domenica 16 ottobre 2016

PREGARE SEMPRE, SENZA STANCARSI MAI




San Francesco, uomo "tutto trasformato in preghiera
Credo che tutti noi abbiamo potuto conoscere e sperimentare in molte occasioni il valore e la bellezza della preghiera. Certamente, pur riconoscendone la necessità e l'utilità, tutti conosciamo anche la fatica e l'impegno a mantenerci perseveranti in essa.  Nelle così dette "Fonti Francescane" (FF), l'insieme delle più antiche biografie e testimonianze riguardanti San Francesco, ritroviamo innumerevoli rimandi alla sua intensa e incessante vita di preghiera e precisi suoi richiami rivolti ai frati perchè siano fedeli e costanti in essa:
  • Nella Regola non bollata , proprio citando il Vangelo di Luca, così si esprime: «E adoriamolo [Dio] con cuore puro, “perché bisogna pregare sempre senza stancarsi mai”; infatti “il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano, bisogna che lo adorino in spirito e verità”». (FF 61)
  • Nella Lettera ai fedeli, troviamo la stessa esplicita sottolineatura: «Ed eleviamo a lui [Dio Padre] lodi e preghiere giorno e notte, dicendo: “Padre nostro, che sei nei cieli”, poiché bisogna che noi preghiamo sempre senza stancarci».(FF 188)
  • Questi inviti e richiami, erano sostenuti  e resi credibili dal suo stile di vita esemplare e radicale. Così racconta di lui, il Celano, suo biografo: «Spesso , (Francesco) senza muovere le labbra, meditava a lungo dentro di sé e, concentrando all’interno le potenze esteriori, si alzava con lo spirito al cielo. In tale modo dirigeva tutta la mente e l’affetto a quell’unica cosa che chiedeva a Dio: non era tanto un uomo che prega, quanto piuttosto egli stesso tutto trasformato in preghiera vivente» (FF682).
Sull'esempio di Francesco chiediamo anche noi la grazia di questa fede tenace e perseverante, di una vita di preghiera intensa, continua, trasformante. Lui ci ha mostrato una via possibile , a noi seguirlo e imitarlo.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

1 commento:

  1. Dal vangelo di oggi: "Ma il figlio dell'uomo quando verrà troverà la fede sulla terra?"

    pensando a questa forte spressione di gesù , leggendo i racconti del Mondo Piccolo di Giovanni Guareschi mi colpisce uno splendido dialogo scambio tra Don Camillo e il Gesù del crocifisso*.

    “Don Camillo, perché tanto pessimismo? Al­lora il mio sacrificio sarebbe stato inutile? La mia missione fra gli uomini sarebbe dunque fallita perché la malvagità degli uomini è più forte della bontà di Dio?”. “No, Signore. Io intendevo soltanto dire che oggi la gente crede soltanto in ciò che vede e tocca. Ma esistono cose essenziali che non si vedono e non si toccano: amore, bontà, pietà, onestà, pu­dore, speranza. E fede. Cose senza le quali non si può vivere. Questa è l’autodistruzione di cui par­lavo. L’uomo, mi pare, sta distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale. L’unica vera ricchezza che in migliaia di secoli aveva accumulato. Un giorno non lontano si troverà come il bruto delle caverne. Le caverne saranno alti grattacieli pieni di macchine meravigliose, ma lo spirito dell’uomo sarà quello del bruto delle caverne […] Signore, se è questo ciò che accadrà, cosa possiamo fare noi?”. Il Cristo sorrise: “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede e mantenerla in­tatta. Il deserto spirituale si estende ogni giorno di più, ogni giorno nuove anime inaridiscono perché abbandonate dalla fede. Ogni giorno di più uomi­ni di molte parole e di nessuna fede distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri. Uomini di ogni razza, di ogni estrazione, d’ogni cultura”.

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