domenica 5 febbraio 2017

QUALE VOCAZIONE? ECCO LA VIA DI SAN FRANCESCO

Cari amici in ricerca, 
moltissimi di voi mi scrivono manifestandomi desideri, sogni e intuizioni "vocazionali", insieme a dubbi e timori, paure e tentennamenti... Credo che tutto questo sia normale per qualsiasi giovane che stia cercando di orientarsi nella vita, che voglia scoprire la propria vocazione e la chiamata che il Signore ha in serbo per lui. Al riguardo, certamente l'esperienza di san Francesco può essere molto utile, così simile ai vissuti di tanti ragazzi del nostro tempo, per quanto così lontana !! Ve la ripropongo brevemente, insieme al mio incoraggiamento e alla mia preghiera. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Paraguay: incontro di giovani frati

LA VIA DI FRANCESCO D'ASSISI
La chiamata e la vocazione di san Francesco scaturiscono da un grande combattimento, da una lotta serrata. Ha dovuto infatti passare da una vita dispersa, disordinata e vuota (prima giovinezza) a una vita con una direzione, un orientamento, un "senso autentico" forte e impegnativo (dopo la conversione). Ecco rapidamente qualche tratto del suo percorso.

Il tempo dell'evasione 
Francesco, durante l'adolescenza, appare come molti giovani del nostro tempo: se va bene, va a messa la domenica qualche volta, ma niente di più ! Dio resta alla periferia del suo cuore. Egli preferisce divertirsi ed evadere e non riflettere e, poichè viene da una famiglia ricca, ama mettersi al centro ed emergere dipensando il suo denaro grazie alle sue possibilità economiche. E infatti, pare di sentirlo dire: « ho dei soldi, mi diverto, vivo spensierato..., faccio quello che voglio; questa è la mia vita, questo sono! Non mi interessa altro.. ». In questa fase della sua esistenza ha comunque un grande bisogno degli altri, ma solo per essere ammirato e amato e riconosciuto. Egli perciò, paradossalmente, dipende totalmente dallo sguardo altrui. Non è davvero libero come vorrebbe e come proclama.

Il tempo della conversione
Giovane simpatico e ambizioso, Francesco vuole a tutti i costi essere qualcuno nella sua vita. Parte così per la guerra per guadagnarsi un titolo nobiliare, ma durante una cruenta battaglia contro Perugia è fatto prigioniero. Privato della libertà, inizia però a riflettere rientrando in se stesso. Scopre e incontra per la prima volta il Signore nella sua vita! Da allora ama ritirarsi nelle grotte per pregare e comprendere la volontà di Dio. Due fatti, si rivelano centrali nel suo cammino. Sconvolgente sarà per lui, prima di tutto l'incontro con un lebbroso che misteriosamente abbraccia e bacia vincendo il suo naturale orrore e ribrezzo. Questo gesto folle eppure di grande umanità e compassione, innesca in Francesco un profondo cambiamento conducendolo dal rifiuto e dalla distanza all'incontro e alla fiducia ( verso il prossimo, verso Dio e nei riguardi di se stesso.. )
L'altro fatto che segna la sua vita è il taglio e il distacco che egli opera nei confronti di suo padre. Questi infatti rimproverandogli di distribuire il suo denaro ai poveri, colmo di rabbia, l'aveva denunciato e portato in giudizio davanti al Vescovo. Francesco decide allora di rinunciare a tutta l'eredità paterna riconsegnandogli quanto aveva da lui ricevuto, anche i suoi abiti: nudo, è ora però finalmente libero da ogni legame che lo imprigiona. Davanti al padre, al vescovo e ai cittadini di Assisi, alzando le mani al cielo così afferma: « Di qui in avanti posso dire con certezza: -Padre nostro che sei nei cieli-, poiché è a Lui che io affidato il mio tesoro e dato la mia fiducia ».

Il tempo dell'intuizione 
Francesco si apre sempre di più al progetto di Dio su di lui. Ode la voce del Crocifisso che gli parla nella cappella diroccata di san Damiano : « Va, Francesco, ripara la mia Chiesa! ». Subito si mette in azione per riparare quella piccola chiesa abbandonata, ma presto comprende di dover riparare le vite spezzate e i cuori malati e sofferenti delle persone. Comprende anche di non essere fatto per la vita monastica nè di dover diventare un prete secolare; solo vuole essere un umile e semplice penitente che, in povertà, si fa docile alla voce di Dio e alla sua Provvidenza. Il suo desiderio più grande è ormai quello di vivere il Vangelo di Gesù! Qui, infatti, vi ha trovato delle parole potenti che lo affascinano: « amatevi gli uni gli altri, amate i vostri nemici, perdonatevi, vivete in pace, date, ecc..», parole che non vuole semplicemente sentire e ammirare ! Il Vangelo per Francesco è ormai vita autentica da mettere in pratica 

Il tempo del carisma 
  • « Mio Dio e mio tutto», dirà San Francesco. Il Signore diventa il motore, il fuoco, il centro della sua vita. Francesco è un uomo fatto preghiera. Tutto in lui (le sue parole, i suoi gesti, le sue scelte,...) respira e parla di Dio. Ama ritirarsi nelle foreste per pregare. Ama pregare per i suoi frati. Ama pregare per l'umanità. La forte dimensione spirituale gli dona finalmente la solidità interiore per condurre una vita armoniosa e bella e santa.
  • « Il Signore mi donò dei fratelli », così Francesco scrive nel suo testamento. Egli non fa certo delle promozioni nè va alla ricerca di seguaci. E' il Signore a donargli dei fratelli per vivere in fraternità. L’altro diventa così un dono da accogliere e custodire.
  • "Annucia la Pace". La predicazione francescana delle origini è semplice e morale. Francesco e i suoi frati annunciano la Pace e la riconciliazione fra gli uomini, anche allora perennemente in lotta e discordie. La storia del lupo di Gubbio è un esempio di pacificazione fra nemici. Così l'incontro con il Sultano d'Egitto diventa un modello di relazioni pacifiche fra popoli, culture e religioni diverse. 
  • "La povertà" per san Francesco non è una scelta ideologica . Egli vuole semplicemente imitare e seguire le orme e l'esempio di Gesù Cristo, nato povero e nudo in una stalla, morto povero e nudo sulla croce. La povertà è anche sempre un barometro e un indicatore di libertà di fronte alla tentazione del possedere dei beni, qualcuno, qualche cosa.
  • Francesco parla poi di "gioia perfetta" quale segno di una piena maturità spirituale e umana. La gioia, infatti, non può non debordare e contagiare quando ci si dona interamente al Signore. Una gioia che traspare e che si mostra quando niente e nessuno ha il potere di inquietare la nostra vita interiore. Una gioia che si manifesta sempre quando abita in noi lo Spirito di Dio.

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