venerdì 31 marzo 2017

SUOR MARIA FRANCESCA: da ingegnere elettronico a monaca di clausura

sr Maria Francesca (a sinistra) con consorella
Pace e bene cari amici in cammino e in ricerca vocazionale. 
Quando ci si fida e affida al Signore succedono cose davvero belle anche se per molti impensabili se non addirittura incomprensibili ai più!! Ha fatto notizia per es. qualche giorno fa (25 marzo) la Professione Solenne di Alessia Carboni come monaca di clausura fra le Clarisse. Qui ha assunto il nome di sr Maria Francesca promettendo di vivere per tutta la sua vita in povertà e castità e obbedienza secondo la regola di Santa Chiara d'Assisi.

Originaria di Senigallia e da sempre molto attiva in parrocchia e responsabile dell'Azione Cattolica, ingegenere elettronico, ad un certo punto, come lei stessa racconta, ha sentito che la sua esistenza "non era completa"! Da qui ecco la scelta radicale, dopo una lunga ricerca interiore, di entrare in un monastero di clausura (del "Corpus Domini" - Forlì) per vivere quotidianamente nella preghiera e nell'incontro continuo con il Signore, "perchè solo Lui è il senso di tutto!"

Parlando di sè, in una testimonianza al giornale diocesano, così ricorda: «E’ stato un cammino lungo, ma anche nelle difficoltà non ho mai pensato di tornare indietro, sono andata avanti, con la forza, mi sono accorta, che era di un altro, perché Dio è più testardo di me. Mi è stato sempre di aiuto la presenza continua di un padre spirituale, avere persone accanto a me che mi si sono affiancate, respirare un’aria di comunione, guardare altri che hanno fatto le loro scelte definitive e nel rapporto con loro potevo tirare fuori il meglio di me. Mi ha aiutato il contatto con la Parola di Dio dentro cui sono entrata sempre più in profondità».

Ora la sua giornata si svolge in monastero, «intessuta di preghiera, che inizia alle 6 del mattino e di lavoro, con tutte le esigenze della vita comunitaria. E questo – evidenzia Suor Francesca – non porta fuori dal clima di preghiera, come la preghiera non porta fuori dalla vita concreta. Inoltre una caratteristica del nostro monastero è l’adorazione eucaristica continuata alla quale ognuna di noi dedica un’ora al giorno a turno. Mi affascina la vita di fraternità perché permette di fare esperienza che la fede e l’umanità sono una cosa sola.».

Cari amici, che dire: il Signore compie meraviglie!! E se qualche lettrice di questo blog desiderasse conoscere  e approfondire la vita delle Clarisse provi a visitare questo sito..e a scrivere : qualche monaca vi risponderà!

Affidiamo suor Maria Francesca e la sua comunità al Signore!
A Lui sempre la nostra lode. Fra Alberto (fra.alberto@davide.it

giovedì 30 marzo 2017

STORIA DEL SAIO DI SAN FRANCESCO

Pace e bene,
cari amici in cammino e in ricerca della vocazione del Signore  per la vostra vita.
Sempre tantissime sono le vostre domande inerenti l'abito francescano, detto anche "saio" o"tonaca". Al riguardo ho già scritto vari articoli a cui vi rimando. Un altro elemento tipicamente francescano e di cui pure ho già scritto (vedi post) è il "cingolo", la corda con i tre nodi con la quale ci si cinge i fianchi.


Ma com'era l'originale abito di san Francesco?

Sappiamo come dopo essersi spogliato dei comodi panni paterni, al cospetto del Vescovo di Assisi (Guido), Francesco avesse voluto assumere vesti penitenziali, per qualificare il suo nuovo status. Si trattava di un abito povero e grezzo, di un colore "cinereo", tra il bruno e il bigio. Si rifaceva in questo ad un capo di vestiario ben conosciuto fin dall'età romana ed usato dai contadini, una sorta di camicione molto essenziale cinto ai fianchi da una cintura o rozza corda: era il "sagum", termine che ha dato in italiano i due esiti di "sacco" e di "saio". In effetti il "vestirsi di sacco" e il cingersi con una corda, era appunto un modo per presentarsi in veste di penitente e/o di pellegrino.

La scelta di questo abito fu anche guidata dalla sua forma particolare da subito colta da Francesco: era la forma della croce! Indossandolo si sentiva entrare nel mistero del Dio Crocifisso, rivelazione suprema del Dio-Amore del Vangelo cristiano. L'umile saio cinerino evidenziava anche visivamente la radicale vocazione intrapresa dal Santo: la scelta della povertà materiale, per potersi così affidare totalmente a Dio e la scelta della minorità sociale per rendersi in tal modo solidale con gli ultimi e gli emarginati.

Rattoppato sino all’inverosimile lo si può ammirare nella "Sala delle Reliquie", presso la Basilica di S. Francesco in Assisi. Di questo prezioso ricordo ce ne parla nel video sottostante p. Pasquale Magro, frate del Sacro Convento. Se avrete occasione di recarvi ad Assisi, non mancate dunque di soffermarvi a contemplare l'umile abito del Poverello. 

Possa san Francesco suscitare anche in ciascuno di noi, un amore appassionato a Gesù e al suo Vangelo  e il desiderio di annunciarlo e testimoniarlo in semplicità per le strade del mondo.  

A Lui sempre la nostra Lode. (fra.alberto@davide.it)

martedì 28 marzo 2017

LA STORIA VOCAZIONALE DI FRA ANTONIO

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Nelle molte lettere che ricevo quotidianamente, assai frequente è il desiderio di conoscere più da vicino le vicende vocazionali di noi frati. Oggi condivido la storia di fra Antonio Grassi (41 anni) studente in teologia ad Assisi dopo avere iniziato qualche anno fa un cammino di discernimento e avere già percorso alcuni passaggi formativi importanti (il postulato e il noviziato).
La sua vicenda evidenzia il crescente fenomeno delle così dette "vocazioni adulte". Come Antonio, infatti, moltissimi sono coloro che (sopra i 30 anni) chiedono di fare con noi frati una verifica e un accompagnamento per meglio comprendere la volontà del Signore sia a livello personale che ecclesiale. Al riguardo vi invito a rileggere un post in cui spiego l'iter che questi fratelli sono chiamati a compiere in vista di un possibile ingresso in convento.
Ringraziando fra Antonio per la sua testimonianza, vi invito a pregare per lui.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



La via della vocazione, la storia di Fra Antonio

Pace e bene, mi chiamo fra Antonio Grassi, ho 41 anni e vengo dalla Puglia, precisamente da Fasano.
Prima di entrare nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, lavoravo presso un grande negozio di piante e fiori, dove non mancava la creazione floreale, soprattutto gli addobbi nelle varie chiese. Sempre assiduo e praticante nella mia parrocchia di origine. Nel 1997 sono venuto a conoscenza di una fraternità dell’Ordine Francescano Secolare, che mi ha incuriosito molto e ho iniziato a seguire le riunioni periodiche che i fratelli e sorelle facevano. Qui ho sentito parlare di Francesco d’Assisi e più ascoltavo le parole su di lui e più frequentavo, e più frequentavo e più mi sentivo affascinato e attratto da questo grande santo.

Finché un giorno un frate mi invitò a fare un’esperienza vocazionale. In quel momento la parola “vocazione” mi suonava nuova e non sapevo cosa rispondere e come comportarmi. Caddi nel buio per l’incertezza e la novità e non sapevo che fare e che dire, ma la paura non mi fermò. Partecipai al Convegno Giovani verso Assisi, che ogni anno i frati del centro vocazionale di Assisi organizzano. Quei giorni ad Assisi furono per me l’inizio di una nuova vita, e ricordo che aumentava sempre più in me l’attrazione verso la vita francescana e il desiderio e di scoprire la mia vocazione che sentivo forte verso questo carisma.

Ritornato alla mia vita quotidiana, percepivo come se qualcosa di me fosse rimasto ad Assisi, anche se non riuscivo a comprendere fino in fondo cosa. Sentivo che avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a leggere l’esperienza che avevo fatto e cosa stava accadendo nella mia vita. Cercai di parlare con un frate, che da quel momento cominciò a seguirmi, divenendo la mia guida spirituale. Con lui compresi che il tormento interiore che avevo e la gioia della novità nel cuore erano la voce del Signore che mi parlava. Così decisi di entrare.

Quando manifestai ai miei genitori e ai miei fratelli che mi volevo fare frate francescano, non compresero la mia scelta, ma sentivo dentro di me la forza dello Spirito Santo che agiva e mi spingeva ad andare fino in fondo. Così, nonostante le titubanze familiari, mi rivolsi al Centro Vocazionale di Copertino, dove iniziai l’anno di postulato, vivendo in comunità con i frati la preghiera, il lavoro e la gioia dello stare insieme come fratelli con un solo obiettivo: seguire Gesù sulle orme di Francesco d’Assisi!

Strada facendo sperimentai come mi trovavo bene in quel tipo di vita, così il mio cammino vocazionale proseguì con la tappa del noviziato, vissuto ad Assisi, proprio dove nacque l’amore per san Francesco. Qui, ho avuto la grazia di poter stare sul luogo dove ancora oggi si sente il profumo della sua santità.
Ora mi trovo sempre in Assisi, presso il convento Franciscanum, dove, insieme ad altri confratelli continuiamo il cammino di formazione e cerchiamo di vivere in fraternità, ognuno con la propria diversità, cultura e lingua, ma sempre con l’unico obbiettivo: seguire il vangelo di Gesù come lo ha vissuto Francesco d’Assisi!

Oggi ringrazio il Signore per avermi fatto dono della vocazione francescana e per tutto quello che ancora fa nella mia vita, affinché possa essere vissuta in totale donazione a Lui. Chiedo a tutti voi, lettori della rivista San Francesco, di sostenere con la preghiera il dono delle vocazioni. Vi saluto con le parole che usava dire San Francesco: «il Signore vi dia Pace».

frate Antonio 

domenica 26 marzo 2017

IO SONO LA LUCE DEL MONDO

Alba sul monte Matayur : alpi friulane
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
Il Vangelo di oggi, IV domenica di Quaresima (Gv 9,1-41) ci parla di Gesù che guarisce un uomo cieco dalla nascita. E' per Gesù l'occasione di mostrare la sua vera identità,  di manifestarsi come rivelatore del Padre: datore di una sorgente di acqua viva e di una luce vera che sole possono illuminare l'uomo nella sua sete di vita e di immortalità. 
Il cieco risanato, oltre alla vista ritrovata, fa anche un cammino di illuminazione interiore fino a riconoscere Gesù, come il Signore, figlio di Dio e Salvatore!  I farisei invece, che pure ben ci vedono, restano ciechi nella loro incredulità e superbia, simili in questo a tanti uomini del nostro tempo che proclamano la morte di Dio ritenendone superfluo anche il ricordo: "Dio è morto, è un'illusione inutile, ingombrante!!" Ma quanta cecità da quest'affermazione! Quanta oscurità e non senso, quanta tristezza e disperazione, quanta sopraffazione  e violenza...  
Ma.. vigiliamo fratelli: anche chi crede, infatti, non è certo esente da questi veleni e la tentazione del "non senso" e di una vita senza una direzione è sempre in agguato!  Il Vangelo di oggi ci invita a confidare, ad affidarci all'unica luce vera : Gesù!   Non ci sono altre risposte, se non in Lui, per non cadere nel nulla pronto a ghermirci, nella disperazione e nelle tenebre disposte a divorarci e sopraffarci in ogni momento.  
Solo la Sua parola ci consoli e conforti e guidi: "Io sono la luce del mondo, chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" .
A Lui  sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it


Ecco di seguito anche un bel commento di fra Enzo, giovane frate studente a Roma 
e appartenente al gruppo di avengelizzazione di strada della Sveglia Francescana


Conducimi Tu, Luce gentile (Lead, Kindly Light)

Conducimi Tu, Luce gentile.
Conducimi nel buio che mi stringe:
la notte è scura, la casa è lontana.
Conducimi Tu, Luce gentile.

Tu guida i miei passi, Luce gentile.
Non chiedo di vedere troppo lontano;
mi basta poter fare un passo, solo il primo passo.
Conducimi avanti Luce gentile.

Non sempre fu così! Un tempo Ti pregai
perché Tu mi guidassi e conducessi
sulla strada che io indicavo. Io volevo vedere!
Adesso Tu mi guidi, Luce gentile.

Io volevo certezze: dimentica quei giorni!
Purché l’amore Tuo non m’abbandoni!
Finché la notte passi, Tu mi guiderai,
senza più timori, a Te, Luce gentile.

Conducimi Tu, Luce gentile
conducimi nel buio che mi stringe:
la notte è scura, la casa è lontana.
Conducimi Tu, Luce gentile.

Testo del Beato Cardinale John Henry Newman 
(Londra, 21 febbraio 1801 – Edgbaston, 11 agosto 1890)
Teologo, filosofo inglese, convertitosi al cattolicesimo e divenuto cardinale.
Proclamato Beato da Benedetto XVI il 19 settembre 2010, nel suo viaggio in Inghilterra.

sabato 25 marzo 2017

VERGINITA'

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Si celebra oggi la solennità dell'Annunciazione. Ad una "vergine" di nome Maria è rivolto un invito straordinario, misterioso e tremendo. Si tratta di ascoltare, di fare spazio... di rendersi disponibile a diventare madre del figlio di Dio! Un "eccomi" umile e  forte allo stesso tempo è la risposta: «avvenga per me secondo la tua parola».
Leggendo qualche commento a questo vangelo ne ho trovato uno bellissimo (ve lo ripropongo di seguito) che sottolineava nella "verginità" di Maria questo spazio di accoglienza, questa disposizione al dono di sè, ad una generosità senza condizioni.
La "verginità": un lasciare spazio a Dio perché generi in me qualcosa di nuovo!
La "verginità": una chiamata che dunque riguarda ogni credente, ma certo particolarmente legata alla vocazione francescana come ad ogni vocazione religiosa. Affido ciascuno di voi e il vostro cammino di discernimento alla Vergine Maria.
Insieme a lei, al suo figlio Gesù sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it
Annunciazione: S. Maria degli Angeli - Assisi
Dal vangelo di Luca (1,26-38)
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

ANNUNCIAZIONE: qualcuno che sa ascoltare e lasciare spazio

In quella quotidianità così banale, così piena di vita, come in un vicolo di Napoli, c’è una donna che sa ascoltare. È certamente una donna che sa amare.
Maria è vergine perché sa fare spazio dentro di sé. 
Maria è vergine perché sa accogliere, perché non si mette al centro, sa farsi da parte.
Maria è vergine perché lascia che Dio sia il protagonista della sua vita.
Maria è la madre di quelle donne e di quegli uomini che sanno dire no alla sete di potere, al culto dell’immagine, alla seduzione del guadagno facile.
Maria è vergine perché per amore è disposta a mettersi in gioco, anzi a giocarsi la vita.
La verginità è lasciare spazio a Dio perché generi in me qualcosa di nuovo: «era il sesto mese per lei». Luca gioca sul senso di questo numero che rievoca il sesto giorno della creazione, quello in cui viene creato l’uomo. La Parola di Dio ci ri-genera, ci ri-crea.
«E l’angelo partì da lei», ma la Parola no, non partì da lei, la parola si fermò in lei, prese dimora, lì, in quella casa, tra la stufa per cucinare e il secchio per lavare i pavimenti.
p. Gaetano Piccolo sj

e fra Andrew della "Sveglia francescana" ci regala anche il suo coinvolgente commento

venerdì 24 marzo 2017

CHI SONO? CHI SARO'?

Fra Francesco, giovane novizio ad Assisi

SCOPRI CIO' CHE SEI CHIAMATO AD ESSERE
 
POI METTITI CON PASSIONE A REALIZZARLO !

Martin L. King

martedì 21 marzo 2017

VIVERE DA FRATE FRANCESCANO

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Recentemente è uscito un volumetto pubblicato dalle Edizioni Messaggero Padova intitolato: Francesco d'Assisi - Un cristiano lieto, povero, umile, semplice, buono (febbraio 2017), con il contributo di alcuni frati miei confratelli davvero bravi e competenti.
Il curatore, fra Luigi Francesco Ruffato (un frate del convento del Santo) ha posto come prefazione un’intervista a un suo anziano e saggio fratello di comunità, frate Francesco Masin (90 anni). Ve la ripropongo sia per farvi conoscere la pubblicazione che intende parlare di alcune virtù care a san Francesco d’Assisi, sia per aiutarvi a conoscere meglio la vita di noi frati che a queste virtù (per quanto poveramente) cerchiamo ogni giorno di ispirarci. Un grazie di cuore a fra Francesco M. per la sua bella testimonianza.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
frati in fraternità....
“Non faccio fatica a vivere da francescano” 
Conosco un fraticello di nome Francesco, al secolo Giovanni.
Conversando, ma soprattutto frequentandolo, mi sollecita e convince a praticare le virtù di cui si parla in questo libretto. È lieto, umile, semplice, povero, ma non senza cultura religiosa, preoccupato di diventare santo. Parla della sua vocazione francescana e la presenta come un simpatico scherzo della vita. Ma scherzo non è: parlando di sé racconta la verità, tutta la verità. Non per farsi conoscere, ma per far contenti quelli che vorrebbero assomigliargli, senza farsi frati. Il lettore sarà soddisfatto nel riscontrare che domande e risposte sono la storia di un uomo, prima di essere la storia di un frate. Iniziamo con una domanda che lo rende simpatico a prima vista.
“Frate Francesco, perché è sempre con il sorriso sulle labbra?”.
Perché voglio bene a tutti. L’ho imparato da ……..”.
“L’ha imparato da chi?”
Da S. Francesco d’Assisi. Me l’ha fatto conoscere un frate con i capelli bianchi. Aveva i fianchi cinti da un grembiule, macchiato come fosse la facciata di una cattedrale. Ha iniziato a parlarmi di S. Antonio, per arrivare a farmi conoscere S. Francesco. Non poteva avvenire diversamente. A casa mia si era molto devoti di S. Antonio. Per noi era il santo dei miracoli, l’amico dei poveri. Noi contadini soffrivamo la fame. E nella fame della mia famiglia ho imparato a capire che cosa può significare, da frate, emettere i voti di povertà per tutta la vita; e sempre nella mia famiglia ho imparato presto a contentarmi lietamente del necessario. Insegna S. Francesco: "Dove c’è povertà e letizia, là non c’è cupidigia e avarizia”.
Frate Francesco non dimentica mai le sue origini. Anche da frate, coltiva un’estesa lingua di terra sulla quale i confratelli hanno piantato un cartello: Orto Checco. Quando lo trovi seduto a contemplare gli ortaggi, che crescono a vista, ti fa un sorriso di compiacenza. Nel tempo libero dagli impegni quotidiani, pesca nel canale Santa Chiara, che scorre a fianco del convento. I pesci che abboccano li accarezza prima di rimetterli in libertà. Ha compassione anche delle papere che faticano a trovare da vivere in acque inquinate. Ha reagito, senza stizza, quando un airone si è pappato i pesciolini colorati, custoditi nelle due vasche che abbelliscono un tratto di giardino, dedicato al confratello Placido Cortese, martire della carità, ucciso a Trieste dalla Gestapo. Schiaccia le “noci di S. Antonio” per i colombi che volano sulle cupole della Basilica del Santo e si calano sul sagrato. Frate Francesco è un uomo che prega, lavora e legge con fede la Bibbia.
“Capisco perché in un Paese industrializzato come l’Italia si è proclamato patrono S. Francesco d’Assisi: tutti lavorano. Ho detto bene?”.
Fa un sorriso e continua: ”Cerco il meglio!”.
“Un esempio?”.
Il primo rispetto al voto di povertà per me è lavorare la terra, coltivare ortaggi per il fabbisogno della comunità dei frati, e per i poveri. La fatica per il pane dei poveri è una virtù evangelica. Il resto lo fa la Provvidenza. Il sorriso, poi, fa parte dell’Ordine Francescano, che non prevede di aggregare persone tristi”.
Passo a un’altra domanda: “E lo studio, l’istruzione, la cultura?”, perché frate Francesco, come tutte le persone semplici e povere, parla spontaneamente il dialetto.
“C’è una ragione?”.
Io non sono sacerdote. Ma frequento corsi per comprendere il Vangelo. Però mi piacerebbe diventare semplice come san Francesco che ammirava Dio nel creato e lo ascoltava nel Vangelo. In sogno sono arrivato a celebrare la Messa fino all’offertorio…non mi sentivo degno di andare oltre. E poi tengo fortemente viva la scena del giovane Francesco che bacia un lebbroso. Bisogna avere un grande amore in corpo per arrivare a tanto. Si possono leggere mille libri, ma per baciare un lebbroso ne basta uno: il Vangelo di Gesù”.
Un giorno gli chiesi: “Ti piacerebbe parlare alle migliaia di pellegrini che gremiscono la basilica di S. Antonio?”.
Preferisco servire il Signore in silenzio. Questa è la mia predica quotidiana. Vorrei essere un buon frate, anche se non sono capace di molte cose. Mi accontento di poco e penso soprattutto ai poveri. I comuni cristiani dicono che la nostra vocazione è cosa grande, ma io sostengo che non è opera nostra, ma della bontà del Signore. Dio, con noi, fa il vasaio”.
Il nostro frate ha vissuto per oltre 40 anni con disabili. Quando lo incontrano gli si buttano al collo e lui fa vedere qualche lacrima di commozione. Alcuni non parlano, non sentono, non vedono, ma gli vogliono un gran bene. “Un giorno uno di quelli mi si aggrappò, pensando di essere stato abbandonato dai suoi genitori. E mi sussurrava balbettando: "Sei tu la mia mamma, il mio papà”.
“Frate Francesco, descrivimi la tua giornata”.
Sorridendo, mi fa una sintesi: “Di giorno lavoro e prego, e di notte dormo. Beh!… prendiamo il caffè al mattino, pranziamo e ceniamo insieme; e sempre insieme, in comunità, preghiamo tre volte al giorno”.
Non ti stanchi a pregare?
Mi accompagna alla tomba di S. Antonio e rimane per alcuni istanti in silenzio, a contemplare le centinaia di pellegrini che poggiano la mano sul marmo grigio che protegge i resti mortali del Santo. Poi sottovoce: “Vedi quanta gente non ha perduto la memoria di pregare coraggiosamente davanti a Dio! Questi sono i veri miracoli di S. Antonio: chi arriva qui si ricorda di Dio! A volte, quando posso, mi siedo sul banco più vicino alla tomba del Santo e in silenzio mi immagino di essere un pellegrino in cerca di grazia, come facevo da bambino, condotto dalla mia mamma”.
Tu sei un fortunato!”
Preferisco pensare di essere stato scelto dal Signore a vivere da frate. Non è poi una gran fatica. A poco a poco Dio continua a lavorarmi e senz’altro, ogni giorno che passa, vedo le cose con un occhio diverso. Affronto le difficoltà con un altro spirito. Non c’è niente che valga la pena quanto lottare, fino alle nostre ultime possibilità, per far conoscere Gesù, per costruire qualcosa di buono. Il Signore mi chiama a essere fedele, a non lasciare posto alla mediocrità. I frati, le suore, direi i cristiani, non possono sedersi a metà strada. La scelta di praticare le virtù cristiane non è nostra. È un regalo di Dio. L’ha detto Papa Francesco: Ognuno di noi ha una storia, una storia di grazia, una storia di peccato, una storia di cammino. Ecco perché fa bene pregare con la nostra storia”.
“Fratello, qual è la virtù a cui più tendi?”
La semplicità. Vorrei essere trasparente, guardare le cose per dare un’anima a tutto. Stare con le persone per testimoniare che le amo, come sono davanti a Dio. Vorrei essere limpido come l’acqua pura, chiara. Mai banale. Vorrei desiderare solo il necessario. Avere un cuore che non insuperbisce, non cerca cose grandi, superiori alle mie forze.  Da qualche anno sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre (Salmo 131). Vorrei essere come il seme, di cui parla il Vangelo (Marco 4,27), deposto nella terra: Dorma o vegli l’uomo, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come? l’uomo non lo sa. Provo il gusto del riserbo. Nel silenzio vinco la tentazione di sentirmi più di altri. Spesso chiedo al Signore di conservarmi l’animo di un bambino. Così mi sembra di vivere come S. Francesco insegnava ai suoi frati: abbandono sincero e spontaneo ai confratelli, fino a lavarsi i piedi, gli uni gli altri. Gesù raccomandava ai discepoli di essere semplici come colombe ma anche prudenti come serpenti, sinceri ma non stupidi, ingenui”.
“Tu come ti senti nella comunità di cui fai parte?”
Devo dire che in una comunità numerosa è più facile trovare degli amici che dei fratelli. Non perché mi dispiaccia di essere ufficialmente della medesima famiglia, ma perché l’amico ha uno sguardo particolare e uno scambio di sentimenti, come nel Vangelo Gesù si manifesta a Giovanni. L’amicizia affascina e rafforza la fraternità francescana. S. Francesco faceva sorridere le cose fino a chiamarle sorelle, amiche; tanto le vedeva belle. Aveva degli amici, tanto cari quanto semplici e sinceri: penso a frate Leone, frate Masseo, frate Ginepro e altri che resistono nel momento della prova, non ti schivano, anzi sono disposti a dare la vita per te. Mi torna spesso alla mente il Gesù dell’ultima cena: Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Dice la Bibbia: Ci sono amici più affezionati di un fratello (Siracide 37), ti amano in ogni circostanza, ti sono fratelli nel giorno delle avversità (Proverbi 17,17). Se vuoi un amico vero, sceglilo nella prova (Siracide 6,7). Mi ricordo un versetto della Bibbia che mi piace molto: Meglio un pezzo di pane secco e la serenità, che una casa dove si banchetta splendidamente e si litiga (Proverbi 15,17 e 17,1). La serenità allunga i giorni della vita, tensione e rabbia la accorciano (Siracide 30,22-24).
 “Frate Francesco, come fai a conoscere la Bibbia fino a citarla così?” 
Sapendo che dovevo rispondere alle tue domande, mi sono preparato”.
“I religiosi, francescani e non, donne e uomini, praticano, per obbligo, tempi di silenzio, il mattino presto e la sera. A che serve?” 
Risponde Frate Francesco: “Il silenzio, il raccoglimento, mi diceva il Maestro in noviziato, è un formatore efficiente. Insegna ad ascoltare la coscienza, a pregare, a vivere per servire, ma, soprattutto, a stare con Dio, ad ascoltarlo. È il silenzio che suggerisce le parole giuste. Quando ho la possibilità di contemplare il cielo stellato dalla finestra della mia cella, m’incanto come davanti a un amico caro. Mi pare che anche S. Francesco si incantasse a fissare le distanze della terra dal cielo. Io godo dell’amicizia certa di Gesù, ma a volte mi accorgo di trasformare l’amicizia in richiesta di cose o di virtù che mi interessano. Mi riconosco in quello che scrive Papa Giovanni XXIII nel suo Diario: Io mi considero un sacco vuoto, che si lascia riempire dallo Spirito.
“Tu temi il giudizio degli altri?”
Ti rispondo con un proverbio tibetano, citato da un mio confratello in un biglietto augurale: Il saggio mette un pizzico di zucchero in tutto quello che dice agli altri e ascolta con un grano di sale tutto quello che gli altri gli dicono”.
“Ti posso fare una domanda un po’ delicata?” 
Prego”.
“Tu pensi qualche volta alla morte?” 
Il problema, fratello, non è pensare alla morte, ma sapere dove si va, dopo la morte. L’ha detto Papa Giovanni XXIII al celebre giornalista Enzo Biagi, incuriosito di conoscere la risposta da un papa, che stimava molto”.
“E del paradiso, che idea ti sei fatto?”
Il paradiso è nascosto dentro di noi - Ora è nascosto anche dentro di me. Se voglio, domani stesso per me comincerà realmente e durerà tutta la mia vita”. “Questa risposta me l’ha inviata un frate francescano della Facoltà Teologica di Padova. È attribuita a un noto romanziere russo”.
“A te non piacerebbe vivere a lungo quaggiù per servire Gesù nei poveri, come discepolo di San Francesco?”
Che domanda! Ma te lo immagini a vedere Gesù in volto, a tu per tu, e a goderlo con tutta l’anima? Dev’essere una pienezza indescrivibile dargli un bacio d’amore. San Francesco c’è riuscito, per questo incanta sempre, anche me”.

Fr. Luigi Francesco Ruffato.

lunedì 20 marzo 2017

IL SEGRETO DELLA FELICITA'

Un giovane incontra Fra Long, giovane frate vietnamita studente a Roma 

"Riuscire a trovare la gioia nella gioia altrui: 

questo è il segreto della felicità!"

[ Georges Bernanos]

venerdì 17 marzo 2017

BASILICA DEL SANTO - GIOVANI CON I FRANCESCANI AL TRIDUO PASQUALE 2017

Basilica del Santo (Pd) - Fra Alessandro prega nella Cappella delle benedizioni
Cari Giovani,
da vari giorni è iniziato il tempo di Quaresima, tempo significativo e necessario nel cammino di ogni Cristiano. Con il cuore e la mente vicini a Gesù che percorre la Via della Croce, vogliamo avere lo sguardo rivolto alla meta che è la Pasqua.
Anche quest’anno,vi proponiamo di vivere con noi frati francescani il Triduo Pasquale presso il convento e la Basilica di S. Antonio di Padova.
  • Dal primo pomeriggio del Giovedì Santo alla Domenica di Pasqua (13 - 16 aprile).
  • La proposta è per giovani 18-30 anni (ragazzi e ragazze).
  • I posti sono limitati: chi fosse interessato ci scriva quanto prima.
  • L'esperienza è condivisa con le Suore Francescane Elisabettine.
Per iscrizioni :
- fr. Alberto Tortelli: fra.alberto@davide.it
- sr. Barbara Danesi: barbara.danesi@elisabettine.it


Sarà un'occasione unica
  • Per condividere questi giorni con altri giovani e i frati della "Basilica del Santo" (Pd) in uno dei più importanti e antichi conventi francescani del mondo.
  • Per comprendere e vivere in modo più profondo il mistero della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù, grazie alle splendide liturgie e alle catechesi offerte.
  • Per incontrare da vicino alcune opere di "frontiera" in cui noi francescani (frati e suore) operiamo (giovani con dipendenze varie, malati terminali..ecc., profughi..).
  • Per stare accanto alla tomba di un umile e famosissimo frate francescano: sant'Antonio di Padova.
  • Per poter "esportare"questa esperienza anche nella tua comunità parrocchiale e cristiana.

Note pratiche
  • Portare Bibbia e quaderno; lenzuola o sacco a pelo, asciugamani, le tue cose personali, abbigliamento adatto per un’uscita all’aperto (il sabato si va sui colli, in un eremo).
  •  Per l’esperienza ciascuno potrà contribuire con un’offerta libera.

giovedì 16 marzo 2017

CLARISSE: DONNE DI DIO NEL CUORE DELLA CITTA'

Cari amici in cammino vocazionale, il Signore vi dia pace.
Il mese di marzo vede una festa davvero speciale: la festa delle donne! Papa Francesco per l'occasione così si è espresso: «Il mondo sarebbe sterile senza donne ! ». Alle donne ha rivolto il suo grazie per l’impegno «a costruire ogni giorno una società più umana e accogliente » e per «i mille modi in cui riescono a testimoniare il Vangelo e a lavorare nella Chiesa (...) Esse non solo portano la vita, ma ci trasmettono la capacità di vedere oltre. Di capire il mondo con occhi diversi, di sentire le cose con cuore più creativo, più paziente, più tenero. (...) Cosa saremmo senza di esse? ».
Fra i vari modi con cui le donne testimoniano il Vangelo e operano nella Chiesa, vi è la vita religiosa che concretamente si esprime nel vissuto di tante suore che quotidianamente si spendono per gli altri, per Dio. Parafrasando papa Francesco mi chiedo:  Cosa sarebbe la Chiesa e l'intera società senza le consacrate?? Certamente più povera, meno umana e di sicuro più aggressiva e distante... Eppure quanti pregiudizi e precomprensioni, stereotipi e ostilità nei riguardi di questa chiamata anche nei nostri ambienti ecclesiali!
Una vocazione "al femminile" spesso incompresa è quella claustrale e di vita contemplativa (le suore "dietro una grata"), considerata "antica" e inutile rispetto al "fare" e al richiamo produttivo dell'agire, dell'operare. Riporto di seguito un bel articolo delle sorelle Clarisse, le figlie di S. Chiara di Assisi, che da secoli, esprimono l'ideale evangelico e francescano nella forma radicale della clausura, trascorrendo la loro vita in un monastero solo apparentemente chiuso e inaccessibile. In realtà, veniamo a scoprire come "la casa delle monache", sia "la porta sempre aperta" per tutti, "il cuore pulsante" delle città e dei paesi e dei territori che vi gravitano attorno, il riferimento e il ristoro per tantissime persone che vi accorrono come ad una fonte cristallina e pura.
Per chi volesse conoscere più da vicino la forma di vita delle Clarisse, l'invito è a visitare il loro SITO  oltre al rimando ad articoli  già precedentemente pubblicati.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Monastero di Camposampiero (Pd): Clarisse "dietro la grata"
Il monastero delle Clarisse nella città
Il Monastero delle clarisse nella città San Francesco aveva un legame molto forte con la sua città. Poco prima di morire si fece portare alla Porziuncola, e «mentre quelli che lo portavano passavano per la strada vicino all’ospedale, [Francesco] disse loro di posare la barella per terra, ma voltandolo in modo che tenesse il viso rivolto verso la città di Assisi… si drizzò allora un poco sulla barella e benedisse Assisi» (CAss 5: FF 1546). Le sue parole sono cariche di affetto e gratitudine per la misericordia sovrabbondante con cui il Signore ha ricolmato i suoi concittadini. Anche Chiara, pur vivendo in clausura, ha vissuto un rapporto molto intenso con la sua città. Quando questa fu assediata da Vitale d’Aversa Chiara «chiamò a sé le sorelle e disse: “Carissime figlie, da questa città ogni giorno riceviamo molti beni; sarebbe grande empietà se al momento della necessità non le venissimo in soccorso come possiamo”. Ordina di portare della cenere, e che le sorelle si scoprano il capo. Poi prima cosparge di molta cenere il capo suo scoperto, quindi impone la cenere sullo loro teste. “Andate – disse – da nostro Signore e con tutto l’affetto implorate la liberazione della città”» (LegsC 15: FF 3203).
Sono passati quasi 800 anni, ma il rapporto con le città che ci accolgono è rimasto immutato. Spesso i monasteri clariani, soprattutto quelli di antica fondazione, si trovano proprio nel cuore delle città, nei centri storici, sulle mura paesane… Infatti «numerose città si ornano di monasteri» (LegsC 7: FF3178), dice la leggenda di Santa Chiara, ed è bello pensare ai monasteri come ad elementi che abbelliscono ed impreziosiscono il circondario. Questa vicinanza ha contribuito a creare delle reti di relazioni con persone, luoghi, istituzioni. La quotidianità dei nostri concittadini entra prepotentemente nella nostra clausura senza interrompere o disturbare la contemplazione, anzi dandole un senso e una forza particolari che la rendono più aperta ed universale. Alla nostra porta bussano tante persone: alcune chiedono solo di essere ascoltate, altre vengono per condividere una gioia, molte domandano preghiere per i loro cari, specie là dove ci sono sofferenza o fatiche… C’è poi anche chi si fa tramite della provvidenza, che dai nostri ambienti raggiunge non solo noi ma anche altri che chiedono un aiuto concreto. A volte questo “scambio” è favorito proprio dalla logistica. Essere a “portata di mano” rende i nostri parlatori più attraenti, così dopo una vasca per il corso o il giro per il mercato ci scappa anche la visita dalle sorelle, e il campanello suona… Potrebbe quasi dirsi quello che si diceva sulla fama di Chiara, ma a rovescio…: «Chiara infatti si nascondeva, ma la sua vita era rivelata a tutti. Chiara taceva, ma la sua fama gridava. Si teneva nascosta nella sua cella, eppure nelle città lei era conosciuta» (BolsC 4: FF 3284). Le mura forti e spesse dei nostri monasteri diventano traspiranti, e lasciano entrare le ansie che trasudano dalle persone e dalle strade che ci circondano, così come allora lasciavano uscire la luce della vita di Chiara. E il miracolo della comunione continua…

Clarisse Urbaniste 
Articolo tratto da : bibbiafrancescana.org

Clarisse di Camposampiero: abbracci gioiosi 

martedì 14 marzo 2017

QUARESIMA: GIOVANI E FRATI IN CAMMINO DIETRO A GESU'


Cari amici in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Siamo entrati ormai da una decina di giorni nella Quaresima, dopo avere ricevuto il segno aspro e severo delle ceneri. Le letture di queste due domeniche iniziali sono già state alquanto significative e incisive per il nostro cammino verso la Pasqua. Ne riprendo velocemente alcuni snodi:
  • Nella prima domenica (5 marzo) abbiamo visto come Gesù si trovi a combattere nel deserto contro il demonio che, suadente e perverso, gli si propone con varie tentazioni (Mt 4, 1-11)Un episodio che ci dona, in questo  tempo privilegiato di conversione, la chiave di ogni combattimento spirituale : mai discutere col tentatore o attardarsi pericolosamente con lui! E' necessario, al contrario, appoggiarsi e fidarsi unicamente della Parola di Dio.
  • L'altro ieri (13 marzo) nella seconda domenica di Quaresima, i testi biblici ci hanno parlato invece, a più riprese, di vocazione e missioneNella prima lettura (Gn 12, 1-4) ecco la fede di Abramo e il suo affidarsi totalmente al progetto e alla chiamata del Signore. San Paolo (seconda lettura - 2 Tm 1, 8-10) si rivolge invece a Timoteo così: "Soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la sua grazia". Infine, Gesù, nel Vangelo della trasfigurazione (Mt 17, 1-9) rivela agli apostoli la sua identità di figlio di Dio, per sostenere la loro fede in vista dell'imminente passione e per prepararli a diventare annunciatori del suo Vangelo in tutto il mondo.

Ma cosa possono significare queste Parole, in questo nostro tempo così difficile, specialmente per un giovane? Che richiamo hanno e dove possono condurre? 
Anche oggi, (non vi sembri impossibile!), vi sono dei giovani che ne restano affascinati e desiderano lasciarsi attrarre da Gesù e così seguirlo e annunciarlo... Ecco alcune esperienze cariche di speranza: 
  • Il recente Meeting dei giovani a Bologna ci ha regalato gli sguardi e i gesti entusiasti di tanti ragazzi desiderosi di essere discepoli di Gesù e testimoniarlo nella gioia ai loro coetanei!
  • Ugualmente mi colpisce molto anche il cammino di quei giovani che da ottobre stanno frequentando il Gruppo san Damiano (a Brescia come in altre zone d'Italia), interrogandosi seriamente su una possibile chiamata alla vita francescana come frati e religiosi. 
  • Anche all'estero i frati accompagnano ragazzi in cammino e in ricerca vocazionale. Davvero interessante al riguardo è l'esperienza francese con il così detto Année Saint François  "anno San Francesco", una sorta di anno sabbatico in convento per tutti quei giovani desiderosi di comprendere la volontà del Signore per la loro vita.
  • Sempre numerosissimi sono poi quanti mi scrivono, tramite il blog, ponendomi interrogativi e domande o semplicemente presentandomi sofferenze e fatiche o richieste di preghiera.. E così via... in molte altre iniziative è davvero bello per noi frati vedere il coinvolgimento entusiasta dei ragazzi.... 
Lo Spirito Santo, dunque continua a soffiare, ad animare e richiamare alla vita e al bene e alla gioia... al dono di sè ; continua a suscitare nel cuore dei giovani una insopprimibile nostalgia di Dio e il desiderio di incontrarlo e conoscerlo. Lo Spirito Santo ancora smuove e scuote, portando anche a decisioni di fede e di vocazione impreviste e inaspettate, certamente controcorrente e alternative al clima di tristezza e solitudine che ci assedia.  
I giovani credenti: un piccolo seme, forse quel poco di sale, quella piccola fiammella che però continua a donare speranza e luce e sapore e vita in un mondo che pare avere perso ogni riferimento e direzione. 

Per questi segni straordinari, al Signore Gesù sempre la nostra lode.  
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

domenica 12 marzo 2017

LA VOCAZIONE DI ABRAMO, IL PRIMO CERCATORE DI DIO

Domenica 12 Marzo 2017 - II Domenica di Quaresima
Dal libro della Genesi(12,1-4a). La vocazione di Abramo

In quei giorni, il Signore disse ad Abram: "Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò.
Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra
".

Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran.


Cari amici in cammino vocazionale, il Signore vi dia pace.
La prima lettura in questa domenica di Quaresima ci parla della vocazione di Abramo: un uomo adulto e realizzato, figlio di un costruttore di idoli che vive in una città ricca e nel pieno della propria maturità umana ed affettiva.

Un giorno sente una chiamata di una divinità senza nome e senza volto che gli dice: “Esci dalla tua terra..vattene dal tuo paese” e gli offre una promessa assolutamente incerta e vaga eppure affascinante e seducente. Abramo si fida e parte, anche se tutto ancora non gli è perfettamente chiaro. Il suo è un viaggio misterioso che lo porterà ad andare all'essenziale, a scoprire i propri limiti e insieme l’immenso volto del Dio che lo ha interpellato invitandolo a rischiare, ad uscire, a scommettere sulla Sua Parola e sulla Sua promessa. Abramo diventa il primo cercatore di Dio.

E io .... E noi ?
Siamo capaci di fidarci fino in fondo di Dio e della Sua Parola? 
Se Dio me lo chiedesse, avrei la libertà e l'audacia di lasciare la mia patria, la mia terra, la mia casa, la mia famiglia... i miei progetti per Lui? 
Quali paure e freni ostacolano la mia vocazione?

Cari amici in ricerca, il Dio di Abramo, ci invita ad andare a noi stessi, a guardarci dentro, ad allargare lo spazio dell’essenziale, abbandonando i troppi idoli che ci ingombrano il cuore e la vita, a renderci viandanti quando pensiamo di essere arrivati, a fidarci e preparare uno zaino con le nostre poche cose: la strada ci attende insieme ad una nuova terra,  una nuova famiglia fatta di umanità spesso ferita e dispersa, ma assetata d'amore e di senso. A noi non indugiare, non rimandare...!!

Nel Signore sia sempre il nostro affidamento e la nostra Lode!
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

sabato 11 marzo 2017

RICORDANDO IL MEETING FRANCESCANO GIOVANI

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
Giusto una settimana fa noi frati con tanti giovani eravamo a Bologna dove abbiamo vissuto uno splendido Meeting Francescano, con momenti di evangelizzazione e pellegrinaggio e fraternità che ci hanno riempito il cuore ed entusiasmati nell'amore di Gesù e nel desiderio di annunciarlo e farlo conoscere e parlare di Lui ovunque e a tutti. Di seguito riporto la testimonianza di fra Francesco rimandando un caro saluto e un abbraccio speciale ai giovani incontrati e conosciuti in tale occasione insieme alla mia preghiera per ciascuno. 
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Un gruppo dei giovani pellegrini, con fra Francesco, giunti al Santuario di san Luca
dopo una salita niente male, fra canti e la preghiera del Rosario
Porta la Parola… così come sei! Meeting francescano giovani 2017
Testimonianza di fra Francesco
La Parola di Dio ha… viaggiato. La Parola è stata scambiata con incontri di sguardi, di cordialità umana e di semplici proposte. E tutto questo è avvenuto tra giovani!
Questi “viaggi di Parola” si sono compiuti nell’ambito del Meeting Francescano Giovani 2017, vissuto da un’ottantina di giovani a Bologna lo scorso 4-5 marzo con i frati minori conventuali del Nord Italia.
Bello è stato scoprire, visitando la città, come a portare francescanamente la Parola a Bologna ci siano stati: san Francesco, che ha lasciato il segno con una predica affollatissima che aveva il tono di una conversazione; Bernardo da Quintavalle, primo compagno di Francesco e fondatore della presenza minoritica in città, la cui prima predica è avvenuta nel lasciarsi prendere in giro dai ragazzi con pazienza e sorriso; sant’Antonio, che qui ha aperto il cantiere di una teologia “francescana”.
Nell’antico Convento di San Francesco è poi giunto il “nuovo” Arcivescovo Matteo Zuppi a portare una Parola semplice ed efficace ai giovani, sapendo che nella serata avrebbero affrontato la piazza e la “mondanità” di Via del Pratello come evangelizzatori. Ha offerto uno sguardo su Maria e al suo “fisico” portare la Parola, incarnata nel suo grembo, nell’andare della Visitazione (Lc 2,39-45). Alla luce di questo ha invitato i giovani ad uscire senza ansia di perfezione, portando semplicemente l’esperienza di Dio già vissuta, la gioia della fede vissuta. “Solo nell’essere voi stessi e nel portare la vostra fede concreta potete essere testimoni credibili e semplici per i vostri coetanei” – ha detto sostanzialmente mons. Zuppi ai giovani.
Con questo invito, dopo la preparazione e la preghiera, i ragazzi si sono messi in gioco nell’evangelizzazione: chi nella preghiera e nel canto, chi nell’accoglienza in chiesa, chi nel “mimo” e nell’animazione di piazza e chi in strada nel contatto a tu per tu. Nel crescendo di movimento sperimentato tra le dieci e l’una di notte, noi stessi frati siamo stati spronati e coinvolti dall’entusiasmo sincero dei giovani…
Nella bella piazza davanti alla Basilica di San Francesco, personalmente ho parlato e giocato a frisbee con diversi giovani. Porto con me la scambio con un giovane ventenne, rimasto a parlare a lungo con me con una bottiglia di plastica piena di gin, a cui attingeva spesso. Ovviamente non era particolarmente lucido, ma ha detto la sua “verità” sull’amaro che gli hanno lasciato in bocca la vita e la chiesa che ha conosciuto… stupito di poterne parlare con un frate. Due/tre piccoli incontri come questo mi hanno lasciato la tristezza del vuoto che molti sperimentano, e la speranza di avere vissuto con tanti giovani e frati una serata “in uscita”, che ci voleva proprio.
Domenica mattina la figura di Maria, già presente con discrezione, è uscita allo scoperto. E’ stato presentato ai ragazzi come esattamente cento anni fa, mentre a Fatima tre pastori bambini erano formati alla fede dalla Vergine e ne ricevevano messaggi importanti per il mondo, a Roma un gruppetto di sette giovani frati, animati da san Massimiliano Kolbe, fondava il movimento missionario della Milizia dell’Immacolata. Alla luce di questa presenza di Maria nel nostro tempo, giovani e frati si sono messi in cammino verso il Santuario della Madonna di San Luca, che domina Bologna dal Colle della Guardia. Alla fatica della salita sotto gli antichi portici si è unita una sentita preghiera del Rosario, mescolata al vociare del giorno festivo e al jogging degli sportivi. Ancora una volta la presenza di Dio si è mescolata visibilmente alla vita normale della gente.
A compimento del Meeting abbiamo celebrato la Messa domenicale ai piedi dell’antica icona mariana con il nostro Ministro provinciale, fr. Giovanni Voltan. E dopo il pranzo fraterno, a conclusione del Meeting, ognuno è tornato verso casa, mentre alcuni frati si sono mossi verso Camposampiero per l’inizio del Capitolo Provinciale. Lieti di portare a questa assemblea fraterna la gioia del vangelo in uscita…

Fra Francesco Ravaioli
www.bibbiafrancescana.org


predicazione infuocata!!
in salita ...
Ascolto...
E qui dai un'occhiata al mimo proposto ai tantissimi giovani della piazza, sabato notte

sabato 4 marzo 2017

I FRATI IN "CAPITOLO"

Cari amici
in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.

Nei prossimi giorni (per una settimana) il blog resterà "silente": da domenica, infatti, i frati francescani del Nord Italia ( a cui anch'io appartengo) si ritroveranno nel così detto "CAPITOLO PROVINCIALE" : un appuntamento a scadenza quadriennale in cui, molto democraticamente, si fanno i bilanci del cammino percorso negli anni precedenti, si riscelgono (con votazione libera, dove ciascuno ha, come si suol dire: "voce in capitolo") i frati che dovranno guidare le varie comunità e fraternità, così come i referenti per i vari incarichi della Provincia.  Molto importante sarà anche la parte progettuale, in cui si guarderà al futuro, ai prossimi anni e alle sfide che ci attendono nel cammpo dell'evangelizzazione, missione, carità...

Chiedo la preghiera di tutti voi perchè lo Spirito Santo soffi potente sul nostro radunarci, ci ispiri e illumini per vivere con gioia rinnovata la nostra vocazione francescana a servizio del Regno. 
Sotto riporto, con l'immagine di S. Antonio di Padova, a cui è dedicata la provincia del Nord Italia, anche una preghiera inviatami da un ragazzo, Matteo (16 anni) di Varese. Mi ha scritto alcuni giorni fa raccontandomi i suoi desideri le sue tante domande vocazionali e insieme, questa bella preghiera che egli recita ogni sera prima di addormentarsi. mi pare davvero bella anche per ciascuno di noi.  Vi benedico! 

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)  
"Spirito Santo
anima della mia anima, io Ti adoro,
illuminami, guidami, rinvigoriscimi,
dimmi cosa debbo fare, e comandami.
Ti prometto di sottomettermi
a tutto ciò che desideri da me
ed accettare quanto Tu permetta mi accada,
fammi solo conoscere la Tua volontà.
Ricevi, o Spirito d’Amore,
la consacrazione perfetta ed assoluta
che oggi Ti faccio di tutto me stesso,
affinché Ti degni d’essere d’ora in poi,
in ogni istante della mia vita ed in ogni azione,
il mio Direttore e Guida, la mia Luce, la mia Forza
e tutto l’amore del mio cuore.
Maria, Madre mia, concedimi questa grazia,
sono tutto tuo.
Amen."

venerdì 3 marzo 2017

SAN FRANCESCO, I FRATI E LA QUARESIMA

Cari amici
in cammino e in ricerca vocazionale il Signore vi dia pace.

Mi auguro abbiate iniziato con desiderio e decisione la Quaresima, tempo di conversione, di rinnovamento, di novità di vita... Ne abbiamo tutti bisogno, così questo nostro tempo, questa società, l'umanità intera!  Sono convinto che ai frati francescani in particolare ( e ai giovani attratti dal carisma francescano!) sia affidata oggi una grande missione: portare nella tristezza e nel non senso che sta aggredendo tantissime persone, ancora Gesù e la sua buona Notizia, la Sua Gioia !!! La Quaresima al riguardo è un tempo davvero favorevole per riscoprire l'amicizia e la compagnia del Signore e così condividerla, contagiare, illuminare, confortare, accompagnare...
 "Per contagio": questo è lo stile francescano di evangelizzazione, che san Francesco ci mostrò con la sua vita luminosa. Ma com'era la Quaresima del santo e cosa testimoniava ai suoi frati? Di seguito ecco un bel contributo.

Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

LA QUARESIMA DI SAN FRANCESCO 
Per ben tre volte, il Mercoledì delle Ceneri, il Vangelo ci ammonisce: non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti”; “non siate simili agli ipocriti”; “quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti” (Mt 6,2.5.16). Non si può vivere la Quaresima in modo ipocrita; non la si può ridurre all’astinenza dalle carni in giorno di venerdì e a qualche pratica devozionale in più, perché è un tempo che ci è dato per rientrare in noi stessi e aggredire le contraddizioni vere, quelle minano la vita di grazia. 
È un approccio, questo, che i santi hanno saputo far proprio, perché sono stati capaci di andare alle radici, ai problemi veri, evitando un formalismo che lascia comunque il tempo che trova. Francesco, quando parlava ai frati e alla gente, sapeva andare dritto al cuore. Come quella volta che, implorato insistentemente da frate Elia, si recò a S. Damiano per predicare a Chiara e alle sue sorelle:
«Quando furono riunite come di consueto per ascoltare la parola del Signore, ma anche per vedere il Padre, Francesco alzò gli occhi al cielo, dove sempre aveva il cuore e cominciò a pregare Cristo. Poi ordinò che gli fosse portata della cenere, ne fece un cerchio sul pavimento tutto attorno alla sua persona, e il resto se lo pose sul capo. Le religiose aspettavano e, al vedere il Padre immobile e in silenzio dentro al cerchio di cenere, sentivano l’animo invaso da grande stupore. Quando, a un tratto, il Santo si alzò e nella sorpresa generale in luogo del discorso recitò il salmo Miserere. E appena finito, se ne andò rapidamente fuori». 
Tommaso da Celano annota che tutte le sorelle scoppiarono pianto: «col fatto aveva insegnato loro a stimarsi cenere, e inoltre che il suo cuore non provava altro sentimento a loro riguardo che non fosse conforme a questo pensiero» (2Cel 207). 
Anche se vi accenna quasi di sfuggita, l’agiografo non tace il fatto che le sorelle si fossero riunite «per ascoltare la parola del Signore, ma anche per vedere il Padre». Tale disposizione, che rivelava un atteggiamento di venerazione per la persona di Francesco, finiva comunque per diventare un inciampo: il mezzo (Francesco) rischiava di sostituire il messaggio (la Parola del Signore). Ed era questo che egli non poteva né voleva assolutamente tollerare. Per tale motivo si premurò di ricordare loro la sua realtà di peccatore. Predicò così con quel gesto, certo paradossale, ma capace di rivelarsi più efficace di un fiume di parole.
Ci sono rimasti poi frammenti dei discorsi che egli, negli ultimi anni di vita, teneva ai frati riuniti in capitolo. Ne stralcio alcuni frammenti, utili anche per noi.

  • Chiunque invidia il suo fratello per il bene che il Signore dice e fa in lui, commette peccato di bestemmia, poiché invidia lo stesso Altissimo, il quale dice e fa ogni bene(Ammonizione VIII). 
  • Il servo di Dio non può conoscere quanta pazienza e umiltà abbia in sé, finché gli si dà soddisfazione. Quando invece verrà il tempo in cui quelli che gli dovrebbero dare soddisfazione gli si mettono contro, quanta pazienza e umiltà ha in questo caso, tanta ne ha e non di più (Ammonizione XIII).
  •  “Beato il servo, il quale non si ritiene migliore, quando viene magnificato ed esaltato dagli uomini, di quando è ritenuto vile, semplice e spregevole, poiché quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più (Ammonizione XIX).
Quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più”. Sì, perché l’uomo non vale per la posizione che è riuscito ad acquisire, per il conto bancario che è stato capace di mettere insieme, per l’abito che indossa o per l’auto che guida. Non è, in fondo, una nuova schiavitù – alla quale stiamo velocemente assoggettandoci – quella dell’immagine, per cui bisogna essere belli a tutti i costi, magri e in linea, vestiti in modo costoso e all’ultima moda, fino a deprimersi quando non si riesce a rientrare nei livelli standard, o a cadere vittime dell’anoressia nel tentativo di far rientrare il nostro corpo entro argini non suoi? Una schiavitù e un terribile inganno, del quale ci si accorge – spesso – quando è troppo tardi.
Quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più”. Ci è richiesto il coraggio della verità, con noi stessi e con Dio. Il coraggio di guardarci dentro, senza bugie e senza finzioni, poiché sono ben altre cose che valgono davanti a Dio: “l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore” (1Sam 16, 7). Dobbiamo interiorizzare questo messaggio, perché Dio non ci chiede di trascinarci in un’altra Quaresima, ma di vivere una Quaresima altra!
Felice Acrocca - Storico
(fonte: sanfrancescopatronoditalia.it)

mercoledì 1 marzo 2017

QUARESIMA : TEMPO DI LUCE, PORTA APERTA, RICHIAMO DI VITA

Cari amici 
in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
Oggi 1° marzo, Mercoledì delle Ceneri, inizia la Quaresima. Tutti, certo, parteciperete ai riti che caratterizzano questa giornata di digiuno e penitenza, con il segno aspro delle ceneri.
Di seguito, ecco alcuni pensieri per vivere al meglio questo tempo.
Vi benedico e.. caminiamo insieme.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Quaresima: un banchetto di Luce
È il «tempo forte» che ci conduce alla Pasqua (memoria della passione, morte e risurrezione del Signore Gesù); è «il momento favorevole» come dice San Paolo per compiere «un cammino di vera conversione»; è un tempo di cambiamento interiore e di pentimento in cui «il cristiano è chiamato a tornare a Dio “con tutto il cuore” per non accontentarsi di una vita mediocre», ci ricorda papa Francesco nel Messaggio per la Quaresima 2017.
E certo ciascuno di noi sa bene dove la propria vita cristiana è oppressa da fatiche e mediocrità e fughe e compromessi e peccati!! Ora.. è il tempo di cambiare.., di buttare via abiti logori e pesanti, di squarciare oscurità e paure, rompere catene di oppressione e peccato per rivestirci di Luce, rivestirci di Gesù e fare festa con Lui.
La Quaresima è un banchetto di luce” [O. Clément]

Quaresima: una porta aperta 
In questi 40 giorni siamo chiamati dunque a metterci in cammino rinnovando la nostra fede nella consapevolezza che « la vita cristiana  - come bene spiegava anche papa Benedetto in una omelia del 2011- è una “via” da percorrere, consistente non tanto in una legge da osservare, ma nella persona stessa di Cristo, da incontrare, da accogliere, da seguire». Dunque è Gesù che vogliamo incontrare e seguire e conoscere e amare di più in questo tempo di grazia! E' Lui, il Signore della Gloria, che sono chiamato a riscoprire e accogliere, a Lui voglio aprire la mia porta : «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20).
"La Quaresima è una porta aperta"[A. Tourtell]

Quaresima: un richiamo di Vita
* La cenere imposta sul capo è  il segno forte della liturgia odierna che ci ricorda prima di tutto la nostra condizione di creature deboli e mortali e parziali (via dunque ogni superbia e autosufficienza!) e insieme ci rinnova l'invito alla conversione, ad un'adesione più gioiosa e intima col Signore, bene espressa nella forma rituale: «Convertiti e credi al Vangelo».
* Il digiuno, altro segno specifico di questo tempo, significa certo l’astinenza dal cibo, ma comprende altre forme di privazione, non certo per uno sterile ascetismo fine a se' stesso, ma per una vita più sobria e libera e genuina, per un cuore più grande e disponibile nell'amore. E ciascuno di noi sa bene dove dover riacquistare spazi interiori di aria pura ( dal computer, da internet, dal lavoro, da stress, da vizi e abitudini cattive.. e schiavitù) per dedicarsi con maggiore disponibilità e apertura al Signore e al prossimo.
* Il digiuno è legato poi all’elemosina ed è reso santo dalle virtù che l’accompagnano, soprattutto dalla carità, da ogni gesto di generosità che dona ai poveri e ai bisognosi il frutto di una privazione. Chiamati in questo tempo a riscoprire "l'altro come un Dono" ( come scrive papa Francesco nel suo messaggio), non come un nemico, un inciampo, un ostacolo! «L’altro è un dono. Anche il povero alla porta del ricco non è un fastidioso ingombro, ma un appello a convertirsi e a cambiare vita» (papa Francesco). Nella nostra Quaresima invitati dunque a guardare al nostro prossimo con occhi nuovi e rinnovati gesti di amore e compassione verso chi è nella necessità.
*La preghiera è la nota continua di questo tempo. San Francesco, al riguardo, ci è da guida e modello esemplare. Lo faceva in una forma così evidente che i suoi biografi non esitano a dire che “egli non era un uomo che pregava, ma un uomo diventato preghiera” (2 Cel, 95). Ecco come ne parlano i contemporanei : " Francesco ... svincolandosi man mano dalla superficialità, si appassionava a custodire Cristo nell’intimo del cuore; e nascondendo allo sguardo degli illusi la perla evangelica che intendeva acquistare a prezzo di ogni suo avere, spesso e quasi ogni giorno s’immergeva segretamente nell’orazione. Vi si sentiva attirato dall’irrompere di quella misteriosa dolcezza che penetrandogli sovente nell’anima, lo sospingeva alla preghiera perfino quando stava in piazza o in altri luoghi pubblici
Perché pregare? Francesco prega perché si sente seguace di Gesù, poiché per lui la preghiera comincia nella sequela. Nella misura in cui si segue Gesù, si può pregare con cuore puro. Francesco ha scoperto Gesù che attrae e conquista: è Lui che motiva la risposta del cuore, la preghiera nella fede. Per Francesco una cosa è chiara: si prega nella misura in cui si è discepoli, si prega nella misura in cui il nostro amore per Gesù è vivo! 
"La Quaresima è un richiamo di Vita"[ fra Giuseppe]