sabato 29 agosto 2015

Omelia alla Professione dei Novizi di Padova

Cari amici in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. Riporto di seguito l'omelia pronunciata dal ministro provinciale, p. Giovanni Voltan, alla Professione di Novizi di Padova: parole sgorgate dal cuore per questi 7 fraticelli all'inizio del loro cammino francescano. Il Signore li benedica e protegga, sempre regalando loro la letizia di questo giorno. A Lui la nostra Lode!
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Omelia nella s. messa della prima Professione dei Novizi, 
Basilica del Santo - Padova 28 agosto 2015, ore 11,00
 “Carissimi, durante l’anno del noviziato abbiamo verificato la chiamata di Dio. Abbiamo deciso di seguire Gesù Cristo più da vicino, sulle orme di frate Francesco d’Assisi. Pertanto, vi annunciamo con gioia la professione temporanea nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali”. Firmato: fra Diego, fra Andrea, fra Giuseppe Paolo, fra Michele, fra Davide, fra Filippo, fra Máté.
Ci avete raggiunti così, -nel vostro invito-,  per dirci che quest’anno di noviziato, definito anche “l’anno della prova”, è stato importante e vi ha condotti a questa scelta: essere frati sulle orme di s. Francesco d’Assisi. Una scelta la vostra che è ben inquadrata dalla Parola di Dio ascoltata: avete voluto per questa celebrazione la Parola del giorno e, come sempre, sentiamo che cade puntuale, “giusta” per quello che noi stiamo vivendo.

Scrive s. Paolo ai cristiani di Tessalonica: “Vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinchè,  come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio ˗ e così già vi comportate ˗, possiate progredire ancora di più” (1 Ts 4,1). Sembra proprio la fotografia del cammino del noviziato: un cammino per tappe nel quale qualcuno ˗il maestro fra Vincenzo e il vicemaestro fra Alberto˗ vi ha insegnato come fare a comportarsi in modo da “piacere a Dio” e, giunto alla fine di questo corso speciale, vi fa l’augurio: “possiate progredire ancora di più”.
Già, possiate progredire, secondo la volontà di Dio e l’azione dello Spirito, verso un obiettivo grande: “la vostra santificazione”. “Progredire” significa che non siete, -e noi come voi-, non siete degli arrivati; che la professione di quest’oggi non chiude un percorso, semmai apre ad un’altra tappa ancor più grande, più profonda. Qualcuno di voi mi ha detto -in uno degli ascolti fatti- che l’anno di noviziato ha un difetto: è troppo breve, il tempo vola (e ci fa piacere questo vostro sentire: significa che vi siete trovati bene; che non avete subito la proposta). Sì, è una tappa il noviziato, che segue a sua volta quella del discernimento e i due anni del postulato, una tappa fatta apposta per imparare dalla fraternità come comportarsi e come fare per piacere a Dio, al modo di s. Francesco, ma poi -nel tempo post-professione- vi attende il vivere concreto da frati, l’assunzione delle prime responsabilità, l’impegno nella scuola, il misurarsi alla distanza con almeno 3-4 anni di questa vita in attesa della tappa successiva che è il Sì per sempre della professione solenne.
Non è definitivo il vostro Sì di quest’oggi ma porta già in sé la verità e la forza dell’adesione totale al Signore, la gioia di appartenergli, nella promessa e speranza del Sì definitivo che sigilli per l’eternità questa consacrazione a lui nella famiglia francescana.

Il Vangelo (Mt 25) ci fa incontrare la parabola delle dieci vergini, cinque sagge e cinque stolte. Un fremito ci percorre nell’ascolto di questa parola impegnativa di Gesù: la paura di essere stolti, di non avere con noi olio, magari credendo -illudendoci- di averlo. Comprendiamo ancor meglio perchè s. Paolo ci esorti nel “progredire sempre”, a non sentirci mai arrivati, a “vegliare” che non significa essere sempre svegli (bisogna pur dormire di notte), bensì non dimenticare mai il dono ricevuto, coltivarlo. Qui sta il confine tra saggezza e stoltezza. Per questo tutti noi vi auguriamo di rinnovare la gioia di questo giorno, alimentando la lampada della vostra vita con olio buono. Gesù nel Vangelo afferma che le vergini sagge per caricare la lampada avevano l’olio contenuto “in piccoli vasi”.
Vorrei tentare di dare un nome a questi “piccoli vasi”, preziosissimi perché contengono l’olio senza il quale la lampada della nostra vita rimarrebbe spenta.

-Il primo piccolo vaso è l’amore del Signore. Se volete, possiamo chiamarlo anche il primato di Dio nella nostra vita, la priorità della preghiera, dello stare con lui per corrispondere al dono, consci che tutto ciò che siamo non è merito nostro, ma è dono suo; che non noi abbiamo scelto lui, ma lui ha scelto noi, che lui per primo ci ama e perdona.
-Il secondo piccolo vaso è la fraternità. Come frati non seguiamo da soli il Signore, ma insieme, camminando con dei fratelli che sono dono del Signore, fratelli non scelti ma ricevuti. Sì, è vero, a volte ci sono fratelli che “rompono”, che sono così diversi da noi, dai nostri gusti, dalla nostra età…eppure questa capacità di star assieme, -pur così differenti-,  al servizio del Signore è divina, è crescita, è stimolo, è testimonianza offerta al mondo che è possibile vivere da fratelli cercando insieme, oltre che personalmente, ciò che piace al Signore.
-Il terzo piccolo vaso è la missione. Seguiamo e serviamo il Signore da frati per dargli volentieri una mano a salvare questo mondo, perchè venga il suo Regno, perchè la nostra vita -come la sua- abbia “l’odore delle pecore” (cf. Papa Francesco), sia cioè impastata con la vita degli altri, della gente che lotta-soffre-spera, sia a loro servizio. Non ci facciamo frati per salvare la nostra anima: certamente questo è importante, ma soprattutto per dare la vita nel nome di Gesù. E così salveremo anche noi stessi: donandoci, appassionandoci dell’uomo, ascoltando il suo grido (quello di chi muore nei barconi sperando in una vita degna di questo nome, e di chi, più vicino a noi, è senza lavoro, senza salute, senza speranza), chiedendoci insieme, come frati, quali risposta concrete offrire.

Infine, uno spunto viene dal santo del giorno, di quest’oggi, s. Agostino, il grande convertito, il pastore e profondo teologo. Quando ci imbattiamo nei suoi scritti, avvertiamo come una marcia in più: l’amore, che ci conduce all’Amore che mai è abbastanza. Dio è amore e si conosce amandolo, entrando e progredendo in lui.
Non ci basterà una vita per questo cammino avvincente di conoscenza amante.

Concludo con un esperto di s. Agostino, un canonico di s. Agostino poi fattosi frate, il nostro s. Antonio, nella cui basilica voi emettete la vostra prima professione religiosa. In quest’anno avete imparato a conoscere e voler bene a s. Antonio, ai frati, ai fedeli e pellegrini che vengono al Signore attraverso lui. Sia il caro Santo, discepolo fedele del Padre s. Francesco, ad accompagnare i vostri passi nella letizia della vita francescana.

Last but not least”, come dicono gli inglesi (“ultimo ma non ultimo”), esprimo un grande grazie a fra Vincenzo, vostro maestro, al vice maestro, fra Alberto, che vi hanno accompagnato con grande dedizione e cura fraterna; grazie al p. Rettore e alla comunità del Santo che vi ha seguito e sostenuto con simpatia e con il buon esempio. In queste persone vorrei come sintetizzare tutte le mediazioni che vi han accompagnato sin qui: i familiari, i parroci, gli amici, i frati, quanti vi sono cari. Su tutti scenda la benedizione del Signore.

Buon cammino, cari fratelli: progredite ancora e sempre nell’amore che non delude, quello del Signore, confidando nella nostra fraternità!

Fra Giovanni Voltan 
Ministro Provinciale della Provincia italiana di sant'Antonio 


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