martedì 23 maggio 2017

Ma se divento religioso come farò con l'attrazione per l'altro sesso?


Alessandro mi scrive:
(...) Sono un ragazzo di Milano (23 anni). L'anno scorso ho avuto una forte conversione (a Medjugorie) ed è nato in me il desiderio di diventare francescano e sacerdote. Ne ho parlato con il mio parroco che mi sta seguendo e dopo l'estate è mia intenzione partecipare a un corso vocazionale più strutturato (ho letto anche del vostro Gruppo san Damiano). Un dubbio che molto mi frena riguarda la castità e l'attrazione per l'altro sesso. Soprattutto mi chiedo, se una volta consacrato, saprò custodire me stesso e non dovrò pentirmi di questa scelta? Leggo di tanti scandali fra alcuni preti e questo mi spaventa (...)


Caro Alessandro,
grazie per la fiducia e per quanto mi hai scritto di così personale sia pure in poche righe. Vedo con piacere che già hai una guida spirituale e questo mi pare davvero saggio e importante. Prima di tutto vorrei dirti che, con questo tuo parroco sei chiamato ad aprirti  in semplicità e ad affrontare le questioni vocazionali che ti angustiano e interpellano, ma anche a sondare con piena libertà ogni possibile strada (consacrazione, vita matrimoniale..) in vista di una scelta vera e autentica. Molto utile ti sarà poi la frequentazione di un Corso/gruppo vocazionale, insieme ad altri giovani che si interrogano come te.

Circa la castità, anche questo è un tema cruciale da affrontare con la tua guida spirituale e che non va sottovalutato anche perchè l'attrazione per l'altro sesso continuerà a persistere e di certo non scomparirà, anche se diventerai frate e sacerdote. Infatti, pur se frate o prete, non sarai mai un essere disincarnato o angelicato ed esente da pulsioni o desideri per altro molto normali: sei e resterai, per fortuna, un uomo!! Come comprendere allora una scelta così radicale e come rimanere fedeli in questa strada intrapresa? Al riguardo ho già scritto molto, mi limito a riprendere alcune brevi considerazioni:
  • Il consacrato, nel suo essere celibe, vuole imitare e attingere direttamente alla vita stessa di Gesù, che per primo volle tale stile di vita. Il prete, addirittura era definito(fino al Vaticano II) come "un altro Cristo" anche per questa medesima decisione di castità. E' dunque Gesù il senso di una scelta  così radicale; Gesù il modello da seguire e il primo e unico amore a cui dedicare l'intera esistenza. Il celibato dice anche, come fu  per Gesù, la piena e totale disponibilità ad offrire e a mettere a disposizione tutto se stessi nei riguardi del prossimo, senza particolarismi o possessi, perchè ogni uomo e donna è considerato fratello e sorella, figli dell'unico Padre che è nei cieli.
  • La castità è dunque legata ad una missione grande; è perciò, per un consacrato, un dono straordinario da custodire e amare e rinnovare quotidianamente. La FEDE in Gesù ne è il vero banco di prova. Tante crisi dolorose e scandalose di sacerdoti udite anche recentemente, a mio parere, infatti, non hanno principalmente una motivazione "sessuale" e non si radicano in pulsioni e attrazioni fisiche ritenute incontrollabili, bensì trovano la loro origine più vera in una CRISI di FEDE. Vale a dire nella perdita nel consacrato del suo legame privilegiato e particolare con il Signore, nell'abbandono della preghiera che è il dialogo intimo con Lui, nel venire meno della sua relazione profonda con Gesù e dunque, conseguentemente, anche in un totale cambio di visione e di sguardo sul prossimo e nelle relazioni. Quando accade questa perdita di FEDE , si frantumano il senso e l'identità del consacrato su tutti i fronti e spesso sono proprio le dimensioni affettive e sessuali a diventare le più vulnerabili e attaccabili.
Se dunque caro Alessandro, il Signore ti chiamerà a diventare frate e prete ricordati questa indicazione: la castità, il celibato....  sono prima di tutto una QUESTIONE DI FEDE!! Custodisci dunque la tua fede e questa custodirà te!

Ti benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

2 commenti:

  1. Caro padre Alberto,
    condivido ciò che hai detto fino ad un certo punto perché definire il presbitero "altro Cristo" è, a mio avviso, alquanto eccessivo...visto il grande equilibrio che la Chiesa ha avuto su questo delicato tema nel Vaticano II. La questione celibataria mette certamente in campo una spiritualità diversa da quanti seguono il Cristo da sposati o in altre scelte di vita. Il ministero ordinato, nella sua triplice funzione del governo, dell'insegnamento e della celebrazione dei sacramenti, è vissuto nella duplice forme dell'in persona Ecclesiae e dell'in persona Christi...non nella forma del sacerdos alter Christus! Questo non è il Vaticano II.

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    1. Gentile amico...concordo in pieno con quanto scrivi, e forse...mi aspettavo questa osservazione . Le mie risposte però solitamente non hanno primariamente la preoccupazione di dare definizioni teologiche esattissime, bensì di aiutare chi mi scrive a comprendere nella maniera più semplice concetti talvolta non semplicissimi . Usando quell'espressione "altro Cristo" e riferendola ai sacerdoti, in realtà, più che a tesi teologiche preconciliari, avevo piuttosto in mente l'esperienza di san Francesco che nel suo volere essere perfetto imitatore del Signore Gesù fu appunto definito dai contemporanei in tale modo... Accolgo volentieri il richiamo e l'invito ad una maggiore precisione. Cordiali saluti e buona notte. f. Alberto

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