lunedì 4 luglio 2016

ASCOLTO - PREGHIERA - LIBERTA' - FRATERNITA'

Domenica 3 luglio 2016
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-9)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi quelli che vi lavorano! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi chi lavori nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

A DUE A DUE....
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale il Signore vi dia pace. Nel Vangelo di ieri, domenica 3 luglio, abbiamo letto la chiamata dei primi discepoli e il loro invio in missione. Come appare evidente: non ci si fa "da sé" discepoli di Gesù, ma da Lui si ricevono la missione e la grazia necessaria per compierla. Si è mandati !  Gesù offre al riguardo alcune indicazioni buone anche per il nostro discernimento:
  • ASCOLTO: E' necessario prima di tutto un atteggiamento di ascolto e disponibilità per ricevere da Lui la nostra missione/vocazione particolare e mettersi in cammino.
  • PREGHIERA: L'ascolto si alimenta nella preghiera. E' necessario dunque pregare sempre e senza sosta perchè la Sua volontà si manifesti nella nostra vita come in quella di tanti giovani ardenti e generosi: la messe, infatti, è molta e pochi sono gli operai!  
  • LIBERTA'Occorre essere trasparenti e liberi da ogni cosa superflua (beni, affetti, peccati..vizi..) perché si possa riconoscere, attraverso di noi, ovunque ci troviamo, prima di tutto la persona di Gesù.
  • FRATERNITA': La missione come la vocazione, non sono mai solo un qualche cosa di personale e individuale. Sempre è un cammino di comunità, di Chiesa, di fraternità: inviati "a due a due".
Questi richiami furono fondamentali anche per la ricerca del giovane san Francesco, fino a spingerlo a scelte di vita sempre più radicali e audaci. Di seguito ricordo brevemente cosa gli successe dopo aver udito questo testo evangelico. Che la stessa parola possa ancora provocare e ispirare anche ciascuno di voi, nel seguire con gioia il Signore Gesù sulle strade del mondo. Vi incoraggio. A Lui sempre la nostra Lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


L'esperienza di san Francesco
Era l'anno 1208. Dal giorno in cui Francesco aveva cominciato a seguire il comando impartitogli dal crocifisso di San Damiano ( "Francesco, va e ripara la mia casa") erano passati circa tre anni. In tutto questo tempo, oltre a restaurare chiese e servire i lebbrosi, aveva molto pregato, molto meditato sul Vangelo. Al cuore grande di quell'uomo inquieto non bastava però ciò che stava facendo e si chiedeva continuamente quale fosse la sua vera strada. Un giorno , nella chiesetta della Porziuncola, durante la messa sentì leggere il brano relativo alla missione di predicare affidata da Cristo agli apostoli. Il testo evangelico era quello di Lc 10,1-9: Gesù manda a due a due i discepoli ad annunziare il Regno, con mansuetudine di agnelli, senza provviste di viaggio, senza borsa, portando il saluto di pace, mangiando quello che sarà loro messo dinanzi, curando i malati... Finita la messa Francesco, si fece spiegare dal sacerdote quel Vangelo. Fu come lo spuntare di un giorno radioso dopo una lunga notte: «Di scatto, esultante di divino fervore, disse -Questo è ciò che voglio, questo è ciò che chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore!» (cf. Fonti Francescane 354-358; 261-274).

Dalla "Vita prima"  di San Francesco di Tommaso da Celano (F. F. 354-357)
Smesso l’abito secolare e restaurata la predetta chiesa, il servo di Dio, si portò in un altro luogo vicino alla città di Assisi e si mise a riparare una seconda chiesa in rovina, quasi distrutta, non interrompendo la buona opera iniziata, prima d’averla condotta completamente a termine. Poi si trasferì nella località chiamata la Porziuncola, dove c’era un’antica chiesa in onore della Beata Vergine Madre di Dio, ormai abbandonata e negletta.
Vedendola in quel misero stato, mosso a compassione, anche perché aveva grande devozione per la Madre di ogni bontà, il Santo vi stabilì la sua dimora e terminò di ripararla nel terzo anno della sua conversione.
L’abito che egli allora portava era simile a quello degli eremiti, con una cintura di cuoio, un bastone in mano e sandali ai piedi. Ma un giorno in cui in questa chiesa si leggeva il brano del Vangelo relativo al mandato affidato agli Apostoli di predicare, il Santo, che ne aveva intuito solo il senso generale, dopo la Messa, pregò il sacerdote di spiegargli il passo.
l sacerdote glielo commentò punto per punto, e Francesco, udendo che i discepoli di Cristo non devono possedere né oro, né argento, né denaro, né portare bisaccia, né pane, né bastone per via, né avere calzari, né due tonache, ma soltanto predicare il Regno di Dio e la penitenza, subito, esultante di spirito Santo, esclamò:
«Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore!».
S’affretta allora il padre santo, tutto pieno di gioia, a realizzare il salutare ammonimento; non sopporta indugio alcuno a mettere in pratica fedelmente quanto ha sentito: si scioglie dai piedi i calzari, abbandona il suo bastone, si accontenta di una sola tunica, sostituisce la sua cintura con una corda.
Da quell’istante confeziona. per sé una veste che riproduce l’immagine della croce, per tener lontane tutte le seduzioni del demonio; la fa ruvidissima, per crocifiggere la carne e tutti i suoi vizi e peccati, e talmente povera e grossolana da rendere impossibile al mondo invidiargliela!
Con altrettanta cura e devozione si impegnava a compiere gli altri insegnamenti uditi. Egli infatti non era mai stato un ascoltatore sordo del Vangelo, ma, affidando ad una encomiabile memoria tutto quello che ascoltava, cercava con ogni diligenza di eseguirlo alla lettera.

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