giovedì 8 ottobre 2015

Ma tu...hai a che fare con Gesù?

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
Fra i segni distintivi di una possibile vocazione religiosa vi è indubitabilmente la preghiera e il desiderio di incontrare il Signore, di dialogare con lui, di stare con lui. Certo, può succedere a molti ragazzi di non sapere bene come pregare, di avere una conoscenza approssimata della Parola di Dio, oppure di non conoscere per es. la preghiera dei salmi o altre modalità strutturate di orazione. Questo però non fa problema ai fini di un percorso vocazionale: a pregare, infatti, si impara e si viene via via iniziati. Se però manca il desiderio e lo slancio della preghiera; se non c'è un richiamo profondo ad una relazione col Signore Gesù, un anelito interiore verso di Lui; se manca il fascino e l'attrazione per Gesù, ben difficilmente si può pensare ad un percorso di discernimento verso una scelta di consacrazione. Il frate (ma anche il giovane in ricerca) infatti, che non ha " a che fare" con Gesù, che non è "occupato" da Lui, è come una fonte sterile, un albero secco, un campo inaridito: inutile e triste per sè e per la vita delle persone a lui affidate. Vi riporto di seguito (tratto dalle fonti francescane), l'esperienza di san Francesco che, uomo "fatto preghiera", ci può prendere per mano e istruire e guidare in questo cammino verso Gesù. A Lui sempre il nostro sguardo e la nostra lode. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Dalla vita di san Francesco
Alla periferia della città c'era una grotta, in cui essi andavano sovente, parlando del «tesoro». L'uomo di Dio, già santo per desiderio di esserlo, vi entrava, lasciando fuori il compagno ad attendere, e, pieno di nuovo insolito fervore, pregava il Padre suo in segreto.
Desiderava che nessuno sapesse quanto accadeva in lui là dentro; e, celando saggiamente a fin di bene il meglio, solo a Dio affidava i suoi santi propositi.

Supplicava devotamente Dio eterno e vero di manifestargli la sua via e di insegnargli a realizzare il suo volere. Si svolgeva in lui una lotta tremenda, né poteva darsi pace, finché non avesse compiuto ciò che aveva deliberato. Mille pensieri l'assalivano senza tregua e la loro insistenza lo gettava nel turbamento e nella sofferenza. Bruciava interiormente di fuoco divino, e non riusciva a dissimulare il fervore della sua anima. Deplorava i suoi gravi peccati, le offese fatte agli occhi della maestà divina.
Le vanità del passato o del presente non avevano per lui più nessuna attrattiva, ma non si sentiva sicuro di saper resistere a quelle future.
Portava Gesù sempre nel cuore

I frati che vissero con lui, inoltre sanno molto bene come ogni giorno, anzi ogni momento affiorasse sulle sue labbra il ricordo di Cristo; con quanta soavità e dolcezza gli parlava, con quale tenero amore discorreva con Lui. La bocca parlava per l'abbondanza dei santi affetti del cuore, e quella sorgente di illuminato amore che lo riempiva dentro, traboccava anche di fuori.
Era davvero molto occupato con Gesù.

Gesù portava sempre nel cuore, Gesù sulle labbra, Gesù nelle orecchie, Gesù negli occhi, Gesù nelle mani, Gesù in tutte le altre membra. Quante volte, mentre sedeva a pranzo, sentendo o pronunciando lui il nome di Gesù, dimenticava il cibo temporale e, come si legge di un santo, «guardando, non vedeva e ascoltando non udiva». C'è di più, molte volte, trovandosi in viaggio e meditando o cantando Gesù, scordava di essere in viaggio e si fermava a invitare tutte le creature alla lode di Gesù. Proprio perché portava e conservava sempre nel cuore con mirabile amore Gesù Cristo, e questo crocifisso, perchè fu insignito gloriosamente più di ogni altro della immagine di Lui, che egli aveva la grazia di contemplare, durante l'estasi, nella gloria indicibile e incomprensibile, seduto alla «destra del Padre», con il quale l'egualmente altissimo Figlio dell'Altissimo, assieme con lo Spirito Santo vive e regna, vince e impera, Dio eternamente glorioso, per tutti i secoli. Amen!

(dalle Fonti Francescane)







2 commenti:

  1. Quest'anno il mio accompagnamento spirituale verterà proprio sulla preghiera. Mi è stato dato per cominciare un bellissimo libro su questo: "Lo Spirito prega in noi" di Padre André Louf. Illuminante!

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  2. Gesù ,da sempre, è il motivo della mia gioia anche in mezzo alle tribulazioni. Ogni mio progetto, anche minimo, passa sempre per le sue mani, attraverso la preghiera.

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