giovedì 17 settembre 2015

Le stimmate di san Francesco

Le stimmate nel mio cuore...


Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo,
ma Cristo vive in me.
Difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo
(Gal 2,20; 6,17)

Cari amici in ricerca della vocazione divina, il Signore vi dia pace!
Si celebra oggi nella chiesa e nel mondo francescano la festa dell'impressione delle stimmate di san Francesco. Il santo, sul monte de La Verna ebbe il coraggio di chiedere proprio questo nelle sue notti di preghiera, di solitudine e di rapimento: provare un po' dell’amore e del dolore che Gesù Cristo sentì nei momenti della sua Pasqua di Morte e Risurrezione. Fu esaudito e, intorno alla Festa dell’esaltazione della Croce (17 Settembre), il suo corpo fu segnato delle stesse piaghe del Crocifisso più, nelle sue mani e nei suoi piedi si formarono come delle escrescenze a forma di chiodi. Mai la storia aveva narrato un fatto simile. Circa venti anni prima (1205/6) aveva cominciato a seguire il Vangelo del Signore ascoltando la Parola del Crocifisso di S. Damiano. Quelle parole e quell’immagine gli si erano stampate nel cuore. Adesso si manifestavano nella sua carne, nel suo stesso corpo.

Caro giovane in ascolto della chiamata divina per la tua vita...: osserva anche tu ed imita la strada indicata da san Francesco!! Egli fu a tal punto "amico di Cristo" da voler essere in tutto somigliante e trasformato in Lui; davvero "un altro Cristo". E il Signore lo esaudì!
Carissimo, sarebbe bello che questo fatto misterioso delle stimmate interrogasse anche te sulla direzione del tuo cuore, sui tuoi desideri più profondi, sulle "stimmate" che vuoi segnino e feriscano anche la tua carne.
Soprattutto se coltivi in te o hai intuito come possibile la vita e la scelta francescana, ricorda che la meta è "diventare come S. Francesco", anche tu un "alter Christus", un "nuovo Gesù Cristo" fra gli uomini di questa nostra povera e stupenda umanità. 

E non sentirti solo su questa strada!
Si tratta invece di una chiamata appassionante e audace che ancora risuona nel cuore di tanti. Pensa che il 12  settembre quindici giovani hanno iniziato ad Assisi l'anno di Noviziato, l'anno della prova e dell'innamoramento, prima di entrare a pieno titolo nella famiglia francescana. Ugualmente nei vari Postulati d'Italia (Brescia, Osimo e Benevento) altri ragazzi (i Postulanti) si accingono ad intraprendere i primi passi di questa avventura d'amore.
Come ho poi già ricordato più volte, ad ottobre riparte anche in varie regioni, il gruppo vocazionale francescano "San Damiano", per un primo discernimento e approccio alla vita francescana.

Carissimo, tutto questo sia dunque da sprone e incoraggiamento anche per te. Non temere! Fidati del Signore! Ti benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Le stimmate di san Francesco
Nicola Pisano - Arezzo: musei civici 

Una bella riflessione sulle Stimmate di san Francesco 
di Felice Accrocca

Nel Sacro Convento di Assisi, nella cappella delle reliquie, si conserva una piccola pergamena che contiene, su entrambi i lati, due brevi autografi di Francesco meritatamente famosi: si tratta delle cosiddette Lodi di Dio Altissimo e della Benedizione a frate Leone. Secondo quanto attesta Tommaso da Celano, il Santo scrisse quelle parole sul monte della Verna a sostegno di uno dei suoi compagni, chiamato ad affrontare una forte tentazione.

Tommaso non riferisce il nome del destinatario, ma è il destinatario stesso – fortunatamente – a darci notizie preziose: le ha scritte sulla pergamena, nel lato che riporta la Benedizione. Nella parte alta, egli attesta: «Il beato Francesco due anni prima della sua morte fece nel ‘luogo’ della Verna una quaresima a onore della beata Vergine Madre di Dio e del beato Michele Arcangelo, dalla festa dell’Assunzione di santa Maria Vergine fino alla festa di san Michele di settembre; e scese su di lui la mano del Signore: dopo la visione e le parole del Serafino e l’impressione delle stimmate di Cristo nel suo corpo, fece queste lodi scritte dall’altro lato della pergamena e le scrisse di sua mano, rendendo grazie a Dio per il beneficio a lui fatto». È bene precisare che negli ultimi tempi della sua vita Francesco dovette sostenere, per oltre due anni, una grandissima tentazione. I suoi compagni raccontano che, mentre si trovava alla Porziuncola, piombò in una «gravissima tentazione dello spirito». Da quel momento non riusciva più a mostrarsi lieto come lo era di solito, divenne insolitamente taciturno, si isolava dagli altri, nella preghiera si abbandonava sovente alle lacrime, chiedendo al Signore che l’aiutasse a superare quel momento terribile. Lo stesso gli accadde sul monte della Verna, quando ricevette le stimmate.

Anche Francesco ebbe quindi il suo Getsemani. Come tutti i grandi mistici, dopo essere asceso alle vette vertiginose dell’unione con Dio, gli fu chiesto di attraversare la notte buia dello spirito, durante la quale gli sembrò che il Signore tacesse, che non rispondesse al suo grido di angoscia. Al termine di quel cammino scarnificante, egli ottenne sulla Verna la risposta definitiva ai propri dubbi: nell’esperienza straordinaria che lo avrebbe unito profondamente a quel Dio che tanto aveva patito per lui, comprese definitivamente che solo la croce poteva caratterizzarlo in modo totale e definitivo come vero seguace del Cristo. In tal caso, le stimmate verrebbero cronologicamente a collocarsi a ridosso del superamento definitivo delle tentazioni che l’avevano vessato per alcuni anni. Si tratterebbe della risposta evidente di Dio dopo un doloroso periodo di ‘assenza’.

Il «beneficio» ricevuto, di cui parla Leone, potrebbe perciò consistere non solo e non tanto nell’impressione delle sacre ferite sul suo corpo, ma nel dono – immenso – di una pace interiore ritrovata, che gli faceva accettare con serenità anche situazioni che prima erano state causa di tentazione. Come non mai, nelle Lodi di Dio Altissimo Francesco invoca Dio come difesa e riparo, ciò che sembra confermare la sua precedente situazione di difficoltà: tentato e vessato dal nemico, egli individuava nell’Altissimo la sua ancora di salvezza. La liberazione ottenuta, dono di Dio che appose sul suo eletto «l’ultimo sigillo» (DANTE, Paradiso XI, 107), fu per Francesco una vera rinascita.

Le stimmate, dunque, impressero sul corpo del Santo non soltanto i segni della Passione del Signore, ma restituirono a Francesco un cuore liberato, un cuore che aveva sperimentato la potenza di un Dio che è «rifugio e forza, aiuto sempre vicino nelle angosce» (Sal 46, 2).
Come le sue, anche le nostre ferite, quelle che più ci fanno sanguinare, possano divenire delle feritoie attraverso le quali lo Spirito del Signore faccia penetrare in noi la sua pace…

Felice Acrocca
tratto da Sanfrancescopatronoditalia


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