venerdì 30 ottobre 2015

Pericoloso andare "verso Assisi" !!

Assisi : la Basilica superiore di san Francesco 
Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace.
In questi giorni mi trovo ad Assisi con tanti giovani e frati provenienti da tutta l'Italia per vivere il "Convegno giovani verso Assisi 2015" (GVA in gergo!). Si tratta dell'appuntamento più significativo che noi francescani proponiamo ai ragazzi nella città del Poverello. Siamo ormai alla trentaseiesima edizione, e il GVA continua ad entusiasmare e orientare migliaia di giovani.

Quanti, in questi anni, grazie al Convegno hanno saputo trovare la loro strada, scoprire Gesù, conoscere come amico e compagno niente meno che San Francesco e anche avvicinarsi alla vita dei frati e...qualcuno decidere di condividere la nostra vita e vocazione !!!

E' pericoloso andare ad Assisi!!! Tenetelo presente! Soprattutto tenetevi lontani dalla tomba (Web Cam in diretta) di Francesco, un luogo di seduzione e ammaliamento...! E non dite che non vi ho avvisati!

Sotto, aggiungo un bel video con alcune immagini dello scorso anno... giusto per riaccendere la nostalgia a chi non ha potuto ritornare e incuriosire chi nulla sa di questo appuntamento francescano.
Vi affido tutti a san Francesco qui presso la sua tomba.

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

giovedì 29 ottobre 2015

Un prete senza mani

Cari amici, fra pochi giorni (14 novembre), come già annunciato, un caro confratello, fra Nicola Zanin della comunità di Treviso, sarà consacrato sacerdote attraverso l'imposizione sul suo capo delle "mani" del Vescovo celebrante che poi ungerà le "mani" del novello sacerdote con il Sacro Crisma! Quale ministero straordinario gli sarà conferito con questi semplici gesti delle "mani"!
E quali grazie sarà anch'egli chiamato a comunicare con la sua vita, il suo cuore e le sue stesse "mani", nel nome di Gesù e addirittura "nella persona di Gesù".!!?? 
Vi propongo al riguardo una bella riflessione, sul ruolo e la simbologia delle "mani" di un prete! 
Vi chiedo ancora la preghiera per fra Nicola e per il dono di nuove vocazioni sacerdotali per la Chiesa, per ogni uomo. AL Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Un prete senza mani
Non so se abbiamo mai pensato cosa potrebbe fare un sacerdote se non avesse le mani.
Sinceramente, nel rifletterci, si possono scoprire questioni determinanti. Durante le persecuzioni il più grande oltraggio ai vescovi e ai sacerdoti era quello di amputare loro le mani perché non potessero più nè benedire nè consacrare. I cristiani “raccoglievano” quelle mani e le conservavano come reliquie tra gli aromi. Cosa sarebbe dunque un sacerdote senza le mani? (...)
Abbiamo mai, almeno una volta pensato all’importanza di quelle mani sacerdotali?
Un sacerdote con le sue mani CONSACRA.
Rende cioè capace un piccolo pezzo di pane (particola) e un calice di vino ad essere Gesù Vivo e Vero, cioè proprio Lui!
Abbiamo mai fermato il nostro sguardo su quelle mani?
Se una volta nella nostra vita riuscissimo a non togliere i nostri occhi dalle mani del sacerdote mentre celebra tutta, e dico tutta l’eucaristia, non distoglieremmo mai il nostro cuore dalla vista di Gesù Cristo. Quelle mani ci conducono al centro e, mentre danzano sopra l’altare, apparecchiano la mensa, dialogano e parlano per noi e ci mettono in contatto con la realtà visibile e invisibile incorporandoci pienamente nel convito sacrificale e nel sacrificio conviviale.
Quelle mani si sollevano, si congiungono, si offrono, si lavano e si impongono. Che meraviglia l’imposizione delle mani sacerdotali. Essa è esigente perché realizza la missione più potente: la comunione di tantissimi in una cosa sola, in un solo corpo. L’imposizione non conosce revoca, realizza ciò che ordina.
Che miracolo esercitano quelle mani.
Attraverso quelle mani, nell’accoglienza e nella disposizione, passa la salvezza della nostra anima, il nutrimento del nostro cuore.
Nessuna consacrazione senza quelle mani. (...)
Grazie Sacerdote di Cristo, chiunque tu sia, perché dalle tue mani si sazia la mia sete e il mio cuore si nutre del vero cibo che io desidero.

di Cristina Righi


Come San Francesco guarda alle mani dei sacerdoti

«Ecco, ogni giorno egli [il Signore nostro Gesù Cristo] si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sull’altare nelle mani del sacerdote».

«Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, è presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. O ammirabile altezza e stupenda degnazione! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, si umili a tal punto da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane!».

mercoledì 28 ottobre 2015

Com'è il tuo cuore?


Se il tuo CUORE è piccolo, 
a cosa ti serve che il MONDO sia grande?
(Lev Tolstoj)

martedì 27 ottobre 2015

Perchè un giovane si chiede se diventare frate?

fra Thierry e fra Fra Jérémie-Marie
giovani frati francesi studenti di teologia a Padova

Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace.
"Perchè un giovane si chiede se diventare frate? Come e perchè avviene la chiamata alla vita religiosa? " . Questa sì che è una bella domanda di molti di voi!! Tento una breve risposta:

La vocazione alla vita consacrata (al di là di ogni spiegazione sociologica o altro) ha una sua origine davvero misteriosa e per nulla classificabile: nasce, infatti, unicamente dal cuore di Dio!  E' dunque il Signore che parla in tante maniere e sa rivolgersi come vuole, a chi Lui vuole e quando vuole. Non ci sono qui pertanto meriti o medaglie da accampare ! E' pura gratuità che va oltre ogni limite o peccato!

La vocazione religiosa scaturisce perciò da uno sguardo d'amore e di predilezione da parte di Dio; uno sguardo davvero unico, speciale, individuale, personale, libero e gratuito. Questo fa sì che le storie di ciascun religioso (prete, frate, suora, missionario..) siano diversissime e contrassegnate da una varietà di interventi e segni e modalità, davvero singolari..e mai uguali. Tutte però, ogni volta, sono anche accomunate da un passaggio e da un incontro e da un'intuizione d'amore che ad un certo punto ha interpellato e interrogato nel profondo con un invito dolce e insistente difficile da evitare e non ascoltare: "Vuoi...seguirmi ?"

Una vocazione alla vita consacrata, trova poi sempre una sua sorgente anche nella preghiera, magari nascosta e umile e mai rivelata, ma tenace e fedele, di qualche persona vicina ( i genitori, un'anziana zia o i nonni..il catechista..un amico sacerdote...). Sempre, all'origine di una scelta di consacrazione,  c'è la preghiera di qualcuno. 

E tu..ti sei mai chiesto chi ha pregato o sta pregando per te? Perchè non provi a scoprirlo?

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


lunedì 26 ottobre 2015

Cosa significa e rappresenta il TAU francescano?

Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace.

Moltissimi di voi certamente e in varie occasioni avranno ricevuto o indossato un TAU, questo "oggetto" (in legno o in metallo..) un po' particolare, che richiama la croce e che fa parte del "corredo" francescano ed ecclesiale, ma non solo (scout.. ecc..). Spesso è anche indossato per moda, perché è bello e alternativo; l'ho visto anche tatuato sul braccio di un giovane! Succede anche però che, il più delle volte, sia poco conosciuto se non ignorato nel suo significato più profondo. 
Qual' é la spiegazione del TAU ? Che cosa rappresenta e significa? Qual'è la sua origine?
Di seguito trovate un'articolata descrizione a questi interrogativi. A quanti di voi portano al collo un TAU non posso che augurare di poter realizzare nella loro vita ciò che questo semplice segno rappresenta. 
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)




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IL TAU : origine e significato

Il Tau è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico.
Esso venne adoperato con valore simbolico sin dall’Antico Testamento; se ne parla già nel libro di Ezechiele: “Il Signore disse: Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un TAU sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono..”(Ez.9,4). Esso è il segno che posto sulla fronte dei poveri di Israele,li salva dallo sterminio.Con questo stesso senso se ne parla anche nell'Apocalisse: “Poi vidi un altro angelo che saliva da oriente e portava il sigillo del Dio vivente, e gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era ordinato di danneggiare la terra e il mare dicendo: non danneggiate né la terra, né il mare, né piante finché non abbiamo segnato sulle loro fronti i servi del nostro Dio”(Ap7,2-3).
Il TAU è perciò segno di redenzione. E’ segno esteriore di quella novità di vita cristiana, più interiormente segnata dal Sigillo dello Spirito Santo, dato a noi in dono il giorno del Battesimo (Ef.1,13).
Il TAU fu adottato prestissimo dai cristiani. Tale segno si trova già nelle catacombe a Roma. I primi cristiani adottarono il TAU per un duplice motivo. Esso, come ultima lettera dell’alfabeto ebraico, era una profezia dell’ultimo giorno ed aveva la stessa funzione della lettera greca Omega, come appare dall’Apocalisse: “Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente dal fonte dell’acqua della vita... Io sono l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine” (Ap.21,6; 22,13).
Ma soprattutto i cristiani adottarono il TAU, perché la sua forma ricordava ad essi la croce, sulla quale Cristo si immolò per la salvezza del mondo.

San Francesco d’Assisi,
per questi stessi motivi, faceva riferimento di tutto al Cristo, all’Ultimo: per la somiglianza che il TAU ha con la croce, ebbe carissimo questo segno, tanto che esso occupò un posto rilevante nella sua vita come pure nei gesti. In lui il vecchio segno profetico si attualizza, si ricolora, riacquista la sua forza salvatrice ed esprime la beatitudine della povertà, elemento sostanziale della forma di vita francescana.
Era un amore che scaturiva da una appassionata venerazione per la santa croce, per l’umiltà del Cristo, oggetto continuo delle meditazioni di Francesco e per la missione del Cristo che attraverso la croce ha dato a tutti gli uomini il segno e l’espressione più grande del suo amore. Il TAU era inoltre per il Santo il segno concreto della sicura salvezza, e la vittoria di Cristo sul male. Grande fu in Francesco l’amore e la fede in questo segno. “Con tale sigillo, san Francesco si firmava ogniqualvolta o per necessità o per spirito di carità, inviava qualche sua lettera” (FF 980); “Con esso dava inizio alle sue azioni” (FF 1347). Il TAU era quindi il segno più caro per Francesco, il suo sigillo, il segno rivelatore di una convinzione spirituale profonda che solo nella croce di Cristo è la salvezza di ogni uomo.
Quindi il TAU, che ha alle sue spalle una solida tradizione biblico-cristiana, fu accolto da Francesco nel suo valore spirituale e il Santo se ne impossessò in maniera così intensa e totale sino a diventare lui stesso, attraverso le stimmate nella sua carne, al termine dei suoi giorni, quel TAU vivente che egli aveva così spesso contemplato, disegnato, ma soprattutto amato.
Oggi, moltissimi componenti della famiglia francescana: frati, suore, seminaristi aspiranti, francescani dell’ordine secolare, giovani devoti e ammiratori ed amici di san Francesco, portano il TAU come segno distintivo di riconoscimento della loro appartenenza alla famiglia o alla spiritualità francescana.
Il TAU non è un feticcio, né tanto meno un ninnolo qualsiasi, esso è il segno concreto di una devozione cristiana, ma soprattutto un impegno di vita nella sequela del Cristo povero e crocifisso.
Ricevere il TAU, portarlo sul proprio cuore, è l’impegno per un cammino, per una scuola di vita. Il cristiano segnato con il segno della croce al momento del suo battesimo, deve diventare, portando la croce, attraverso le immancabili sofferenze che comporta la vita, imitatore e seguace del Cristo povero e crocifisso. Quel TAU deve ricordarci una grande verità cristiana, la vita nostra associata a quella del Cristo nella croce come insostituibile mezzo di salvezza.
Lo sappiamo: nulla nasce di grande senza passare per il sacrificio. Accogliamo allora questo segno, portiamolo con fierezza, difendiamolo, viviamone la spiritualità, rendiamo ragione anche attraverso di esso della “speranza che è in noi”, consapevoli che solo aggrappandoci alla croce ogni giorno potremo rinascere con Lui, come Francesco, alla vita veramente nuova.

Il TAU è il segno di riconoscimento del cristiano, 
cioè del figlio di Dio, del figlio scampato dal pericolo, del SALVATO. È un segno di potente protezione contro il male (Ez.9,6).
È un segno voluto da Dio per me, è un privilegio divino (Ap.9,4; Ap.7,1-4; Ap.14,1).
È il segno dei redenti del Signore, dei senza macchia, di coloro che si fidano di Lui, di coloro che si riconoscono figli amati e che sanno di essere preziosi per Dio (Ez.9,6).
È l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico (Sal.119 in fondo).
Ai tempi di Gesù la croce era la condanna per i malfattori, perciò simbolo di vergogna e scandalo. Ai condannati di quell'epoca veniva legato alle mani un palo dietro la schiena; arrivati sul luogo della esecuzione, venivano issati su un altro palo verticalmente conficcato nel terreno. Il TAU croce di Cristo, non è più un simbolo di vergogna e sconfitta, ma diventa simbolo di un sacrificio per mezzo del quale sono salvato.
È simbolo della dignità dei figli di Dio, perché è la Croce che ha sorretto Cristo. È un segno che mi ricorda che devo essere anch’io forte nelle prove, pronto all’obbedienza del Padre e docile nella sottomissione, come è stato Gesù davanti alla volontà del Padre. Solitamente è in legno di ulivo, perché? Perché il legno è un materiale molto povero e duttile; i figli di Dio sono chiamati a vivere in modo semplice e in povertà di spirito (Mt.5,3). Il legno è un materiale duttile, cioè si lavora facilmente; anche il cristiano battezzato, deve lasciarsi plasmare nella vita di tutti i giorni, dalla Parola di Dio, essere Volontario del Suo Vangelo. Portare il TAU significa avere risposto il mio SI alla volontà di Dio di salvarmi, accettare la sua proposta di salvezza.
Significa essere portatore di pace, perché l’ulivo è simbolo della PACE (“Signore fa di me uno strumento della tua pace” – San Francesco). S.Francesco, con il TAU benediceva e otteneva molte grazie. Anche noi possiamo benedire (vedi benedizione di S.Francesco o Nm.6,24-27). Benedire significa dire bene, volere il bene per qualcuno.
Al momento del nostro Battesimo, hanno scelto per noi madrina e padrino, oggi ricevendo il TAU, facciamo una libera scelta da cristiani adulti nella fede


tratto da:sanfrancescopatronod'Italia

sabato 24 ottobre 2015

I Postulanti di Brescia si raccontano in un video

Brescia: Antico chiostro della chiesa-convento di san Francesco
Sede del Postulato per il Nord Italia
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Più volte ho scritto del Postulato e di come questo costituisca una prima tappa significativa per quei giovani che desiderano conoscere più da vicino la nostra vita, la vita dei frati francescani.

Con il Postulato, infatti, si è inseriti a pieno, dopo il cammino previo nel "Gruppo san Damiano", in una comunità francescana a diretto contatto con il vissuto quotidiano dei frati  e così poter "annusare", "gustare" e "conoscere meglio" (anche nei limiti..) la loro vocazione ed esperienza.

In particolare, è un tempo in cui si è introdotti ad un incontro sempre più profondo con Gesù nella preghiera, si sperimenta la fraternità e la condivisione, si impara uno stile di servizio ai fratelli, specie i più poveri, così come insegnato da san Francesco: dunque un bel banco di prova per ogni giovane. Al termine del Postulato (dura 2 anni)  del resto, si è chiamati a decidere se entrare in Noviziato (ad Assisi, presso la Basilica di san Francesco), il così detto "anno della prova" che ancora maggiormente farà sperimentare che cosa significhi diventare frate.

Se il Postulato è dunque impegnativo è però anche il periodo forse più bello del percorso vocazionale: tempo dell'innamoramento e delle prime grandi scelte;  tempo per sperimentarsi in un ideale molto alto, ma anche altrettanto concreto e feriale; tempo di forti amicizie e legami; tempo di gratuità e donazione; tempo di gioie e tormenti; tempo  di crisi e di maturazione; tempo per volare in alto...

Un grazie di cuore allora ai Postulanti di Brescia (sede per i giovani del Nord) che, con simpatia, ci offrono uno spicchio della loro vita nel seguente video. Chiedo a tutti voi una preghiera per questi giovani come per gli altri postulanti in cammino nelle sedi di Osimo ( per il centro) e Benevento ( per il Sud). Al Signore Gesù sempre il nostro sguardo e la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

                       

venerdì 23 ottobre 2015

Ordinazione presbiterale di fra Nicola Zanin

Cari giovani amici, la nostra fraternità dei frati francescani del nord Italia, vivrà prossimamente la grande gioia dell'ordinazione presbiterale di fra Nicola Zanin, del convento di Treviso: una comunità fortemente impegnata proprio nel servizio e nell'accoglienza ai giovani. Fra Nicola, tra le tante cose, in particolare cura anche un blog "Frati Francescani-Treviso" che vi invito a visitare e conoscere e così scoprire le molte e belle iniziative francescane in quella città.
Di seguito trovate anche una breve, ma intensa riflessione di fra Nicola riguardo a questa tappa per lui e per tutti noi così significativa. Lo accompagniamo con la nostra preghiera e vicinanza. Il Signore doni ancora alla sua Chiesa santi sacerdoti! E...  chissa'?? Forse il Signore sta chiamando anche te giovane lettore di questo blog!!  A Lui sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

fra Nicola in dialogo con un giovane
Riflessione di Fra Nicola
Carissimi fratelli, sabato 14 novembre 2015, sarò ordinato presbitero. In questo momento, mentre rivedo nella gratitudine i tanti passi compiuti in questi anni e sperimento ancora una volta la misericordia di Dio che mi viene incontro, vi chiedo di accompagnarmi con la nostra preghiera, perché possa essere testimone coraggioso e fedele del Vangelo, con Gesù nel cuore, nella voce, nelle mani, sulle strade dell'umanità.
«Il Signore dette a me, frate Nicola, dei fratelli...»: parafrasando le parole del nostro Serafico Padre Francesco, giungo a questo momento con l'affetto, il ricordo e l'incoraggiamento di tanti volti, tra cui siete anche voi frati «diventati a me cari» che con la vostra testimonianza e vicinanza, specialmente negli anni faticosi e sofferti della malattia, vi siete presi cura di me, insegnandomi nell'esperienza del patire, a camminare nella fede e nella speranza verso il Signore Gesù.
Cari frati, grazie per tutto il bene che mi avete usato in questi anni di cammino e di vita condivisa. Vi porto nel cuore e vi aspetto per vivere insieme a voi e a tutta la Chiesa questo dono di grazia. Il Signore doni a tutti la sua pace!
fr. Nicola Zanin 


I Frati Minori Conventuali
della Provincia Italiana di S. Antonio di Padova
e la famiglia Zanin
annunciano con gioia
l'Ordinazione Presbiterale
di fra Nicola Zanin
per l'imposizione delle mani e la preghiera consacratoria di
S. E. R. Mons. Gianfranco Agostino Gardin
Arcivescovo - Vescovo di Treviso

Sabato 14 Novembre 2015 - ore 11.00
Chiesa di San Giovanni Battista - Meolo (VE)
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Ecco Fra Nicola in un bel video di qualche anno fa in cui ci parla dell'esperienza estiva da lui vissuta a Lourdes presso il nostro convento

giovedì 22 ottobre 2015

Un cuore libero




Cari giovani, 

chiedete al Signore un cuore libero 

per non essere schiavi 

di tutte le trappole del mondo. 

(Papa Francesco)


mercoledì 21 ottobre 2015

Il convento fa rimanere giovani

Brescia: P. Olindo, in carrozzina, assistito da P. Alessandro
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Molti mi chiedono come sono costituite le nostre comunità (da giovani.. da vecchi.. stranieri ecc..). Ebbene, queste vedono il vivere accanto da fratelli, frati giovani e frati maturi, insieme anche a frati anziani e talvolta, anche molto anziani. Le varie età e sensibilità e provenienze (spesso diverse nazionalità) sono sempre ben rappresentate, come del resto in ogni grande famiglia in cui ci sono i genitori, i figli, i nonni, i nipoti... In particolare, la presenza di confratelli di età spesso veneranda, rappresenta per la comunità sempre una grazia, un patrimonio di bontà e sapienza ed esperienze che arricchiscono enormemente il vivere di ogni fraternità francescana.

Questi fratelli maggiori sono per  tutti la memoria carismatica dell'Ordine. Hanno percorso prima di noi la vita francescana e continuano a formarci in essa. In particolare, garantiscono una presenza silenziosa e fedele e orante, accogliente e disponibile, a volte sofferente e limitata nelle possibilità operative, ma sempre generosa e attenta. Per i frati più giovani sono un grande aiuto per evitare superficialità e improvvisazione, sempre donando sapienza e consigli profondi.  E se talvolta la malattia o gli acciacchi li appesantiscono, questo è sempre per tutti un invito ulteriore alla solidarietà reciproca, alla cura, alla custodia, al bene, all'amorevolezza fraterna.

Anche le loro storie personali, come i tanti fatti che appartengono al loro vissuto sono per le nostre comunità sempre occasione di racconti e narrazioni spesso fascinose e accattivanti. E' il caso di un caro e anziano confratello, P. Giuseppe Ungaro che vive con me nella comunità presso il Convento della Basilica del Santo di Padova. Qualche tempo fa è stato intervistato da RAI 2 ("Sulla via di Damasco"), lasciando tutti di "stucco" per la freschezza delle risposte e la lucidità e la simpatia espressa! E... se consideriamo la sua veneranda età (di ben 96 anni!!!), questo mi porta a dire davvero che "il convento fa rimanere sempre giovani"!!

Carissimi, vi lascio alla testimonianza di p. Giuseppe Ungaro, chiedendo una preghiera per lui e per tutte le nostre comunità chiamate a testimoniare nel mondo la bellezza di vivere insieme nel nome del Vangelo del nostro Signore Gesù. A Lui sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

martedì 20 ottobre 2015

Al Convegno "Giovani verso Assisi" un'ondata di SPERANZA !


Cari amici in ricerca  e in ascolto della vocazione divina, il Signore vi dia pace.
Fra pochi giorni (29 ott.- 2 nov.), centinaia di ragazzi/e si ritroveranno ad Assisi per vivere con noi frati francescani un appuntamento unico e straordinario: il Convegno Giovani verso Assisi (GVA). Il programma è come sempre intenso e accattivante; lo trovate nel sito di riferimento. Il motivo, il tema di fondo che ci guiderà è la SPERANZA, una virtù oggi anche per molti giovani, spesso insignificante o lontana. Come sperare quando non ho un lavoro, o mi vedo senza un futuro, i miei affetti sono precari, la mia giovinezza mi pare sprecata?.. Come sperare quando attorno a me vedo solo problemi enormi: guerre, profughi e rifugiati, fondamentalismi, egoismi sfrenati e sfruttamento...??

Ebbene cari amici, nonostante la vita ci riserbi spesso dei passaggi difficili e magari incomprensibili, chi si affida al Signore Gesù  e vive con Lui un incontro e un'intima relazione , non perde mai la speranza o almeno la può recuperare, la può riaccendere e così ancora una volta può provare a rialzare lo sguardo...per guardare lontano! La speranza è quella luce interiore che, sorretta da Dio e ispirata solo da Lui, ci fa andare avanti e ricominciare sempre; ci fa lottare e agire per un mondo migliore, per delle famiglie più unite, per relazioni più belle  e sincere. Per la speranza che viene da Gesù ogni giorno possiamo offrire un saluto gratuito, compiere un piccolo gesto di bontà e di coraggio, vivere un sacrificio per andare incontro a un altro....; essere lieti e contenti pur fra la grande tristezza e solitudine che spesso ci circonda! Guardare alla vita con occhi sempre nuovi...!

Sì...nel nome del Signore Gesù noi cristiani possiamo sempre e nonostante tutto, riscoprire in noi stessi la speranza e quindi portare un sorriso, una parola buona; offrire un incoraggiamento; operare piccoli gesti di bene e giustizia che cambiamo il mondo e lo rendono migliore più umano. Spetta a noi; spetta a me donare speranza, mostrare speranza, credere nella speranza, offrire letizia e gioia anche là dove non vi è nulla di tutto questo!

Al riguardo vi regalo oggi un bellissimo e gioioso video con un canto del mitico Coro , che ogni anno guida l'assemblea al Convegno, riuscendo a travolgere e coinvolgere tutti con il suo entusiasmo e la sua passione: ne abbiamo bisogno! Grazie!

In attesa di vederci presto al convegno con tanti di voi, vi benedico e incoraggio. Al Signore Gesù sempre la nostra lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

         

ACCLAMATE A DIO (testo del canto)
Rit. 
Acclamate a Dio da tutta la terra,
cantate alla gloria del suo nome,
date a lui splendida lode
stupende sono le sue opere
stupende sono le sue opere


1 Per la grandezza della sua potenza.
davanti a lui si piegano i nemici.
a Dio si prostri la terra
a lui canti inni, canti al suo nome

2 Il mare ha cambiato in terra ferma
con la sua forza regnerà in eterno
Dio salva la nostra vita
per questo in lui esultiamo di gioia

(si alza di 1 tono)
Acclamate a Dio
Acclamate a Dio
Acclamate a Dio
stupende sono le tue opere

3. Venite voi tutti che temete Dio
e narrerò quanto per me ha fatto
a lui ho rivolto il mio grido
la mia lingua cantò la sua lode.

(si alza di 1 tono)
Acclamate a Dio da tutta la terra,
cantate alla gloria del suo nome,
date a lui splendida lode
stupende sono le sue opere, oh oh
cantate alla gloria del suo nome,
date a lui splendida lode
cantate a Dio cantate le sue opere
stupende sono le sue opere,
(Amen, Amen, Amen)

lunedì 19 ottobre 2015

Da Fra Giambo, frate da oratorio, alcuni pensieri ai giovani

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale il Signore vi  dia Pace.
Attorno alla vita dei frati, vedo, c'è sempre molta curiosità, ma anche tanti stereotipi o pregiudizi o non conoscenza. Ma "che cosa fa un frate nella vita?". "Ma perchè uno si fa frate?" ecc. ecc. Vi presento oggi la testimonianza di un caro e giovane confratello, fra Gianbattista (fra Giambo...x tutti) che ormai da vari anni dirige con passione uno dei più grandi oratori (detto alla veneta "patronato") e centri giovanili della città di Padova. Parliamo della parrocchia di "S. Antonino" dell'Arcella (luogo dove muore S. Antonio il 13 giugno del 1231) e che vede accanto a sé una grande struttura di ambienti vari (per l'educazione e per lo sport), frequentata ogni giorno da centinaia di ragazzi e autentico "campo di battaglia" per il nostro fra Giambo.
Da lui, ho ricevuto alcuni giorni fa uno scritto rivolto a tutti i giovani; alcuni pensieri che vogliono essere un invito a pensare, ad approfondire il senso e la direzione da dare alla propria vita, a non avere paura nello scegliere e decidersi (anche su strade ardite e audaci) , a non temere di guardare in faccia la propria esistenza e farsene carico.  Parole che dette da fra Giambo acquistano un particolare significato anche per la sua personale esperienza di vita: è entrato infatti, giovanissimo tra i frati e da anni con amore si occupa di adolescenti e giovani accompagnandoli nel loro cammino di crescita. Dunque sa bene di che parla! Ringraziandolo di cuore per il contributo, chiedo una preghiera per lui e il suo ministero. Al Signore Gesù sempre la nostra lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


“Se vuoi arrivare primo, corri da solo;
se vuoi arrivare lontano, cammina assieme”


Ciao a tutti e in modo particolare a chi segue questo blog. Sono fra Giambo e assieme ad altri sei frati abito presso la Chiesa di S. Antonino all’Arcella - Padova, luogo dove è morto sant’Antonio (13 giugno 1231). La nostra è una realtà molto grande e complessa sia di santuario dedicato al Santo, sia di parrocchia, che ci chiede continuamente di metterci in discussione con le tante persone che incontriamo: bambini, ragazzi, giovani, famiglie, anziani, poveri, profughi, gente che ha perso lavoro. Pensando anche a questa ricca esperienza quotidiana, nella semplicità e nella letizia francescana vorrei condividere con voi alcune riflessioni sulla fatica di saper scegliere.

Parlando con tanti ragazzi che si intercettano nell’arco della propria vita, un giorno ad Assisi, durante un campo-scuola, incontrai un giovane atleta di basket, che mi chiese di fare due chiacchiere… Mi colpirono i suoi continui riferimenti alla vita, complessa e frammentata, come fosse un treno, e tu sei li in stazione ad aspettare. "E tu cosa fai?? Lo prendi sto treno… gli chiesi… o ti siedi sulle panchine ad aspettarne un altro?". Ecco allora in modo sintetico, ciò che mi disse questo atleta. “Sono un giovane come tanti altri, uno di quelli che sta sulla soglia della vita aspettando che passi un treno su cui salire. Sono uno che conosce a memoria gli orari. So quando passano, ma ogni volta non li prendo, perché aspetto quello giusto. Temporeggio, aspetto… per avere delle certezze e delle sicurezze. Ho paura.  E intanto il tempo passa inesorabile. Sai… ti invidio un po’ per il fatto che tu hai deciso. Invidio chi ha già deciso nella propria vita facendo scelte coraggiose, autentiche…".         
Canta Ligabue: “la verità è una scelta, la verità è già pronta, di giorno sempre un occhio chiuso di notte uno aperto, è dura non essere al sicuro e vedere sempre un po' più piccolo il futuro, la verità è una scelta, la verità è un'impresa”.

"Nella mia breve vita, dice sempre il giovane atleta, sto capendo che ci sono decisioni importanti, alcune subite, altre accolte, ci sono decisioni dolorose, altre attese, alcune impreviste, altre studiate a tavolino. Comunque sia, ho capito che non si può non decidere qualcosa. Eppure io, ad ogni treno carico di futuro che passa, rimando. Decido di rimandare e di attendere ancora. Probabilmente ho paura… ma non so bene di che cosa”.

Facciamo fatica noi giovani, a prendere di petto quella parola, che si chiama “DECISIONE”, una parola difficile da masticare, da far propria. Facile a dirsi, ma la decisione, taglia come una lama affilata. Taglia tra “prima e dopo”, tra “questo e quello”, tra ciò che "scegli e ciò che non scegli”. Occorre decidersi a salire su quel treno, altrimenti si rischia di fare della propria esistenza una bella sala d’attesa, e niente più.

Cari ragazzi, vi auguriamo di crescere, scegliendo sempre nel modo giusto!

Crescere vuol dire avere il coraggio non di strappare le pagine della nostra vita, ma semplicemente voltare pagina. Crescere significa riuscire a superare i grandi dolori, senza dimenticare. Crescere significa avere il coraggio di guardare il mondo e di sorridere.
Crescere significa guardarsi indietro e abbracciare i ricordi senza piangere. Crescere è saper distinguere la realtà dai sogni.. Crescere..!!!!! Non tutti hanno voglia di crescere... forse perché sono consapevoli delle difficoltà che incontreranno crescendo... Crescere è sapersi rialzare anche dopo una brutta caduta.

Cari giovani, se vogliamo arrivare lontani, dobbiamo camminare assieme.
Buon cammino

fra Giambo

Assisi- le Carceri: fra Giambo in pellegrinaggio con giovani
Fra Giambo tree climbing

W fra Giambo!

sabato 17 ottobre 2015

Come posso trovare la mia strada, la mia vocazione?

Cari giovani amici in ricerca, il Signore vi dia pace!
"Come posso trovare e capire la mia strada e la vocazione per la mia vita?
Ecco una domanda che abita il cuore di ogni giovane. Noi frati proponiamo dei percorsi per aiutare chi desidera capirci qualche cosa di più, mettendosi anche nelle mani di Dio. 
Ecco due percorsi utili: il "Gruppo san Damiano" e il "Gruppo Porziuncola":


Dove andare?

Il GRUPPO SAN DAMIANO
Si inizia oggi pomeriggio (17 ott.) a Brescia con i giovani (del nord Italia) desiderosi di approfondire più da vicino la vita e la vocazione di noi frati francescani. Un percorso ( vedi date e programma) dunque "mirato" e "orientato" per quei ragazzi che hanno nel cuore questa intuizione di consacrazione. Chi volesse, può ancora unirsi a noi (siamo appena partiti).  Diamo informazioni anche ai ragazzi di altre regioni (centro-sud) su come fare e a chi rivolgersi.

Assisi: giovani e frati al Meeting International
IL GRUPPO PORZIUNCOLA
E' un  cammino vocazionale che riparte in novembre a Padova, decisamente "più ampio" e "libero":

* Cosa è? L'intento di questo corso, è aiutare i giovani a scoprire la propria specifica vocazione personale (qualsiasi sia) secondo quanto il Signore vuole loro indicare. Di volta in volta si parlerà dunque non solo di vita consacrata, ma anche di scelta matrimoniale, di vocazione missionaria, di impegno laicale, ecc.. Uno sguardo pertanto a 360° gradi su ogni possibile chiamata.

* Dove? A Padova, presso la Casa Santa Sofia delle Suore Francescane Elisabettine.

* Quando? Un fine settimana al mese, da novembre a maggio. Si  inizia il sabato sera alle 18.15 per terminare la domenica pomeriggio alle 16.30.
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* Per chi? L'itinerario è rivolto a ragazzi e ragazze tra i 19 e i 32 anni.

* Con chi? Il percorso è guidato dal sottoscritto, fra' Alberto, e da suor Paola Cover, francescana elisabettina e con la partecipazione ogni volta di diversi testimoni( sposi, laici, missionari...) .

* Quale stile? Di fraternità semplice tipicamente francescana; guidati dalla parola di Dio, da momenti di approfondimento come di condivisione e letizia.

* Contatti e informazioniclicca qui.

Vi aspettiamo! E soprattutto continuiamo a ricordarvi nella preghiera... il Signore vi benedica e vi illumini! A Lui sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

venerdì 16 ottobre 2015

16 ottobre 1917 - P. Kolbe fonda la Milizia dell'Immacolata

Cari amici in ascolto e in ricerca
della vocazione divina per la vostra vita, il Signore vi dia pace.
Oggi noi frati francescani Minori Conventuali non possiamo non ricordare un nostro santo straordinario: San Massimiliano Kolbe, conosciuto in particolare per il suo martirio ad Auschwitz, quando si offrì di morire al posto di un altro prigioniero, padre di famiglia.
Un epilogo tragico eppure luminoso e carico di speranza, reso possibile da un'intera vita tutta dedicata al Signore e accesa dall'amore all'Immacolata.


E' il 16 ottobre del 1917, quando con altri confratelli giovanissimi fonda la Milizia dell'Immacolata. Mentre l'Europa è sconvolta dalla Prima Guerra Mondiale, P. Kolbe sogna una grande opera al servizio dell'Immacolata per l'avvento del Regno di Cristo. Per reagire agli attacchi della massoneria, particolarmente ostili alla Chiesa, ed ispirandosi agli ideali mariani del francescanesimo pensa e attua a Roma, il 16 ottobre del 1917, con un gruppetto di sette alunni del Collegio francescano internazionale "Seraphicum", di respingere gli attacchi contro la Chiesa e di aiutare le anime nella ricerca della strada che conduceva a Dio, dando vita alla missione della Milizia dell’Immacolata.

Da subito ha  idee molto chiare: vuole portare tutto il mondo all’Immacolata e l’Immacolata a tutto il mondo. La prima riunione ebbe luogo di sera in segreto, con altri sei amici religiosi di fronte ad una statuetta dell’Immacolata, collocata fra due candele accese. I giovani frati, di fronte alle forti provocazioni della massoneria italiana, decisero di impegnarsi nell’opera di conversione dei peccatori, di coloro che ne avevano più bisogno e nell’opera di santificazione di tutti, consegnandosi totalmente nelle mani dell’Immacolata.
Lo scopo della Milizia dell'Immacolata è di conquistare il mondo intero, tutti i cuori e ognuno singolarmente per la Regina non solo del cielo ma anche della terra; dare la felicità vera a quei poveri infelici che la cercano nei piaceri effimeri di questo mondo".

Nel 1919 cominciò l’apostolato mariano della Milizia, con la fondazione di circoli locali e nazionali ed, in seguito, di una rivista a tiratura mensile: “Il Cavaliere dell’Immacolata” (1922). Nel 1927, favorito dalle circostanze derivate dallo sviluppo della Milizia, fondò una singolare “città”. La chiamò “Niepokalanòw” ossia “Città dell’Immacolata” che raccolse circa ottocento frati e la costituì centro di vita religiosa consacrata a Maria e ad ogni forma di apostolato: dalla stampa alla radio, secondo i criteri e le possibilità più avanzate tecnologiche dell'epoca. Da Niepokalanov, sarà tratto prigioniero dai nazisti, per essere condotto al campo di concentramento.
Kolbe è senza dubbio una delle figure più affascinanti del XX Secolo, capace con il suo coraggioso esempio di vita di co-redimere l’umanità, seguendo l'esempio di Gesù Cristo, da una cultura priva di Dio, vuota di spiritualità e di umanità. Una figura, perciò, da riscoprire ed imitare specie in questi nostri tempi di universale inganno. In tempi cosi oscuri.


A San Massimiliano Kolbe e all'Immacolata, affido il prossimo incontro dei giovani del Gruppo San Damiano (del nord Italia) che si ritroveranno a Brescia per la prima volta in questo fine settimana. Chiedo per loro anche la preghiera di tutti voi. Ci guidi dall'alto la Vergine Immacolata. 
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

giovedì 15 ottobre 2015

Fai la tua domanda. Da un frate una risposta e un consiglio


Pace a te, caro amico in cammino e in ricerca della vocazione divina per la tua vita.
Come avrai visto in questo blog si affrontano molte tematiche inerenti la vocazione e più in generale il senso della vita, così come si guardano insieme più da vicino tante questioni e tante domande esistenziali che sempre nascono nel cuore di un giovane. Questo spazio, da sempre ha voluto essere un luogo di accoglienza e di ascolto e accompagnamento libero e gratuito  per tanti ragazzi e ragazze che ci scrivono e  contattano. Noi frati, vorremmo ricordarlo, siamo sempre disponibili ad un dialogo fraterno e sincero con te. Ci offriamo e ci presentiamo con semplicità e senza pretese, ma con grande cuore e attenzione, confidando soprattutto nell'aiuto del Signore che solo conosce la via e i percorsi di ogni uomo. A lui sempre la nostra lode e il nostro sguardo.
Ti benediciamo e preghiamo per te.
i tuoi frati



martedì 13 ottobre 2015

Ostacoli alla "vita come vocazione"

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
In questi giorni ha fatto scalpore su molti giornali la notizia che in una grande diocesi del Nord, non c'erano quest'anno ingressi di nuovi seminaristi. Le ragioni sono molte e non mi dilungo. Mi limito ad elencare di seguito degli aspetti problematici nella vita di un giovane, con  alcuni ostacoli e controindicazioni a concepire la vita "come vocazione" e come "dono di sé". Nel clima culturale che tutti respiriamo, in effetti è sempre più difficile e "strano" pensare di dovere rispondere ad una chiamata per diventare preti o frati; suore poi, non ne parliamo!! In realtà, ormai è diventato raro e fuori moda anche la vocazione al matrimonio, lo sposarsi (in chiesa.., ma anche civilmente), preferendo altre modalità più "liquide" e fluide e meno responsabilizzanti. Suggerisco a ciascuno di confrontarsi con gli atteggiamenti e gli stili di vita sotto indicati, chiedendosi sinceramente quanto questi  incidano e siano presenti anche nella propria giornata e quotidianità. Vi incoraggio, invitandovi sempre e comunque alla lode al Signore Gesù. Solo in Lui e per Lui, possiamo recuperare la libertà di scelte ardite e controcorrente per il Regno. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Ostacoli e aspetti problematici alla "vita come vocazione"

1)"Io prima di tutto e tutti"
 Il rifiuto di soffrire, la insostenibilità della prova, del giudizio altrui... l’istinto di difesa per proteggere il godimento della felicità, il diritto alla "mia" felicità ad ogni costo.

2) "Mi faccio da solo"
Il rifiuto dei "padri", di ogni relazione verticale (famiglia, chiesa, Dio...), quindi l’idea che ognuno è padre di se stesso, e solo di se stesso.

3) "Vivi l'attimo"
La brevità e la reversibilità del tempo. Ogni istante deve essere gratificante, non serve la speranza, non ha senso. Creo il tempo con le mie scelte. E, se non mi trovo, torno indietro...cambio.

4) "Sono il mio look"
Il bisogno di piacersi e piacere e quindi il “valore” metaforico e trascendentale del corpo, strumento del piacere e luogo dell’affermazione di sé. Immagine più che sostanza.

5)"Mi diverto"
I “riti” che sostituiscono la decisione e in fondo mettono sotto embargo la libertà. Tali "riti" sono per es.: lo spritz, le vacanze, la palestra, i viaggi, gli happenìng musicali, il sabato sera...

6) "Sempre connesso"
La fuga nel virtuale, attraverso Internet con la messa al bando del "reale"; il bisogno imperioso di "protesi", non solo per il corpo (piercing, tatuaggi...), ma ormai per la mente, per l’anima....

Ma il Signore continua a chiamare 
e ad attendere fiducioso la tua risposta

domenica 11 ottobre 2015

La sindrome del "giovane ricco"

Che cosa devo fare per avere la vita eterna?..... Cosa devo fare della mia esistenza? del mio futuro? della mia giovinezza? dei miei talenti?  dei miei sogni e desideri?... Come la mia vita può essere piena di senso e completa e vera non solo per qualche momento passeggero e fugace, ma per sempre e ovunque e in qualsiasi situazione, per l'eternità...


Alpi friulane
Sono queste in fondo la domande che il "giovane ricco" (Mc10, 17-30),  quel "tale" del vangelo di oggi (11 ott 2015 - 28 domenica - anno B), pone a Gesù in quel famoso episodio. 

Sono le stesse domande nascoste in fondo al cuore di ogni giovane che si interroga sulla direzione da prendere per la propria vita e di chiunque sinceramente ricerchi la propria, unica e irrinunciabile vocazione e chiamata.

La risposta di Gesù è un invito radicale a seguire Lui, a mettere Lui al centro, senza anteporgli null'altro: cose, affari , preoccupazioni, affetti, ma anche talenti, bei progetti, sogni e idealità. Tutto deve venire dopo, diventare "non necessario" e non più fondamentale, acquistando invece nuovo significato e valore partendo da Lui, per Lui e in vista di Lui. 

Ai molti beni e talenti che un giovane spesso rincorre e per i quali si impegna e si spende, Gesù contrappone la bellezza e la pienezza di un incontro, di una relazione; il fascino della sequela..l'invito ad una vita donata a Lui e al prossimo per Amore. 

Nel vangelo di oggi, il "giovane ricco" non se la sente di fare il grande passo, preferendo restare avvinghiato ai suoi beni e ai propri progetti di vita. Se ne va dunque triste e ancora anonimo, senza un volto, senza un nome ( resta quel "tale"), banalmente identificabile e riconoscibile solo da quanto possiede.

Una vicenda antica, in realtà un dramma evangelico non molto lontano dalla storia di molti nostri giovani, talvolta quelli più "ricchi" e dotati e forniti da Dio e dalla famiglia e dall'educazione ricevuta di tanti doni e possibilità: sono belli, bravi, buoni, intelligenti, educati, buoni cristiani e praticanti nella fede, capaci negli studi e magari animatori in parrocchia e protagonisti di tanti campi estivi e uscite scout...
Ma non chiedere loro nulla di più!!! Già hanno dato! Sono splendidi e hanno occhi solo per se stessi. La strada della vita è pertanto di loro esclusiva proprietà e non si accettano interferenze, neppure da parte di Dio. Sono coloro che io definisco le vittime da "sindrome del giovane ricco". 

Chi invece accetta l'invito di Gesù? Ancora una volta sono i poveri, i miti, gli umili e quanti sono consapevoli di non essere autosufficienti, ma sempre bisognosi di uno sguardo e di un sostegno dall'Alto. Spesso sono anche le persone con alle spalle storie di sofferenza e  ferite, ma disponibili ad una conversione, ad un affidamento senza riserve, capaci di mettersi in ascolto e in discussione.... Sono giovani dal cuore grande e compassionevole, consapevoli delle proprie piaghe e fatiche,  desiderosi di abbracciare il mondo e tutta l'umanità ferita e dolorante ; sono i giovani ardenti e audaci che guardano lontano e non solo al loro ombelico ; sono i giovani avvinghiati alla Croce e non al look o all'apparire o al piacere immediato e fugace...

Caro amico, che stasera mi leggi, lasciati anche tu provocare da questo Vangelo e chiediti con onestà dove sei, dove vai, dove stai impegnando le tue forze e le tue energie. Interrogati dov'è il tuo cuore, perchè lì c'è il tuo tesoro!

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



Domenica 11 ottobre 2011
Dal vangelo di Marco (10,17-30).

In quel tempo, mentre Gesù usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo.
Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre
».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza».
Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi».
Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!».
I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: «Figlioli, com'è difficile entrare nel regno di Dio!
E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio
».
Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: «E chi mai si può salvare?».
Ma Gesù, guardandoli, disse: «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio».
Pietro allora gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo,
che non riceva gia al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna
». 

sabato 10 ottobre 2015

Voglio fare della mia vita un Dono d'Amore.

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale,il Signore vi dia pace.
Mi ha molto colpito ieri, la frase di un giovane di 22 anni, Alessandro, che sto accompagnando in un cammino di discernimento vocazionale: : "voglio fare della mia vita un dono d'amore!" Fare della propria vita un dono...d'amore: che desiderio e sogno audace e grande come il cielo..il mare.! Grazie caro Alessandro, il mondo ha bisogno di giovani come te, capaci di allargare il cuore  e le braccia, lasciandosi attrarre dal Signore Gesù e dall'anelito di un'umanità che attende assetata l'amore che non riesce a trovare da sola. Ti benedico e con te tutti giovani dal cuore puro che condividono questo sogno. Al Signore Gesù sempre il nostro volto e la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

 

Una pagina per approfondire e meditare..

Fa' della tua vita un dono d'amore

Fa’ della tua vita un dono d’amore assoluto, riconoscendo che tutto è grazia. Da’ tutto. Datti del tutto. Consegnati: sii tu stesso l’offerta che poni sull’altare. Ricorda sempre che Lui ti dice: «Mi compiace tutto ciò che fai per me, ma voglio te, voglio il tuo amore, voglio il tuo cuore, voglio te». Vivi in una costante delicatezza spirituale; che la tua vita sia un «» inesauribile, definitivo. Cerca in tutto e per tutto la perfezione dell’ amore. Incamminati verso una vita nella quale sceglierai sempre ciò che comporta un maggiore amore a una gioia più grande, in una dedizione più piena. Questo è quanto deve definirti nella tua scelta di seguirLo per questo cammino nel quale lo Spirito ti sta invitando a entrare.

Non cercare il perfezionismo, ma l’amore. Vivi la vita in Lui con gioia e con allegria, perché saprai in tutto e per tutto di essere amato dal Signore. In ogni giorno della tua vita il Signore ti farà capire che sei stato chiamato a una vocazione di preghiera e di evangelizzazione, se questa è la tua strada. Ma sempre nella Chiesa. Vivrai la tua scelta come un autentico privilegio del suo amore.
Non potrai vivere né distratto né disperso, perché l’amore del Padre si aspetta da te una collaborazione illimitata. Ti terrai sempre disponibile, gioiosamente disponibile a dare testimonianza del tuo amore. Se lo vivi nella tua anima, ti sarà facile comunicarlo ai fratelli ai quali ti doni. Se sai di essere impegnato con la croce di Cristo, accetterai il dolore del Signore che si prolunga nel fratello che soffre o che si trova nel bisogno, e parteciperai così della croce che salva per amore. La coprirai con la tua tenerezza, rendendo così noto il suo amore con la tua testimonianza.

Sii testimone della dolcezza di Maria con i suoi figli più poveri. Lei è la Madre che condivide la croce. Tu, durante il tuo cammino, avrai innumerevoli occasioni di vivere accanto alla croce e di aiutare a portarla.

Ascolterai la voce insistente di Gesù: «Prendi la mia croce e va’ dai poveri da povero, essendo uno di loro». Lui è il povero, e il suo invito è un invito alla croce, che gli appartiene, e a essere povero con Lui. Così vedrai che, nello Spirito della verità, tutta la sofferenza è di Cristo, così come tutta la povertà. Accetta di vivere in una povertà totale, povertà di cose e povertà di anima: avrai solo il giorno e la notte, ma né il giorno né la notte saranno per te, bensì per Dio e per i fratelli. Che la tua unica sicurezza sia la certezza dell’amore; a questo scopo, accetta di vivere sempre il presente con grande fiducia: non occorre altro. Ti basterà sapere che, se vuoi essere pienamente fedele nel seguire Gesù, devi tenerti disponibile alla volontà del Padre.

Vivi inabissato nell’incontro semplice e umile con la tua stessa realtà. Immergiti nella vita della gente semplice. Fatti carico del clamore dei poveri e rispondi con la disponibilità del dono di te stesso nella vita. È una conseguenza del tuo impegno con il vangelo di Gesù. È la tua risposta al tatuaggio divino che ha marchiato la tua anima. Tutto ciò è essenziale nel cammino. Segui la strada della vita con la convinzione che non ci possano essere in te comportamenti egoisti, come la tristezza, il vivere imperniato su te stesso o il tenere chiuse le porte del tuo cuore. La tua donazione al Signore dovrà esprimersi in generoso spirito di servizio e in fedeltà incondizionata a coloro che condividono il tuo cammino. La fedeltà nell’amore, in tutte le sue manifestazioni, è essenziale per il percorso che hai intrapreso per seguire Gesù fino in fondo.

Sii cosciente del fatto che questo dono lo vivi nella realtà della tua fragilità, aperto all’azione della grazia di Dio in te:  "Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte" (2Cor 12,9-10).

 autore: Jaume Boada