martedì 31 gennaio 2017

DIVENTO PRETE... DIVENTO FRATE... O TUTTI E DUE ?

«Se qualcuno di voi sente la vocazione sacerdotale nel cuore, 
è Gesù che l’ha messa lì!» 
Papa Francesco


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, 
il Signore vi dia pace.

Nelle varie lettere che ricevo, molte sono le domande che riguardano, ovviamente, la vita di noi frati. Una richiesta frequente è : "i frati francescani possono diventare anche preti e sacerdoti e dunque celebrare l'Eucarestia e amministrare i Sacramenti? E come vivono questi frati/sacerdoti? Restano sempre religiosi e francescani?..ecc..ecc.". 

La risposta è senza dubbio positiva! Nell' Ordine francescano infatti, moltissimi frati sono anche sacerdoti e prestano il loro servizio prezioso nelle nostre comunità, in tante parrocchie e opere e missioni sempre francescane. Io stesso, fra Alberto, sono frate e sacerdote. 
Già vivente san Francesco, del resto, accorsero e si unirono a lui, moltissimi "chierici" (preti) chiedendo di poter condividere la sua vita. E' nota la grande stima e devozione che Francesco sempre ebbe per i sacerdoti. 

Naturalmente l'essere preti, non toglie nulla al nostro carisma francescano, ma anzi, per certi aspetti, ne diventa un completamento prezioso e una possibilità ulteriore di aiutare tante persone, di guidare (come nel mio caso) i giovani con il sostegno santo dei Sacramenti e una più profonda vicinanza spirituale. Questo non significa però in nessun modo un nostro assimilarci ai sacerdoti diocesani o uno svendere la nostra identità francescana. 

Cosa distingue un frate/prete francescano da un sacerdote diocesano? 
(vedi altri POST al riguardo)

Il frate e prete francescano ha naturalmente tutte le responsabilità connnesse alla sua Ordinazione sacerdotale (celebrazione dell'eucarestia, sacramenti, predicazione...), ma vive questa grande chiamata sempre all'interno della dimensione francescana. Ecco alcune sue caratteristiche:  
  • Ancora prima di diventare prete, egli è innanzitutto un frate che con la professione religiosa ha emesso i voti di povertà e castità e obbedienza secondo la propria specifica vocazione francescana.
  • Anche il frate/sacerdote vive dunque in comunità; non opera e non sta mai da solo, ma sempre condivide la sua vita con altri fratelli: dai pasti, alla preghiera che scandiscono la giornata di ogni frate; alle normali quotidiane mansioni necessarie alla vita di un convento, all'azione pastorale...
  • E' sempre legato agli altri frati da uno stile e da vincoli di fraternità semplice, di vita famigliare sincera ed essenziale, in una piena e paritaria condivisione di ideali e di scelte.
  • In comunità, l'essere sacerdote non garantisce certo privilegi di sorta o supremazie varie: tutti i frati sono uguali (pur nella diversità di compiti e ministeri)  e insieme si cammina cercando di seguire le orme del Signore Gesù e del suo servo san Francesco. 
  • Il frate e prete francescano non è esclusivamente a servizio di una Chiesa locale (diocesi e parrocchie), ma può svolgere il suo ministero in moltissimi altri ambiti extra diocesani o extra parrocchiali, in un'ottica di servizio e missione alla Chiesa universale e all'avvento del Regno di Dio  dovunque verrà inviato e vi è necessità.
Come un frate comprende la chiamata anche al sacerdozio?
  • La vocazione sacerdotale, all'interno del cammino formativo francescano, è naturalmente una chiamata specifica che chiede di essere vagliata e scrutata con uno specifico discernimento sotto la guida di attenti educatori e formatori.
  •  Non è raro che alcuni giovani si decidano semplicemente per la vita da frate e religioso senza accedere agli Ordini Sacri.
  • Per altri frati, invece, diventare sacerdote si presenta come un'esigenza e un dono prezioso da accogliere e vivere con gratitudine e gioia grande. Un percorso specifico di studi e preparazione spirituale li accompagnerà gradualmente all'Ordinazione sacerdotale.  

Cari amici, ecco pertanto alcune semplici note sulla nostra vita. 

Se qualcuno desiderasse ulteriori approfondimenti mi scriva pure, ma soprattutto se qualcuno si sente attratto contemporaneamente dalla vita francescana e sacerdotale, non tema: le due vie possono camminare insieme.

Benedico tutti. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
frate Alberto (fra.alberto@davide.it)

Celebrazione dell'Eucarestia nella Comunità Francescana
del Convento S. Antonio Dottore (Padova)
luogo di studio e formazione dei giovani frati del nord Italia


Ai frati sacerdoti...da san Francesco
"Prego poi nel Signore tutti i miei frati sacerdoti, 
che sono e saranno e desiderano essere sacerdoti dell'Altissimo, 
che quando vorranno celebrare la Messa, 
puri e con purezza compiano con riverenza il vero sacrificio 
del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, 
con intenzione santa e monda, non per motivi terreni, 
né per timore o amore di alcun uomo, come se dovessero piacere agli uomini"
San Francesco

lunedì 30 gennaio 2017

QUAL E' IL SENSO DELLA VITA?

FRATI IN PREGHIERA
Padova: Convento "S. Antonio dottore", luogo di studio e formazione
per i giovani frati francescani del nord Italia.

Qual è il senso della vita?... 
In che cosa consiste la vita?
Gesù Cristo è l'unico interlocutore competente 

al quale potete porre le domande essenziali sul valore e sul senso della vita...
anche di quella gravata dalla sofferenza...
Lui interrogate, Lui ascoltate !

San Giovanni Paolo II

domenica 29 gennaio 2017

I FRATI DEVONO CAMBIARE NOME?

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia Pace.
Mi giunge una domanda da Leonardo, un ragazzo di 16 anni di Rovereto:
"Buon giorno,  scusami se ti disturbo, ma i frati devono cambiare nome? E perchè qualcuno vi aggiunge il nome di Maria?"
Ecco di seguito alcuni pensieri al riguardo che aiutano a conoscere sempre meglio la vita religiosa e consacrata francescana.
Ringraziando di cuore Leonardo, auguro a tutti una buona domenica. 
Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Frate inginocchiato al momento della Professione Religiosa
emessa nelle mani del Ministro Provinciale
Nella tradizione giudaico-cristiana 
Dare il nome a qualcuno o darsi un nome, non era e non è mai stato una cosa banale o casuale. Nella Bibbia significa esercitare una signoria, un mandato; è votarsi ad una missione o a un compito specifico cui il nome richiama.
  • Dio cambia il nome ad Abram e lo chiama Abramo (Gn17,5); così Sarai, moglie di Abramo, la chiama Sara (Gn17,15) per dire che i due divenivano suoi consacrati e strumenti per realizzare il suo progetto di salvezza. 
  • Nei vangeli lo stesso Gesù dice all'apostolo Simone che il suo nome sarà d'ora innanzi Pietro (Cefa - roccia-pietra) e su di lui sarà così fondata la Chiesa (Mt 16,18-19). 
  • Ai bambini, il nome viene affidato nel rito del Battesimo, quando a pieno titolo essi diventano "figli di Dio" e membri della Comunità cristiana, 
Nella tradizione della vita consacrata francescana
La prassi di cambiare il nome per chi diventava frate non fu mai obbligatoria e prescritta dalle norme ( lo stesso san Francesco mantenne il proprio nome!), ma venne adottata nei secoli da molti religiosi che così volevano sottolineare in modo netto ed evidente il taglio con la vita precedente (da laico o altre forme di vita) e l'adesione radicale ad un nuovo e alternativo stato di vita, come è la consacrazione, in un totale affidamento e abbandono a Dio. 
  • L'esempio più eclatante del passato è S. Antonio di Padova che assunse tale nome solo quando, affascinato dalla testimonianza di alcuni frati uccisi in Marocco a causa del Vangelo, da giovane monaco agostinano qual'era decise di abbracciare la regola di san Francesco. Recatosi dai frati che stavano a Coimbra nella chiesetta di s. Antonio (abate) dos Olivais, dimise così l'abito bianco degli agostiniani indossando il rude sacco con corda ai fianchi e un cappuccio dei francescani; abbandonò il suo nome Fernando della nobile casata dei Buglione, per diventare semplicemente frate Antonio; lasciò per sempre la ricca e colta Abbazia di Santa Cruz e i suoi amati studi per avviarsi verso una nuova missione da evangelizzatore e missionario, prima in terra d'Africa e poi in Italia, Francia.. e su mille altre strade dove il Signore volle condurlo. Dunque un nuovo abito, una nuova missione, un nuovo ordine a cui appartenere, un nuovo nome, un cuore nuovo, un uomo nuovo in tutto...
  • In tempi più recenti, penso a san Padre Pio, il cui vero nome era Francesco Forgione, oppure a san Padre Leopoldo al secolo Bogdan Ivan Mandić . Anche san Padre Massimiliano Kolbe era stato battezzato col nome di Raimondo .
Dal Concilio Vaticano II
Questa prassi di cambiare nome ebbe nei secoli davvero tanto successo e seguito fra i religiosi fino ad essere largamente diffusa almeno fino al Concilio Vaticano II quando anche la riflessione teologica aiutò i frati a comprendere meglio la propria consacrazione all'interno della prima e fondamentale chiamata e vocazione, quella battesimale, quella della santità che riguarda tutti i cristiani. Oggi pertanto, si preferisce ed è molto bello mantenere il nome ricevuto nel giorno del battesimo da cui scaturisce ogni chiamata e vocazione, compresa la consacrazione religiosa.

E il nome di Maria che più di qualche frate porta? 
Anche in questo nostro tempo , se il nome non viene più cambiato preferendo mantenere quello ricevuto nel giorno del battesimo, più di qualche frate, al momento della Professione (quando si emettono i voti di catità, povertà e obbedienza) ama aggiungervi il nome di MARIA, in segno di devozione alla santa Madre di Dio e di totale affidamente a Colei che è la Patrona dell'Ordine francescano.

lunedì 23 gennaio 2017

CILE: Una famiglia missionaria accanto ai nostri frati

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
Come più volte ho scritto, la dimensione missionaria è parte del carisma e della vocazione di ogni frate ed anche per tale motivo l'Ordine Francescano è presente in quasi tutte le nazioni del mondo. In questa nostra opera, è bellissimo però vedere il coinvolgimento anche di volontari e famiglie e associazioni della più vasta realtà francescana. In particolare, in Cile, è da poco ritornata una famiglia missionaria, che già vi aveva operato qualche anno fa e che così riprende il suo percorso accanto ai nostri frati, cooperando con loro  per l'evangelizzazione e la crescita della comunità cristiana di quel lontano paese. Auguriamo a questa famiglia ogni bene nel Signore con la speranza che il loro esempio sia presto imitato anche da altre.  Fa bene a noi frati e fa bene alla Chiesa  avere accanto laici e coppie e famiglie e volontari con i quali condividere la medesima esaltante missione.  
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
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CILE: torna a Copiapò la famiglia missionaria con i nostri frati

I frati del Cile comunicano la loro gioia per il ritorno in missione della famiglia siciliana che ha già per qualche anno condiviso la vita pastorale dei nostri confratelli.

DSCN1404Credo sia la prima volta che i loro volti compaiono sul sito "ufficiale" della nostra Provincia Presentarli e dire  qualcosa di loro mi sembra piú che doveroso e...assai  bello per noi frati cileni.
 Ma chi sono? Un papà, una mamma e due fratellini:  Salvatore e Angela, José e Soave. Siciliani DOC i genitori,  Cileni i due bimbi perché nati in Cile (anche se con doppia  nazionalità, cilena e italiana). Una giovane coppia arrivata  nel deserto di Atacama nel febbraio 2014 (dopo un tempo  di formazione con il CEMIOFS) con il primo bimbo già in  cammino.

E subito inizia la loro avventura in mezzo a noi: vissuti tre  mesi nel nostro convento in attesa di trasferirsi nella loro  casetta situata nella "hacienda san Pedro", a fianco di una  delle nostre cappelline a 20 km circa da Copiapó. Questo  é il posto scelto dove sviluppare la loro esperienza pastorale di tre anni, in mezzo a gente semplice e povera.
Quello stesso anno nasceva José mentre papà e mamma iniziavano a lavorare con piccoli e grandi del settore, accompagnati da noi frati. Sono partiti "in sordina" e non senza difficoltà, ma hanno imparato ben presto ad accogliere le varie sfide con coraggio e perseveranza grazie a una bella, semplice e sempre piú solida fede in Lui!

DSC06918E arriva il 2015. Al rientro da un primo momento di vacanze in Italia arrivavano anche due prove assai dure: la terribile alluvione di marzo e la notizia di una malattia seria della mamma di Salvatore. E tutto questo con Angela già in attesa della bellissima Soave. Momenti difficili vissuti però sempre con fiducia in Dio e dando a tutti noi frati e amici laici una testimonianza forte e quanto mai significativa.
E il tempo passa, inizia il 2016 e la malattia della mamma di Salvatore si aggrava ulteriormente: ad aprile i nostri missionari decidono di rientrare. Il lasciare amici e frati li fa soffrire tantissimo, però sanno che torneranno per riprendere e portare a termine la loro esperienza. Un momento doloroso anche per noi frati assai affezionati e grati a loro.
E ad ottobre la mamma di Salvo (così ci siamo abituati a chiamarlo) lascia i suoi cari: un momento durissimo per i nostri amici. Sono passati sette mesi dal loro rientro in Italia. Cosa faranno? Torneranno? Potranno farlo?

DSC06921 E sono tornati! Sul finirei di novembre Angela, Salvatore,  Soave e José ripartivano per il Cile per continuare e  portare a termine la loro esperienza. Grande la loro gioia    e  grande la nostra! Ci erano davvero mancati tantissimo  così  come alla gente di san Pedro! E hanno ripreso  senza  indugiare il loro lavoro pastorale in mezzo a  bambini e  adulti con la passione di sempre. Vederli  lavorare cosί e continuamente disponibili ad ascoltare,        accompagnare,  ideare, giocare....ci piace tantissimo e ci     fa....pensare!
  
Carissimi Angela, Salvatore, Soave e José, adesso sì  che  vi vedranno tutti o quasi i frati della Provincia! E a voi   da  parte di noi tutti: Buon Lavoro!

 I frati cileni
www.francescaninorditalia.net

Cile : foto di gruppo dei frati

domenica 22 gennaio 2017

TI INTERESSA?

22 Gennaio 2107
III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Dal Vangelo di Matteo ( 4, 19-23)

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.


Pace e bene caro amico in ricerca vocazionale. Gesù ci invita oggi a credere e scommettere la nostra vita nel Vangelo, nella buona notizia che Dio è venuto a visitare il suo popolo e che si è fatto nostro fratello, che Lui comprende le nostre fatiche e ci assiste nel nostro cammino in questo mondo. È una notizia molto bella, è una grande consolazione: non siamo soli! Dio, nella sua fedeltà, è con noi per risollevarci dalle nostre cadute e darci una nuova speranza di vita e di pace. Per portare questo annuncio e questa speranza a tutti gli uomini, ha bisogno di noi, ha bisogno anche di te. "T'interessa ?"
Incontrare Gesù è molto più facile dì quanto tu non creda, e questo per un semplice motivo: in realtà è Lui stesso che ti viene incontro nella tua quotidianità, nel tuo studio o lavoro di tutti i giorni, in mezzo a quelle occupazioni che sembrano non riservarti proprio niente di nuovo. Il Signore viene a guardarti e cercarti per le strade della normalità e dell’ ordinarietà, ed è proprio lì che semina un germe di eternità, la Sua chiamata, la tua e Sua vocazione. È stata questa l’esperienza dei primi discepoli: semplici pescatori,  poveri uomini, ma sedotti da quello sguardo che li ha resi innamorati  e accesi da una promessa abbagliante  "vi farò pescatori di uomini". Non sono certo eroi, eppure spetterà loro una vertigine: annunciare a tutti la vicinanza del Regno di Dio. Da allora, dopo quello sguardo, in ogni sguardo di Gesù abita una chiamata, ci attende una rivelazione e una possibilità di vita dietro a Lui: "T'interessa?".    

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Sveglia francescana : Commento al vangelo di fra Thomas, giovane frate francese studente a Roma

venerdì 20 gennaio 2017

IL CORAGGIO DI UNA SCELTA

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
Fra i molti ragazzi che mi scrivono emerge spesso una paura tremenda ( nei riguardi di una possibile vocazione religiosa, ma anche matrimoniale e non solo...) : la paura di scegliere, quella di rischiare una decisione e insieme naturalmente l'angoscia di fare dei passi rischiosi, di poter sbagliare. Si tratta di un sentimento che paralizza, immobilizza, congela e devasta la vita, togliendole ogni orizzonte e energia. Scegliere è crescere, scegliere è andare avanti, scegliere è diventare adulti, scegliere è aprire nuove strade, scegliere è darsi la possibilità anche di sbagliare, ma anche di ripartire..  

Per molti giovani, questo sembra davvero un passaggio impossibile, una montagna insuperabile!! Poi, in realtà, mi conforta pensare ad alcuni nostri Novizi in Assisi che, giovanissimi e poco più che ventenni, già vestono l'abito francescano e che ricordano a tutti, la bellezza di una scelta di vita... 
Vi propongo di seguito una breve riflessione sul "decidersi" e in particolare sulle trappole e i pericoli che vi si frappongono, invitandovi a chiedere schiettamente qual'è la vostra posizione e la vostra modalità al riguardo!!! Ne va della vostra vita!!! 
Spero vi aiuti verso passi più arditi e audaci e determinati. Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
Assisi-Basilica di san Francesco
GIOVANI FRATI- ILCORAGGIO DI UNA SCELTA ! 
IN CHE TIPO DI SCELTA MI COLLOCO ?
La scelta è un momento strategico della vita umana, è il momento nel quale l’evidenza del mistero nella vita umana si dà in maniera particolare: quando l’uomo sceglie è inevitabilmente posto dinanzi al mistero, anche se non lo sa, al mistero di sé, dell’altro, della vita, di Dio se è credente, ma anche se non lo è. E, scegliendo manifesta quel che ha in cuore, soprattutto se la scelta è ponderata e rappresenta una decisione rilevante per la vita. Se a livello razionale questo è sicuramente condiviso da tutti, in realtà oggi, operare una scelta, non pare un processo così facile o scontato. 
Cultura dell’indecisione (o paura di scegliere)
Oggi viviamo, infatti, potremmo dire, addirittura in una cultura dell’indecisione, e i giovani d’oggi, figli di genitori, o con educatori, insegnanti, preti… indecisi, sono esattamente una generazione d’indecisi. Tale atteggiamento assume forme variegate e interessanti, ma tutte, senza distinzione di sorta, prive della dimensione del mistero e caratterizzate da una crescente paura, la paura di scegliere. Vediamo alcune di queste forme partendo dal livello più povero e inconsistente.
  • La non scelta
È il livello zero, tipico di chi vorrebbe non scegliere mai, se potesse, e quando proprio deve fare una scelta (da quella dell’indirizzo scolastico a quella delle vacanze) la rimanda all’ultimo momento, o traccheggia all’infinito, assalito da dubbi e conflitti o semplicemente tranquillo e adattato allo status dell’homo indecisus. Di fatto, queste persone scelgono pochissimo nella vita, e rischiano soprattutto di non prender mai posizione dinanzi ai grandi problemi dell’esistenza, restando sempre in una posizione amorfa e neutra, senza mai il coraggio e l’intelligenza di mente e di cuore di porsi dinanzi al mistero. Per giungere magari al termine della vita senz’aver ancora deciso di vivere. Si nasce, infatti, per una scelta altrui, ma la qualità della vita, e normalmente anche della morte, è legata a una decisione propria!
  • Scelta delegata e del “così fan tutti”
In realtà è impossibile non scegliere nella vita; chi pretende viver così si ritrova a dover subire, magari senza accorgersene, scelte fatte da altri al suo posto, come avesse dato la vita (e il cervello) in appalto a qualcun altro. È il caso di giovani, anzitutto, che sembrano subire i propri istinti e sentimenti, divenendone succubi, anche senza saperlo, come dei primitivi adoratori di entità sconosciute o enigmatiche; o che non fanno un’opzione di valori né hanno il coraggio di dare un senso originale alla loro storia, ma assorbono la cultura circostante, bevendo tutto e mai scoprendo il gusto della ricerca personale; o ragazzi che sono psicologicamente “costretti” a seguire la logica del branco, costretti a fare i bulli e farsi schifo alla fine, miseramente schifo; o giovani che non scelgono assolutamente il proprio futuro, perché già programmato da più o meno occulte agenzie di collocamento (i genitori, il mercato, la convenienza economica, l’opinione dominante…). C’è tanto “pappagallismo” in giro oggi, o “neo-pecoronismo”, come un rischio che incombe su tutti in questa società dalla comunicazione imperiosa e imperante, condizionante ogni scelta ed escludente – è ovvio – ogni idea di mistero.
  • Scelta contraddittoria e …infedele
È la decisione di chi in ogni scelta si lascia sempre aperta la possibilità di fare marcia indietro, in qualche modo lasciandosi sempre una porta aperta o smentendo quel che ha deciso, la parola detta o l’impegno preso (così se ci sposiamo lasciamo sempre aperta la possibilità di lasciarci, anzi, conviviamo semplicemente allora, è più semplice; o se t’ingravido e non ti garba basta una pillola e addio bebè; o se intraprendo una strada, se poi non mi piace più ne inizio un’altra…, e tutto diventa fragile e inconsistente, leggero e liquido, proprio come la modernità odierna). È scelta che teme il “per sempre”, finendo però per contraddire il mistero della libertà umana, e rendendo banale l’esistere, inaffidabile la parola e incerto il rapporto. Ma anche pretendendo di cancellare il dramma della vita umana: l’uomo può decidere d’abbandonare la sua vita a un ideale, a un affetto, a un progetto…, può consegnarsi a tutto ciò, e in definitiva, a un Altro, o a qualcosa che lo supera e di cui si fida. Anzi, non solo può, ma lo deve fare, , naturalmente decidendo lui e solo lui a chi o che cosa consegnarsi, ma rimanendovi poi fedele anche quando c’è un prezzo da pagare. Ogni scelta autentica esprime, implicitamente o esplicitamente, questo dramma che dice assieme la dignità umana e la piena accoglienza della sua dimensione misteriosa.
  • Scelta ripetitiva e sterile
C’è chi teme la novità della scelta e le possibilità che certe scelte aprono davanti al soggetto, e allora decide di non correre alcun rischio: sceglie, ma è come non scegliesse, sceglie infatti di fare solo ciò che è sicurissimo di saper fare, sta ben attento a non fare il passo più lungo della gamba, è superprudente e pretende tutte le garanzie, preferisce battere la strada vecchia, più sicura e senza sorprese, e non s’accorge che si sta ripetendo o che il suo futuro è troppo simile al passato, quasi in un processo di clonazione a ripetere, mentre la vita diventa sempre più noiosa e incolore. In prospettiva vocazionale questo sarebbe il caso di chi decide il suo futuro semplicemente in base a quel che è, alle sue doti, a ciò in cui riesce, a quanto ha già scoperto di sé, e non è disposto ad accogliere alcuna provocazione che lo spinga ad andare oltre se stesso, a rischiare l’inedito, a buttarsi in avventure un po’ ardite, ove non ha garanzie precise. D’altronde è solo così che uno scopre la propria identità, e soprattutto scopre che essa è sempre al di là di quel che uno pensa di sé, del suo io attuale o dei suoi test attitudinali.
  • Scelta egoista e cieca
Infine esiste anche la decisione di chi vede solo se stesso e i propri interessi, e decide in base a essi, senz’accorgersi degli altri, del bisogno o del dolore altrui. Scegliere vuol dire aprirsi, accogliere la provocazione che viene dai volti incrociati, tener vigilanti i propri sensi, lasciarsi intercettare da appelli e domande. L’egoista non sa scegliere, poiché vede solo se stesso; e chi non sceglie il “tu” ha già scelto la propria morte.
  • Scelta imbecille e odiosa
Infine c’è la scelta di chi non sa più cosa fare per occupare il tempo, ovvero per sentirsi vivo, reattivo, capace di godere della vita, o che forse ha esaurito varie possibilità in tal senso, andando a cercare felicità nei santuari moderni, e ricevendo in cambio solo illusione di gioia, e si ritrova che non sa più cosa fare davvero per “ammazzare il tempo”. Un po’ come quei giovani assolutamente normali che, negli anni passati, non trovavano niente di meglio che “divertirsi” gettando sassi dal cavalcavia, giovani “vuoti”, come ebbe a giudicarli Andreoli; o come quegli altri di Rimini, giovani di buone famiglie, che una notte di qualche mese fa decidono di dar fuoco a un povero barbone che sta tentando di difendersi in qualche modo dal freddo pungente notturno, ovvero decidono che la loro voglia di provare un’emozione diversa sia più importante della dignità e della vita di quest’uomo. Per poi giustificarsi dicendo che non volevano fargli del male, ma solo spaventarlo, così, “per gioco”; e i genitori a difendere “teneramente” i loro pargoli ventenni perché… “mica l’han fatto per cattiveria”. Forse, il vuoto mentale forse è ereditario… In quale vuoto, in quale educazione al nulla sono cresciuti questi ragazzi “normali”? Che cos’è un uomo e chi ci sia dietro al volto d’ognuno, è mistero per qualcuno perduto, memoria colmata dal nulla…
(tratto da una riflessione di Amedeo Cencini )
dal sito Frati Treviso

giovedì 19 gennaio 2017

Lettera di Papa Francesco ai giovani

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
Di seguito ecco la lettera che Papa Francesco ha scritto ai giovani, in vista del prossimo Sinodo dei Vescovi, in programma per l’ottobre 2018, sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Con le sue parole ha voluto fin da subito  toccare il cuore di tanti giovani, aprire le braccia verso tutti i ragazzi, invitarli alla scoperta dell'amore del Signore e alla bellezza del fare la Sua volontà. 
Grazie Papa Francesco! Ci fidiamo di te! Vogliamo lasciarci guidare da te!
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Lettera del Papa ai giovani
Carissimi giovani,
sono lieto di annunciarvi che nell’ottobre 2018 si celebrerà il Sinodo dei Vescovi sul tema «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». Ho voluto che foste voi al centro dell’attenzione perché vi porto nel cuore. Proprio oggi viene presentato il Documento Preparatorio, che affido anche a voi come “bussola” lungo questo cammino.

Mi vengono in mente le parole che Dio rivolse ad Abramo: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò» (Gen 12,1). Queste parole sono oggi indirizzate anche a voi: sono parole di un Padre che vi invita a “uscire” per lanciarvi verso un futuro non conosciuto ma portatore di sicure realizzazioni, incontro al quale Egli stesso vi accompagna. Vi invito ad ascoltare la voce di Dio che risuona nei vostri cuori attraverso il soffio dello Spirito Santo.
Quando Dio disse ad Abramo «Vattene», che cosa voleva dirgli? Non certamente di fuggire dai suoi o dal mondo. Il suo fu un forte invito, una vocazione, affinché lasciasse tutto e andasse verso una terra nuova. Qual è per noi oggi questa terra nuova, se non una società più giusta e fraterna che voi desiderate profondamente e che volete costruire fino alle periferie del mondo?
Ma oggi, purtroppo, il «Vattene» assume anche un significato diverso. Quello della prevaricazione, dell’ingiustizia e della guerra. Molti giovani sono sottoposti al ricatto della violenza e costretti a fuggire dal loro paese natale. Il loro grido sale a Dio, come quello di Israele schiavo dell’oppressione del Faraone (cfr Es 2,23).

Desidero anche ricordarvi le parole che Gesù disse un giorno ai discepoli che gli chiedevano: «Rabbì […], dove dimori?». Egli rispose: «Venite e vedrete» (Gv 1,38-39). Anche a voi Gesù rivolge il suo sguardo e vi invita ad andare presso di lui. Carissimi giovani, avete incontrato questo sguardo? Avete udito questa voce? Avete sentito quest’impulso a mettervi in cammino? Sono sicuro che, sebbene il frastuono e lo stordimento sembrino regnare nel mondo, questa chiamata continua a risuonare nel vostro animo per aprirlo alla gioia piena. Ciò sarà possibile nella misura in cui, anche attraverso l’accompagnamento di guide esperte, saprete intraprendere un itinerario di discernimento per scoprire il progetto di Dio sulla vostra vita. Pure quando il vostro cammino è segnato dalla precarietà e dalla caduta, Dio ricco di misericordia tende la sua mano per rialzarvi.

A Cracovia, in apertura dell’ultima Giornata Mondiale della Gioventù, vi ho chiesto più volte: «Le cose si possono cambiare?». E voi avete gridato insieme un fragoroso «Sì». Quel grido nasce dal vostro cuore giovane che non sopporta l’ingiustizia e non può piegarsi alla cultura dello scarto, né cedere alla globalizzazione dell’indifferenza. Ascoltate quel grido che sale dal vostro intimo! Anche quando avvertite, come il profeta Geremia, l’inesperienza della vostra giovane età, Dio vi incoraggia ad andare dove Egli vi invia: «Non aver paura […] perché io sono con te per proteggerti» (Ger 1,8).

Un mondo migliore si costruisce anche grazie a voi, alla vostra voglia di cambiamento e alla vostra generosità. Non abbiate paura di ascoltare lo Spirito che vi suggerisce scelte audaci, non indugiate quando la coscienza vi chiede di rischiare per seguire il Maestro. Pure la Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori. San Benedetto raccomandava agli abati di consultare anche i giovani prima di ogni scelta importante, perché «spesso è proprio al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore» (Regola di San Benedetto III, 3).

Così, anche attraverso il cammino di questo Sinodo, io e i miei fratelli Vescovi vogliamo diventare ancor più «collaboratori della vostra gioia» (2 Cor 1,24). Vi affido a Maria di Nazareth, una giovane come voi a cui Dio ha rivolto il Suo sguardo amorevole, perché vi prenda per mano e vi guidi alla gioia di un «Eccomi» pieno e generoso (cfr Lc 1,38).
Con paterno affetto,
FRANCESCO


Aprite le porte a Cristo

mercoledì 18 gennaio 2017

QUANDO SARO' CAPACE DI AMARE ...?


" SARO' VERAMENTE CAPACE 
DI AMARE IL MONDO 
QUANDO SARO' 
PIENAMENTE CONVINTO 
DI ESSERE AMATO BEN AL DI LA' 
DEI CONFINI DEL MONDO "
(Henri Nouwen)

martedì 17 gennaio 2017

SII TE STESSO..SENZA DI TE NON SI PUO' FARE !

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia Pace. 
Tra i molti giovani che incontro o che mi scrivono, davvero mi colpisce talvolta la sfiducia, la tristezza, il non senso. Si tratta sempre di ragazzi splendidi che sembrano però avere già chiuso con la vita, spento ogni speranza, abbandonato ogni desiderio... In realtà il Signore chiama ciascuno a cose grandi e belle.. Il Signore per ognuno ha in serbo la gioia di vivere , bellezza e felicità...; solo ci invita a fidarci di lui, ad abbandonarci a lui...
Vi propongo al riguardo alcune parole tratte da una catechesi di un grande sacerdote, Don Flavio Rosini (ideatore del percorso dei Dieci Comandamenti) . Lasciamoci provocare e interrogare.., e non rinuciamo mai  a cercare.. a camminare, a contemplare, a sperare e amare. 
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



SII TE STESSO... SENZA DI TE NON SI PUO' FARE !

Ogni persona che vuole fare qualcosa di prezioso nella vita, deve rompere con una tristezza, disobbedire con una tentazione di nulla che ha dentro di sè.

Quanti ragazzi state messi così ? Sgonfi ? Pensate male di voi stessi! 
Quanto vi sbagliate!

Il Signore nostro Gesù Cristo è morto ed è Risorto per noi… perchè lo ha fatto ? Così, perchè era una cosa bella ? O perchè ne valeva la pena ? 

Perchè ti ama Dio ?
Perchè ne vale la pena di amare te, vale la pena di amare te !
Tu sei importante ! Tu sei prezioso !

Giovanni XXIII credeva che si potesse parlare con tutti perchè in tutti c’è il bene.
Giovanni Paolo II ha lanciato iniziative perchè ogni uomo può essere Santo. Io ero a Santiago di Compostela quando disse per la prima volta quella frase: “Non abbiate paura di essere Santi !“, perchè ne ho paura, perchè ne hai paura, perchè abbiamo paura di andare fino in fondo… e VAI FINO IN FONDO!
Che c’hai da perdere! Abbiamo paura di credere alla bellezza che noi siamo!

Ma... CRISTO CI CREDE! CRISTO CI CREDE CHE TU SEI IMPORTANTE!
Dà la vita per te! Muore per amore tuo, per te risorge!
Ma ti tratti come una cosa da quattro soldi, mentre invece sei importantissimo!! Vali il sangue di Cristo!

Quanto valgo io ? Quanto vali tu ?
Il più triste che sta qui questa sera, il più sgonfio, il più scoraggiato che sta qui dentro sappia che non sta credendo alla verità.

Se la tristezza abita nel tuo cuore non è la verità quella lì, la Verità è CRISTO.
E la verità è che Cristo ha pensato che tu sei uno per cui vale la pena che la seconda persona della Santissima Trinità fosse torturato, flagellato, crocifisso, morisse, per amore tuo. Lui ritiene che si può fare. Lui ritiene che tu vali la pena.

Guarda che Dio non ti ama solo perchè è Amore.
Dio ti ama anche perchè ti ha creato Lui e sa che sei bello, sa che sei bella.
Sa che senza di te non si può fare.
Sai perchè ti ha creato Dio ? Perchè senza di te non si può fare.
Ci sono persone che solo tu puoi amare.
Ci sono cose che solamente tu potrai fare.
Cose che solamente tu potrai dire. Sentimenti che solo tu potrai provare.

In nome di Cristo, sii te stesso, davanti a Dio, al Suo Amore.
In nome di Cristo credi che tanto quanto Dio ha amato e operato in Giovanni Paolo II e in Giovanni XXIII, così Dio vuole operare in te.

Speriamo che ci sia qualcuno coraggioso qua dentro, qualcuno che apra il cuore a questa bellezza.
(Don Fabio Rosini, Catechesi tenuta da don Fabio Rosini nella Basilica di S.Giovanni in Laterano il 22 aprile 2014 in preparazione della canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II)

sabato 14 gennaio 2017

Beato Odorico da Pordenone, primo frate missionario in Cina

Arca del beato Odorico - particolare
"Ti prego, o Cristo buono, per le preghiere e i meriti di Maria, 
sostienimi ogni giorno per luoghi e strade sicuri ".
(Beato Odorico)
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale,
il Signore vi dia pace.

Alcuni di voi mi hanno scritto recentemente manifestandomi il desiderio e il sogno della missione: un ideale tipicamente francescano!! Ancora vivente Francesco e su suo specifico mandato, i frati si diffusero, infatti, in tutta Europa e furono anche inviati fra i così detti "infedeli" (i saraceni) in Terra Santa, Marocco e in tutto il medio Oriente e in regioni lontanissime come la Cina.
Sull'onda di questi primi invii, nei secoli, i frati si sono resi presenti in quasi tutte le nazioni del Mondo, come potete vedere nel sito dell'Ordine, con una serie innumerevole di opere, chiese, conventi, scuole, ambulatori... così da portare ovunque la bellezza del Vangelo con lo stile di letizia, di fraternità e minorità tipicamente francescani.  

Oggi, 14 gennaio, è la festa di uno dei più grandi missionari dell'Ordine Francescano: il Beato Odorico da Pordenone, che circa otto secoli fa peregrinò a lungo fino ad arrivare in Cina. Qui, infatti, vi fu inviato dai superiori verso il1320 alla veneranda età - per l'epoca - di 55 anni. Arrivato dopo un viaggio di 8 anni (!) a Pechino, rimane solo tre inverni nella capitale del Celeste Impero, per poi far ritorno, via Tibet, Persia e Armenia alle terre venete da cui era partito. Nel Convento di Sant'Antonio di Padova, nel 1330 detterà la relazione del suo viaggio missionario per terra e per mare, vero emulo di Marco Polo. I suoi diari di viaggio raccontano le fatiche  e le gioie dell'annuncio del Vangelo oltre ad essere una miniera di notizie su un mondo allora assolutamente sconosciuto. 

La mia Provincia dei Frati Francescani Conventuali del Nord Italia è impegnata da tempo a far conoscere questa figura francescana e, se vuole il Signore, a diffonderne la venerazione, perchè possa essere proclamato Santo per la Chiesa universale. Ecco le pagine della Postulazione per la sua causa di canonizzazione.

I viaggi e la predicazione di Odorico per piantare la Chiesa in Cina ci spingono anche a pregare per la non facile e complessa situazione dei cristiani cinesi, fino ad oggi privati (o alquanto limitati) della libertà di religione e di culto. Nonostante questo, non mancano però in Cina vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa e molti sono gli aspiranti alla vita francescana!!!  Il  Signore, infatti,  continua a chiamare e a invitare alla sua sequela... e la risposta generosa spesso arriva là dove sembrerebbero più forti gli ostacoli se non addirittura la persecuzione !!

L'esempio del beato Odorico, susciti in noi una grande passione missionaria ed evangelizzatrice anche per le nostre stanche ed esauste terre d'Europa dove pure l'annuncio del Vangelo sembra sempre più difficile e segnato dall'indifferenza generale e dal rifiuto . 
Proprio per questo c'è  bisogno di frati ardenti di fede che percorrano ancora le nostre strade buie e tristi, di frati amanti che incendino i cuori aridi d'amore al Signore, di frati coraggiosi e umili per dialogare e incontrare tutti senza barrirere o pregiudizi, di frati audaci e miti che ancora sappiano prendersi cura e volere bene agli uomini  e alle donne e ai giovani... del nostro tempo.

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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giovedì 12 gennaio 2017

E POI SEGUIMI

Cari amici in cammino e in ricerca, il Signore vi dia pace. 
Vi propongo oggi il video di una canzone assolutamente vocazionale.  Ascoltandola, guardiamo e lasciamoci guardare dal Signore Gesù. 
A Lui sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


«E POI SEGUIMI» 

(TESTO: Bortolo Uberti; MUSICA: Filippo Bentivoglio; CORO: Gruppo Shekinah)

Vita piena già fin d’ora vita vera, io la cerco io l’inseguo, cosa fare?
Corro sempre dietro al tempo corro oggi
sui sentieri delle attese oltre il dubbio.

IO TI GUARDO IO TI AMO, SEI FRATELLO
NON TEMERE OSA ANCORA VENDI TUTTO
CON CORAGGIO FANNE DONO VIENI E SEGUIMI.
E POI SEGUIMI.
IL TESORO VERO IN CIELO SARÀ GRANDE SARÀ BELLO SARÀ.

Buon Maestro, fa’ fiorire sulla strada i colori ed i profumi del domani.
Tutto passa, passa in fretta, cosa resta?
Ciò che vale vale sempre e sarà gioia.
IO TI GUARDO IO TI AMO, SEI FRATELLO
NON TEMERE OSA ANCORA VENDI TUTTO
CON CORAGGIO FANNE DONO VIENI E SEGUIMI.
E POI SEGUIMI.
IL TESORO VERO IN CIELO SARÀ GRANDE SARÀ BELLO SARÀ.

Buon Maestro, sciogli il velo di tristezza sopra il volto sciogli il velo di tristezza
dentro il cuore vinci ogni resistenza dentro il cuore che non osa.
Guarda con amore i passi miei dammi forza di seguirti
dammi pace dammi luce dammi pace e luce ancora
pace e luce ancora.
IO TI GUARDO IO TI AMO, SEI FRATELLO
NON TEMERE OSA ANCORA VENDI TUTTO
CON CORAGGIO FANNE DONO VIENI E SEGUIMI.
E POI SEGUIMI.
IL TESORO VERO IN CIELO SARÀ GRANDE SARÀ BELLO SARÀ.
IL TESORO VERO IN CIELO SARÀ GRANDE SARÀ BELLO SARÀ.

 

lunedì 9 gennaio 2017

Le 6 gravi "TRAPPOLE" o "VIRUS" della ricerca vocazionale

Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace.

Sappiamo tutti come il cammino vocazionale non sia facile: una strada in salita, un'ascensione in cordata, piena di insidie, pericoli e tentazioni. 
Oggi vi ripropongo ( un pò...divertendomi..) le 6 TRAPPOLE più ricorrenti nei giovani in discernimento vocazionale: si tratta di autentici e velenosissimi "VIRUS" (molto simili fra loro), che possono colpire a morte la vocazione religiosa o indurci a rinunciare ad essa, a scivolare via, voltando il nostro cuore altrove.

Meditate cari giovani... meditate! Vi benedico e incoraggio.
frate Alberto (fra.alberto@davide.it)


1) Il virus da “giovane-ricco”. Tipico dei giovani “bravi, buoni e belli… intelligenti.. cattolici..”, che vanno in Chiesa, fanno magari gli animatori e cantano nel coro, sanno di cultura religiosa, frequentano gli ambienti ecclesiali e i pellegrinaggi ai santuari (Medjugorie in primis…, Lourdes... ecc..). Spesso proclamano ideali grandi di missione e annunci e testimonianza…; hanno una vita impegnata e buona, magari frequentano anche un gruppo di ricerca vocazionale! In realtà difficilmente si lasciano mettere in discussione in modo profondo e tantomeno accettano di “perdere” il loro tesoro (il "mio" progetto, il "mio" sogno, il "mio" posto, la "mia" morosa, la laurea…) per il Signore che chiede invece l’intera loro vita.

2) Il virus da “W la libertà..; c'è sempre tempo”: Tipico di chi afferma o pensa: “Ho fatto tutto! Ho frequentato persino il corso vocazionale! Ho fatto un ottimo discernimento…sono stato davvero bravo, ma.. alla fine ..non mi va di prendere impegni.., non me la sento di giocarmi..., farò più avanti.. ” . Questi sovente arrivano anche alla soglia di una decisione…Anzi, a volte hanno già deciso.. All’ultimo però tagliano la corda! Il loro motto è : "W la libertà"; oppure "c'è sempre tempo"!! Queste persone talvolta poi ricominciano da qualche altra parte, ma con le stesse dinamiche…; sempre, alla fine, scappando. Difficile per essi accettare “una storia” , “dei legami”, dire dei sì e dei no impegnativi. Volendo tenere aperte per sé tutte le strade…. rischiano di restare inconcludenti a vita e di essere in discernimento fino all'età della pensione!!

3) Il virus di “Cupido”: Spesso ne è colpito più di qualche giovane che da tempo e seriamente (almeno così pareva!) era in cammino e in ricerca vocazionale,  e si manifesta con virulenza quando questi (inaspettatamente)  trova la morosa o il moroso. Questo fatto spesso è colto da chi è colpito da tale sindrome come “un segno divino” (Dio lo ha voluto!) che azzera di colpo tutto un cammino e un discernimento (che sembrava genuino) di ricerca e di domande. Per cui, nulla conta ormai più di fronte all’irresistibile attrazione “dell’oggetto desiderato”. Gli interrogativi, i dubbi, le idealità, le grandi parole e la ricerca di prima subito si dissolvono così come la questione della scelta vocazionale ormai a senso unico e indiscutibile. Impossibile in questi casi mettere in questione “il fatto divino”, la chiara "volontà divina" che si è espressa nella "freccia scoccata da Cupido"; impresa inutile sollecitare un confronto anche sull’altra opzione da tempo perseguita e proclamata, che di colpo ora viene annullata. Si può parlare in questi casi di un vero discernimento?

4) Il virus da “Novello san Francesco”: tipico di chi inizia un cammino di discernimento vocazionale carico di certezze e con già programmi chiari nella sua testa. Questi annuncia slogans, fa grandi proclami di conversione, si presenta con atteggiamenti da santo o asceta, talvolta giudica gli altri (questi sono i frati rilassati..quelli i più fervorosi), ed esprime grandi certezze sul suo futuro ovviamente da frate, religioso, suora...Papa..o novello san Francesco. Di solito questi giovani sono i primi a ritirarsi dal gruppo vocazionale o comunque ad andare via dal Postulato . Molto difficile infatti per loro vivere la concretezza, confrontarsi con il reale spesso contradditorio e ambivalente… La vocazione religiosa invece non è mai una fuga dalla vita, ma una scelta per il Signore che all'intera vita (nulla escluso) dà luce e amore.

5) Il virus da “Pulcinella”: è l’atteggiamento di chi compie un cammino di ricerca vocazionale sempre nascosto dietro una maschera. Difficile per lui avere un sincero rapporto con i formatori e neppure con il padre spirituale, specie su aspetti personali, difficoltà interiori, piaghe o ferite del passato (per es. quelle legate all'ambito affettivo-sessuale). Sta sempre al palo, non si sbilancia mai, non si espone mai. Generalmente è compiacente, si adegua.. Magari arriva anche a fare una scelta, ad entrare in Postulato, ma presto dovrà fare i conti con se stesso e gli altri anche con non poche soffererenze. La vita comunitaria infatti ha la capacità di "smascherare" e mettere a nudo , chi siamo.... Meglio dunque da subito fidarsi dei formatori e di chi ci accompagna con la massima libertà e disponibilità e verità: non si può barare sulla propria vita!

6) Il virus del “fasso tutto mi ” (faccio tutto io) .tipico di chi, in definitiva, al di là delle belle parole, rifugge un confronto serio e vero e costante con gli accompagnatori vocazionali e in special modo con il P. Spirituale e soprattutto non si fida del Signore. Dai suoi formatori e guide  in realtà può anche andare, senza però mai lasciarsi scalfire in profondità, senza mai giocarsi e rischiare. Il “gioco” infatti, lo vuole condurre da solo; si fida solo di sé stesso e certo non osa mettere a repentaglio le proprie sicurezze sbilanciandosi troppo con qualcun altro, tantomeno con il  Signore: "sarebbe troppo rischioso fidarsi di Lui.!! E se poi mi frega??" Questo è l’atteggiamento frequente di chi , magari anche si dice in ricerca, ma solo ancora per salvarsi la faccia , anche davanti a Dio; ma in definitiva, è dio di se stesso!

Nb.: questi "VIRUS", con atteggiamenti conseguenti, sono spesso alquanto simili fra loro e intercambiabili. A volte sono copresenti e in buona compagnia reciproca. Attenzione dunque ad un autentico discernimento! Fatevi aiutare..., fidatevi..., pregate.. pregate... pregate.

venerdì 6 gennaio 2017

VOCAZIONE: COME I MAGI IN CAMMINO E IN RICERCA


6 Gennaio: Epifania del Signore

Cari amici, il Signore vi dia pace.
La festa dell'Epifania che oggi celebriamo, si presenta con profondi significati "vocazionali" e di vita per tutti noi. 

Nei Magi, infatti, intravediamo tutti i pellegrini, i cercatori inquieti di Dio e della Sua volontà (che sempre si lascia incontrare). In loro ecco tutti gli assetati di senso e di risposte autentiche e vere che, per questo, si mettono in discussione, si lasciano coinvolgere, lasciano le proprie sicurezze per inoltrarsi su nuove vie da esplorare e conoscere, diretti verso l'unica Meta sicura e davvero stabile che mai viene meno: il Signore Gesù

Buona festa e buon cammino allora a tutti i pellegrini dell'anima; buona festa e buon cammino in particolare a tutti quei giovani che fidandosi, spinti da molte domande e inquietudini (diventare frate..o prete o missionario francescano ?), hanno deciso di seguire la Stella e di intraprendere un viaggio certo non facile, eppure affascinante, di discernimento e ricerca vocazionale.
Possano giungere a contemplare e assaporare, come i Magi, la bellezza e la luce e la gioia della presenza del Signore nella loro vita. A Lui sempre la nostra Lode.

frate Alberto (fra.alberto@davide.it)

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I Magi, uomini dal cuore inquieto
I Magi, gli uomini che allora partirono verso l’ignoto erano uomini dal cuore inquieto. Uomini spinti dalla ricerca inquieta di Dio e della salvezza del mondo. Uomini in attesa, che non si accontentavano del loro reddito assicurato e della loro posizione sociale forse considerevole. Erano alla ricerca della realtà più grande. Erano forse uomini dotti che avevano una grande conoscenza degli astri e probabilmente disponevano anche di una formazione filosofica. Ma non volevano soltanto sapere tante cose. Volevano sapere soprattutto la cosa essenziale. Volevano sapere come si possa riuscire ad essere persona umana. E per questo volevano sapere se Dio esista, dove e come Egli sia. Se Egli si curi di noi e come noi possiamo incontrarlo. Volevano non soltanto sapere. Volevano riconoscere la verità su di noi, e su Dio e il mondo. Il loro pellegrinaggio esteriore era espressione del loro essere interiormente in cammino, dell’interiore pellegrinaggio del loro cuore. Erano uomini che cercavano Dio e, in definitiva, erano in cammino verso di Lui. Erano ricercatori di Dio.

I Magi, uomini che avevano coraggio
Questi erano anche e soprattutto uomini che avevano coraggio, il coraggio e l’umiltà della fede. Ci voleva del coraggio per accogliere il segno della stella come un ordine di partire, per uscire – verso l’ignoto, l’incerto, su vie sulle quali c’erano molteplici pericoli in agguato. Possiamo immaginare che la decisione di questi uomini abbia suscitato derisione: la beffa dei realisti che potevano soltanto deridere le fantasticherie di questi uomini. Chi partiva su promesse così incerte, rischiando tutto, poteva apparire soltanto ridicolo. Ma per questi uomini toccati interiormente da Dio, la via secondo le indicazioni divine era più importante dell’opinione della gente. La ricerca della verità era per loro più importante della derisione del mondo, apparentemente intelligente.

I Magi, ci indicano la strada
I Magi hanno seguito la stella, e così sono giunti fino a Gesù, alla grande Luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo (cfr Gv 1,9). Come pellegrini della fede, i Magi sono diventati essi stessi stelle che brillano nel cielo della storia e ci indicano la strada. I santi sono le vere costellazioni di Dio, che illuminano le notti di questo mondo e ci guidano. San Paolo, nella Lettera ai Filippesi, ha detto ai suoi fedeli che devono risplendere come astri nel mondo (cfr 2,15).

Benedetto XVI (da Omelia Epifania 2013)