domenica 11 ottobre 2015

La sindrome del "giovane ricco"

Che cosa devo fare per avere la vita eterna?..... Cosa devo fare della mia esistenza? del mio futuro? della mia giovinezza? dei miei talenti?  dei miei sogni e desideri?... Come la mia vita può essere piena di senso e completa e vera non solo per qualche momento passeggero e fugace, ma per sempre e ovunque e in qualsiasi situazione, per l'eternità...


Alpi friulane
Sono queste in fondo la domande che il "giovane ricco" (Mc10, 17-30),  quel "tale" del vangelo di oggi (11 ott 2015 - 28 domenica - anno B), pone a Gesù in quel famoso episodio. 

Sono le stesse domande nascoste in fondo al cuore di ogni giovane che si interroga sulla direzione da prendere per la propria vita e di chiunque sinceramente ricerchi la propria, unica e irrinunciabile vocazione e chiamata.

La risposta di Gesù è un invito radicale a seguire Lui, a mettere Lui al centro, senza anteporgli null'altro: cose, affari , preoccupazioni, affetti, ma anche talenti, bei progetti, sogni e idealità. Tutto deve venire dopo, diventare "non necessario" e non più fondamentale, acquistando invece nuovo significato e valore partendo da Lui, per Lui e in vista di Lui. 

Ai molti beni e talenti che un giovane spesso rincorre e per i quali si impegna e si spende, Gesù contrappone la bellezza e la pienezza di un incontro, di una relazione; il fascino della sequela..l'invito ad una vita donata a Lui e al prossimo per Amore. 

Nel vangelo di oggi, il "giovane ricco" non se la sente di fare il grande passo, preferendo restare avvinghiato ai suoi beni e ai propri progetti di vita. Se ne va dunque triste e ancora anonimo, senza un volto, senza un nome ( resta quel "tale"), banalmente identificabile e riconoscibile solo da quanto possiede.

Una vicenda antica, in realtà un dramma evangelico non molto lontano dalla storia di molti nostri giovani, talvolta quelli più "ricchi" e dotati e forniti da Dio e dalla famiglia e dall'educazione ricevuta di tanti doni e possibilità: sono belli, bravi, buoni, intelligenti, educati, buoni cristiani e praticanti nella fede, capaci negli studi e magari animatori in parrocchia e protagonisti di tanti campi estivi e uscite scout...
Ma non chiedere loro nulla di più!!! Già hanno dato! Sono splendidi e hanno occhi solo per se stessi. La strada della vita è pertanto di loro esclusiva proprietà e non si accettano interferenze, neppure da parte di Dio. Sono coloro che io definisco le vittime da "sindrome del giovane ricco". 

Chi invece accetta l'invito di Gesù? Ancora una volta sono i poveri, i miti, gli umili e quanti sono consapevoli di non essere autosufficienti, ma sempre bisognosi di uno sguardo e di un sostegno dall'Alto. Spesso sono anche le persone con alle spalle storie di sofferenza e  ferite, ma disponibili ad una conversione, ad un affidamento senza riserve, capaci di mettersi in ascolto e in discussione.... Sono giovani dal cuore grande e compassionevole, consapevoli delle proprie piaghe e fatiche,  desiderosi di abbracciare il mondo e tutta l'umanità ferita e dolorante ; sono i giovani ardenti e audaci che guardano lontano e non solo al loro ombelico ; sono i giovani avvinghiati alla Croce e non al look o all'apparire o al piacere immediato e fugace...

Caro amico, che stasera mi leggi, lasciati anche tu provocare da questo Vangelo e chiediti con onestà dove sei, dove vai, dove stai impegnando le tue forze e le tue energie. Interrogati dov'è il tuo cuore, perchè lì c'è il tuo tesoro!

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



Domenica 11 ottobre 2011
Dal vangelo di Marco (10,17-30).

In quel tempo, mentre Gesù usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo.
Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre
».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza».
Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi».
Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!».
I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: «Figlioli, com'è difficile entrare nel regno di Dio!
E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio
».
Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: «E chi mai si può salvare?».
Ma Gesù, guardandoli, disse: «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio».
Pietro allora gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo,
che non riceva gia al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna
». 

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