venerdì 17 aprile 2015

Suore, preti e frati... sono persone normali??

Cari amici,
pace e bene a voi!

Questa domanda non ce l'ha mai scritta nessuno... almeno credo (devo chiedere a fr. Alberto che ha ricevuto tonnellate di mail in questi anni)... e tanto meno chiesta a voce, ma... è stampata in faccia ad un sacco di gente quando ci incrocia per strada (e talvolta pure un chiesa).

"Ma sei normale??": Chi sono? / Cosa rappresento?
"Mamma, ho visto un frate...".
Non di rado girando per impegni vari, anche oggi a Padova (una città tutt'altro che estranea alla presenza di preti, religiose e frati), mi ritrovo addosso un sacco di sguardi che sembrano chiedersi:

Ma da quale pianeta arriva questo?? È vero o finto? È normale??

Beh... dopo un po' ci fai (quasi) l'abitudine! E, vi dirò, un po' mi fa bene sentirmi richiamato al fatto che – in un modo o nell'altro – non sono una presenza scontata. Non tanto io, Francesco, che sono un Francesco come tanti. Ma il frate che sono e ciò che rappresento... frate Francesco e tutto ciò che ci va dietro... anzi sopra: Dio, san Francesco, sant'Antonio, peccato, salvezza, bontà, pace... scelte definitive e non proprio alla moda tipo castità-povetà-obbedienza... e via dicendo. Tutte cose molto, molto più grandi di me...

Cosa abbiamo combinato...: un'esperienza
Questi pensieri sono particolarmente vivi dentro di me, perché – tra un impegno e l'altro – in questi giorni con alcuni giovani confratelli abbiamo fatto "un tentativo".
Persuasi del fatto che la pastorale ordinaria, francescana e non, raggiunge ormai solo una minima parte della gente... e tanto più dei giovani, ci siamo detti: Non sappiamo bene che cosa fare di più e di meglio. Però qualcosa possiamo fare: quanto meno possiamo interrogarci e tentare di capire un po' meglio quanti stanno "fuori dal recinto", non solo leggendo libri, ma anche provando a starci un po' in mezzo. Semplicemente. Per quello che siamo. Frati. In tonaca... ovviamente.

A Padova il mercoledì sera non è solo una sera infrasettimale: è il mercoledì universitario. Le Piazze, la zona del ghetto, buona parte del centro sono letteralmente invasi di giovani.
Ecco, due sere fa noi eravamo là in mezzo. Cinque frati. Con qualche giovane amico che riteneva di non rovinarsi troppo la reputazione... rischiando di farsi veder in giro con questa strana compagnia (questi giovani-a-spasso-con-i-frati alle 21.00 erano tre... strada facendo sono diventati undici). Non abbiamo fatto niente di particolare: abbiamo passeggiato, chiacchierato, sorriso, risposto. L'unica cosa un po' diversa rispetto a una buona percentuale dei presenti è stato il tasso alcolico in corpo. Per chiarezza (non si sa mai... magari pensate alla Franziskaner): il nostro era più basso. Zero.
Alle 23.00 eravamo davanti alla Basilica del Santo, abbiamo condiviso una breve preghiera, affidando le moltissime persone incrociate e le pochissime con cui avevamo interagito direttamente. E siamo tornati, ciascuno a casa propria, contenti. Alcuni dei ragazzi venuti con noi dicevano di essersi divertiti. Con poco. E pure io. Ogni tanto una passeggiata la sera per rilassarsi fa bene pure ai frati.

Più moderni?? O più umani? O più raggiungibili?
Gli sguardi erano quelli di sempre. Anzi forse più stupiti del solito... data l'ora e il contesto. Lo dice anche una cosa che i ragazzi ci hanno fatto scoprire ieri...: siamo stati "spottati"!


Ed è un bello spot, tutto sommato!
Frati "normali"... lavano i piatti
Di tutto ciò si potrebbero dire tante cose in diverse direzioni. Quello che più mi colpisce (e con me altri confratelli) è che molti, tra i giovani e non solo, percepiscono frati, preti e suore come gente fuori dalla vita "moderna", persone chiuse o... quanto meno poco aperte. Certo... forse per motivi "dottrinali": ma la modernità e la apertura o chiusura della chiesa e delle persone che la compongono non si misurano solo su ciò che è peccato e su ciò che non lo è (o su ciò che io penso che la chiesa dica).
... mangiano la pizza...
Ma forse la "gente normale" pensa così anche perché non ci vede molto nella nostra "vita normale", a "fare cose normali". Abituati a vederci solo in chiesa a pregare o predicare, o nei film in mezzo ad altri costumi medievali... sembra quasi impossibile che anche noi possiamo: mangiare, scherzare, cantare, telefonare, piangere, divertirci, passeggiare, rilassarci, ascoltare musica, arrabbiarci, fare la lavatrice, andare in farmacia...
In effetti vedo che fa un grande effetto e crea subito una grande familiarità, quando invito un ragazzo a fermarsi a pranzo con noi... magari dopo poco che ci conosciamo. Vede che non solo io, ma anche gli altri frati – ciascuno a suo modo – sono persone piuttosto terrestri.

Ho l'impressione che possiamo ripartire dalla evangelizzazione della "normalità". Almeno in questo senso, per esempio, non mi dispiacciono le discusse presenze televisive di una suor Cristina o, come accaduto di recente in Spagna, di un padre Damiàn. Anche un prete e una suora possono sapere cantare bene (non solo gregoriano) e farlo. Prospettiva molto parziale... ed esempio sbagliato... magari. Ma... sono normale e limitato anch'io! ;)


Normali, ma anche un po' "speciali"
... giocano sulla neve...
Questa "normale" umanità è e deve essere sempre più veicolo di un incontro reale, al di là degli stereotipi. Da persona a persona. Va detto, però, che mette in contatto con qualcuno – il frate, la suora – che ha offerto la propria vita nella consacrazione. Questo, sì, è "speciale": una vocazione di speciale consacrazione, come si dice. È una cosa un po' fuori dall'ordinario, dalla comune (a tutti i cristiani) consacrazione battesimale. A-normale, extra-ordinaria non è l'umanità del consacrato, ma la sua scelta di vita. Una scelta che sta in piedi solo per una motivazione forte come Dio e il Dio di Gesù Cristo.
... si rilassano...
Speciali sono di conseguenza le scelte collaterali, che sono quelle che la vita religiosa da sempre cerca di darsi e ridarsi. Siccome siamo "normali", siamo peccatori, abbiamo anche bisogno di ritmi, limiti e opportunità che ci sostengano nella fedeltà alla scelta fatta per Dio, per il bene della chiesa e di tutti. Ma senza incartarci fuori dalla realtà. "Nel mondo, ma non del mondo"... appunto!
Aspetta ma da dove viene questa citazione?? Giovanni 15, 18-19: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia».
Ops!!

Dite una preghiera per i vostri frati, preti e suore... mentre si avvicina la Giornata mondiale per le vocazioni... ché male non fa!! Perché siamo normali e umani, ma fedeli alla speciale consacrazione. Grazie!
Un fraterno abbraccio... Pace e bene!

frate Francesco
francesco.ravaioli@gmail.com


5 commenti:

  1. Il Signore Gesù vi benedica e vi renda ubriachi di Lui! Vi voglio bene, consacrati!

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  2. Che bello questo esperimento fra Francesco...
    In realtà credo che molta parte di ciò che fa ritenere voi francescani (di tutte e tre le famiglie) fuori dal mondo, dipenda dalla parte "più diffusa", diciamo così, della Chiesa. Nelle nostre parrocchie, per lo meno qui a Torino, ma da quel che dici paradossalmente anche nella Diocesi della città di Sant'Antonio, quando si parla di Vocazione ad una vita totalmente radicata in Cristo, si parla sempre solo di farsi (o sarebbe meglio dire riconoscersi) preti per i maschi o suore per le femmine. Questo ha fatto sì che, nell'immaginario collettivo, i frati, indipendentemente dall'ordine, venissero considerati come una versione più chiusa al mondo dei preti... Sopratutto per voi francescani questo è l'errore più grande, in quanto il vostro carisma è proprio quello di essere fratelli di tutti, anche all'esterno delle vostre case.
    Qui da noi come dicevo, ma da quel che hai raccontato anche da voi, nelle parrocchie non vi fanno conoscere molto per quel che siete e per voi rimane difficile farvi conoscere perché siete pochini, anche sommando le tre famiglie del primo ordine. Per conoscervi e constatare che, non solo i frati come voi non sono chiusi al mondo, ma sono forse più aperti e moderni in molti sensi di tanti preti diocesani, spesso deve capitare come è successo a me: avere l'intuizione di avvicinarmi ad una vostra fraternità, nel mio caso di frati minori facenti capo alla Porziuncola però, partendo dalla conoscenza casuale di un frate in cui ho riconosciuto una gioia di vivere il Vangelo che non avevo mai riscontrato in nessun altro ambito ecclesiastico. Da li ho fatto un mio piccolo "Vieni e vedi" e, da allora, non riesco a immaginare compagni di cammino e amici migliori...
    Una volta è capitato anche che si uscisse con il gruppo di cammino di cui faccio parte insieme a qualcuno dei frati... Quella sera non hanno avuto l'ardore di venire in "uniforme"... Peccato: sarebbe stata un ottima occasione per mostrare la vostra normalità, visto che negli atteggiamenti non si notava nessuna differenza tra consacrati e secolari.
    Un saluto!

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  3. .... P.S: Forse siete anche più normali di noi... Noi non ce l'abbiamo più la capacità di rilassarci di riposare davvero, di sostare un momento per riprendere meglio il cammino....

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    1. Caro Simon, pace e bene!
      Grazie delle tue graziose parole.

      Sì, credo che noi tutti Chiesa-di-Cristo possiamo ancora fare tanti passi in avanti, possiamo allenarci molto di più per "gareggiare davvero nello stimarci a vicenda" (cfr. Rm 12...) e stimare le vocazioni degli altri. La Chiesa italiana negli ultimi anni si sta sforzando di promuovere una pastorale vocazionale di maggiore apertura, corresponsabilità e partecipazione. Per promuovere le vocazioni particolari a cui Dio chiama ciascun giovane, più che promuovere la vocazione al sacerdozio o a quell'istituto religioso... Il cammino è lungo ma è iniziato.
      Non è sempre vero che la realtà dei preti diocesani sia mediamente più chiusa di quella dei francescani. Talvolta si possono vedere certe in chiusure nei primi e altre nei secondi. Lo stesso dicasi per le aperture...
      Tra noi frati - per il fatto di vivere insieme, condividere la preghiera, gran parte della quotidianità e i mezzi di sostentamento - è più facile che si crei una mentalità e uno spirito di corpo. Se si prega bene, ci si confronta e si risveglia sempre di nuovo la vitalità spirituale e umana dei singoli e nella fraternità, anche la mentalità comune si apre e ravviva... sennò il rischio di rinchiudersi e ristagnare è dietro l'angolo.
      Ti saluto con le parole che accompagnavano una foto su cui un mio confratello statunitense era stato taggato su FB da amici: mi pare che facciano da eco alle tue... di cui ti ringrazio molto!
      "Some people just feel like home.
      In my experience, those people are mostly Friars.
      #reunitedanditfeelssogood"

      Fraternamente... il Signore ti dia pace!
      fr. Francesco

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    2. Ciao fra Francesco, grazie per le belle parole...
      Se ho ben capito la citazione del tuo confratello... Beh sì... mi ci ritrovo e ti dico pure che se non fosse per certe responsabilità che ho nella vita in ambito familiare, credo proprio che varrebbe la pena approfondire la "Questione Francescana" nella mia vita... fra Alberto, a cui scrissi privatamente qualche volta, ne sa qualcosa...
      Ciao e Grazie ancora!

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