sabato 30 maggio 2015

Cammino vocazionale nel Gruppo san Damiano: testimonianza di Andrea

Sosta meditativa nel pellegrinaggio alla pieve di fra Giacomo Bulgaro 
Cari amici in cammino e in ricerca, il Signore vi dia pace.
Sembra ieri (ottobre 2014) che un gruppo di giovani un poco spaesati e titubanti ha iniziato con noi frati francescani del nord Italia il cammino di discernimento vocazionale nel Gruppo san Damiano. Con il prossimo fine settimana di giugno (6-7) gli incontri saranno in realtà già stati molti e intensi e ricchi e, tanto per citare un proverbio, "parecchia acqua è passata sotto i ponti". 

E' stato bello ritrovarci ogni mese quasi sempre a Brescia nel nostro convento, ma anche ad Assisi (ponte dell' Immacolata) per approfondire e far luce su questa inquietudine interiore, su questo richiamo e interrogativo che il Signore ha seminato nel cuore di tutti:"Dove andare...e verso cosa?"."Forse mi chiami a diventare frate?" "Seguire san Francesco?"  E poi tanti dubbi e paure e tentennamenti insieme a slanci e aneliti e richiami dell'anima.  Lo scambio con noi frati, la preghiera e l'incontro con la Parola, il confronto con la comunità e i postulanti che vivono a Brescia, certo ha fatto compiere molti passi a questi nostri fratelli e figli in ricerca, così che l'orizzonte molto incerto e nebuloso degli inizi sta lasciando spazio a mete un pò più chiare e delineate. 

Prossimamente essi saranno chiamati ad esprimere un orientamento, presentare una decisione, un'intenzione di vita: si tratta di passi non facili, per quanto segnati dalla Grazia e dalla presenza viva eppure misteriosa del Signore!! Vi invito a pregare per questo gruppo di giovani che ha camminato con noi  e che voglio nominare (Stefano C, Alessandro, Daniele, Andrea, Samuel, Stefano M., Valentino, Matteo, Manuel, Luca, Edivaldo, Gianfranco). 

Di seguito riporto anche la breve testimonianza di uno di questi, Andrea di Milano: ci parla del suo percorso personale seguendo la metafora del cammino e in particolare facendo riferimento al pellegrinaggio a piedi che come gruppo vocazionale abbiamo compiuto (17 maggio) nel verde della pianura bresciana verso il santuario della Formigola, un'antica pieve romanica legata alla vicenda di un nostro santo frate, fra Giacomo Bulgaro. 
Ringraziando Andrea, incoraggio ancora quanti portano nel cuore una domanda: "Signore cosa vuoi che io faccia?". Al riguardo, darsi del tempo e degli spazi di preghiera per un discernimento ne vale davvero la pena!! Il Gruppo San Damiano è una bella opportunità!
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

In cammino....
Testimonianza di Andrea
Allora essi partirono” (Mc 16, 20)
Siamo quasi alla fine del cammino San Damiano e quanto più sembra di essere arrivati, tanto più diventa chiaro che è già il momento di ripartire, un po’ come per i discepoli alla fine del Vangelo. Ma dove andare? Camminare verso cosa? Sono domande importanti, decisive, verso le quali mi preoccupa il rischio di non trovare la risposta “giusta”. Paura che però può essere affrontata alla luce della Parola, rileggendo i passi fatti fino ad ora, con la consapevolezza che l’unica strada da percorrere è quella che continua il cammino iniziato.
Un cammino per riguardare il Cammino, per cercare quali i fiori e i frutti che sono cresciuti in questi mesi, quale quella novità che ho conosciuto ed assaporato e che adesso voglio provare a vivere nel quotidiano. In mezzo al silenzio dei campi, sulle orme di fra Giacomo Bulgaro, la fatica e la bellezza di riscoprire il mio sentiero interiore con tutti i suoi nodi e i suoi panorami. Fatica perché si è trattato di andare a riflettere sulle prove che dovuto, e che devo ancora, affrontare; sulle lotte contro la mia volontà e le mie sicurezze; sulle resistenze che non mi permettono di abbandonarmi con fede a ciò che non riesco a capire con la mente. Bellezza perché c’era la certezza di non essere da solo. Là dove potevo correre il rischio di ripiegarmi su me stesso, ecco i miei fratelli di Cammino e in cammino, a sostenere insieme la preghiera reciproca ed a condividere le loro gioie e difficoltà. Là dove avrei potuto sentirmi sconfitto, il Signore era realmente presente, nel Santissimo Sacramento, che abbiamo portato e ci siamo passati l’un l’altro, accompagnando e sostenendo la mia ricerca; nel suo Creato accogliendomi passo dopo passo.
Alla fine si è trattato di sperimentare quella promessa che Gesù ci ha fatto il giorno della Sua ascensione: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Ecco che da qui riesco allora a prendere le energie e la forza per andare avanti a camminare, pensando al futuro e alle decisioni che mi aspettano, perché so di essere custodito per sempre! È quindi ora il tempo, per me e per i miei compagni di viaggi, di tradurre il discernimento fatto in scelte concrete, così da continuare la sequela, fedeli al modo in cui Cristo ci si è fatto vicino. E insieme a Lui, si spera, arrivare lontano.
Ci affidiamo anche alle vostre preghiere

Buon cammino a tutti! 

giovedì 28 maggio 2015

Discorso del Papa ai frati minori

La Verna: frati in processione verso la cappella delle Stimmate
Pace e bene, cari amici in cammino e in ricerca vocazionale. 
Si celebra in questi giorni il capitolo generale dei Frati Minori (una della grandi famiglie dell'Ordine francescano). L'altro giorno, i partecipanti sono stati ricevuti in udienza da Papa Francesco in Vaticano.

Questi, con la sua solita schiettezza e semplicità ha richiamato i frati ai valori fondanti trasmessi da san Francesco, esortandoli a vivere "con mitezza, mansuetudine e umiltà, con mezzi poveri, annunciando la pace e vivendo sobriamente, contenti di quanto ci è offerto".

Ha richiamato in particolare i frati alla testimonianza della povertà, come grande segno per il mondo d'oggi. "Ciò - ha sottolineato - richiede anche un impegno deciso nella trasparenza, nell'uso etico e solidale dei beni, in uno stile di sobrietà e di spogliazione", senza "spirito di mondanità" e attaccamento "ai beni e alle ricchezze del mondo". "O siete voi liberamente poveri e minori, - ha detto - o finirete spogliati".

Nel suo discorso ai frati, papa Francesco ha ricordato lo specifico tutto francescano della fraternità. San Francesco infatti ammoniva ed esortava ai suoi frati di andare per il mondo, in pace, senza litigare e giudicare gli altri. Esortazioni di “grande attualità anche per il nostro mondo di oggi”. Poi ha riflettuto sulla minorità, collegandola in particolare al "farsi piccoli", "alla misericordia". 

Il Papa, consapevole delle grandi sfide che il mondo pone ai religiosi e alla chiesa, ha esortato i frati ancora a confidare nella fantasia e nella libertà e nella creatività dello Spirito Santo, quale vera guida dell'Ordine francescano (come lo stesso San Francesco amava indicare). 

Infine, un incoraggiamento simpaticissimo nello stile di questo papa: “ Poi vi dico: il popolo di Dio vi ama. Il Cardinale Quarracino (predecessore di Bergoglio a Buenos Aires) una volta mi ha detto più o meno queste parole: “Nelle nostre città ci sono gruppi o persone un po’ mangiapreti, e quando passa un sacerdote gli dicono certe cose: “Corvo” - in Argentina gli dicono questo -; lo insultano, non fortemente, ma qualcosa gli dicono. Mai, mai, mai - mi diceva Quarracino - dicono queste cose ad un abito francescano”. E perché? Voi avete ereditato un’autorevolezza nel popolo di Dio con la minorità, con la fratellanza, con la mitezza, con l’umiltà, con la povertà. Per favore, conservatela! Non perdetela! Il popolo vi vuole bene, vi ama".

sabato 23 maggio 2015

Spirito di verità - verità di vita


Domenica 24 maggio 2015
Solennità di Pentecoste

«Molte cose ho ancora da dirvi,
ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità,
vi guiderà a tutta la verità…» (Gv 16,12).

Pace e bene, cari amici in cammino e in ricerca vocazionale.
Il brano evangelico per il giorno di Pentecoste insiste su una qualifica dello Spirito Santo, protagonista assoluto di questa solennità: è Spirito della verità, colui che porta a tutta la verità.
C’è infatti una verità che è oltre la mia, la nostra, ma che va semplicemente riconosciuta e accolta: cosa non scontata! Anche il giovane Francesco d'Assisi per esempio, se pensiamo alla sua vicenda, coltivava una propria verità, molto centrata su se stesso e proiettata in un futuro di gloria,  ma un giorno, come egli stesso scrive nel testamento: «il Signore concesse a me, frate Francesco, di cominciare a convertirmi  così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. … Ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo. E in seguito, mi allontanai, fino ad uscirne fuori, dalla logica che fino ad allora aveva guidato le mie scelte» (cf. Testamento di san Francesco d’Assisi). Attraverso uno e più fallimenti, e un incontro soprattutto, quello con Gesù nei lebbrosi, Francesco è avanzato verso la verità di se stesso, della vita, sino ad abbracciare una nuova forma di vita.
Così è anche per noi se non siamo viandanti che sanno già tutto, ma pellegrini aperti ad una verità più grande, alle molte cose  che ancora non possediamo del vangelo, a nuove intuizioni. Lo Spirito Santo, Spirito della verità, ci accompagna in quest’appassionante strada ove la verità intera  è più avanti, assieme ad un invito ad avanzare, a fiorire e portare molto frutto.

Buona solennità di Pentecoste!


venerdì 22 maggio 2015

Infuocati e audaci nello Spirito

Cari amici, il Signore vi dia pace. Si celebra domenica la solennità della Pentecoste, con il dono dello Spirito Santo effuso su Maria e gli Apostoli riuniti nel cenacolo. Per essi fu l'inizio di un nuovo percorso "appassionante" e "infuocato" e "audace" sulle strade del mondo, abbandonando ogni paura e timore e ritrosia. Da quel giorno la Chiesa, tramite tanti suoi figli, continua a farsi missionaria, ad uscire, ad annunciare e testimoniare, a spendersi e donarsi....per dire a tutti l'Amore del Signore.   
Contemplando il mistero della Pentecoste, invito in particolare quanti stanno compiendo un cammino di ricerca e discernimento vocazionale alla vita religiosa e consacrata francescana ad accogliere con disponibilità il dono dello Spirito e i suoi suggerimenti. Solo così  potranno rispondere con gioia ed entusiasmo a quell'invito misterioso del Signore che sta risuonando nel loro cuore: 
SEGUIMI !


" Non opporre resistenza allo Spirito Santo: è questa la grazia che io vorrei che tutti noi chiedessimo al Signore: la docilità allo Spirito Santo, 
a quello Spirito che viene a noi e ci fa andare avanti 
nella strada della santità, quella santità tanto bella della Chiesa. 
La grazia della docilità allo Spirito Santo. "

(Papa Francesco)

mercoledì 20 maggio 2015

Frati che predicano: san Bernardino

San Francesco tra i santi Antonio di Padova e Bernardino da Siena
I frati non predichino nella diocesi di alcun vescovo qualora dallo stesso vescovo sia stato loro proibito. E nessun frate osi affatto predicare al popolo, se prima non sia stato esaminato ed approvato dal ministro generale di questa fraternità e non abbia ricevuto dal medesimo l'ufficio della predicazione.
Ammonisco anche ed esorto gli stessi frati che, nella loro predicazione, le loro parole siano ponderate e caste, a utilità e a edificazione del popolo, annunciando ai fedeli i vizi e le virtù, la pena e la gloria con brevità di discorso, poiché il Signore sulla terra parlò con parole brevi.
[San Francesco, Regola bollata IX: FF 98-99]
Cari amici in ricerca,
pace e bene!

La memoria che oggi, 20 maggio, ricorre nel calendario francescano ci dà l'occasione per ritornare ad un grande personaggio del francescanesimo, san Bernardino da Siena. Si tratta di un uomo dalla vita molto movimentata. Le grandi capacità di predicatore unite alla saggezza dell'uomo di governo lo hanno "costretto" ad una continua itineranza francescana.

È stato uno dei testimoni e fautori dei movimenti di rinnovamento dell'Ordine francescano, supportando i nuovi conventi dell'Osservanza, tanto da esserne nominato Vicario generale cismontano. Ma si mantenne sempre favorevole ad un "rinnovamento dall'interno", senza appoggiare mai le velleità di separazione canonica dalla Communitas Ordinis, poi detta dei Conventuali. Una separazione infatti giunta solo nel 1517, molto dopo la sua morte (1444).

Il motivo per cui è ampiamente ricordato nelle città italiane, soprattutto del centro-nord, è per le grandi predicazioni con coi animava il popolo alla fede, ad una vita dignitosa e impegnata. Non di rado impegnandosi lui stesso a difendere le fasce più povere, specie di fronte ad ingiustizie e metodi intrinsecamente corrotti quali l'usura. Proprio come già aveva fatto il suo illustre predecessore sant'Antonio di Padova nei primi decenni del '200. Per questa sua attenzione al vissuto concreto e alle non sempre limpide trame sociali in cui è immersa la vita delle gente sarebbe indubbiamente piaciuto a Papa Francesco.
Proprio qui a Padova Bernardino venne a predicare ben quattro volte (1413, 1416, 1423, 1442: cfr.), probabilmente per altrettanti Quaresimali (prediche quotidiane per ognuno dei quaranta giorni di quaresima). Per questo fu per lui allestito, come in altre città, un pulpito all'esterno della Basilica del Santo, non potendo la pur grande chiesa contenere le folle che volevano ascoltare la sua parola, soprattutto negli ultimi anni del suo ministero.
Il pulpito di san Bernardino 
Oggi quel pulpito lapideo è ancora conservato dei frati, non più all'esterno, ma all'interno del Convento. Con la realizzazione del refettorio "nuovo" nei primi decenni del '900, quando la vita dei frati venne riorganizzata dopo le soppressioni, quel pulpito venne collocato proprio in refettorio. Da lì generazioni di frati e di novizi hanno offerto le letture durante i pasti, specie nei tempi penitenziali.

La predicazione è un ministero molto importante nella tradizione di tutti gli Ordini mendicanti. Quella francescana si è sempre caratterizzata per essere popolare e concreta, come traspare dalle poche righe con cui ne parla la Regola di san Francesco nel capitolo apposito, riportata qui sopra.
Se certo, oggi come ieri, non tutti i frati sono incaricati di predicare o sono adatti a questo ministero, magari con la forza di un Antonio di Padova o di un Bernardino da Siena, «tutti i frati, tuttavia, predichino con le opere»... chiede san Francesco nella Regola non bollata (XVII, 3: FF 46). Questo può essere davvero alla portata di tutti.

Il Signore vi doni pace!

frate Francesco

Il pulpito nella sua collocazione odierna
PS: Un altro post che riguarda san Bernadino...


martedì 19 maggio 2015

Assisi - Basilica di san Francesco: visita il nuovo sito


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Vi invito a dare un'occhiata al rinnovato sito della basilica di san Francesco in Assisi, da sempre custodita, con la tomba del Poverello, dai "Frati minori conventuali" (la mia famiglia francescana). Vi troverete da subito immersi nell'atmosfera spirituale e mistica che caratterizza quei luoghi benedetti e che immediatamente colpisce e coinvolge chi li visiti. Avrete modo di conoscere più da vicino la vita e l'esperienza dei frati presso il Sacro Convento, sostare in preghiera contemplando in diretta (web cam) la tomba di san Francesco, approfondire temi e proposte francescane, essere forse sollecitati ad una visita, ad un pellegrinaggio che, non temete, lascerà in voi il suo segno indelebile.
Il sito è introdotto da un video in cui, il Custode del Sacro Convento, P. Mauro Gambetti, rivolge a tutti il suo saluto e la sua benedizione.



Assisi...Assisi!!! Quanta grazia racchiude in sé questa città. E' del resto lo stesso san Francesco che, malato e sofferente, poco prima di morire la benedice, preannunciando per essa una missione di pace e salvezza per tante persone. E come continui ad essere vera questa promessa del Poverello, lo testimoniano in modo particolare i tantissimi giovani che qui ritrovano il senso, la direzione, la fede, la vocazione; qui ritrovano Gesù! 
Grazie Assisi! Grazie S. Francesco!
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

  
Questa è la Benedizione profetica che San Francesco pronunciò su Assisi prima di morire e che si trova scritta in latino sull'arco della Porta Nuova ad Oriente:
“Il Signore ti benedica Santa Città fedele a Dio
perché per mezzo di te molte anime si salveranno
e in te abiteranno molti servi dell’Altissimo
e da te molti saranno eletti al Regno Eterno”
San Francesco

lunedì 18 maggio 2015

Fra Luca (26 anni!) racconta come è diventato frate

Fra Luca...e due tiri al pallone
Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace.
Vi propongo oggi la storia vocazionale di un giovane frate. Si tratta di fra Luca (26 anni), che al momento sta compiendo gli studi di teologia in Assisi presso il "Franciscanum", il convento vicino alla basilica di san Francesco dove ci si prepara al ministero e alla vita evangelica. Fra Luca condivide questa tappa importante del suo cammino con altri confratelli di varie nazionalità: italiana, cinese, austriaca, tedesca, ungherese, beninese e slovacca, uniti dal comune desiderio di seguire Cristo sulle orme di Francesco. Qui in Assisi, vivono il periodo della prima formazione alla vita consacrata con lo studio della Teologia, nel servizio liturgico e pastorale nella Diocesi e nelle Basiliche di S. Francesco e l'accoglienza semplice e calorosa dei pellegrini. Gestiscono anche un Blog vivace e interessante da visitare. Ricordo pure come in Italia altri centri di formazione teologica per i giovani frati si trovino a Padova e a Roma. Vi invito a pregare per fra Luca, che ringraziamo per la sua testimonianza, e per tutti questi giovani confratelli: hanno bisogno del nostro sostegno, della nostra simpatia, ma soprattutto del nostro affidamento a san Francesco, alla Vergine Immacolata e al suo Figlio Gesù, nostro Signore. A Lui sempre la nostra Lode. 
Fra Alberto (fra Alberto@davide.it)

Assisi - triduo pasquale 2015: giovani frati "innalzano" la croce
Fra Luca racconta la sua vocazione francescana

Mi chiamo fra Luca, ho 26 anni e sono uno studente di teologia . Inizio subito con una piccola parentesi, dicendo che quando mi è stato chiesto di raccontare in un articolo il mio cammino vocazionale, ho pensato subito alla difficoltà di raccogliere in un paio di pagine la complessità di una storia in cui il protagonista non sono solo io, ma anche e specialmente Dio; questo perché tanti fattori entrano in gioco, primo fra tutti la paura di non riuscire ad esprimere in maniera profonda quegli eventi che hanno incredibilmente trasformato la mia vita. Ma veniamo al sodo: innanzitutto io provengo da una famiglia che mi ha assicurato fin da bambino una solida educazione cristiana, non fatta tanto di parole quanto di fatti concreti; è infatti dall’amore concreto tra i miei genitori che ho imparato cosa significhino parole come “gratuità”,”ascolto”e anche “sacrificio”. Dico questo, perché sono assolutamente convinto che le fondamenta della vita cristiana non si possano imparare in altro modo che facendone esperienza. Comunque sia dopo aver ricevuto i sacramenti della Comunione e della Cresima, come molti miei coetanei mi sono molto allontanato dalla Chiesa, anche se non ho mai chiuso completamente la porta né ad essa né a Gesù; i motivi di questa mia scelta erano principalmente due: la mancanza di una motivazione che mi spingesse ad approfondire la mia vocazione cristiana e il subentrare di altri interessi.
Cosi ho passato l’adolescenza vivacchiando, cioè senza fare specifici programmi o avere particolari obiettivi per il futuro, sforzandomi invece di riuscire nel miglior modo possibile in ogni mia attività quotidiana, che fosse la scuola o lo sport: ma questo non tanto per me, quanto per la mia famiglia, che molto si era spesa per la mia tranquillità.

Però ben presto ho cominciato a nutrire degli ideali personali troppo alti ed irreali e di conseguenza a soffrire quegli ambienti che frequentavo (scolastico, sportivo e degli amici) considerandoli superficiali e privi di valori e ai quali non riuscivo più ad adattarmi.
In tal modo ho cominciato a chiudermi sempre di più, coltivando disprezzo verso chi non la pensava come me e provocando con questo comportamento molte sofferenze a me stesso e agli altri. Con il passare del tempo la situazione è peggiorata sempre di più e se ci ripenso adesso solo un’ intervento esterno a me poteva aiutarmi ad uscirne e difatti cosi è stato: non un intervento qualsiasi però, ma quello potente e misericordioso di Dio. La modalità, se ci ripenso, mi sembra ancora oggi cosi ordinaria e allo stesso tempo cosi straordinaria: essa semplicemente consiste in un incontro assolutamente casuale con un frate che non conoscevo e che neanche avevo programmato di conoscere. Lo incontrai fuori da una vecchia ed isolata Chiesa in una fredda domenica dicembrina di qualche anno fa, mentre mi trovavo ad ammirare, con la tristezza nel cuore, un’incantevole paesaggio di montagna, quando all’improvviso una voce alle mie spalle mi invitò dolcemente a prendere qualcosa di caldo nella casa adiacente la Chiesa. Una volta all’interno una sua semplice domanda, del tipo “perché sei qui?”, mi scombussolò a tal punto da cambiare la mia vita: la mia risposta fu infatti una vera e propria esplosione, nella quale riversai tutto il dolore che portavo nel cuore e cosi confessandolo me ne liberai. 

Al dolore subentrò la gioia per un incontro che fu soprattutto l’Incontro (con la I maiuscola) con Dio, tanto che da li iniziò il mio cammino vocazionale, che mi portò a voler donare la vita proprio a quel Dio che si era presentato a me nella persona di un semplice frate. Cosi ho cominciato a compiere il percorso formativo, fatto anche di tante difficoltà, che mi ha portato in vari luoghi e ora che mi trovo ad Assisi, anch’io come frate, sono grato al Signore, perché mi da la possibilità di percorrere un tratto di strada nella terra dove è nato, vissuto e morto, il santo fondatore del mio ordine religioso, San Francesco, il quale prego che mi aiuti a vivere la vocazione con la stessa coerenza e passione con cui l’ha vissuta lui, cosi da testimoniare ad ogni persona che la vera vita si ha solo in Gesù Cristo!
Fra Luca (Frati in cammino - Assisi)

Laudato sii mi Signore.....

domenica 17 maggio 2015

Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo....

Fra Giacomo e sullo sfondo il chiostro del convento di Brescia
Domenica 17 maggio 2015
Solennità dell’Ascensione del Signore

Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura… Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che l’accompagnavano(Mc 16, 15.20).

Il Signore vi dia pace cari amici in cammino e in ricerca vocazionale. 
Siamo reduci da un bellissimo fine settimana con il Gruppo San Damiano. In particolare oggi, domenica dell'Ascensione, abbiamo vissuto un'esperienza di pellegrinaggio a piedi (vari chilometri) verso un'antica pieve romanica immersa nel verde della campagna bresciana: un luogo legato alla vicenda umana e cristiana di un nostro santo frate, fra Giacomo Bulgaro. Ormai verso la fine dell'itinerario vocazionale (iniziato ad ottobre), è stato utile quasi riassumere e riproporre i passi percorsi nel discernimento di questi mesi con i passi certo non meno concreti e altrettanto "sudati" del pellegrinare. La preghiera e il silenzio, la recita del Rosario, la testimonianza di fra Giacomo, ci hanno accompagnato verso la meta, così che il nostro camminare su quel sentiero lungo il fiume, si è trasformato inevitabilmente in una metafora di vita, in un simbolo della ricerca interiore che ciascuno sta intraprendendo, ma anche in un rimando al comando del Signore che oggi abbiamo udito:
" andate...proclamate il Vangelo ad ogni creatura..."


La fotografia qui sopra, ci riporta invece alla basilica di s. Antonio a Padova: c’è la Parola di Dio che sarà proclamata e spiegata, accanto vi è il cero pasquale, segno di Gesù Risorto, nostra Luce, e sullo sfondo l’affresco con s. Antonio su di un albero di noce che indica a quanti sono accorsi a lui (il fatto avvenne a Camposampiero, sopra Padova) non la sua persona bensì il Vangelo. Se il nostro grande santo ha potuto annunciare Gesù con tanto vigore e successo, se il Vangelo è giunto sino a noi è perché un nucleo di poche persone, discepoli del Signore, ha obbedito a quell’ andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo a ogni creatura. Un campo immenso, un orizzonte infinito che è consegnato anche a noi, -non solo ai sacerdoti, alle persone consacrate-, per far fiorire vita, suscitare gioia, confortare i cuori con la sua Parola.  E’ la nostra missione. Partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva con loro. Gesù Risorto è con me in ogni gesto di bontà, in ogni parola vera, in ogni slancio di accoglienza. Io e lui: insieme. Si fida di me il Signore Gesù per raggiungere l’altro (dappertutto!), con la buona notizia del suo amore che sana e sfama il mondo. 
Buona settimana a tutti. I vostri frati

venerdì 15 maggio 2015

Ma tu...hai mai pensato di diventare frate?


MA....TU????
HAI MAI PENSATO DI...????

farti frate, diventare sacerdote, religioso,
o missionario francescano .....


HAI MAI PENSATO 
IN CUOR TUO DI...

di dedicare tutta la tua vita..
al Signore e ai fratelli
seguendo san Francesco ???




Caro giovane ..,
forse non ci hai mai pensato prima.. e magari credi di essere capitato "per caso" a visitare questa pagina! E invece no!

Il Signore ti attendeva per farti questo grande dono.
Anch'io ho incontrato "per caso" i frati francescani, non sapendo nemmeno della loro esistenza. Per il mio futuro pensavo a tutto, eccetto che ad entrare in un convento...
Attraverso i fatti concreti della mia vita, le gioie, le delusioni, ecc. ho iniziato a riflettere,
a prendere seriamente in esame questa possibilità, imparando un pò alla volta a mettermi nelle mani di Gesù, fidandomi di Lui. 
Oggi, ho compreso che "il caso" non esiste! Sono un frate e sono contento. Ti auguro altrettanta disponibilità e gioia! Prego per te...

Se vuoi, puoi scrivermi, ti risponderò volentieri. 
Il Signore ti benedica e ti guidi!
frate Alberto (fra.alberto@davide.it)

giovedì 14 maggio 2015

Il Cammino di S. Antonio 2015


Giovani e Frati al 
"CAMMINO DI S. ANTONIO" 2015
nella notte tra sabato 30 maggio e domenica 31 maggio

Pace e bene cari giovani, 
cari amici in ricerca della vocazione del Signore per la vostra vita. Anche quest'anno ritorna, promosso da noi frati francescani minori conventuali della Basilica del Santo (Pd), l'ormai famoso PELLEGRINAGGIO, conosciuto nel mondo come "IL CAMMINO DI S. ANTONIO".


Nella NOTTE tra sabato 30 e domenica 31 maggio, ripercorreremo pertanto gli ultimi passi che frate Antonio, intraprese poche ore prima della sua morte (13 giugno 1231).

Si tratta di un itinerario a piedi di circa 25 Km che parte dai Santuari Antoniani di Camposampiero - Pd -, (località facilmente raggiungibile in treno): qui S. Antonio ebbe le famose visioni del Bambino Gesù. Il cammino  passa quindi per il Santuario dell'Arcella ormai alla periferia di Padova, dove Antonio va incontro a sorella morte, fino alla meravigliosa Basilica che custodisce la tomba del Santo.


Sono invitati in modo particolare i GIOVANI, così come tutti coloro che vogliono affidarsi alla potente intercessione del Santo per la loro vita, per le proprie famiglie e i propri cari. Il pellegrinaggio è, infatti, aperto anche a tutti i suoi devoti e fedeli sparsi nel mondo che ogni anno, vi giungono numerosissimi. Il cammino nella notte, in preghiera, certo saprà portare a ciascuno la luce e il consiglio e il conforto che cerchiamo. Vi aspettiamo numerosi...appassionati e audaci ! 

Al Signore Gesù e per il Suo servo S. Antonio, sempre la nostra Lode. 
frate Alberto (fra.alberto@davide.it)


Le frecce del cammino

Dalla 'Arcella ormai verso la Basilica del Santo

I timbri dei tre santuari apposti sulla Credenziale del Pellegrino

Attestato del pellegrino, rilasciato alla meta raggiunta



martedì 12 maggio 2015

Un jour avec les franciscains


Pace e bene,
cari amici in cammino e in ricerca vocazionale.

Come ho più volte scritto, parlando della vita di noi frati francescani, fra le attività che più ci stanno a cuore, vi è l'incontro, l'ascolto e l'accoglienza dei giovani. San Francesco infatti è sempre "Giovane" e da sempre attira e affascina i giovani e sa parlare loro, toccandoli e provocandoli nel profondo. Sul suo esempio (pur con tanti limiti) ecco il nostro desiderio di renderci disponibili, il nostro voler bene, il nostro pregare, il nostro avere a cuore ogni giovane... Al riguardo molti di voi già forse conoscono e hanno partecipato a qualche nostra proposta locale (vedi per es. www.riparalamiacasa.it) o ai famosi corsi vocazionali o settimane di spiritualità organizzate dai frati di Assisi (giovaniversoassisi.blogspot.it).
Anche all'estero, l'attenzione e l'amore ai giovani guida e interpella le nostre comunità. Vi invito oggi a curiosare, tramite un bellissimo video, all'interno di una nostra comunità in Belgio, a Bruxelles. Qui, in un antico convento al centro di una città assolutamente scristianizzata e segnata da un laicismo e paganesimo dilagante, i frati offrono a tanti ragazzi inquieti e assetati, spazi di fraternità semplice, di preghiera, di gioia condivisa, di benedizione e di lode. E così la vita ricomincia ogni giorno un pò più lieta e piena, con il cuore meno indurito e un pò meno impermeabile e refrattario all'amore. Se infatti, in tutti i giovani vi è in realtà un esorbitante bisogno di amore, spesso è più grande e prevale ed è più forte la paura e la resistenza ad esso così come al volere bene e all' essere amati. L'amore infatti, questa forza potente che trasforma ed esalta la nostra vita, si coniuga sempre anche con la debolezza, la mitezza, la compassione, l'accettazione del limite e della bellezza e unicità di ciascuno..... L'amore vero è dono, l'amore vero è gratuità e libertà, l'amore è sempre un rischio... : tutte cose che il mondo aborrisce e teme e spinge falsamente a rifuggire! I frati hanno invece la pretesa di condurre all'amore...
Vi chiedo pertanto una preghiera per tutti noi...così che il nostro donarci sia sempre più generoso e bello e coraggioso.
Al Signore Gesù la nostra lode.

fra Alberto 


giovedì 7 maggio 2015

Frati che diventano "ministri e servi" come Cristo

Carissimi amici in ricerca,
il Signore vi doni pace!

Due righe e un po' di immagini per farvi gustare qualcosa della gioia celebrata, sentita e vissuta lo scorso sabato 2 maggio qui a Padova. Come annunciato, quel giorno in una solenne Liturgia eucaristica, presieduta dall'Arcivescovo Giovanni Tonucci, Delegato Pontificio per la Basilica del Santo, sono stati ordinati sacerdoti fr. Daniele La Pera e fr. Manuel Lunardi, mentre fr. Nicola Zanin è stato ordinato diacono.

A loro auguriamo di vivere un apostolato fecondo nel sacro ministero, esercitandolo sempre come «ministri e servi» da veri frati minori, alla sequela di Colui che «non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10, 45). Vi chiediamo di pregare per loro.
E noi preghiamo per voi, soprattutto per chi si sta scoprendo avvinto sulla bellezza di questo ministero santo, in cui si può essere completamente a servizio della crescita nella fede del popolo di Dio.

Ogni bene a voi tutti!

frate Francesco
Badate alla vostra dignità, fratelli sacerdoti,
e siate santi perché egli è santo.
E come il Signore Iddio vi ha onorato
sopra tutti gli uomini, con l'affidarvi questo ministero,
così voi amatelo, riveritelo e onoratelo più di ogni altro uomo.
[San Francesco, Lett. Ord.: FF 220]

Gli ordinandi, da sx: fr. Nicola, fr. Manuel e fr. Daniele
Litanie dei Santi
Ord. diaconale: imposizione delle mani
Ord. presbiterale: imposizione delle mani del vescovo
Ord. presbiterale: imposizione delle mani dei sacerdoti
Ord. presbiterale: imposizione delle mani dei sacerdoti
Ord. presbiterale: consegna delle offerte
Foto di gruppo, da sx: fr. G. Voltan, Ministro provinciale e Locum tenens della Basilica del Santo; fr. Nicola, neo-diacono; fr. Daniele, neo-sacerdote; Mons. G. Tonucci, Arcivescovo Delegato pontificio; fr. Manuel, neo-sacerdote; fr. Christian, diacono della Basilica; fr. E. Poiana, Rettore della Basilica.

K. Jenkins, Ave verum Corpus,
Canto che la Cappella Musicale Antoniana ha proposto durante la comunione.

mercoledì 6 maggio 2015

Come e di cosa vivono i frati?


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, 
il Signore vi dia Pace.

Ripropongo di seguito il "botta e risposta" con un giovane circa la povertà dei frati e il loro sostentamento. Non ho la pretesa di esaurire qui il discorso, ma certo, sono domande molto comuni che spesso tanti giovani e meno giovani mi rivolgono. Questo mi porta a pensare come la scelta della povertà, ispirataci da san Francesco, ancora affascini e provochi e ..seduca. 
Ai giovani desiderosi di conoscere meglio la nostra vita non mi resta che dire loro evangelicamente : "venite vedrete". 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
fra Alberto 



Domanda di Federico
Salve fra Alberto, mi chiamo Federico, sono un ragazzo di Bitonto, 26enne, da un anno laureato in economia e commercio. In seguito ad alcuni avvenimenti personali è spuntato dentro di me un seme che mi ha portato a contatto con i frati francescani vicini alla mia residenza.
Ho partecipato al primo week-end vocazionale presso il convento deputato all'accoglienza nella mia regione e sicuramente continuerò questo cammino per scoprire il progetto che il Signore ha in serbo per me.
L'unica mia preoccupazione, (sarà perchè sono laureato in Economia ed ho una piccola fissazione per costi e ricavi) riguarda il sostentamento personale di un frate: mi spiego...
Dato che si fa il voto di povertà e si rinuncia ad avere dei beni personali, da dove derivano le fonti di sostentamento (cibo, effetti personali, eventuali medicine e altro...).
C'è un fondo della chiesa destinato a mantenere i conventi francescani? Se un frate non dovesse lavorare e percepire un reddito, come si mantiene?
Grazie. Pace e bene! Federico.

Risposta di fra Alberto
Pace a te fratello, grazie intanto per la fiducia e anche ti incoraggio nel cammino di ricerca che stai facendo. Circa l'interrogativo che mi poni.., be' ecco solo alcune indicazioni, molto sintetiche. Ma credo che di tale questione comunque ne potresti parlare tranquillamente con i frati con cui fai il tuo discernimento. I francescani sono detti da sempre un "Ordine mendicante": si vive infatti di offerte, di elemosina, di tanta carità della gente e del frutto del proprio lavoro, (come raccomandava San Francesco!) svolto nelle molteplici attività in cui siamo impegnati (parrocchie, santuari, scuole, predicazioni, opere di carità e di assistenza...).

+ Tutto viene messo in comune e condiviso cercando sobrietà e essenzialità, con uno stile di vita il più possibile semplice e libero e dunque senza attaccamenti (alle cose come al denaro.... agli affetti.. alla carriera.. al potere...al lavoro ecc..). Nessuno per es. tra i frati ha un conto proprio, o una macchina propria, o un incarico a vita, o altro che gli appartenga personalmente e in termini durevoli e definitivi. In tutto questo però, il criterio ispiratore fondamentale è, non certo la scelta di una vita povera in sé e per sé, quanto piuttosto l'aderire con cuore puro e indiviso al Signore Gesù e il desiderio di imitare Lui, mite e umile di cuore. Si è poveri dunque principalmente nella consegna di sé stessi al Signore e al suo Regno. Da qui scaturisce la condivisione e la comunione tra fratelli e con ogni uomo, specie con chi è piccolo e povero.... Da qui uno stile, un modo di porsi, un essere in comunione nell'essenzialità e nella libertà e nel servizio, dove nessuno può dire, questo è "mio" (in termini di cose, ma anche di incarichi, mansioni...posti privilegiati..) !!! Il resto, come assicura il Vangelo, ci è davvero dato "in aggiunta" (Mt 6,24-34).

+ I frati, poi come tutti i religiosi, non rientrano nel sistema dell 8x1000 che vige in Italia, che garantisce invece uno stipendio ai soli preti diocesani, così come sono escluse da questo regime le chiese e le opere francescane.
La Provvidenza però, credimi, anche tramite la bontà di tanta gente (che ci vuole davvero sempre molto bene!), non ha mai fatto mancare ai frati, un tetto, un vestito, del pane... e quanto necessita per vivere e svolgere il proprio ministero. Il Signore non ha forse promesso il centuplo a chi lascerà tutto per seguire solo Lui?!! Una promessa che si realizza miracolosamente ogni giorno, per noi e le tante opere (pastorali o caritative, educative, missionarie) che seguiamo in tutto il mondo!

+ Va anche detto che la povertà è anche e prima di tutto un atteggiamento interiore e spirituale da coltivare e custodire, per nulla scontato: si può essere infatti poveri di beni materiali, addirittura si possono scegliere forme rigidissime di vita (come alcuni movimenti ecclesiali di nuova fondazione che si "vantano" per questo e accusano altri di "rilassamento"!!!!) , ma essere appunto "ricchi" di superbia e di orgoglio e di potere e dunque per nulla poveri di spirito come ci chiede il Vangelo. L'umiltà è sempre un'altra declinazione della vera povertà che mai addita, mai si gonfia..
Caro fratello...spero di esserti stato utile in qualche modo. Ti incoraggio nel tuo cammino! Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
frate Alberto

In partenza per l'evangelizzazione

domenica 3 maggio 2015

Porta molto frutto


Domenica 3 maggio 2015
Quinta domenica di Pasqua

Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla(Gv 15,5).

Dal buon pastore (domenica scorsa) ai tralci innestati alla vite: che bello questo vangelo in immagini! Gesù le coglie da quanto i suoi occhi e il suo cuore vedono nella sua terra.
Ancora una volta, così come con il buon pastore, la vite che assicura linfa vitale a tutti i tralci ci parla di intimità, di adesione forte: si noti il rimbalzo del verbo rimanere  in Lui. Contro ogni pretesa di autosufficienza, di individualismo e di superiorità, siamo ricondotti al centro della nostra vita: vivere-esserci in Lui, via-verità-vita nostra. E questo ci lega a tutti gli altri: i tralci sono innestati uno per uno, ma lo sono tutti alla stessa vite. Così ognuno attinge a modo suo Gesù, il quale non è proprietà esclusiva di alcuno, ed è linfa generosa per quanti scelgono di rimanere in Lui.

“Gesù afferma qualcosa di rivoluzionario: Io sono la vite, voi siete i tralci. Facciamo parte della stessa pianta…La vite-Gesù spinge linfa in tutti i miei tralci e fa circolare forza divina per ogni mia fibra. Succhio da Lui vita dolcissima e forte…C’è un amore che sale lungo i ceppi di tutte le vigne, di tutte le esistenze, un amore che sale in me e irrora ogni fibra” (da p. Ermes Ronchi). E’ la bellezza del rimanere in Lui, una bellezza feconda di frutti: chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto. Per tutti (…quasi quasi una frase da …Expo).