domenica 31 dicembre 2017

IL SIGNORE TI BENEDICA E CUSTODISCA IN QUESTO NUOVO ANNO

Assisi- Agosto 2017 -  Giovani alla Settimana Vocazionale 
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 

Si chiude il 2017: un anno intenso per tutti, carico spesso di immagini ed eventi drammatici (guerre e confitti, disastri ambientali, terremoti ecc..lutti), ma anche segnato da innumerevoli germi di bene e speranza e bontà e bellezza che vi invito a ricordare e scoprire prima di tutto nella vostra vita. Sorretti dalla fede in Gesù, nato per noi, Signore del tempo e della storia, con sentimenti di gratitudine e di speranza innalziamo allora la nostra preghiera al Signore per quanto ricevuto e perchè non manchi di custodire ancora i nostri passi e il nostro cammino per i giorni a venire. Siamo nelle sue mani!

Invoco anche su tutti voi e le vostre famiglie la Sua benedizione e ricorro al riguardo alle parole con le quali san Francesco amava benedire i frati, secondo un testo scritto (la chartula) di suo pugno per l'amico frate Leone. 

A tutti, anche a nome dei frati, un Buon Anno - 2018 -  nel Signore.
A Lui sempre la nostra Lode!
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

===================================================================

BENEDIZIONE A FRATE LEONE

Il Signore ti benedica e ti custodisca.
Mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te.
Volga a te il suo sguardo e ti dia pace.
Il Signore ti dia la sua grande benedizione.

Benedicat tibi Dominus et custodiat te,
ostendat faciem suam tibi et misereatur
tui convertat vultum suum ad te
et det tibi pacem
Dominus benedicat frater Leo, te
Benedicat, benedicat,
benedicat tibi Dominus
et custodiat te Frater Leo, te

(versione adattata in musica)



FRATE LEONE, colto sacerdote e abile calligrafo, fu uno dei compagni prediletti da Francesco (è sepolto accanto a Francesco). Questi lo volle come suo confessore e segretario inseparabile, tanto da essere protagonista di molti episodi della vita del Santo. Frate Leone era amato da San Francesco per due virtù particolari, la semplicità e la purezza di cuore, per le quali venne chiamato dal Santo “pecorella di Dio”. A lui San Francesco confidò la dimora della «vera e perfetta letizia», lo volle al suo fianco quando compose la Nuova Regola, e, dopo aver ricevuto le Santissime Stimmate sul Monte La Verna, elesse frate Leone, tra gli altri più semplice e più puro, lasciandogli vedere e toccare quelle sante piaghe. A sottolineare il profondo legame tra i due, rimane come testimonianza anche la nota formula manoscritta della Benedizione che San Francesco dedicò a frate Leone, e la lettera che il Santo scrisse a frate Leone in risposta a un momento di sconforto. 

LA "CHARTULA" è certamente una delle reliquie più preziose conservate nella basilica di S. France­sco in Assisi. Si tratta infatti di un rarissimo autografo del Santo ( se ne trova solo un altro nel duomo di Spoleto), un foglietto scritto subito dopo la stigmatizzazione sul monte della Verna, nel settembre del 1224. Contiene, da un lato, il testo delle «Lodi di Dio Altissimo» e, dall’altro, la «Benedizione a frate Leone». Riporta anche ben visibile il “Tau”, simbolo con il quale Francesco si firmava.


sabato 30 dicembre 2017

I POSTULANTI DI BRESCIA SI RACCONTANO - #1 - LA TESTIMONIANZA DI DIOGO

Cari amici in ricerca e in ascolto della vocazione divina,
il Signore vi dia pace.

Vi presento oggi un simpatico video prodotto dai Postulanti del convento di Brescia (è il primo video di una serie che intendono realizzare per meglio far conoscere la loro vita e la loro scelta francescana). Qui, in particolare, potrete ascoltare la testimonianza di Diogo, un ragazzo portoghese di 21 anni. 

Ringraziandoli di cuore, li accompagniamo con la nostra preghiera. 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it

Ottobre 2017- Postulanti di Brescia ospiti in una famiglia ( per la vendemmia e la raccolta della frutta)

I POSTULANTI DI BRESCIA SI RACCONTANO 
#1:  LA TESTIMONIANZA DI DIOGO

Ciao Ragazzi,
siamo molto contenti di presentarvi uno dei nostri confratelli,

Diogo è un ragazzo Portoghese di 21 anni. Nativo della città di Porto, è cresciuto in una famiglia cristiana non praticante, ma ha avuto i primi esempi di fede dalla nonna paterna. Ha un fratello di 15 anni.  E' stato catechista nella sua parrocchia di san Giuseppe da san Lazzaro. All'università di Braga ha frequentato la facoltà di Scienze Politiche . Fra le sue passioni, la lettura e l'immergersi nella natura incontaminata.


Circa due anni fa ha conosciuto i frati minori conventuali della delegazione del Portogallo.
Rimasto affascinato dalla figura di Francesco decide di vivere con loro un'esperienza nel Convento di Lisbona. In questo periodo svolge attività di volontariato e servizio pastorale nelle due parrocchie della comunità di Lisbona e in contemporanea, intraprende i primi studi di teologia e soprattutto conosce più da vicino lo stile e il modo di essere di una fraternità francescana ( lavoro, servizio, preghiera..).

Confermatosi nella sua intenzione vocazionale, chiede l’ingresso in postulato. Giunge così a Brescia (BS) dove tutt’ora risiede e dove condivide un nuovo cammino con altri otto giovani .

Qui sotto  vi presentiamo la video intervista / testimonianza di Diogo
A presto  
I Postulanti

 

venerdì 29 dicembre 2017

ESSERE VERGINI

Cari amici, il Signore vi dia pace. 

Fra i tanti quesiti che mi sono rivolti sulla nostra vita di frati francescani, molti riguardano la verginità che ci caratterizza come religiosi. 
Per qualcuno si tratta di una scelta incomprensibile e "fuori di testa", altri, pur intuendone il valore, la dichiarano una meta impossibile da raggiungere ..ecc.. Vi propongo al riguardo qualche semplice considerazione augurandovi fin da ora un Buon Anno Nuovo. 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Essere vergini è il  segno del nostro amore appassionato a Dio e alle sue creature, la molla, di ogni annuncio, di ogni agire veramente redentivo e per il Regno di Dio. Un segno per questo, mai dato per scontato, ma sempre da custodire e convertire e rinnovare!

Il vergine è un simbolo di speranza e di attesa. Egli sa che la sua vita trova il suo compimento solo attraverso un Altro, lo Sposo, il Signore. 
Noi frati, in quanto persone vergini, viviamo nella convinzione che c'è Qualcuno che viene, il quale porterà a compimento la nostra vita. Nel nostro impegno per gli altri non siamo dunque noi a portare loro una liberazione assoluta, ma è il nostro Dio, in Gesù Cristo, che attuerà la Redenzione definitiva. Questa convinzione ci consente di saper attendere, di avere pazienza ed essere aperti a Lui e alla sua azione redentrice. Essa ci aiuta nei momenti di insuccesso e di frustrazione. Ci impedisce anche di pensare di essere indispensabili.

I "nemici" della verginità sono la rassegnazione, la mancanza di speranza, la noia della vita, il tedio, la paura della morte e l'innamoramento di sè. 
La verginità invece, non resta aggrappata alle delusioni, non impiega le sue energie all'indietro, nel passato, ma si protende verso il futuro. Per noi persone che viviamo "verginalmente",  la nostra visione di vita e di senso non è dunque ristretta  e rinchiusa al presente, nè tanto meno al passato... Dio fa nuove tutte le cose e noi siamo chiamati a lavorare insieme con lui tenendo lo sguardo sempre rivolto verso i cieli nuovi e le terre nuove promessi da Cristo. Le persone vergini sono in grado di scoprire qui e ora, come già presenti i segni nascosti del Regno di Dio. La verginità come atteggiamento di speranza e di attesa ci consente di muoverci con fiducia verso un futuro sconosciuto.

Su questo cammino tuttavia corriamo dei rischi. Le cose materiali, il lavoro e il successo possono renderci "sazi" e darci un falso senso di pienezza. Ma solo colui che "ha fame", come una vergine, può tendere a qualcosa di meglio: volgere lo sguardo verso qualcosa di più grande. Solo questa "visione" permette anche di annunciare la redenzione ai poveri e agli emarginati

cfr "per una comprensione dei voti" di sr. Anneliese Herzig

mercoledì 27 dicembre 2017

UN UOMO... A NATALE

Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace.

Spero tutti vi stiate gustando questi giorni di Natale e la gioia per la nascita di Gesù. 

Oggi vi propongo alcuni pensieri, -una preghiera/poesia- inviatami da un amico (Angelo), un papà di famiglia, un "babbo" (come dicono da quelle parti), un buono e saggio contadino sulle colline romagnole. Li ho trovati molto "francescani" e adatti anche a dei giovani che si interrogano sulla vocazione religiosa e su una possibile consacrazione come frati. Mi pare, infatti, che bene esprimano quegli atteggiamenti di umiltà e affidamento e ascolto senza i quali non è possibile alcun discernimento, nè un autentico incontro con il Signore Gesù che piccolo e povero ha scelto di donarsi a noi . Un grazie a babbo Angelo insieme alla nostra preghiera per lui e i suoi cari. 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


un Uomo

Un anno che aspetto il Natale, il Natale è arrivato.
Un anno che aspetto di essere più buono, la più bontà non è entrata in me.
Un anno che aspetto di essere più attento agli altri, passo e non li vedo.
Un anno che aspetto di essere più generoso, la mia mano resta sempre stretta.
Un anno che aspetto di amare di più, il mio cuore non vuole saperne di allargarsi.
Un anno che aspetto di essere più misericordioso, il rancore non mi ha ancora lasciato.
Un anno che aspetto di fare buoni propositi, sono fermo a quelli della preistoria.
Un anno che aspetto di essere in pace, la guerra mi attanaglia le viscere.
Un anno che aspetto le luminarie, tante luci risplendono per le vie.
Un anno che aspetto il torrone, il torrone è arrivato.
Un anno che aspetto il panettone, il panettone è servito.
Un anno che aspetto i doni, i doni Lui non mi ha portato.
Lui a me si è donato!

Buon Santo Natale

martedì 26 dicembre 2017

SE DIO SI E' FATTO UOMO , IN OGNI UOMO SCOPRO IL SUO VOLTO

Cari amici in cammino e in ricerca della vocazione divina, il Signore vi dia pace.
Stiamo vivendo ancora nella luce del Natale e certo mi auguro che tutti abbiate trascorso questo giorno nella gioia e nella letizia per il Signore Gesù che è nato per noi.

Mi ha molto toccato ascoltare ieri l'omelia del Papa alla messa nella notte, in San Pietro ( che riporto di seguito). Francesco ci ha richiamati tutti dal rifuggire dalla superficialità di un Natale esteriore, ma chiuso al volto e al cuore del fratello, specie se bisognoso! Con il Natale infatti ogni uomo, senza più distinzione, acquista e rifulge della sua più vera e profonda dignità perchè "Dio si è fatto uomo"!!! Questo è l'annuncio che cambia la storia e lo stile dei nostri rapporti, dei nostri sguardi, delle nostre scelte, delle nostre relazioni con chiunque incontriamo o bussa alla nostra porta!

SE DIO SI E' FATTO UOMO, IN OGNI UOMO SIAMO CHIAMATI A RICONOSCERE IL VOLTO DI GESU'!

Al Signore che è nato per noi, sempre la nostra Lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

NATIVITA' 2017
Omelia di papa Francesco
Messa di mezzanotte Natale 2017

Maria «diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio» (Lc 2,7). Con questa espressione semplice ma chiara, Luca ci conduce al cuore di quella notte santa: Maria diede alla luce, Maria ci ha dato la Luce. Un racconto semplice per immergerci nell’avvenimento che cambia per sempre la nostra storia. Tutto, in quella notte, diventava fonte di speranza.

Andiamo indietro di alcuni versetti. Per decreto dell’imperatore, Maria e Giuseppe si videro obbligati a partire. Dovettero lasciare la loro gente, la loro casa, la loro terra e mettersi in cammino per essere censiti. Un tragitto per niente comodo né facile per una giovane coppia che stava per avere un bambino: si trovavano costretti a lasciare la loro terra. Nel cuore erano pieni di speranza e di futuro a causa del bambino che stava per venire; i loro passi invece erano carichi delle incertezze e dei pericoli propri di chi deve lasciare la sua casa.

E poi si trovarono ad affrontare la cosa forse più difficile: arrivare a Betlemme e sperimentare che era una terra che non li aspettava, una terra dove per loro non c’era posto.

E proprio lì, in quella realtà che era una sfida, Maria ci ha regalato l’Emmanuele. Il Figlio di Dio dovette nascere in una stalla perché i suoi non avevano spazio per Lui. «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto» (Gv 1,11). E lì… in mezzo all’oscurità di una città che non ha spazio né posto per il forestiero che viene da lontano, in mezzo all’oscurità di una città in pieno movimento e che in questo caso sembrerebbe volersi costruire voltando le spalle agli altri, proprio lì si accende la scintilla rivoluzionaria della tenerezza di Dio. A Betlemme si è creata una piccola apertura per quelli che hanno perso la terra, la patria, i sogni; persino per quelli che hanno ceduto all’asfissia prodotta da una vita rinchiusa.

Nei passi di Giuseppe e Maria si nascondono tanti passi. Vediamo le orme di intere famiglie che oggi si vedono obbligate a partire. Vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra. In molti casi questa partenza è carica di speranza, carica di futuro; in molti altri, questa partenza ha un nome solo: sopravvivenza. Sopravvivere agli Erode di turno che per imporre il loro potere e accrescere le loro ricchezze non hanno alcun problema a versare sangue innocente.

Maria e Giuseppe, per i quali non c’era posto, sono i primi ad abbracciare Colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza. Colui che nella sua povertà e piccolezza denuncia e manifesta che il vero potere e l’autentica libertà sono quelli che onorano e soccorrono la fragilità del più debole.

In quella notte, Colui che non aveva un posto per nascere viene annunciato a quelli che non avevano posto alle tavole e nelle vie della città. I pastori sono i primi destinatari di questa Buona Notizia. Per il loro lavoro, erano uomini e donne che dovevano vivere ai margini della società. Le loro condizioni di vita, i luoghi in cui erano obbligati a stare, impedivano loro di osservare tutte le prescrizioni rituali di purificazione religiosa e, perciò, erano considerati impuri. La loro pelle, i loro vestiti, l’odore, il modo di parlare, l’origine li tradiva. Tutto in loro generava diffidenza. Uomini e donne da cui bisognava stare lontani, avere timore; li si considerava pagani tra i credenti, peccatori tra i giusti, stranieri tra i cittadini. A loro – pagani, peccatori e stranieri – l’angelo dice: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore» (Lc 2,10-11).

Ecco la gioia che in questa notte siamo invitati a condividere, a celebrare e ad annunciare. La gioia con cui Dio, nella sua infinita misericordia, ha abbracciato noi pagani, peccatori e stranieri, e ci spinge a fare lo stesso.

La fede di questa notte ci porta a riconoscere Dio presente in tutte le situazioni in cui lo crediamo assente. Egli sta nel visitatore indiscreto, tante volte irriconoscibile, che cammina per le nostre città, nei nostri quartieri, viaggiando sui nostri autobus, bussando alle nostre porte.

E questa stessa fede ci spinge a dare spazio a una nuova immaginazione sociale, a non avere paura di sperimentare nuove forme di relazione in cui nessuno debba sentire che in questa terra non ha un posto. Natale è tempo per trasformare la forza della paura in forza della carità, in forza per una nuova immaginazione della carità. La carità che non si abitua all’ingiustizia come fosse naturale, ma ha il coraggio, in mezzo a tensioni e conflitti, di farsi “casa del pane”, terra di ospitalità. Ce lo ricordava San Giovanni Paolo II: «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo» (Omelia nella Messa d’inizio del Pontificato, 22 ottobre 1978).

Nel Bambino di Betlemme, Dio ci viene incontro per renderci protagonisti della vita che ci circonda. Si offre perché lo prendiamo tra le braccia, perché lo solleviamo e lo abbracciamo. Perché in Lui non abbiamo paura di prendere tra le braccia, sollevare e abbracciare l’assetato, il forestiero, l’ignudo, il malato, il carcerato (cfr Mt 25,35-36). «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo». In questo Bambino, Dio ci invita a farci carico della speranza. Ci invita a farci sentinelle per molti che hanno ceduto sotto il peso della desolazione che nasce dal trovare tante porte chiuse. In questo Bambino, Dio ci rende protagonisti della sua ospitalità.

Commossi dalla gioia del dono, piccolo Bambino di Betlemme, ti chiediamo che il tuo pianto ci svegli dalla nostra indifferenza, apra i nostri occhi davanti a chi soffre. La tua tenerezza risvegli la nostra sensibilità e ci faccia sentire invitati a riconoscerti in tutti coloro che arrivano nelle nostre città, nelle nostre storie, nelle nostre vite. La tua tenerezza rivoluzionaria ci persuada a sentirci invitati a farci carico della speranza e della tenerezza della nostra gente.

Es Ist ein Ros' entsprungen (Praetorius) The Gesualdo Six at Ely Cathedral

.

lunedì 25 dicembre 2017

"BUON NATALE" DA SAN FRANCESCO E SANT'ANTONIO

Pace e bene a voi tutti cari amici.

Il Signore Gesù che oggi nasce, ancora e nonostante tutto ci invita alla gioia e alla speranza. La sua luce risplende, infatti, più forte di ogni oscurità e morte e non senso.

Ce lo ricordano anche i nostri amati santi, san Francesco d'Assisi e sant’Antonio di Padova che, con parole stupende, evidenziano i sentimenti di «letizia» e «festa» e «sorriso» e «condivisione» e «gratitudine», che devono caratterizzare questa grande solennità cristiana. Accogliamo dunque fratelli, tali amorevoli ammonimenti!

Non rinunciamo oggi a gesti di pace e amicizia e riconciliazione, gustiamoci tutta la bellezza dell'intimità delle nostre famiglie e degli affetti più cari, riscopriamo nell'altro un volto amico e fraterno, preghiamo e lodiamo Dio Padre per ogni cosa – lieta e non –, ma soprattutto rendiamogli grazie per il Dono del Suo Figlio Gesù che nasce per noi!

A voi tutti e alle vostre famiglie, i più cari Auguri di un Santo Natale!
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

San Francesco "inventa" il Presepio
L'ineffabile premura di Francesco per il Natale
Al di sopra di tutte le altre solennità, celebrava con ineffabile premura il Natale del Bambino Gesù, e chiamava festa delle feste il giorno in cui Dio, fatto piccolo infante, aveva succhiato ad un seno umano. Baciava con animo avido le immagini di quelle membra infantili, e la compassione del Bambino, riversandosi nel cuore, gli faceva anche balbettare parole di dolcezza alla maniera dei bambini. Questo nome era per lui dolce come un favo di miele in bocca (Vita di S. Francesco - Fonti Francescane n.787).

Natale, giorno di festa e convivialità piena
Un giorno i frati discutevano assieme se rimaneva l'obbligo di non mangiare la carne, dato che il Natale quell'anno cadeva di venerdì. Francesco rispose a frate Morico: «Tu pecchi fratello, a chiamare venerdì il giorno in cui è nato per noi il Bambino. Voglio che in un giorno come questo anche i muri mangino carne, e se questo non è possibile, almeno ne siano spalmati all'esterno. » (Vita di S. Francesco - Fonti Francescane 787)

Natale, giorno di esultanza per uomini e animali
Francesco aveva maggior reverenza per il Natale che per le altre festività. Diceva: «Dopo che il Signore nacque per noi, cominciò la nostra salvezza.. (..) E per reverenza verso il Figlio di Dio, che quella notte la vergine Maria depose in una greppia tra il bue e l’asino, chiunque abbia bue e asino sia obbligato a fornire loro generosamente delle buone biade. Così pure, che quel giorno tutti i poveri abbiano in dono dai ricchi copiose ottime vivande.». Voleva perciò che quel giorno ogni cristiano esultasse nel Signore e per amore di lui, che ci donò se stesso, tutti provvedessero largamente non solo ai poveri, ma anche agli animali e agli uccelli. (Vita di S. Francesco - Fonti Francescane. 1814)

Nel Natale, il motivo di sorridere e gioire
«E l'angelo disse ai pastori: Ecco, io vi annunzio una grande gioia, perché oggi vi è nato il Salvatore... « (Lc 2,10. 11). Con questo concordano le parole della Genesi: «Nacque Isacco. E Sara disse: Il Signore mi ha dato il sorriso e chiunque lo saprà, sorriderà con me» (Gn 21,5-6). Sara s'interpreta «principessa» o «carbone», ed è figura della gloriosa Vergine, principessa e regina nostra, infiammata dallo Spirito Santo come il carbone dal fuoco. Oggi Dio le ha dato il sorriso, perché da lei è nato il nostro sorriso. «Io vi annunzio una grande gioia», perché è nato il sorriso, perché è nato Cristo.
Questo abbiamo udito oggi dall'angelo: «Chiunque lo sentirà, sorriderà insieme con me». Sorridiamo dunque ed esultiamo insieme con la beata Vergine, perché Dio ci ha dato il sorriso, cioè il motivo di sorridere e di gioire con lei e in lei: «Oggi vi è nato il Salvatore». Se uno si trovasse in punto di morte o fosse condannato all'ergastolo, e gli venisse annunziato: Ecco, è arrivato uno che ti salverà! Forse che non sorriderebbe, forse che non esulterebbe? Certamente! Esultiamo quindi anche noi, nella serenità della coscienza e nell'amore autentico (cf. 2Cor 6,6), perché oggi ci è nato il Salvatore, colui che ci salverà dalla schiavitù del diavolo e dall'ergastolo dell'inferno. (Sermone di Natale - S. Antonio di Padova)


Natività di Altichiero di Zevio ( 1375) - Padova- Basilica del Santo

BUON NATALE

domenica 24 dicembre 2017

L'ANNUNCIO DELL'ANGELO - PAROLE DI VOCAZIONE

Gerard David (Bruges 1510) : Annunciazione
IV DOMENICA DI AVVENTO
24 dicembre 2017

DAL VANGELO DI LUCA (1,26-38)
Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei. 

===================///===///===///=================

Il Vangelo di oggi, ultima domenica di Avvento, con ormai il Natale imminente (in questa notte) ci presenta la scena dell'Annuncio dell'Angelo a Maria. E' il racconto della vocazione della Vergine, della sua chiamata come della sua risposta. Di seguito vi indico un breve itinerario meditativo soffermandomi esclusivamente sulle parole dell'Angelo Gabriele, autentiche gemme da custodire e meditare. Mi sembra infatti possano condensare indicazioni preziose per il vostro cammino di discernimento e ricerca vocazionale. 

  • «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te»  Qui  intravediamo la dinamica e il senso più profondo di ogni chiamata: è sempre il Signore a prendere l'iniziativa, a visitarci e rivelarSi misteriosamente nella Sua predilezione e "preferenza" per noi. E' bello quindi che la gioia e lo stupore grato si accompagnino al timore per questo sguardo privilegiato inaspettato e interrogante!
  •  «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» . Se dal Signore viene l'annuncio di una novità di vita sempre spiazzante, da Lui viene anche sempre la rassicurazione, l'invito a non temere, a confidare e ad affidarsi a Lui. Nella Sua chiamata, infatti, è racchiuso un compito altissimo che Lui stesso desidera affidarci: di generarLo e darLo alla luce e  così far conoscere a tutti il Suo nome affinchè Egli regni nel cuore di ogni uomo. In tale mandato non può dunque lasciarci soli.
  • «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». La vocazione qui appare come una sorta di abito nuziale, di vestito per la festa di nozze di cui il Signore, lo Sposo, ci vuole ricoprire. La generatività, la sorgente di vita e d'amore che sgorgherà da questo incontro, oltre ogni nostra aspettativa o personale capacità ne sarà il frutto prezioso da regalare e condividere con l'umanità intera assetata di senso e pienezza e speranza... Davvero nulla è impossibile a Dio!! Con Maria e da Maria impariamo allora il coraggio e la gioia di dire: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Francisco Guerrero (Sevilla, 1528-1599) - Gabriel Archangelus

Gabriel archangelus
locutus est ad Virginem, dicens: 
Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum
benedicta tu in mulieribus. 

Gabriel archangele
veni in adjutorio populo Dei
qui semper assistis
in conspectu Domini.

venerdì 22 dicembre 2017

GIOVANI IN RICERCA SULLE ORME DI SAN FRANCESCO Testimonianza di Stefano


Pace e bene a voi tutti cari amici in ascolto della "vocazione divina".

Nel recente ponte dell'Immacolata, una quindicina di giovani in "ricerca" (del nord e del centro Italia) ha trascorso ad Assisi con noi frati un "Week-End Vocazionale": un'esperienza davvero coinvolgente ed entusiasmante che ha toccato il cuore di tutti. 
Di questi giorni e di quanto vissuto, ce ne parla Stefano, un giovane proveniente dalla provincia di Bergamo (del Gruppo San Damiano Nord-Italia), che per la prima volta  visitava la città del Poverello. Ringraziandolo di cuore per il suo contributo chiedo a tutti una preghiera per lui come per gli altri giovani in cammino vocazionale. 

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it) 
  


Sulle orme di Francesco – riflessione di un’esperienza ad Assisi

Assisi ha qualcosa di speciale.

Con questa convinzione sono partito alla volta della città del Poverello per un’esperienza di vicinanza al francescanesimo, di messa in discussione di sé e di avvicinamento a Dio, che proprio in questo luogo ha parlato cambiando il mondo e la storia. Ancora una volta.

“Una meta così significativa” – ho sempre pensato – “merita certamente un’adeguata preparazione, lo sviluppo di una piena consapevolezza dei fatti avvenuti laggiù per poter apprezzare la grandiosità che quella terra benedetta porta con sé”.

E non si tratta solamente del fatto di aver dato i natali a San Francesco e Santa Chiara: Assisi rappresenta, infatti, il cuore pulsante della contagiosa fervenza del movimento francescano e del suo attualissimo respiro, che ha portato la città a diventare una meta di pellegrinaggio capace, anche dopo 800 anni, di dialogare con l’Uomo e a influenzare il costume e la società.

Avere poi la possibilità di scoprire questi luoghi con la guida dei frati e in compagnia dei fratelli del gruppo San Damiano non può che trasformare alcuni giorni di condivisione in una grazia da custodire gelosamente. E’ anche dormendo, mangiando e pregando insieme che si matura in relazione all’accoglienza dell’altro, nel nome di quel Dio Padre che ci rende tutti Suoi figli. La consapevolezza di non essere solo, di non essere IL solo, rende un cammino di ricerca ancora più significativo e formativo. Ed è appunto nella condivisione che un’esperienza può trasformarsi in una tappa fondamentale del proprio cammino spirituale!

Chi ancora non ha conosciuto da vicino queste terre, o lo ha fatto con un interesse meramente storico o artistico, rifletta sulla necessità di confrontarsi, da un lato, con le vite di San Francesco e Santa Chiara e, dall’altro, con il Vangelo: sono le due fonti, se così possiamo chiamarle senza sminuirle, indissolubilmente intrecciate e fondamentali per imparare a dialogare con Dio attraverso i luoghi.

Assisi è sì speciale ma…la sua grandezza non si trova solo nella possibilità di visitare chiese e cattedrali, di sostare davanti a reliquie o affreschi preziosi: ciò che è davvero speciale è l’atmosfera di raccoglimento che la caratterizza e l’orgoglio spirituale di chi la frequenta che è in grado di toccare nel profondo l’animo offrendo l’opportunità non solo di vedere ma soprattutto di vivere Assisi. Anche se solo per poco tempo. Ma con grandi effetti.

E la guida dei frati francescani diviene a questo proposito un ausilio fondamentale.

Assisi è mettersi in discussione. 
Assisi è silenzio. 
Assisi è meditazione. 
Assisi è preghiera.

Nel distacco da una quotidianità troppo ingombrante è possibile rinnovare il proprio essere cristiano, toccando con mano uno stile di vita di totale abbandono al Signore e avvicinandosi a quel “salto nel buio” che ci Lui chiede di fare, alla ricerca della propria vocazione.

Dalla casa natale alla Porziuncola, passando per la Verna e il tugurio di Rivotorto: ripercorrendo le orme di Francesco è stato possibile interrogarsi sul proprio percorso, su chi siamo e, soprattutto, su chi vogliamo essere, certamente ispirati dal carisma dei frati (e dei novizi) che hanno aperto senza riserve le porte del Convento a  un gruppo di giovani che ha aperto il proprio cuore all’ascolto di Dio.

“Signore, chi vuoi che io sia?” chiedeva Francesco davanti a una umile croce, arrivata chissà come in quel lebbrosario: due assi di legno decorate e appese nel luogo dei reietti.

Assisi.

Qui è dove tutto è ha avuto inizio. Qui è dove il mondo cambia. Qui è dove Dio ti chiama a riparare la Sua casa.

Assisi è dove oggi ci raduniamo per “riparare” la nostra vita, chiamati a compiere una scelta sulle orme di Francesco.


 Stefano




mercoledì 20 dicembre 2017

ASSISI - CAPODANNO 2018 CON FRANCESCO

Caro amico in ricerca, il Signore ti dia Pace.
Hai pensato come trascorrere il fine anno e iniziare il nuovo in modo unico? 
Ad Assisi i frati francescani ti aspettano. Sotto trovi il programma e come iscriverti. Anticipo a tutti già da ora i più cari auguri di un SANTO NATALE.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Campo di Capodanno con s. Francesco
"IN-VIA"
Come imparare a scegliere cristianamente
 Dal 29 Dicembre 2017 al 01 Gennaio 2018
il Centro francescano Giovani organizza
l'annuale Campo di Capodanno con s. Francesco.
L'iniziativa è rivolta a tutti i giovani dai 18 ai 28 anni.
Per conoscere il programma, clicca qui

Per info ed iscrizioni, invia un'e-mail a segreteria@giovaniversoassisi.it

giovedì 14 dicembre 2017

ASSISI - CAPODANNO : GIOVANI CON SAN FRANCESCO


"IN-VIA"
Come imparare a scegliere cristianamente
 Dal 29 Dicembre 2017 al 01 Gennaio 2018
Campo di Capodanno con s. Francesco.
Per tutti i giovani dai 18 ai 28 anni.


Cari giovani amici, il Signore vi dia pace.

Vengo a ricordarvi una bellissima proposta dei nostri frati della Basilica di san Francesco in Assisi. Si tratta del Campo di Capodanno, un appuntamento sempre atteso da tantissimi ragazzi/e da tutta Italia. Vivremo giorni di gioia e festa, ringraziando il Signore per i doni ricevuti e chiedendo il suo aiuto per l'anno nuovo che prende il via. Ci saranno momenti di  confronto, preghiera, lode, bellezza, fraternità.. nell'atmosfera magica di Assisi, accompagnati da san Francesco. Il filo conduttore del campo sarà il tema del "discernimento" in sintonia con il prossimo Sinodo dei giovani indetto dal papa per il 2018. Vi attendiamo come sempre numerosi e desiderosi di condividere questa stupenda esperienza. 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)   


Per conoscere il programma, clicca qui.
Per info ed iscrizioni, invia un'e-mail a segreteria@giovaniversoassisi.it





mercoledì 13 dicembre 2017

ASCOLTA LA TUA SETE !

«Quando si è giovani, si ha sempre sete!
La sete rivela un vuoto da colmare:
Sete di una vita straordinaria, non mediocre…
Sete di salute, di successo, di riuscita…
Sete di essere amato e sete di amare…
E' un avere sete... per essere dissetati»

La vocazione francescana è una risposta alla sete profonda.
San Francesco durante la sua giovinezza è uno straordinario "assetato": ha sete d'amore, di gloria e fama, di bellezza... Ha sete di essere riconosciuto e lodato. Da tali desideri, inizialmente, si lascia però condurre in maniera superficiale ed emotiva.  In questo periodo di vita, ovunque e a tutti, in ogni suo gesto o parola, in fondo, con seduzione sembra dire: «amatemi!». 
In seguito, crescendo e maturando (anche attraverso la sofferenza e la delusione dei percorsi fino ad allora intrapresi), egli sente di dover andare più all'essenziale. Ha sete di pienezza, di felicità autentica e duratura. Francesco allora cambia! Invece di inseguire soddisfazioni effimere e passeggere, ricerca ora la gioia e la felicità "vera e per sempre". Comprende che solo Dio sazia e disseta in tal modo. Si tuffa allora nella bontà e nella bellezza del Signore.  Passa così dal Dio delle «domeniche alla messa», da un Dio formale e lontano, al Dio della sua vita. San Francesco fa esperienza di un Dio Vivente, Amante e da amare; un Dio il cui amore non è virtuale, ma tocca e trasforma e riempie e sazia e riscalda.
Tutti noi abbiamo – e i giovani del XXIe secolo in particolare – sete di senso, d’amore, di serenità. Siamo tutti, al riguardo, dei cercatori inquieti che si agitano finchè non troviamo un cuore dove sostare e riposare. La sete provoca sempre una ricerca e un dinamismo interiore, suscita sempre domande che scuotono e mettono in movimento: Dove trovare ristoro? Con chi? Come? Dio ci offre il suo Amore per colmare i nostri desideri più profondi e ridarci fiducia e speranza.


E..tu, hai sete? Lasciati raggiungere e toccare dall'amore di Dio! In Lui, "acqua viva", come san Francesco e tanti altri nella storia, potrai trovare la gioia e la pace vera e così dare pienezza alla tua vita.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode
Fra Alberto ( fra.alberto@davide.it)

(cfr. vocation  franciscaine)

lunedì 11 dicembre 2017

COS'E' LA VOCAZIONE ? COME SCOPRIRE LA PROPRIA VOCAZIONE?

Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace.

Che senso ha parlare oggi di vita come "vocazione" e di "chiamata" da parte del Signore? Ma che cos'è questa "vocazione"? Sono temi,  per la verità, su cui ho già scritto molto in vari POST e che potete consultare nel blog.
Vi propongo al riguardo un altro interessante contributo, tratto da una recente intervista rilasciata dal cardinale LUIS ANTONIO TAGLE (filippino).

A tutti auguro ancora un buon cammino verso il S. Natale. 
Al Signore Gesù sempre la nostra lode

fra Alberto (fra.alberto@davide.it

ASSISI-BASILICA DI SAN FRANCESCO
GIOVANI NOVIZI IN PREGHIERA
INTERVISTA AL CARDINALE LUIS ANTONIO TAGLE

COS'E' LA VOCAZIONE ? COME SCOPRIRE LA PROPRIA VOCAZIONE?
Il prossimo anno si svolgerà un sinodo il cui tema è “I giovani, la fede e il discernimento Vocazionale”. Cosa vorrebbe dire ai giovani? Come possono discernere la propria vocazione?Alcuni giovani pensano che una vocazione sia una sorta di segno miracoloso, una voce dal cielo o un’illuminazione. Non è così (ride). Probabilmente succede anche questo, ma molto raramente. È stato il caso di San Paolo e di Mosè, ma non capita alle persone ordinarie come noi. Dico sempre ai giovani che Dio opera nelle nostre condizioni umane. La vocazione di Dio è l’intenzione che Dio ha per noi. Ha creato ogni persona per uno scopo, e questo scopo viene già realizzato. Dobbiamo solo scoprirlo. È molto semplice (ride).
Davvero?
Bisogna guardare nel proprio cuore! Bisogna conoscersi, arrivare a conoscere i doni che abbiamo ricevuto, i talenti e gli interessi. Poi bisogna liberare la testa e il cuore per capire che non viviamo solo per noi stessi. Saremo allora capaci di discernere come i nostri talenti possano servire gli altri. È l’inizio del discernimento vocazionale. Tutti i nostri doni, interessi e talenti derivano da Dio, che ce li ha dati decidendo che non sono esclusivamente per noi.
Viviamo in un’epoca in cui non è facile sentire la nostra voce interiore, soprattutto quando viene messa a tacere.
È vero. Molti giovani dicono di provarci ma che le condizioni per l’ascolto non sono sempre appropriate, soprattutto al giorno d’oggi, in cui siamo presi da tante cose: il telefono, Internet, le e-mail… Sono cose positive, ma a volte attraverso queste connessioni si è presenti in tutto il mondo.
Siete in Europa ma siete collegati a ciò che sta accadendo in Australia, e anche se non cercate rumore, tutte queste possibilità di comunicazione possono crearlo. È per questo che abbiamo bisogno di disciplina. Dico ai giovani che per rendere i loro rapporti con gli altri più significativi di tanto in tanto devono stare da soli.
Ciò non vuol dire mettere da parte i rapporti con gli altri! La solitudine, la preghiera, la riflessione e perfino il riposo sono il modo per conoscersi meglio e potersi così impegnare in rapporti migliori con gli altri. Quando siamo impegnati e sempre di corsa, non riusciamo a notare le persone che ci circondano e i poveri che hanno bisogno di noi. A volte perfino in famiglia ogni membro è talmente assorbito nel mondo virtuale da perdere il collegamento con gli altri. Il tempo per se stessi non è quindi un isolamento. Mira a migliorare la qualità dei rapporti con gli altri.

NON SI PUO' AVERE TUTTO!
E se qualcuno ha due opzioni nel discernimento della propria vocazione? Se gli piacerebbe diventare sia medico che sacerdote? Quale delle due vie dovrebbe scegliere?
È un’ottima domanda. Ci sono casi in cui entrambe le possibilità sono positive e idonee. È facile scegliere quando un’opzione è positiva e l’altra negativa. Sappiamo che si sceglierà la prima. A volte, però, quando si vuole discernere la propria strada, si nota che si ha una predisposizione per entrambe le opzioni. Si può essere bravi in entrambe le cose, e soprattutto il mondo ha bisogno di entrambe ed entrambe servono gli altri. È molto difficile, ma credo che in questo caso si debba tener conto di un fattore: cosa mi aiuterà a seguire meglio Gesù? Il sacerdozio non è la risposta in qualsiasi caso.
Dovremmo tener conto di questo fattore anche nel contesto del matrimonio? E se avessimo due buone scelte?
Bisogna capire innanzitutto che non si può avere tutto.
Il problema del mondo al giorno d’oggi è proprio questo!
È vero, vogliamo avere tutto. Vogliamo una vita ideale, un partner ideale e un lavoro ideale. Non appena individuiamo un’imperfezione diciamo: “No, questo non fa per me”. Non si troverà mai l’ideale! Scegliendo la persona giusta, bisogna verificare la propria motivazione durante la preghiera e immergersi semplicemente nella propria fede. Ancora una volta, ciò che conta è la risposta alla domanda: “Con quale persona potrei essere più vicino a Gesù? Con chi posso servire meglio gli altri?”

ESSERE APERTI E CERCARE LA PROPRIA STRADA 
Può dirci qualcosa sulla sua vocazione?
All’inizio pensavo di diventare medico.
Allora ho fatto bene a chiedere!
Sì (ride)! Fin da piccolo pensavo di diventare medico. I miei genitori erano felici di quella scelta. Quando avevo 14 anni è stata organizzata una nuova comunità per giovani e sono stato invitato a prendervi parte. All’inizio non mi piaceva, ma è stata questa comunità che mi ha aiutato a vedere un’altra realtà. Aiutavamo i bambini di strada, quelli delle famiglie povere e quelli che vivevano nelle baraccopoli. Aiutavo gli altri ma ero concentrato sulla medicina. Alcuni mi chiedevano se volevo diventare sacerdote, ma dicevo di no. “No, no, andrò alla scuola di medicina, aiuto solo in parrocchia”.
E poi, all’improvviso, è accaduto qualcosa. Un sacerdote che conoscevo mi ha chiesto se sapevo che era possibile ottenere una borsa di studio in un’università dei Gesuiti. Ha detto: “Puoi frequentare un corso preparatorio per la scuola medica lì. Se ottieni la borsa di studio potrai aiutare i tuoi genitori”. E allora ho sostenuto gli esami. Durante il primo ho capito che non era un esame per una scuola medica ma per un seminario! Ero furioso! “Perché mi hai mentito, padre?”, ho gridato al sacerdote, e lui ha risposto: “Tutto ciò che volevo era aprirti gli occhi. Pensi solo alla medicina!”
Ero arrabbiato, ma ho iniziato a pormi delle domande. Quando mi stavo inclinando verso il sacerdozio è risultato che non avevo passato l’esame. Ho invece superato l’esame per entrare alla scuola medica e potevo iniziare a studiare Medicina. Ho iniziato a interrogarmi e a parlare con molte persone.
Ero confuso ma pregavo molto: “Signore, mostrami la tua via in tutta questa confusione, perché da solo non riesco a vederla”. Lentamente, lentamente… ho deciso di tornare in seminario e chiedere se potevo riprovare. Mi hanno detto di no. Dopo due o tre rifiuti, ho deciso che visto che le porte del seminario per me erano chiuse sarei diventato medico.
L’ultimo giorno delle iscrizioni ero in piedi in fila a pregare. Il sacerdote gesuita che interrogava i candidati mi ha visto e mi ha detto: “Che fai qui? Sei proprio ostinato. Il rettore ha detto che non ti avrebbe ammesso!” “Lo so, ed è per questo che non ho intenzione di riprovare. Ho scelto Medicina”, ho risposto. Mi ha detto: “Seguimi”. Mi ha interrogato, ha chiamato qualcuno e dopo un po’ ha detto: “Visto che hai dimostrato un certo interesse proviamo. Ma solo per un semestre!” Dopo quel semestre mi hanno lasciato rimanere.

SI HA BISOGNO DEGLI ALTRI 
E ora è cardinale! La vita è davvero imprevedibile… La conclusione è “Cerca la tua strada, ma sii aperto a quello che la vita ha da offrirti, perché non tutto è sotto controllo”. Chi l’avrebbe detto? Ero l’ultimo della lista delle ammissioni, e ora, come ha sottolineato lei, sono cardinale (ride). Cercare la propria strada richiede uno sforzo,ma si ha anche bisogno degli altri. Abbiamo bisogno di persone che ci conoscano e che ci facciano vedere cose di fronte alle quali possiamo essere ciechi. Ero furioso con quel sacerdote, ma in realtà è stato uno strumento!
Che storia affascinante!
La vita è così. Dico quindi ai giovani di non cedere alla frustrazione. A volte i giovani si arrendono quando i loro progetti non si realizzano, ma bisogna applicare una prospettiva più ampia. Forse Dio ha in serbo per voi qualcosa di meglio?
Penso che la libertà sia il primo passo verso il discernimento vocazionale…
Sì, è vero, ma la libertà non vuol dire poter fare ciò che si vuole. Essere liberi significa essere onesti, liberi da bugie e delusioni. Sono libero perché so chi sono. Conosco la mia forza e la mia debolezza. Sono libero nel fatto di sapere cos’è possibile per me. Se non sono bravo in matematica non posso fare il contabile e non c’è problema. La libertà significa donarsi agli altri, e questo è l’obiettivo di qualsiasi vocazione. Se non si è liberi nell’amore, significa che non è amore.

(Intervista rilasciata dal cardinale Tagle ad Aleteia)


venerdì 8 dicembre 2017

LA DEVOZIONE DELL'ORDINE FRANCESCANO ALL'IMMACOLATA

Assisi- Basilica di san Francesco - Chiostro dei novizi
Statua dell'Imacolata benedetta di S. Massimiliano Kolbe

Pace e bene,
cari amici in ricerca!

Il mese di dicembre e il tempo d'Avvento, si caratterizzano ogni anno per la solennità dell'Immmacolata Concezione, così cara ai frati e all'Ordine francescano.
La vocazione francescana, infatti, è profondamente radicata nel mistero di Maria e della sua Immacolata Concezione. Basterebbe approfondire qualcuno degli scritti dei nostri santi: dal serafico padre Francesco a sant'Antonio, a  san Massimiliano Kolbe ... passando per il beato Giovanni Duns Scoto, san Giuseppe da Copertino, san Francesco Antonio Fasani... ( vedi altri POST sull'argomento)

Il nostro Ordine, da sempre si è dedicato e continua a dedicarsi alla Vergine Immacolata curando la preghiera, il culto, la formazione e l'azione pastorale orientata a Lei. Non è del resto un caso che in tutte le nostre chiese francescane questa festa si celebri da secoli (già molto prima della proclamazione del dogma)  il giorno 8 dicembre. 

Di seguito ecco un bel video con il canto del Tota Pulchra eseguito dai frati presso la Basilica di Sant'Antonio (PD) ogni sera durante la novena che precede la festa, secondo il tono gregoriano in uso tra i Frati Minori Conventuali, con alcune variazioni rispetto a quello del Graduale.

Carissimi, affidandovi tutti all'intercessione della Vergine Maria, 
con lei sempre innalziamo al Signore la nostra lode  e il nostro magnificat. 

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)




martedì 5 dicembre 2017

PONTE DELL'IMMACOLATA - GIOVANI IN RICERCA AD ASSISI

Assisi: due giovani pellegrini  "a piedi", finalmente alla meta!
Cari amici in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 

Da giovedì 6 a domenica 10 dicembre sarò ad Assisi con i giovani del Gruppo san Damiano e altri ragazzi desiderosi di comprendere la strada che il Signore vuole ad essi  indicare attraverso i tanti segni già presenti nella loro vita: attitudini, intuizioni, esperienze, passioni, desideri, fede, ma anche limiti e paure e dubbi. 

E' straordinario come Assisi sia sempre per tutti (giovani e non solo) una tappa importante per fare un pò di luce, per giungere al senso profondo di sè, per un più attento discernimento e per scelte di vita e vocazione davvero libere e consapevoli! 

Ci affidiamo dunque fortemente alla vostra preghiera e intercessione.
Non mancherà anche il nostro ricordo e incoraggiamento per il cammino di ricerca e di senso di ciascuno di voi.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it


 "Non ti cercherei, se Tu non mi avessi già trovato"
(Sant'Agostino - Confessioni)