venerdì 17 giugno 2016

IL CROCIFISSO DI FRANCESCO TORNA A SAN DAMIANO

Caro amico in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore ti dia pace.
Per pochi giorni (dal 15 al 19 giugno), straordinariamente, il Crocifisso che parlò a san Francesco (da secoli custodito nella Basilica di s. Chiara) farà ritorno alla chiesetta di san Damiano. E' lì infatti dove avvenne un incontro che trasformò la vita di quel giovane di Assisi all'inizio della sua conversione, 
ricevendone il mandato “Va e ripara la mia casa, che come vedi cade in rovina”. 
Se anche tu porti nel cuore la stessa domanda di Francesco: "Signore cosa vuoi che io faccia?", lasciti ispirare e toccare ed emozionare da questo volto, dai suoi occhi aperti, dalle sue braccia spalancate per te e sull'umanità intera. Lui saprà guidarti nel cammino...

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

PREGHIERA DI SAN FRANCESCO
DAVANTI AL CROCIFISSO
DI SAN DAMIANO
O alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre del cuore mio.
Dammi una fede retta,
speranza certa,
carità perfetta
e umiltà profonda.
Dammi, Signore, senno e discernimento
per compiere la tua vera e santa volontà. Amen.

È una preghiera che nasce in un tempo di crisi, di oscurità, dentro e fuori di sé. Sono gli anni in cui Dio forma e trasforma Francesco. Una dura esperienza di deserto e di fede, di tenebre e di luce. Non si arriva alla luce della fede se non attraverso l’oscurità e la presa di coscienza delle proprie tenebre interiori. “Signore, tu sei luce alla mia lampada; il mio Dio rischiara le mie tenebre” (Sal 18, 29).

LE TENEBRE
  1. La tenebra è il nulla, il buio non esiste, non è misurabile, solo la luce si può misurare. La tenebra è l’assenza di luce, l’assenza di Parola di Dio, assenza di Dio, di comunione con lui. E’ il vuoto, è mancanza. Percepire la tenebra come assenza di Dio e soffrirne… è già una grazia. Non sono i cinici a soffrire per l’assenza di Dio, ma i mistici.
  2. È la paura, per mancanza di punti di riferimento, per mancanza di persone amiche che ti stiano vicino, è la solitudine. E’ paura di qualche nemico che ti sorprende.
  3. È la mancanza di orientamento, non sapere e non potersi muovere. Non sapere dove andare. Non sapere che fare.
  4. È una affettività ambigua, disordinata, non avere chiare le priorità nella nostra affettività, che Gesù così ha sintetizzato: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze, e amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22,37.39). Un attaccamento affettivo strano, disordinato, può allontanare Dio dalla nostra vita, che passa così in secondo piano.
  5. Non obbedire a nessuno. Essere punto di riferimento di se stesso. Ascoltare e obbedire sono quasi la stessa cosa (audire e ob-audire: stesso campo semantico). L’obbedienza è un modo di pensare, una struttura che facilita la fiducia, la fede in Dio. Abitua a fare non ciò che io voglio, non solo ciò che io capisco o che sento, ma a volte ciò che non voglio, ciò che non capisco, ciò che non sento, anche se lo percepisco come un bene per me. Tutto quanto Dio ci rivela è forse di immediata comprensione? Credere è cercare un significato più profondo alle cose, è non fermarsi alla superficie. La fede si nutre di ascolto della Parola di Dio e di riflessione.
  6. La tenebra interiore è il peccato, l’assenza di grazia, di amore.
LA LUCE
  • Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino” (Sal 118,105). Dio ci è venuto incontro, e lo fa ancora oggi, con la luce della sua Parola, che non illumina tutto il cammino, ma solo quanto basta per i passi che dobbiamo compiere oggi, perché impariamo a fidarci di Lui, perché smettiamo di pretendere di poter tenere tutto sotto controllo, di dominare la realtà.
  • Ma la luce di Dio si è fatta molto intensa in Gesù, suo Figlio, che di sé ha detto: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). La lampada che illumina il mondo è l’Agnello (Ap 21,23), cioè Cristo crocifisso, amore di Dio per noi fino alla fine. Attenzione a volerne fare a meno: si rischierebbe di rimanere ciechi, di non vedere e non capire il senso della vita e di ogni cosa (Gv. 9,39-41).

Signore, che vuoi che io faccia?
“Francesco, va e ripara la mia Chiesa
che, come vedi, è tutta in rovina!”

Francesco, davanti a questo Crocifisso, ha pregato e ha compreso la sua vocazione, quella di testimoniare il Vangelo nel mondo e di restaurare la Chiesa, la Sposa bella di Cristo Gesù, amandola, facendosene carico e facendone parte attiva. Questa immagine ora sta davanti ai tuoi occhi…
… ti stai accorgendo che Lui ti guarda?
… ti rendi conto che chi soffre è Lui e non tu? o per lo meno Lui con te e tu con Lui? 
… ti accorgi che Lui è vivo, ma i segni della sua passione di amore, del suo appassionato amore per te, rimangono? … non senti che Lui vuole dirti qualcosa per la tua vita, per il momento che stai vivendo?
 ... gli stai chiedendo cosa vuole da te, per te?

Puoi ripetere la preghiera che Francesco faceva davanti a questo Crocifisso, 
O alto e glorioso Dio…chiedendo: 
"Signore, cosa vuoi che io faccia?"

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