domenica 31 gennaio 2016

Pillole vocazionali (13) - Perchè i frati fanno voto di obbedienza, povertà e castità?

Andrew mi domanda : Perché i frati francescani pronunciano i VOTI ?

Cari amici in ricerca vocazionale, ecco di seguito qualche risposta, sempre in "pillole" . Resto a disposizione per ogni altra vostra domanda o quesito. Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

 "La regola e la vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità".
(Regola - San Francesco)
Desiderio di imitare Gesù
Caro Andrew, così inizia la Regola scritta da S. Francesco per i suoi frati.
Il voto dei frati a vivere in povertà, castità e obbedienza non è però un arbitrio "ascetico" di S. Francesco o una sua personale idea, ma si collega direttamente al Vangelo e alla vita stessa di Gesù Cristo. Egli vuole, infatti, imitare alla lettera e in modo perfettissimo tutto di Gesù: gesti, parole, sentimenti, affetti, stile di comportamento. Tutto di Gesù è "divino" ed anche "pienamente e integralmente umano" e dunque degno di essere rispecchiato, seguito, riprodotto, copiato...
E Francesco al riguardo è radicale! Infatti, sempre e in ogni cosa egli volle essere un "perfetto Imitatore di Gesù", tanto da essere definito dai suoi contemporanei "Alter Christus", un "altro Cristo". Da Gesù e S. Francesco... ecco la vita dei frati francescani!!

a) Il Voto di Obbedienza
"Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato".(cfr Gv 6,38). "Se uno mi ama, osserverà la mia parola" (cfr Gv 14,23)
Gesù è in tutto obbediente al Padre, fino all'annientamento di sé, fino all'abbassamento più totale, al farsi servo di tutti e per tutti, fino a dare la sua vita. L'obbedienza è legata all'ascolto della Parola di Dio e della Sua volontà ed esprime la virtù della FEDE. Questo è lo stile che anche Francesco assume e indica ai suoi frati!

b) Il Voto di Povertà
Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”.(cfr Mt 8, 18-22). "Non potete servire Dio e la ricchezza"(cfr Mt 6,24-34)
Gesù era povero e si definisce tale. Gesù muore nudo sulla croce, spogliato di tutto! Gesù è venuto ad annunciare il lieto annuncio ai poveri. Gesù proclama come unica vera ricchezza a cui tendere, i beni e la salvezza eterna. La povertà dice la certezza della Provvidenza divina ed esprime la virtù della SPERANZA. Così, pure Francesco vuole vivere e così devono essere i suoi frati!

c) Il Voto di Castità
Se uno viene a me e non odia suo padre e sua madre, moglie e figli fratelli e sorelle e perfino la sua propria vita, non può essere mio discepolo.” (cfr Lc 14, 26-27). "Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo" (cfr Mt 22,30).
Gesù è vissuto castamente e da celibe, per annunciare l'Amore del Padre e l'appartenenza di ciascuno ad una più grande famiglia in cui siamo tutti figli e fratelli. Gesù parlando della resurrezione, preannuncia un diverso stile di relazioni oltre ogni legame affettivo o di sangue. La castità è anticipo e profezia di questa vita "da risorti" ed esprime già ora il primato della CARITA'. San Francesco è affascinato da tale prospettiva; da qui la sua scelta della "fraternità", il vivere "da fratelli".


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mercoledì 27 gennaio 2016

Giornata della memoria - La voce dei giusti

«Forse Dio ha versato più di due lacrime durante la tragedia del suo popolo. 
Ma gli uomini, insensibili come sono, hanno rifiutato di ascoltare il rumore 
di queste lacrime cadute sulla terra» (midrash).
Cari amici
in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Si celebra oggi la "giornata della memoria". Mi pare d'obbligo soffermarmi su questa ricorrenza perchè diventi occasione di riflessione, preghiera, e impegno morale e civile. Il ricordo tragico di quei fatti ci sproni a spenderci per un mondo migliore.

Non posso qui non riandare ancora alla figura di un martire francescano, P. Massimiliano Kolbe, frate Minore conventuale (la mia famiglia francescana), che si offrì di morire nel campo di concentramento di Auschwitz al posto di un altro prigioniero. Ugualmente, vi rimando anche ad un altro confratello, P. Placido Cortese, arrestato e ucciso dai nazisti per la sua azione di aiuto e sostegno a tanti bisognosi (ebrei, prigionieri politici e di guerra) presso la basilica di S. Antonio di Padova.

L'esempio estremo e radicale di questi due frati, ci interroga e provoca fortemente sul senso della vocazione francescana e religiosa: una vita donata! Se non così, è una vita sprecata!

Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Per comprendere meglio il senso di questa giornata...

L’immagine dei pescatori di perle non è nuova nella riflessione sulla Shoah. Si rifà alla filosofa ebreo-tedesca Hannah Arendt, la quale definisce la figura del pescatore di perle come colui che si tuffa nel passato e riporta alla luce, dal fondo degli abissi, pensieri e azioni degli uomini che hanno un valore universale, comportamenti di eccellenza sul piano della dignità umana che apparentemente non lasciano tracce nella storia, ma il cui valore trapassa i gesti stessi da loro compiuti. Dice un detto ebraico: «Chi salva una vita salva il mondo intero», ma in determinate situazioni si può anche dire che chi preserva la propria dignità salva l’intera umanità.

Etty Hillesum, le cui riflessioni troviamo nel bellissimo diario, aveva intuito il valore che gli atti di resistenza al male potevano avere nella memoria delle generazioni future. Anche se tutto sembrava senza speranza, anche se non c’era la possibilità di opporsi alla macchina di distruzione tedesca, i piccoli atti di umanità avrebbero potuto rivivere come esempio, come partenza per la ricostruzione di un mondo nuovo. Quelle piccole oasi di dignità umana avrebbero avuto l’effetto di salvare l’idea stessa della condizione umana, se un giorno fossero state raccolte e raccontate. Diceva: «Un solo uomo buono è sufficiente per tenere accesa la speranza».

Gabriele Nissim riprende la teoria della filosofa tedesca: «Questi uomini, a meno di casi eccezionali, sono in fondo dei vinti nelle vicende dei genocidi del nostro tempo, perché le loro azioni esemplari non sono riuscite a ribaltare il “male politico” di cui sono stati contemporanei, anche se hanno testimoniato una capacità di resistenza morale o hanno permesso il salvataggio di alcune vite umane. Sono dei vinti se li si giudica dal punto di vista dell’esito finale, dal punto di vista di quella storia andata male; sono invece dei potenziali vincitori se non sono rinchiusi nella gabbia del loro tempo, ma diventano un esempio morale per le nuove generazioni e le loro vicende, finalmente raccolte e raccontate, entrano a far parte della coscienza del mondo. Ciò che non si è realizzato compiutamente nel loro tempo, può finalmente brillare di luce piena nell’epoca successiva. Il vero miracolo umano accade quando un uomo che lotta in solitudine per la dignità, trova un amico che l’ascolta. Quell’uomo gioisce perché non si sente più invisibile».

I giusti e le perle nascoste negli abissi della storia: Giorgio Perlasca, Miep Gies, Oskar Schindler, Giovanni Palatucci, Carl Robert Lutz, Aldo Carpi, la famiglia Ulma, Dimitar Peschev, Nicolas Winton, Edith Stein, Sophie Scholl, Etty Hillesum, Massimiliano Kolbe, e tanti altri.

Saremo noi, questi amici che riportano alla luce gli invisibili, le perle nascoste negli abissi della storia per tanti, troppi anni? Un dovere, una responsabilità, una missione.

L.C. ( Missionarie dell'Immacolata P. Kolbe)

martedì 26 gennaio 2016

Ascoltiamo lo Spirito Santo che abita in noi !

Pace e bene cari amici, 
in ricerca e in cammino vocazionale. 

Domani  si celebra la giornata della memoria (27 gennaio): il ricordo della shoah e i campi di di stermino nazisti in cui perirono milioni di persone innocenti (ebrei, prigionieri politici, perseguitati a vario titolo per il loro credo, la loro provenienza..). 

E' importante, oggi più che mai, guardare agli errori del passato per non dimenticare e così costruire e impegnarsi per un futuro migliore!!! E' importante fare memoria di quei tragici eventi lontani, specie di fronte all'odio e al non senso e all'individualismo arrogante che pare dilagare anche in questo nostro tempo. E' vero, siamo provocati e impauriti da tanti fattori: emigrazione, profughi, guerre, terrorismo, crisi economica... Non possiamo però lasciarci travolgere e perdere la nostra umanità, non possiamo non ascoltare lo Spirito Santo che abita in noi, non possiamo non seguire il Vangelo di Gesù e non coltivare nonostante tutto, la speranza e la certezza del bene. 

Ecco dunque un criterio di discernimento buono anche per comprendere la nostra vocazione, la nostra strada di vita, per dare direzione alle nostre scelte: ascoltare lo Spirito Santo che abita in noi e parla e ci orienta!

Anche durante la seconda guerra mondiale, nel buio più totale, brillarono le luci flebili eppure forti di alcuni giusti che ascoltarono questo richiamo.  Di seguito riporto la vicenda di un frate francescano, di P. Massimiliano Kolbe (frate Minore conventuale): la sua morte fu contrassegnata da una scelta d'amore estremo, gratuito, radicale nel nome del Signore Gesù. 
A lui sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



Quel giorno P. Kolbe mi salvò la vita.
Verso la fine di luglio del 1941, nel lager nazista di Oswiecim - ribattezzato dai tedeschi Auschwitz -avvenne un fatto unico nella storia di quel campo di sterminio e a raccontarmelo, nel 1971, fu proprio uno dei due protagonisti. Era successo che un detenuto era riuscito a fuggire e secondo una disposizione vigente allora, dieci suoi colleghi vennero con-dannati a morire di fame in uno dei "block" in cui era suddiviso il lager.

Tra questi c'era anche un padre di famiglia, Francesco Gajowniczek, che quando sentì pronunciare il suo nome nella lista dei dieci si mise a piangere pensando a sua moglie e ai suoi due bambini che non avrebbe più rivisto. Ma fu salvato perché un frate francescano, padre Massimiliano Kolbe, si offrì di morire al suo posto e il suo sacrificio fu accettato.
Nel 1971, poiché si parlava della prossima beatificazione dell'eroico frate, mi recai in Polonia per raccontare l'episodio su Famiglia Cristiana e i frati di Varsavia mi accompagnarono a Grzeb, un piccolo centro della Slesia, dove conobbi Francesco Gajowniczek, l'uomo salvato da padre Kolbe, e con lui raggiungemmo Oswiecim.

UNA STORIA INCREDIBILE. La sua storia ha dell'incredibile: quando militava nell'esercito partigiano, nel luglio 1941 era stato condannato a morte per il tra-dimento di un delatore, ma dopo essere stato messo al muro per circa tre ore davanti ai plotoni di esecuzione, era arrivato un misterioso "contrordine" ed era stato liberato. Ma non era finita la sua avventura: salvato da padre Kolbe, rimanendo nel lager si era ammalato di tifo ed era stato mandato in ospedale per essere eliminato.

Ma l'unico medico polacco del lager, prigioniero egli stesso, era un suo amico d'infanzia; lo nascose nella propria stanza e lo guarì. Durante la ritirata, i tedeschi si trascinavano dietro i prigionieri, molti dei quali morivano di stenti durante la lunga marcia e altri venivano fucilati nei boschi. Lui riuscì a fuggire con altri ventidue compagni, ma furono nuovamente accerchiati e Francesco anche stavolta si salvò insieme con un altro detenuto. Quando ci stavamo recando a Oswiecim mi disse: «Ci sono tornato unicamente per l'affetto e la riconoscenza che sento verso Massimiliano Kolbe. Però facciamo in fretta, ogni minuto qui per me è tremendo».

Oggi quello che fu il campo di concentramento in cui morirono milioni di persone (in maggioranza ebrei) è stato trasformato in un museo permanente. All'ingresso si legge tuttora una scritta in tedesco a caratteri di ferro: Arbeit macht (lei, il lavoro rende liberi. «Sì», fu il commento di Francesco, «ma liberi di crepare». Ci fermammo davanti al block numero 14: «Era il nostro», aggiunse: «Un corridoio centrale, con due grandi stanzoni ai lati, nei quali si dormiva in cuccette di legno incastellate a gruppi di tre una sull'altra. Vi si trovavano quelli che erano addetti ai lavori agricoli».

Lui era stato tradotto ad Auschwitz l'8 novembre 1940, il santo frate vi sarebbe giunto il 28 maggio 1941. Non si conoscevano, ma Francesco, senza sapere chi fosse Io aveva visto vittima di una scena raccapricciante: «Una mattina», mi raccontò, «stavo scavando il letame da una fossa per portarlo nei campi. Arrivò una guardia con un cane e domandò al prigioniero che riceveva il letame e lo buttava fuori perché ne caricasse così poco, e senza dargli il tempo di rispondere cominciò a bastonarlo e ad aizzargli contro il cane, che lo morse ripetutamente. Ma l'altro se ne stava calmo, senza lasciarsi sfuggire un lamento. In tedesco disse anzi di essere un sacerdote, il che fece andare in bestia l'aguzzino che lo colpì ancor più duramente. Dopo la morte del frate, che fece notizia in tutto il lager, rievocando l'episodio con alcuni amici, venni a sapere che quel prigioniero era proprio Kolbe».

Verso il 28 o il 29 luglio, il francescano fu trasferito nel block 14 e dopo alcuni giorni avvenne il fatto decisivo: un prigioniero di quello stesso block era riuscito a fuggire e per rappresaglia tra i suoi compagni ne vennero scelti dieci, che furono condannati a morire di fame in un bunker sotterraneo. Fu una giornata terribile: per circa tre ore rimasero sull'attenti fino alle tre del pomeriggio, sotto un sole cocente, poi non fu data loro la cena e le loro razioni di cibo furono gettate. Il giorno dopo, visto che il fuggitivo non era stato rintracciato, durante l'appello serale il comandante scelse i dieci condannati, tra i quali Francesco Gajowniczek.
Fu allora che padre Kolbe si offrì vittima al suo posto, meravigliando tutti, compresi i nazisti. Il 14 agosto, dopo due settimane, in quel bunker erano ancora vivi in quattro, ma il frate era l'unico in grado di parlare. Pochi minuti dopo furono tutti uccisi con una iniezione di fenolo.

«Devo essere sincero», mi disse Gajowniczek: «Per lungo tempo pensando a Massimiliano provai rimorso. Accettando di essere salvo, avevo firmato la sua condanna. Ma ora, a distanza di anni, mi sono convinto che un uomo come lui non avrebbe potuto agire diversamente. Nessuno l'aveva ob-bligato a farlo. Inoltre, lui era un prete, forse avrà pensato che la sua presenza a fianco dei condannati fosse necessaria per evitare loro il dramma della disperazione. Li ha assistiti fino all'ultimo». Al ritorno, Gajowniczek mi confidò: «Quando fui liberato, credevo che non sarei riuscito a perdonare. Poi, trovandomi di fronte ai civili tedeschi cacciati da queste terre, vedendo le loro donne coni bambini ho pensato che, se esisteva una differenza tra noi e i criminali, era proprio questa: noi eravamo rimasti uomini, nonostante tutto». Rividi Gajowniczek a Roma in occasione della beatificazione di padre Kolbe il 17 ottobre mi. Il ricordo di quei giorni in Polonia mi è rimasto indelebile.

(Angelo Montonati - Famiglia Cristiana)
da Redazione online

domenica 24 gennaio 2016

Vita da frati - fra droga, alcol e gioco d'azzardo !!!

Tutti i frati si impegnino a seguire l’umiltà e la povertà del Signore nostro Gesù Cristo (...)
E devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, 
 tra infermi e lebbrosi e tra i mendicanti lungo la strada.
San Francesco
Pace a voi cari amici in camino e in ricerca.
Sono tanti coloro che desiderano conoscere meglio la nostra vita,  della serie: cosa fa un frate? di che cosa si occupano i frati? Al riguardo ho già scritto varie volte e vari post.

Vi segnalo oggi un'attività molto bella e impegnativa che noi francescani portiamo avanti a Monselice (vicino a Padova) presso la Comunità san Francesco. Qui, i frati (quattro religiosi), seguono da vicino con vari operatori tanti giovani con problemi di dipendenze (da droghe, alcool, gioco. .ecc.) costituendo per loro un autentica famiglia, un nucleo di riferimento stabile e sempre presente (non legato agli orari di lavoro e al cartellino da timbrare o alla sola professionalità). Un'esperienza davvero originale e unica (rispetto anche ad altre comunità analoghe)  da un punto di vista umano, relazionale ed educativo. Anche la Tv Svizzera ne ha parlato qualche mese fa.

Lo stare insieme a persone disagiate e povere e bisognose è per noi frati occasione per esprimere al meglio la nostra vocazione originaria. San Francesco, infatti, fra i poveri e i lebbrosi matura e vive la sua chiamata e chiede ai suoi seguaci di fare altrettanto, di essere per questo sempre "frati minori".

Ma la Comunità san Francesco è solo una dei tanti ambiti di servizio in cui noi francescani siamo impegnati. Questi spaziano dalle parrocchie, ai santuari, all'editoria, alle missioni, all'area educativa e caritatevole. C'è dunque posto per tutti e per ogni sensibilità! Cari giovani che cercate...venite e vedete!

Al Signore Gesù sempre la nostra lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


sabato 23 gennaio 2016

San Francesco e il Vangelo della misericordia



Pace a voi
cari amici in ricerca della vocazione divina per la vostra vita. 
In questo Anno Santo della Misericordia c'è un testo di san Francesco, La Lettera ad un Ministro (rivolta al responsabile di una comunità di frati), che è un autentico tesoro di spiritualità e di umanità anche per noi.

Da dove scaturisce questo testo?  Le difficoltà degli incarichi di governo, dovute certamente alla mediocrità e al comportamento scandaloso e alle forti opposizioni  e ai contrasti di alcuni frati nei suoi confronti, spingono quel bravo e retto "ministro regionale" (di cui si ignora il nome) a voler abbandonare la comunità e con essa il campo dell’obbedienza, del servizio, della carità. Pare di sentirlo dire a Francesco: "Basta! Non ne posso più! Voglio vivere da frate vero la mia vocazione francescana e la mia scelta per il Signore ! Non voglio più stare con questi frati mascalzoni e poco di buono che mi rendono la vita impossibile!!Ha già deciso per questo di ritirarsi in un eremo per ritrovare la pace del cuore e dedicarsi pienamente e solo al Signore nella preghiera, occupandosi unicamente del bene della propria anima, mirando alla santità. 

Francesco, sempre premuroso, gli indirizza questa lettera che reca in sé una corona di messaggi tanto semplici quanto sbalorditivi. Mai, prima d’ora, il vangelo della misericordia era stato così divinamente decodificato né mai si era udito un coraggio così semplice ed assoluto di fronte alle esigenze della vera imitazione di Gesù nei rapporti con ogni fratello peccatore.  Francesco, infatti, va diritto al messaggio essenziale!! Senza reticenze, "sine glossa", afferma che le difficoltà incontrate sulla strada della vita fraterna sono un regalo prezioso e che le fatiche da sostenere nell’amare i fratelli più difficili sono garanzia e premio di perfetta carità. Sono grazia!! Non una grazia astratta ma, nel linguaggio realistico di Francesco, una "grazia ricevuta", un dono d’amore divino che esige un pieno coinvolgimento in chi lo ha "ricevuto", esige attenzione e restituzione d’amore. Questa è la chiave interpretativa della Lettera.

Per il "Poverello di Assisi", è alla luce di questa concezione fondamentale di fede che va sempre considerata la propria relazione con Dio "in cui viviamo, ci muoviamo e siamo" (At 17,28), e devono esser considerati anche tutti gli impedimenti che si oppongono alla personale santità (escluso il proprio peccato). Quel fratello difficile va considerato pertanto come tabernacolo e ostensorio di Dio Padre, va amato con totale umiltà davanti all’Altissimo, "in perfetta letizia"! La strada che Francesco propone è il cammino del Vangelo sine glossa, la forma di vita "nella imitazione" radicale del Figlio Gesù, nella conformità perfetta ai suoi stati interiori, alla sua crocifissione. 

Anche noi dunque (soprattutto se pensiamo e miriamo a diventare frati)  lasciamoci chiamare in causa da san Francesco e dal Vangelo, nello stile delle nostre relazioni, del nostro stare insieme, del nostro affrontare cristianamente le fatiche e le opposizioni e i contrasti dei fratelli, nel nostro saper perdonare e portare misericordia a tutti e a chiunque e in ogni momento...!!!!

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Dalla lettera ad un Ministro di san Francesco
"Al frate … ministro: il Signore ti benedica! 
lo ti dico, come posso, per quello che riguarda la tua anima, che quelle cose che ti sono di impedimento nell’amare il Signore Iddio, ed ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri, anche se ti coprissero di percosse: tutto questo tu devi ritenere come una grazia ricevuta.

E così tu devi volere e non diversamente. 
E questo sia per te vera obbedienza del Signore Iddio e mia, perché io fermamente so che questa è vera obbedienza. Ama coloro che agiscono con te in questo modo, e non esigere da loro altro se non ciò che il Signore dà a te. 
E in questo amali e non pretendere che diventino cristiani migliori. 
E questo sia per te più che stare appartato in un eremo.

E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore e ami me suo servo e tuo, se tu farai questo, e cioè: che non ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato quanto più è possibile peccare, che dopo aver visto i tuoi occhi non se ne ritorni via senza il tuo perdono, se egli lo chiede; e se non chiedesse perdono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato.

E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: affinché tu possa attrarlo al Signore; ed abbi sempre misericordia per tali fratelli. 
E avvisa i guardiani, quando puoi, che tu sei deciso a fare così ….(...)
E tutti i frati, che fossero a conoscenza del peccato di un loro fratello, non lo facciano arrossire né dicano male di lui, ma ne abbiano grande misericordia e tengano assai segreto il peccato del loro fratello, perché non i sani hanno bisogno del medico, ma i malati” . 

E sempre per obbedienza siamo tenuti a mandarlo con un compagno dal suo Custode. 
E lo stesso Custode lo tratti con misericordia, come vorrebbe essere trattato lui medesimo, se si trovasse in un caso simile ….(...) 
E questi non abbiano potere di imporre altra penitenza all’infuori di questa: “Va’ e non peccare più!”.

Questo scritto tienilo con te, affinché sia meglio osservato, fino al Capitolo di Pentecoste, quando sarai presente là con i tuoi frati. 
E queste e tutte le altre cose che non sono nella Regola, sarà vostra cura di completarle, con l’aiuto del Signore Iddio". 

(San Francesco, Lettera a un Ministro – Fonti Francescane n° 234-239).

venerdì 22 gennaio 2016

Pillole vocazionali (12) - Why not franciscan friar?

Pace a voi, cari amici in ricerca in e in ascolto dei desideri del Signore. Ecco un'altra "pillola" vocazionale. Siamo ormai alla dodicesima, ma in realtà, vuole essere una prima indicazione per quanti si avventurano "casualmente" su questo blog. Resto a disposizione per ogni ulteriore chiarimento o approfondimento. Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

frate Thierry: giovane francescano, studente in teologia
Why not franciscan friar?
A volte basta un viaggio ad Assisi, o un dialogo con un frate, oppure il difficile passaggio attraverso una sofferenza o delle ferite interiori; a volte è la percezione di non essere mai contenti e soddisfatti di quel che si è o si è raggiunto insieme all'aspirazione ad un oltre di pienezza che ci manca; a volte è un'esperienza di perdono e conversione, un incontro forte e inaspettato col Signore, la testimonianza di francescani gioiosi ..., una parola evangelica che tocca il cuore..., il contatto con i poveri.... A volte è semplicemente un richiamo misterioso e indicibile... tutto da intendere e approfondire!

Per molti giovani, questi sono alcuni dei motivi di avvio di una ricerca vocazionale, di un primo passo a tentoni, per capirci qualche cosa di più, magari coperti dal segreto del Web e di una navigazione "per caso" in internet. A tutti comune è un interrogativo: "Come dare un senso pieno alla propria vita? Come lasciarsi guidare dal Signore e capire la sua volontà?".

"Signore, cosa vuoi che io faccia ?" E' del resto la domanda che guida anche il giovane Francesco d'Assisi nella sua ricerca. E' la domanda che, nonostante tutto, risuona ancora nel cuore inquieto di tantissimi giovani d'oggi. 

E poi, nel cammino, quante altre domande, si aggiungono e sanamente provocano: "Ma..chissà.. forse anch'io frate? Come faccio a sapere se davvero Dio mi chiama? Com’è la vita da frate francescano? Come si vive in un convento e come e dove operano i frati? Quali i passi da compiere per un discernimento? Ma sarò in grado di fare il frate? Ma sarà davvero la strada giusta?" Insieme a molti altri dubbi e paure...e ancora tanti interrogativi..

Il blog "Vocazione francescana" desidera essere un semplice aiuto ai giovani per trovare queste risposte: suggerendo percorsi di discernimento (il gruppo san Damiano), esperienze di vita ( in convento, in missione, nel volontariato) e testimonianze di religiosi contenti della loro scelta, con la possibilità di un costante dialogo personale con dei frati disponibili all'ascolto e all'accompagnamento e alla direzione spirituale. L'intento di questo blog è di far conoscere e diffondere la bellezza della vocazione francescana e di offrire mezzi concreti ai giovani per discernere cosa Dio voglia dalla loro vita.

Se dunque forse anche tu ti sei mai posto questo interrogativo segreto " perchè anch'io non frate francescano?" -  "Why not franciscan friar?"(è tanto "global" dirlo in inglese..ah.ah..), fatti vivo e insieme, seguendo il Signore, proveremo a fare un tratto di strada per capirci qualche cosa di più.

Roma: frati della "sveglia francescana" x la nuova evangelizzazione
Assisi: giovani frati (fra Matteo e fra Giambo)..con giovani
Austria: frati in preghiera
frati Ghanesi
La Verna: frati pellegrini
 i piatti da lavare

l'orto da zappare
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mercoledì 20 gennaio 2016

Tempo di esami - La preghiera per lo studente di San Giuseppe da Copertino

Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace. 
So che molti di voi sono in "tempo di esami", affaticati nello studio e forse preoccupati e tesi. Vi invito ogni tanto a prendervi qualche minuto di sosta, per riposare un pò e anche per dedicarlo ad una semplice preghiera al Signore attraverso l'intercessione di San Giuseppe da Copertino, patrono degli studenti e frate francescano minore conventuale (della mia famiglia religiosa). Ecco di seguito una classica "preghiera per gli esami" e il bellissimo "cantico del bene" scritto dallo stesso san Giuseppe. 
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

S. Giuseppe da Copertino, il "santo dei voli", patrono degli esaminandi
Preghiera prima degli esami
Nella fatica dello studio e degli esami,
S. Giuseppe da Copertino,
amico degli studenti e protettore
degli esaminandi,
vengo ad implorare il tuo aiuto.
Tu sai, per tua personale esperienza,
quanta ansia accompagni l'impegno
dello studio e quanto facili siano il pericolo
dello smarrimento intellettuale e lo scoraggiamento.
Tu che fosti assistito prodigiosamente da Dio
negli studi e negli esami per l'ammissione
agli Ordini Sacri, chiedi al Signore luce per la mia mente
e forza per la mia volontà.
Tu che sperimentasti tanto concretamente
l'aiuto materno della Madonna,
Madre della speranza, pregala per me,
perché possa superare facilmente tutte
le difficoltà negli studi e negli esami.
Amen...

"Cantico del Bene"
 scritto da S. Giuseppe da Copertino
Chi fa ben sol per paura, non fa niente e poco dura.
Chi fa ben sol per usanza, se non perde poco avanza.
Chi fa ben come per forza, lascia il frutto e tien la scorza.
Chi fa ben qual sciocco a caso, va per l’acqua senza vaso.
Chi fa ben per parer buono, non acquista altro che suono.
Chi fa ben per vanagloria, non avrà giammai vittoria.
Chi fa ben per avarizia, cresce sempre più in malizia.
Chi fa ben con negligenza, perde il frutto e la semenza.
Chi fa ben all’indiscreta, senza frutto mai s’acquieta.
Chi fa ben solo per gusto, mai sarà santo né giusto.
Chi fa ben sol per salvarsi, troppo s’ama e non sa amarsi.
Chi fa ben per puro amore, dona a Dio l’anima e il core
e qual figlio e servitore sarà unito al suo Signore.
Gesù dolce Salvatore sia lodato a tutte l’ore,
il supremo e gran motore d’ogni grazia donatore.
Amen.

martedì 19 gennaio 2016

Pillole vocazionali (11) - Come posso diventare frate se...mi piacciono le ragazze?

Pace a voi,
cari amici in ricerca in e in ascolto dei desideri del Signore.
Ecco di seguito, un'altra "pillola" vocazionale (questo è l'undicesima), e riguarda un interrogativo di molti. Resto a disposizione per ogni ulteriore chiarimento o approfondimento.
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



Come posso diventare frate se... mi piacciono le ragazze?
Ecco quanto mi ha scritto recentemente Luca (23 anni) combattuto fra un richiamo (segreto e mai veramente affrontato) alla vita francescana e al dono di sè come religioso, unitamente a un sentimento e un'attrazione/relazione che sta vivendo verso una ragazza in particolare. 

Una domanda che, lo confesso, mi fa sempre un pò sorridere, ma anche riflettere sulle "strane idee" diffuse in ordine alla vocazione e a una possibile chiamata del Signore alla vita religiosa o sacerdotale. Quasi che (cosa che in realtà anche molti "buoni" cristiani pensano) per diventare frate o prete occorra essere "un pò strani", misogini o insensibili all' amare...!

Il frate, è e deve essere prima di tutto un uomo, un uomo vero in tutti i suoi aspetti! Quanti problemi e anche scandali nella chiesa sono nati là dove questa piena umanità e maturità non c'era, là dove c'erano delle fragilità affettive non riconosciute o affrontate, là dove la presunta vocazione e il celibato erano solo una fuga o un espediente.

Ma dirò di più: il fatto di rendersi conto di desiderare e saper amare una ragazza, oltre ad essere quanto di più normale ci sia, può diventare per il giovane in ricerca vocazionale motivo di grande conforto. Significa infatti sperimentare cosa voglia dire avere un cuore di carne..., essere capaci di volere bene e di essere voluti bene, il sapersi giocare in una relazione sana. 

Nello stesso tempo, è un'occasione unica di verifica e verità nella scelta vocazionale. Significa anche, avere una piena consapevolezza del peso e del valore di una rinuncia così forte ad essa connessa, come è il celibato! Significa operare una scelta di consacrazione non per fuga o per ripiego o ancor meno per un rifiuto della donna e della famiglia, ma perchè richiesta da una chiamata d'amore più grande. E come c'è bisogno di frati e preti e religiosi che esprimano con cuore appassionato, limpido e puro e senza possesso, l'Amore del Signore!!!! Si diventa frati infatti per questo Amore più grande e non per altro!!!

La vocazione religiosa, dunque, è proprio questo: una chiamata d'Amore! Un appello del Signore che coinvolge l'intera persona e tutte le sfere della sua umanità (emozioni, affetti, sentimenti, sessualità...) e che solo giustifica il lasciare tutto e "campi e casa e moglie e fratelli e sorelle" (cfr. Mc10, 28-31). Altrimenti...chi ce lo fa fare??

Dunque caro Luca, non vedo alcun ostacolo in questo tuo normale sentire... anzi!! 
Piuttosto, se il richiamo del Signore ritorna in te... non scappare!! Parlane apertamente e con fiducia con una guida spirituale (ce l'hai?) e anche, con delicatezza e tatto, alla tua ragazza: è importante nella vita infatti "trovare il proprio posto", realizzare il progetto per cui siamo stati da sempre pensati... 

Fai un percorso di discernimento; prega; cerca di ascoltare e comprendere meglio il significato di questo invito nascosto nel tuo intimo... perchè forse il Signore sta chiamandoti a formare una famiglia e a realizzarti con tua moglie e i tuoi figli in questa vocazione santa. O forse, Lui cerca proprio te a donargli per intero la tua vita, la tua passione, il tuo cuore, la tua forza, la tua intelligenza, anche la tua corporeità e affettività...tutto quello che sei!!

In ogni caso, Lui vuole il tuo bene e ha in serbo per te un progetto di benedizione: questo è da ricercare!
Ti affido all'Altissimo e ricordo nella preghiera. frate Alberto

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lunedì 18 gennaio 2016

Cosa smuove la nostra vita?


LA VITA SI MUOVE PER UNA PASSIONE, 
NON PER DEI DOVERI O PER DELLE IMPOSIZIONI, 
E LA PASSIONE SI ACCENDE PER UNA BELLEZZA 

(Giovanni Vannucci)

sabato 16 gennaio 2016

Pillole vocazionali (10) - I TRE ASCOLTI della ricerca vocazionale

 Pace a voi,
cari amici in ricerca dei desideri del Signore.
Continuo (questo è il decimo post) con altre "pillole" vocazionali : oggi parlerò dei tre ascolti fondamentali per una genuina ricerca vocazionale. Resto a disposizione per ogni ulteriore chiarimento o approfondimento. Vi benedico.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto
 (fra.alberto@davide.it)


I " 3 ASCOLTI " fondamentali nella ricerca vocazionale.
1)Ascoltare la vita
Prima di tutto  è necessario mettersi in ascolto della vita e così imparare a leggere ogni istante, ogni avvenimento, ogni sentimento o desiderio o timore alla luce del Signore e della Sua presenza. Per il cristiano infatti nulla avviene "per caso". I nostri giorni, infatti, sono costellati di segni e indicazioni e incontri dove Lui in qualche modo ci parla, ci suggerisce delle indicazioni, ci indica una via. Occorre trovare dunque quel " filo divino " che unisce tutte le esperienze e i "segni" che riscontriamo in noi ; è "un filo rosso" da dipanare e riconoscere... e questo non è sempre scontato nè facile!
2) Ascoltare la Parola
S. Francesco comprese la volontà del Signore, aprendo e scrutando i Vangeli. S. Francesco era un uomo in continua preghiera e aveva una  frequentazione costante della Sacra Scrittura. Il Signore ci parla dunque, tramite la nostra vita, ma sempre riletta e risignificata attraverso l'ascolto della Sua Parola. Dunque cari amici, se non avete molta dimestichezza con la Parola è certo giunto il tempo di cominciare. Mi permetto un suggerimento: iniziate dal Vangelo del giorno, quello della S. Messa quotidiana.... Lo si può per es. leggere e pregare prima di andare a letto (o in altro momento). Questo vi sarà di grande aiuto  per amare e conoscere la figura di Gesù e comprendere la chiamata che ha in serbo per voi.
3) Ascoltare le "mediazioni"
La vocazione non è mai solo un qualche cosa che appartiene unicamente a noi stessi: viene da Dio prima di tutto e nasce nella Chiesa, per la Chiesa e in favore della Chiesa. E' necessario dunque aprire il cuore all'ascolto e al confronto anche con altre figure come per es. un Padre spirituale, un sacerdote di fiducia, una comunità francescana... Aprire il cuore con amore di figli alla Vergine Immacolata (in lei, scrive P. Kolbe, "abbiamo sempre un faro sicuro"). Nel discernimento, infatti, non si può camminare da soli; ci si perde o ci si parla addosso! 
E' poi sempre utile la frequentazione di un gruppo vocazionale, dove fare un cammino con altri giovani per un congruo periodo: non ci si improvvisa nelle scelte, specie nella direzione della vita! Al riguardo già sapete del Gruppo san Damiano (il gruppo di ricerca vocazionale francescano). Importanti poi sono alcune esperienze di vita in qualche comunità francescana...per vedere e toccare con mano questa realtà! Importante ancora sperimentarsi in qualche spazio di servizio gratuito ai poveri o in  parrocchia... là dove  poter misurare la capacità di dono e di offerta agli altri...e a Dio.


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venerdì 15 gennaio 2016

Qual è il tuo orizzonte?


Dovunque ci troviamo, 
è il riferimento a CRISTO
che rende significativo ogni posto....
E' L'ORIZZONTE
che rende il cammino straordinario.

Luigi Vari, biblista

giovedì 14 gennaio 2016

Pillole vocazionali (9) - Come capire se sono chiamato al celibato?

Pace a voi,
cari amici in ricerca e in ascolto dei desideri del Signore.
Continuo (questo è il nono post) con altre "ricette" vocazionali "in pillole": oggi parlerò del celibato nella vita religiosa. Un tema abbastanza controverso e discusso. Resto a disposizione per ogni ulteriore chiarimento o approfondimento. Vi benedico.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto
 (fra.alberto@davide.it)

Il frate... è per tutti!
Come capire se sono chiamato al celibato nella vita religiosa?
Molti sono i giovani che mi scrivono con tale quesito; alcuni di loro spesso sono anche fidanzati o stanno frequentando delle ragazze, pur interrogandosi sulla vocazione francescana.
Ne ho parlato già in diversi post . Mi limito qui a  qualche semplice pensiero. 

Il frate è un uomo
Prima di tutto va ribadito che un frate o un prete, una suora, un religioso/a, non sono extraterrestri, ma sempre uomini e donne autentici, anche se chiamati al celibato. In loro permangono dunque tutti i normali desideri, le normali sensazioni (sentimenti, emozioni, affetti, attrazioni...) presenti in ogni persona. Se non fosse così avremmo di fronte a noi degli automi, delle macchine, dei frustrati, dei malati. Col celibato, non si tratta dunque di "non sentire, di "ibernare" o "sotterrare" parte di noi, ma di orientare in modo nuovo le nostre forze, tutte le energie, l'intelligenza e la volontà, la capacità di volere bene e coinvolgersi e spendersi...

Per Amore solo per Amore
Il consacrato fa una scelta precisa e forte d'Amore: l'amore a Dio prima di tutto e tutti, l'amore ad ogni persona più che ad una in particolare; l'amore a generare e accompagnare figli e fratelli nella fede, più che i propri naturali; l'amore ad occuparsi di ogni uomo piuttosto che di una naturale cerchia famigliare o parentale. La sua testimonianza diventa così simile alla scelta fatta da Gesù, nell'offrirsi totalmente a Dio ed ai fratelli con cuore indiviso, in un servizio di dedizione generosa e piena. Quando manca nel consacrato questo orizzonte ampio e sconfinato d'amore e di dono in Dio, la vita religiosa è triste e sterile ed è una vita sprecata, una scelta di ripiego e di fuga. Cose che purtroppo talvolta ancora succedono quando la vocazione religiosa è trovare un rifugio, un nascondersi in un nido caldo e fare i propri comodi, anzichè luogo del sacrificio e dell' offerta e della consegna di sè!!

Serve un discernimento
Come capire dunque se il celibato fa per noi? Occorre scrutare il cuore e il nostro desiderio di amare e il richiamo profondo verso cui ci indirizza il Signore. Occorre anche conoscersi a fondo, fare un serio cammino interiore di verifica circa la nostra reale maturità affettiva e sessuale. Occorre concretamente anche valutare il peso dei nostri affetti e slanci e passioni. Occorre identificare se davvero il Signore ci basti e attragga e  sazi nel profondo.  La risposta arriva prima di tutto con la preghiera e un serio cammino di discernimento con i passaggi che sempre richiamo: l'aiuto e il confronto con una guida spirituale, vivere delle esperienze di dono, partecipare al Gruppo san Damiano.... Occorre talvolta anche saper piangere e soffrire, con lo sguardo fisso a Gesù, quando arrivano decisioni difficili...

La gioia e la fraternità
Uno dei segnali di chiamata e conferma al celibato per il Regno è la gioia del cuore nel donarsi e nel pensare la propria vita proiettata in questa direzione di oblatività; non è così quando prevale un sentimento di tristezza o di mesto dovere, di obbedienza sottomessa!! Il Signore ci chiama invece alla gioia e alla libertà dei figli!
Una fonte incredibile di aiuto al frate nel vivere il celibato, è però anche sempre la fraternità, la comunità dei fratelli con cui si condivide la vita, la missione, la quotidianità semplice: il frate, grazie a Dio, non è mai da solo!!

Per svegliare il mondo
Il consacrato (l'ho sentito dire da una suora di clausura) è un "ardente d'amore", un "infuocato d'amore" che non si accontenta mai  e che solo in Dio sa di poter trovare il proprio riposo e la sua quiete e la propria pienezza. Per fare il frate, il prete, la monaca.. occorre dunque essere amanti appassionati, "sposi" generosi, persone innamorate. Quando non è così, si diventa scapoloni misogini o zitelle acide o gente frustrata.... Come ha detto papa Francesco « i religiosi devono essere uomini e donne capaci di svegliare il mondo», di "incendiare" il mondo con il loro amore e la loro testimonianza.
Se non c'è questo "fuoco", meglio non inoltrarsi in una via così bella e impegnativa! 


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