lunedì 21 settembre 2015

La vocazione di Matteo

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale il Signore vi dia pace.
Si ricorda oggi l'apostolo Matteo: il pubblicano, il pubblico peccatore, che riceve la chiamata da Gesù ("seguimi!"), mentre si trova al banco delle imposte.  Ed egli, come riporta il vangelo,"subito si alzò e lo seguì"(Mt 9,9-13).
Mi colpisce ogni volta nella lettura di questo brano, la forza e la libertà della chiamata da parte del Signore, così come l'immediatezza della risposta di Matteo. 
Di seguito, anche per il vostro discernimento, vi propongo un approfondimento spirituale ispirato ad un capolavoro dell'arte (il famoso dipinto del Caravaggio) che narra questo episodio. 
Prego per quanti di voi hanno intuito una voce e un appello interiore da parte di Gesù: non abbiate paura a seguirLo!
A Lui sempre la nostra Lode. Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Michelangelo Merisi da Caravaggio, 1571-1610 
“VOCAZIONE DI SAN MATTEO” 
1599-1600 
Roma, San Luigi dei Francesi, Cappella Contarelli 
Descrizione e analisi del quadro
Il dipinto sul quale ci soffermiamo brevemente è la “Chiamata di Matteo” dipinta da Caravaggio nel 1599 per la cappella della famiglia Contarelli nella Chiesa di san Luigi dei Francesi in Roma.
Nel quadro che vediamo, ci sono due gruppi di persone divisi da una finestra.
In quello di sinistra sono in cinque, seduti a un tavolo; eleganti nei loro abiti del '500 stanno contando dei soldi: Matteo era incaricato di riscuotere le tasse, quello che oggi è il recupero crediti.
A destra sono in due, in piedi, vestiti al modo classico dell’antica Roma, scalzi. Sono Gesù, all’estrema destra riconoscibile dall’aureola, e Pietro.
Il volto di Gesù è ben illuminato e visibile mentre quello di Pietro, ritratto quasi totalmente di spalle, si intravede appena. Il personaggio di Pietro, non previsto nella prima stesura del dipinto, è stato aggiunto successivamente, con in mano il bastone del pellegrino indica chi si incammina con Gesù. E’ una bella idea quella di differenziare i personaggi nel modo di vestire in uno stesso dipinto: è un modo interessante per dire che gli episodi del vangelo parlano alla gente del suo tempo ma anche ai contemporanei.


Osserviamo ora la figura di Cristo: il suo sguardo è fissato su Matteo, ha le labbra semiaperte, e la sua mano destra rende esplicite le parole che ha appena pronunciato (La chiamata a Matteo “Seguimi” - ndr). Questa mano non è una pura invenzione di Caravaggio, ma una sua rielaborazione di un’altra mano vista nella Cappella Sistina dipinta da Michelangelo: la mano di Adamo (a sinistra nell’immagine qui sotto - ndr) che nel dipinto di Caravaggio viene rovesciata.

Michelangelo, La creazione di Adamo (Roma, Città del Vaticano, Cappella Sistina, 1511) 
Ma in questo dipinto non c’è solo l’indice di Gesù: ci sono anche quelli di Pietro e della persona al centro, che è Matteo. E’ un concerto di indici.


Abbiamo visto che l’indice di Gesù, qui sostenuto da un gesto deciso del braccio, richiama la mano di Adamo di Michelangelo: Gesù è il nuovo Adamo “spirito datore e vita” scrive Paolo ai Corinzi (I Cor, 15,45).
Il gesto dell’indice di Pietro, invece, riprende quello di Gesù ed a Lui rimanda: non è un gesto originale. Perché Pietro rappresenta la Chiesa, costituita, nel tempo, sacramento della presenza di Gesù: compito della Chiesa è infatti rendere presente Gesù nella storia.
Infine Matteo: è seduto al centro, sorpreso dalle parole di Gesù; la mano destra ha appena fatto cadere una moneta sul tavolo; è ben vestito, col cappello piumato, ricco, sicuro di sé. Ma… gli occhi e la mano sinistra, con l’indice puntato verso di sé, rivelano una sorpresa ed uno stupore suscitati dall’arrivo di Gesù e dal suo invito “Seguimi”. Una chiamata inattesa; indica sé stesso come a dire “Io? Perché proprio a me? E’ sicuro che lo dice alla persona giusta? Non si sta confondendo per caso?”.
Quanto agli altri quattro personaggi: i due a sinistra continuano a contare i soldi manifestando indifferenza, gli altri due guardano verso Gesù ma non vanno al di là della pura curiosità; quello seduto di spalle cerca addirittura con la mano sinistra l’impugnatura della sua spada per difendersi.


Alcune considerazioni sul significato di questo quadro
Fin qui la descrizione! Ora cerchiamo di fare alcune considerazioni sul significato di questo quadro.

Gesù e Pietro sono uniti: benché le mani siano due la chiamata è la stessa. Ancora oggi Gesù chiama attraverso la Chiesa. La chiamata avviene nel quotidiano, nel proprio ambiente di impegno e di lavoro: non bisogna essere degli specialisti di Dio per accogliere la proposta di Gesù, né è necessario andare a Lourdes o a Roma per scoprire Dio, basta avere oggi, a casa propria, gli occhi ben aperti.

L’indice di Gesù non è il dito puntato di chi comanda e dei cinque seduti solo Matteo si mostra attento, gli altri rimangono indifferenti. Dio ci ha creati liberi e tali ci lascia: da noi attende una risposta libera fosse anche un rifiuto camuffato da indifferenza. Lutero aveva detto: “Sola fide, sola gratia, sola scriptura” sottovalutando il libero arbitrio, la libertà di un'adesione . Con Caravaggio la Chiesa risponde: no, anche con la libertà personale.

Matteo è un uomo, pubblicano, peccatore pubblico, coi suoi difetti e limiti umani. E’ seduto, immobilizzato dal suo stato di uomo peccatore, si ritiene indegno e incapace di seguire Gesù. Le tenebre dei quadri di Caravaggio traducono la situazione di non salvezza in cui è posta la comunità umana: Matteo si trova in questa situazione, ma ora viene illuminato dalla luce che entra non dalla finestra ma da una fonte che sta alle spalle di Gesù. La luce della grazia di Dio irrompe con l’arrivo di Gesù e illumina il volto di Matteo. Scrive San Giovanni nel suo Vangelo: “Veniva a me la luce vera quella che illumina ogni uomo”. A tutti è data la possibilità di seguire Gesù e la chiamata non conclude un cammino ma lo inizia in modo nuovo: la grazia di Dio, il suo amore, mi raggiunge nel mio essere fragile e peccatore e mi illumina la strada della mia realizzazione umana. L’indice di Matteo è quello di Dio in Michelangelo: tocca a me.

E’ una strada facile? No, perché anche su di essa devo fare i conti con i miei difetti e limiti, anche lì ci saranno difficoltà, delusioni, fallimenti. Vedete la finestra? E’ a forma di croce greca. Pure essa viene illuminata dalla luce della grazia di Dio, quasi ad indicarmi che la morte non è l’ultima parola, che ad ogni problema c’è una soluzione, ad ogni peccato corrisponde, con la richiesta di perdono, la possibilità di redenzione e riscatto umano perché quella croce è stata vinta dalla resurrezione di Gesù che ha illuminato di speranza la storia del genere umano. Tant’è che prima del cristianesimo il mondo non conosceva la speranza, seppure intuendola. Termino citandovi le parole di Papa Benedetto XVI dalla sua prima enciclica: “All’inizio dell’essere umano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento con una persona che da alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”.

Ciò avvenga per tutti gli uomini, ma in particolare per i tanti ragazzi e giovani che mi scrivono percependo una chiamata e un invito a seguire Gesù nella vita religiosa e sacerdotale o missionaria francescana.

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