiamata al Ministero Ordinato (Diaconato e Presbiterato): quasi una "vocazione nella vocazione". I due percorsi certo non si escludono, ma anzi, si integrano e si arricchiscono reciprocamente.

Al riguardo, con grande gioia, vi segnalo l'imminente Ordinazione Diaconale di due nostri giovani frati (del Nord Italia): fra Andrea Bottaro e fra Antonio Biasiotto (per strana coincidenza entrambi ingegneri prima di diventare religiosi). Questa avverà sabato 28 ottobre 2017 - ore 16.00 nella Basilica Cattedrale di Padova.

Ma chi è un Diacono ? La sua specifica grazia sacramentale è di essere, come Cristo Servo, animatore presso i fratelli del servizio della Parola di Dio e della Carità. Non a caso, il "grembiule" (la dalmatica),  è l'abito liturgico che lo identifica sull'altare, ma che soprattutto deve connotare ogni suo gesto nella quotidianità della vita e verso ogni uomo.

Invitandovi a pregare per questi nostri due fratelli, di seguito riporto la bella testimonianza che fra Andrea mi ha inviato riguardo al passo così importante  che si accinge a compiere.

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Fra Andrea e fra Antonio ( i due frati al centro della fotografia)

TESTIMONIANZA DI FRA ANDREA BOTTARO
Mi chiamo Andrea Bottaro, sono nato a Padova l’11 dicembre 1984.
Prima di entrare in convento ho studiato ingegneria elettronica presso l’università di Padova.
Ho vissuto gli anni dell’infanzia e della prima adolescenza nella parrocchia s. Clemente di Granze di Camin. E gli anni dell’adolescenza e della prima giovinezza nella parrocchia ss. Salvatore di Camin.
La diocesi di Padova è stata dispensatrice di relazioni e di esperienze entusiasmanti durante i miei anni giovanili.

L’incontro con i frati è avvenuto nel 2007, all’età di 22 anni.
Il tempo della giovinezza iniziava a provocarmi chiedendomi di compiere scelte stabili, esigendo da me responsabilità, restituendomi di conseguenza un’identità.
Cosa fare perciò di tutto quello che avevo imparato in merito alla figura di Gesù, in merito a quello che avevo vissuto nella Chiesa? Se vogliamo sintetizzarlo in un’espressione, forse abusata oggi, ma coglie bene ciò che voglio dire, cosa farmene della ‘fede’ trasmessami dal contesto sociale nel quale sono nato? Cosa farmene di quel bagaglio socio-culturale? Come compiere scelte concrete per la mia vita implementando in esse l’esperienza religiosa fino ad allora vissuta, senza rischiare di scegliere con criteri a me estranei, appartenenti al solo contesto sociale?
Questa direi è stata la vera e fondamentale tappa relazionale tra me e i Frati Minori Conventuali.

Ho iniziato il grande viaggio religioso che io chiamo: “La salita verso il basso”.
Quest’ossimoro dice bene cosa ha rappresentato e cosa tutt’oggi sia per me l’essere frate: dialogare con la propria esistenza rapportata all’esistenza di Cristo al fine di unire, riorganizzare e definire la propria persona.
Nel compiere questo viaggio esistenziale e fisico che ho iniziato il 12 settembre 2008 con l’ingresso nel Postulato del convento s. Francesco di Brescia, ho incontrato frati capaci di fare sintesi, in grado di rendere la vita cristiana un’autentica via umana e umanizzante.

Il 3 ottobre 2015 ho professato i miei voti definitivi presso la Basilica di s. Antonio a Padova e dal mese di settembre dello scorso anno vivo nella convento san Bonaventura Seraphicum a Roma per continuare i miei studi in teologia attraverso la specializzazione in teologia biblica.

In questi giorni che precedono la mia ordinazione diaconale penso all’espressione con la quale le persone che incontriamo si rivolgono a noi frati: “padre mi scusi”.
Nella semplicità e nella consuetudine di un appellativo, ritrovo un aspetto sapienziale per la mia vita: l’esercizio del ministero ordinato è strettamente legato al senso e all’esercizio della mia paternità.
Non vorrei scandalizzare nessuno con queste parole. Ma se a noi frati e ministri ordinati è chiesto il celibato e la castità perfetta, non è proibito l’esercizio della nostra affettività positiva, capace di essere forza generativa, leva educativa all’interno delle relazioni.
Faccio questa premessa per dire che questi giorni lì sto vivendo proprio come un uomo attende il suo “diventare padre”. Egli è in trepidazione per il parto è consapevole di non conoscere il mestiere del genitore e sa di non poterlo imparare se non esercitandolo. Questa vertiginosa condizione limite mi pone tra la gioia di poter esercitare l’arte dell’accompagnare uomini all’interno della Chiesa, ma allo stesso tempo mi rende consapevole che la solitudine e l’incomprensione saranno concrete compagne.


Una però è la certezza guida per chi vuole esercitare la propria capacità generativa: egli sa di essere ricercatore e custode di una bellezza da dire e da trasmettere. Questa è la mia consolazione in questi giorni, questa è la mia forza.

fra Andrea

1 commento:

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