giovedì 30 aprile 2015

Un milione di contatti francescani

buon "milione" di contatti!!!
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia Pace.
Innanzitutto desidero farvi notare come il blog "vocazione francescana" abbia raggiunto l'altro giorno la ragguardevole quota di un milione di visite e contatti!!! Niente male, credo, per un blog tutto sommato di "nicchia", che tratta ed ha come tema esclusivo la vocazione alla vita religiosa francescana!! E... poi c'è ancora qualcuno che ha  il coraggio di affermare che il tema vocazionale sia fuori moda e non interessi i giovani e che non sia il caso parlarne con essi!!!??? "Ma mi faccia il piacere"...avrebbe detto il grande Totò!!

In realtà la vocazione, e dunque la direzione di vita e il senso da dare ad essa è quanto di più necessario e fondamentale si chieda ogni giovane. A noi francescani spetta dunque il compito (più di altre figure) di aiutare i ragazzi a scoprire la volontà del Signore sulla loro vita, a lanciare delle provocazioni e delle proposte e delle occasioni per riflettere e pensare; a noi parlare di Vangelo e vivere alla maniera di san Francesco, a  noi sostenerli nel cammino di discernimento, a noi accompagnarli con discrezione e bontà e sapienza, a noi pregare sempre per tutti loro; noi... gioiosi e allegri e fedeli, noi umani e prossimi, noi piccoli e poverelli, noi compagni di viaggio e di vita...
Caspita!!! Un compito esaltante  e impegnativo che fa i conti con le nostre debolezze e fatiche e miserie!!! Ma il Signore, è grande...ed  è sempre Lui , per fortuna, ad aprire la strada e a mostrarci la via!!

I frati, per questo, hanno a cuore i giovani e il loro futuro, e nei nostri conventi sparsi nel mondo sono sempre molte le iniziative "inventate " per loro. Vi chiedo una preghiera per tutti loro e anche per l'incontro che fra poche ore vivremo con il Gruppo san Damiano e i postulanti di Brescia: saremo insieme fino a domenica per alcuni giorni di ritiro e fraternità. Grazie di cuore!

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode! fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

 

mercoledì 29 aprile 2015

Ritiro di orientamento vocazionale

Cari amici in ricerca,
pace a bene!!

Vi segnaliamo una iniziativa che si si svolgerà tra poco. Nei giorni 8-10 maggio si terranno i brevi esercizi spirituali vocazionali, che ogni anno caratterizzano il cammino del Gruppo Porziuncola che noi frati animiamo insieme alle Suore Elisabettine.

Parteciperanno i ragazzi e ragazze dei due gruppi di orientamento vocazionale che hanno camminato a Padova in questo 2014-2015: il Gruppo Porziuncola e il Gruppo vocazionale diocesano, che per la prima volta vivono questo momento insieme. La proposta è aperta anche ad altri ragazzi e ragazze che desiderano darsi qualche giorno di preghiera e ricerca per meglio capire cosa il Signore desidera per la loro vita. Saremo accompagnati dalla figura dell'apostolo Pietro a meglio comprendere le tappe fondamentali del cammino di discernimento e di scelta della propria via per seguire il Signore Gesù.

"Fissando lo sguardo su di lui"

Casa di spiritualità Villa Immacolata, Torreglia (Padova)
dalle 19.00 di sabato 8 alle 16.30 di domenica 10 maggio 2015

Per informazioni e adesioni:
fr. Francesco Ravaioli: francesco.ravaioli@gmail.com
sr. Paola Cover: paola.cover@alice.it
sr. Barbara Danesi: barbara.danesi@elisabettine.org



lunedì 27 aprile 2015

P. Placido Cortese citato da Mattarella

Il Presidente Mattarella cita padre Placido Cortese tra gli eroi
della Liberazione

placido

Nel discorso dello scorso 25 aprile, per il 70° anniversario della liberazione dell'Italia dal Nazifascismo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto citare il nostro confratello Padre Placido Cortese, francescano conventuale della Basilica del Santo (Pd), le sorelle Martini, sue collaboratrici e altri uomini e donne di Padova impegnati tra il 43 e il 45 nella rete di resistenza, che Cortese aveva creato per salvare i più perseguitati dal regime.
Per conoscere meglio la figura di Padre Placido Cortese, di cui abbiamo celebrato quest'anno il 70° della crudele tortura e uccisione per la sua opera benemerita, vero martirio di carità, si può consultare questa pagina.
Ecco il video con il passaggio dal discorsi del presidente.


Trascrizione: Tanti eroi hanno donato la vita per la nostra libertà, dai "piccoli maestri" che hanno lasciato gli studi per salire in montagna, alle donne che hanno affrontato a testa alta il rischio più alto e la prigionia. A questi dobbiamo affiancare gli eroi quotidiani che salvarono vite, che diedero rifugio ad ebrei, che si prestarono a compiti di cura o di supporto.
Come le sorelle Lidia, Liliana e Teresa Martini, padovane, che guidarono la fuga dai campi di concentramento di decine e decine di prigionieri alleati, prima dando loro il pane e un nascondiglio, poi instradandoli nottetempo verso la Svizzera, attraverso la rete costruita da padre Placido Cortese e da due latinisti di grande fama, Ezio Franceschini, dell'Università Cattolica, e Concetto Marchesi, in seguito rettore dell'Ateneo di Padova e deputato comunista. Senza questa dimensione popolare, senza questa fraterna collaborazione tra persone di idee politiche diverse, l'Italia avrebbe fatto molta più fatica a recuperare la dignità smarrita.

da: www.francescaninorditalia.net

domenica 26 aprile 2015

Il bel pastore


Domenica 26 aprile 2015
Quarta domenica di Pasqua

Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario -che non è pastore e al quale le pecore non appartengono- vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore 
(Gv 10,11-13).

Ad ogni quarta di Pasqua, puntiamo il nostro sguardo sul buon pastore. Ad essere precisi il testo originale, il greco, scrive bel pastore. I due aggettivi non configgono più di tanto: quando diciamo che una persona è bella, non ci riferiamo tanto e solo a canoni estetici, ma al fatto che per davvero quella persona per noi è buona, vera. Bella!
Gesù è bello e buono perché offre quanto di più prezioso ha: la vita, la sua vita. Non si trattiene. E non solo quando le cose vanno bene, ma anche quando noi, -suo gregge, sue pecore-, siamo aggrediti o ci perdiamo, il pastore diventa ‘guerriero’ perché per lui ognuno di noi è prezioso e unico (“conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”). Ciascuno di noi, uno a uno. Anche quanti, uomini-donne come noi, nostri fratelli e sorelle, nel canale di Sicilia hanno ricevuto la morte da mercenari, ai quali nulla importava di loro (com’è tremendamente vero il Vangelo!). Offrire la vita è il modo di amare e lottare che Gesù ci consegna per fare come lui. Ancora una volta: amati da lui,  diveniamo capaci di amare gli altri (che ci “importano”).


Nella quarta domenica di Pasqua si vive la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Quella di quest’anno è la 52.ma e Papa Francesco le ha dedicato un Messaggio dal titolo La vocazione è un ‘esodo’ da sé verso Dio e i poveri.
La nostra fraternità provinciale vive la gioia dell’imminente ordinazione diaconale di fra Nicola, dell’ ordinazione sacerdotale di fra Daniele e fra Manuel (sabato 2 maggio presso la basilica del Santo-Padova): chiediamo diventino pastori buoni, alla scuola di Gesù.
E ci impegniamo tutti, a partire dalla richiesta di Gesù stesso, a pregare per le vocazioni.
I vostri frati

venerdì 24 aprile 2015

Ho 17 anni... e sogno di diventare frate

Assisi: campo di spiritualità con adolescenti

Cari amici, il Signore vi dia pace. 

Oggi vi ripropongo la corrispondenza intercorsa tempo fa con un ragazzo di 17 anni, Luca, che si interroga sulla possibilità di diventare frate. Visto che non sono pochi i giovanissimi che mi scrivono presentandomi questo sogno, mi è sembrato opportuno ritornare sull'argomento. Invito tutti a ricordare questi ragazzi nella preghiera, specialmente nell'imminente Giornata di preghiera per le vocazioni. Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

LETTERA DI LUCA
Caro fra Alberto grazie per il suo bellissimo blog. Le scrivo da Monza. Mi chiamo Luca e frequento il liceo classico. Sono giovane: ho 17 anni. Insieme alla mia famiglia ho sempre frequentato la parrocchia; considero l'oratorio la mia seconda casa, amo Gesù, la Chiesa e i miei bravissimi sacerdoti diocesani. Ultimamente, l'esempio di papa Francesco è stato però per me travolgente (per non dire sconvolgente!) e non so perchè, sento forte una chiamata a diventare frate francescano. Ne ho parlato al mio parroco, il quale mi ha suggerito di frequentare il gruppo vocazionale diocesano. Io però desidero conoscere meglio la vostra vita di frati! In realtà mi affascina troppo san Francesco, figura che ho scoperto solo recentemente, un pò stimolato dal Papa e dopo una vacanza in Assisi con i miei genitori. Sto leggendo moltissimo di lui, trovandolo tanto vicino alla mia sensibilità di ragazzo "agitato" e irrequieto. Fin da piccolo sono uno che ha coltivato sogni grandissimi (esploratore, astronauta, scrittore da premio nobel, atleta olimpionico di canottaggio - lo sport che amo!!:):) e  che non si è mai accontentato di risposte banali  o superficiali. Al riguardo devo dire, che san Francesco  mi stupisce e incuriosisce come nessun altro, soprattutto per la sua libertà e umiltà e radicalità nell'amare Gesù e vivere il Vangelo. E anche, per quanto secondario, mi affascina molto il vostro abito (che ho visto da vicino per la prima volta in Assisi ammirando estasiato un giovane frate in preghiera presso la tomba del santo).  E' sbagliato pensare di diventare come San Francesco, come uno di voi? So che c'è un gruppo di ricerca e discernimento vocazionale francescano: il San Damiano. Mi piacerebbe farne parte, ma non so se, data la mia giovane età, questo sia possibile. Anche mamma, con la quale mi sono confidato, mi ha espresso le sue perplessità al riguardo, soprattutto in relazione ai miei 17 anni, anche se si è detta contenta delle scelte che io vorrò fare; so invece che il mio babbo già mi vede alla guida dell'azienda di famiglia. Ho letto nel blog che ci sono delle regole circa l'età per iniziare un cammino vocazionale. Mi sa dare qualche indicazione più precisa? Io, è vero, ho solo 17 anni, ma ho forte questo desiderio di diventare frate.  Grazie per quello che fate per noi ragazzi. Luca

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Caro Luca, grazie anche a te per la fiducia e per quanto mi hai scritto. 
Al riguardo, prima di tutto ti invito a ringraziare il Signore per i tanti doni che ti ha elargito gratuitamente e con tanta generosità : la tua giovinezza bella e serena, il tuo amore a Gesù, l'ambiente sano della parrocchia che frequenti, i tuoi ottimi sacerdoti e certamente la buona famiglia in cui sei nato e dove hai ricevuto la fede. Ringrazia il Signore anche per l'opportunità di studiare niente meno che al liceo classico (non è da tutti), così come di coltivare interessi e sogni grandi e di un certo spessore. Loda dunque il Signore e ringrazialo per questo.
+ Non posso non pensare un poco, leggendo la tua mail, all'esperienza del giovane Francesco, anch'egli pure proveniente da un ambiente famigliare e sociale molto favorevole e proiettato in un primo tempo alla conduzione della bottega paterna; anch'egli attratto da tanti sogni di grandezza (ricco mercante, cavaliere, re delle feste), ma anche sempre alla ricerca di "un di più", mosso dal desiderio di dare un senso più  profondo alla propria vita. La sua scelta radicale di vivere  in povertà, castità e obbedienza, nascerà proprio da questa irrequietezza e ricerca e sogni giovanili "alla grande", che solo in Gesù e nel suo Vangelo, comprenderà, potevano trovare una risposta più piena e più vera. 
Per san Francesco la svolta fu l'incontro con il lebbroso e il dialogo con il Crocifisso di san Damiano, per te, pare che lo "tzunami" sia avvenuto anche grazie allo straordinario carisma di questo Papa e all'immancabile richiamo spirituale che sempre san Francesco sa trasmettere ad un giovane insieme al fascino della sua città di  Assisi. Il Signore, credimi, ogni volta sa far bene "il proprio mestiere" per attrarre a sè chi più ama e quelli che egli vuole alla sua sequela  e mai fa mancare sul nostro cammino di ricerca i segni della sua presenza e della sua volontà. 
+ Al riguardo, mi piace molto che un bellissimo segno vocazionale tu lo abbia colto nel nostro abito (il saioe che anche attraverso di esso sia nata in te un'ispirazione alla vita francescana, così come è misterioso questo tuo orientamento istintivo e originale alla vita religiosa che ben poco conosci (diventare frate) piuttosto che alla vita del prete diocesano che invece da sempre frequenti. Ma...certamente il Signore sa tutto e vuole solo il nostro bene e lungo il cammino della nostra vita sa accendere per noi quelle luci di cui abbiamo bisogno! 
+ Circa la tua richiesta di aderire al Gruppo san Damiano, sei dunque il benvenuto! Pensa che al momento altri due ragazzi tuoi coetanei ne fanno parte (Luca da Bologna e Francesco da Bergamo). Certo sarà necessario concordare il tutto con i tuoi genitori, che possiamo anche venire ad incontrare e conoscere di persona, se fa loro piacere. Il percorso nel Gruppo vocazionale è del resto assolutamente necessario, per vagliare meglio le intuizioni e i desideri che ti porti nel cuore e l'autentica chiamata del Signore, anche al di là di ogni facile entusiasmo che può caratterizzare la tua giovane età; serve dunque un attento discernimento per una scelta di vita tanto "grande" come il diventare frate. L'esperienza nel Gruppo San Damiano ti sarà molto utile anche per un confronto più reale con noi frati e la nostra vita, oltre che per lo scambio con altri giovani e coetanei alle prese con le medesime domande. Per ulteriori dettagli ci sentiamo più avanti. 

+ Carissimo Luca, ancora grazie per la fiducia. Ti incoraggio e ricordo nella preghiera.
Frate Alberto



giovedì 23 aprile 2015

Vocazione da Campioni - Campioni per Vocazione


Una vocazione da campioni
Caro amico in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore ti dia pace.
In occasione della prossima giornata di preghiera per le vocazioni (domenica 26 aprile), mi piace proporti qualche storia vocazionale un pò particolare. Di seguito trovi un bel articolo (tratto dal quotidiano "Avvenire"), che narra il cammino e la ricerca e la vocazione di alcuni giovani "campioni" giunti al sacerdozio o alla vita consacrata (frati, suore...) lasciandosi però alle spalle esperienze sportive alquanto significative e promettenti in termini di carriera e successo e soldi e fortuna. Fra questi vi è anche la vicenda di un nostro frate, fra Graziano Lorusso (vedi post precedente), già giocatore nella nazionale e poi chiamato a rispondere "a una convocazione" decisamente più importante da parte del Signore e di san Francesco (due straordinari allenatori!!). 
Al riguardo, poichè più volte mi è capitato di constatare come per tante persone, il giovane che scelga una strada di consacrazione, sia da ritenersi...un povero "sfigato" (!!!)...., credo che le storie che andrai a leggere dicano esattamente il contrario. Coraggio dunque se pensi ad entrare in questa "squadra"...., sarai anche tu un "campione per vocazione" ! 
Ti benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

fra Graziano Lorusso
Campioni per vocazione 
«Caro don Daniele, non molti anni fa sei stato giocatore della nostra sventurata Triestina. Ora permettimi di farti una consegna calcistica: insegna ai nostri giovani a fare gol, dribblando il male e il demonio, calciando il pallone della loro esistenza dritto nella porta della fede».
È l’invito che il vescovo di Trieste Gampaolo Crepaldi fece a Daniele Del Gaudio il 9 giugno 2012, giorno della sua ordinazione sacerdotale. Don Daniele era arrivato ad un passo dal debutto in prima squadra nella Triestina, e la sua storia è una delle 15 che compongono l’originalissima formazione degli sportivi in clergyman (ma anche con saio, tonaca e abito monacale) che hanno risposto alla chiamata e che Lorenzo Galliani ha raggruppato nel suo libro d’esordio, Un assist dal cielo. Storie di campioni convocati da Dio (Elledici, pp. 96, euro 9, in libreria dalla prossima settimana).


Storie di chi viveva a «pane e calcio», come don Del Gaudio, sono anche quelle di Graziano Lorusso e Stefano Albanesi. Padre Lorusso, prima di diventare francescano e cappellano d’ospedale a Copertino, era arrivato a un passo dal «paradiso calcistico»; era un ragazzino quando dalla sua Gravina in Puglia si trasferì a Bologna e sotto la guida di Davide Ballardini vinse lo scudetto con i Giovanissimi del club rossoblù. Sembrava un predestinato come il suo corregionale Beppe Campione, attaccante di talento che col Bologna aveva esordito in Serie A a 15 anni e 10 mesi, ma a 21 un incidente stradale se l’è portato via per sempre. Graziano il 22 agosto 1991 scese in campo con la Nazionale under 17, che in attacco schierava Eddy Baggio – fratello del «divin codino» Roberto – e quell’Alex Del Piero che sarebbe diventato l’artistico Pinturicchio del calcio italiano. Quel giorno contro gli azzurrini c’era l’Argentina di Juan Sebastian Veron che passò il turno, ma miglior giocatore all’unanimità venne votato lui, Lorusso. Il Bologna lo spedì a farsi le ossa in serie C (Rimini, Baracca Lugo e Iperzola), finché a 24 anni dallo stadio si trasferisce nella chiesa di San Francesco per rispondere alla «convocazione più importante della mia vita».

Il cammino di padre Graziano nel settennio trascorso ad Assisi incrocia quello di padre Stefano Albanesi (già suo avversario in un Vis Pesaro-Baracca Lugo), la cui vicenda nell’estate del 1999, quando passò al Pescara (in B), fece scalpore nel dorato mondo del professionismo. Albanesi arrivava in Abruzzo dalla Vis Pesaro (serie C2) dove – durante il ritiro prepartita – aveva recitato il rosario con le “vecchiette” della città spiazzando tutti, dal portiere all’ultimo dirigente. Fu anche l’unico della rosa pesarese a rispondere all’appello di un incontro per giovani con l’allora vescovo della città, il futuro cardinale Angelo Bagnasco. «Fu una bella esperienza di Chiesa. Al termine Bagnasco mi accompagnò in cappella e mi diede la benedizione».
Stefano aveva in tasca un contratto milionario (gli ingaggi erano in lire), ma non sarebbe mai diventato un protagonista del campionato cadetto perché era già sul sentiero di san Francesco. Quando abbandona il Pescara per entrare in convento e tornare in Umbria dove è nato (a Foligno), l’allenatore Giovanni Galeone lo saluta sarcastico: «Per fortuna che l’abbiamo scoperto prima, altrimenti mi convertiva tutto lo spogliatoio». Padre Albanesi, dopo la laurea in filosofia e teologia, le sue partite ha comunque continuato a disputarle nei campetti congolesi della missione di Brazzaville e poi con la Nir (Nazionale italiana dei sacerdoti), messa in piedi dal vulcanico Leonardo Biancalani, parroco di Rio nell’Elba. «L’esperienza dello spogliatoio è stata preziosa per la vita di comunità», dice.

E quello spogliatoio come seme comunitario lo ha sperimentato fino all’ultima mischia anche padre Eugenio Schenato, che vanta due stagioni nella serie A del rugby, nel Cus Genova: negli anni ’70 seconda forza dietro al Petrarca Padova (fondato dai gesuiti). Oggi padre Eugenio è missionario in Madagascar. Sempre ad Assisi si era consacrato campione di atletica don Luigi Chiampo: «Nel 1977 avevo 18 anni – racconta – ed ero entrato nella “Juventus” dell’atletica italiana, la società Fiat Iveco che puntava ad essere la migliore d’Europa». Era la squadra di Mennea e dei fratelli Damilano e il futuro don Chiampo correva alla pari con Orlando Pizzolato, reduce dal bis trionfale della maratona di New York del 1984 e dell’85. L’85 è anche l’anno in cui don Luigi vince le due tappe del Giro dell’Umbria e «sulla salita di Assisi – scrive Galliani – non lo avrebbe preso neanche un motorino». I risultati migliori don Chiampo li fece da seminarista, prima di diventare il parroco di Bussoleno in alto Piemonte, dove opera nella comunità di accoglienza famigliare Talità Kum (la frase che Gesù rivolge a una bambina morta, resuscitandola).

Credette di non “risorgere” invece don Paolo De Grandi alla vigilia di Pasqua 1984, quando cadendo dalla Vespa si ruppe la tibia: carriera precocemente finita per la stellina dei Giovanissimi dell’Hellas Verona, che l’anno dopo avrebbe festeggiato il suo storico e unico scudetto con la prima squadra allenata da Osvaldo Bagnoli: un punto di riferimento per quel ragazzo che, lasciato il calcio, divenne animatore fino all’incontro con don Gino Meggiorini, (lo zio di Riccardo attaccante del Torino). Ora don Paolo fa il cappellano della Polizia e la sua maglia n. 10 non è più la casacca gialloblù della “cantera” scaligera, ma quella della “Seleçao Sacerdoti” con cui a Betlemme, nella più pacifica delle amichevoli, ha sfidato la nazionale di Palestina.

Dall’Italvolley, «argento con la selezione azzurra under 17 assieme a Francesca Piccinini», alla clausura è il percorso sotto rete di suor Michela Amadori. Ed è stata azzurra dell’atletica, 1.500 e 3.000 metri, anche Elena Rastello, salesiana, missionaria in Kenya e Tanzania. Dall’Africa a La Verna, dove suor Fabiana Benedettini nel 2006 ha preso i voti appena smesso di andare a canestro con l’Acli Livorno basket (serie A2): «Durante una marcia ad Assisi – dice – ho visto suore giovani, intelligenti, carine e soprattutto più felici di me. Quella felicità la volevo anche io». La felicità nella «chiamata» è il filo conduttore dell’esperienza spirituale di tutt’e 15 gli atleti che hanno ricevuto questo «assist celestiale». Un cambio di passo sensibilmente intercettato in tuffo dal grande Dino Zoff, che in prefazione scrive: «La Bibbia ha insegnamenti sempre attuali, trasmette valori – dalla serietà alla dignità – che considero molto importanti».


Massimiliano Castellani (www.avvenire.it)

mercoledì 22 aprile 2015

La vocazione è un "esodo"


Cari giovani, 
non ci sia in voi la paura
di uscire da voi stessi
e di mettervi in cammino!
(papa Francesco)

Pace e bene a voi tutti cari amici in ascolto della vocazione divina per la vostra vita. Si celebra domenica prossima (26 aprile 2015) la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Una giornata quindi per chiedere al Signore che mandi ancora operai nella sua messe ( una messe sempre abbondante, ma anche dolorante, dispersa, abbandonata, invocante...). Una giornata che vuole essere anche una "provocazione" (un pugno nello stomaco? o forse una carezza?) nei riguardi di quei tanti giovani che il Signore ancora continua a chiamare e invitare alla sua sequela e che forse tentennano e dubitano. 

Scrive, infatti, papa Francesco nel suo stupendo messaggio: "La vocazione è sempre quell’azione di Dio che ci fa uscire dalla nostra situazione iniziale, ci libera da ogni forma di schiavitù, ci strappa dall’abitudine e dall’indifferenza e ci proietta verso la gioia della comunione con Dio e con i fratelli. Rispondere alla chiamata di Dio, dunque, è lasciare che Egli ci faccia uscire dalla nostra falsa stabilità per metterci in cammino verso Gesù Cristo, termine primo e ultimo della nostra vita e della nostra felicità". (...)
"Questa dinamica esodale, verso Dio e verso l’uomo, (scrive ancora il Papa) riempie la vita di gioia e di significato. Vorrei dirlo soprattutto ai più giovani che, anche per la loro età e per la visione del futuro che si spalanca davanti ai loro occhi, sanno essere disponibili e generosi. A volte le incognite e le preoccupazioni per il futuro e l’incertezza che intacca la quotidianità rischiano di paralizzare questi loro slanci, di frenare i loro sogni, fino al punto di pensare che non valga la pena impegnarsi e che il Dio della fede cristiana limiti la loro libertà. Invece, cari giovani, non ci sia in voi la paura di uscire da voi stessi e di mettervi in cammino!
Il Vangelo è la Parola che libera, trasforma e rende più bella la nostra vita. Quanto è bello lasciarsi sorprendere dalla chiamata di Dio, accogliere la sua Parola, mettere i passi della vostra esistenza sulle orme di Gesù, nell’adorazione del mistero divino e nella dedizione generosa agli altri! La vostra vita diventerà ogni giorno più ricca e più gioiosa!

Cari giovani in ricerca vocazionale, un' Esodo dunque vi attende e vi si prospetta ( e già riguarda ogni giorno anche me come frate). Un' Esodo che sempre chiede (come per Abramo o il popolo di Israele che fugge dall'Egitto) un fidarsi solo del Signore e della sua Parola, un lasciare e uno spogliarsi, un cammino a volte duro e aspro per attraversare un deserto, fuggire tentazioni e nostalgie.. Ma la meta, la Terra Promessa, è amore, libertà, comunione,  è l'abbraccio con Dio e con i fratelli. 

Vi benedico e incoraggio . Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it


martedì 21 aprile 2015

Per CHI cammini?



Caro amico in ricerca vocazionale, il Signore ti dia pace. 
Oggi ho per te una domanda un pò provocatoria: Per "CHI" cammini nella tua vita? In altre parole: per chi ti alzi al mattino, e fai tutte le tue faccende, vai a scuola o al lavoro, corri o dormi, mangi, ridi o piangi, vivi e muori, speri, ami, lotti, ardi, soffri e gioisci ....?? Per "CHI" , tutto questo? Attenzione caro amico... perché nella risposta a questa domanda sta il senso della tua esistenza, qui il segreto del tuo cercare e della tua vocazione.
E' del resto l'esperienza che vive anche il giovane e inquieto Francesco d'Assisi quando, mentre rincorre i suoi sogni di gloria e successi immaginando grandi imprese militari ( si è arruolato come cavaliere al soldo di un mercenario), il Signore gli appare dicendogli:
"Francesco, è meglio per te seguire il servo o il Padrone?"
 Francesco rispose:  "Meglio il Padrone".
"E allora perchè dunque ti affanni a cercare il servo invece del Padrone?" gli disse il Signore.
"Cosa vuoi che io faccia?", riprese Francesco.
"Ritorna ad Assisi. Non è questa la tua vita!", così gli intimò quella voce misteriosa.
Francesco, cedendo le armi fra lo stupore dei compagni, fa ritorno ad Assisi abbandonando definitivamente l'idea di una vita cavalleresca e mondana. Ha ormai scoperto che l'unico vero "Padrone" è Dio Padre, di cui egli, come figlio amato, vuole diventare ora araldo e messaggero.
Caro amico in ricerca, possano questi interrogativi inquietare anche te!!!
Ti benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



Da un antico racconto rabbinico
Un rabbino, saggio e timorato di Dio, una sera, dopo una giornata passata a consultare i libri delle antiche profezie, decise di uscire per la strada a fare una passeggiata distensiva. Mentre camminava lentamente per una strada isolata, incontrò un guardiano che camminava avanti e indietro, con passi lunghi e decisi, davanti alla cancellata di un ricco podere. “Per chi cammini, tu?”, chiese il rabbino, incuriosito. Il guardiano disse il nome del suo padrone. Poi, subito dopo, chiese al rabbino: “E tu , per chi cammini ?”. Questa domanda si conficcò nel cuore del rabbino.

domenica 19 aprile 2015

Una "lavata di capo" da Gesù


Domenica 19 aprile 2015
Terza domenica di Pasqua

Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture…(Lc 24,45).

Anche se ormai il giorno sta per finire, ecco un breve richiamo al vangelo di questa domenica. Vi si narra di una “lavata di capo” che ogni tanto ci sta (anche se costa accettarla, per poi sperimentare che ci fa bene). L’hanno ricevuta da Gesù i due viandanti di Emmaus (“Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti”: Lc 24,25), l’hanno beccata pure gli Undici e chi era con loro a Gerusalemme (perché non avevano ancora compreso le Scritture). La prendiamo tutta anche noi che abbiamo le Scritture e “sappiamo” della risurrezione di Gesù, ma siamo incapaci di collegare vitalmente la Parola della Sacra Scrittura ai segni della presenza del Risorto vivente tra di noi, qui, nel nostro oggi. Per varie patologie: la paura che sia troppo bello per essere vero anche per me, la mancanza di un minimo di familiarità con la Scrittura, la pigrizia, l’indifferenza,… E così Gesù diventa ciò che lui stesso non vuole essere per noi: “un fantasma”, un’idea. Le “lavate di capo” ricevute da chi ci vuole bene di solito funzionano: attiviamoci ad accoglierle da Gesù! Con la consolazione che il dubbio e la paura non sono contrari alla fede pasquale, -semmai un cuore impigrito ed indurito!-, e che Gesù stesso ci viene incontro con infinita pazienza: Toccami, sono io!

venerdì 17 aprile 2015

Suore, preti e frati... sono persone normali??

Cari amici,
pace e bene a voi!

Questa domanda non ce l'ha mai scritta nessuno... almeno credo (devo chiedere a fr. Alberto che ha ricevuto tonnellate di mail in questi anni)... e tanto meno chiesta a voce, ma... è stampata in faccia ad un sacco di gente quando ci incrocia per strada (e talvolta pure un chiesa).

"Ma sei normale??": Chi sono? / Cosa rappresento?
"Mamma, ho visto un frate...".
Non di rado girando per impegni vari, anche oggi a Padova (una città tutt'altro che estranea alla presenza di preti, religiose e frati), mi ritrovo addosso un sacco di sguardi che sembrano chiedersi:

Ma da quale pianeta arriva questo?? È vero o finto? È normale??

Beh... dopo un po' ci fai (quasi) l'abitudine! E, vi dirò, un po' mi fa bene sentirmi richiamato al fatto che – in un modo o nell'altro – non sono una presenza scontata. Non tanto io, Francesco, che sono un Francesco come tanti. Ma il frate che sono e ciò che rappresento... frate Francesco e tutto ciò che ci va dietro... anzi sopra: Dio, san Francesco, sant'Antonio, peccato, salvezza, bontà, pace... scelte definitive e non proprio alla moda tipo castità-povetà-obbedienza... e via dicendo. Tutte cose molto, molto più grandi di me...

Cosa abbiamo combinato...: un'esperienza
Questi pensieri sono particolarmente vivi dentro di me, perché – tra un impegno e l'altro – in questi giorni con alcuni giovani confratelli abbiamo fatto "un tentativo".
Persuasi del fatto che la pastorale ordinaria, francescana e non, raggiunge ormai solo una minima parte della gente... e tanto più dei giovani, ci siamo detti: Non sappiamo bene che cosa fare di più e di meglio. Però qualcosa possiamo fare: quanto meno possiamo interrogarci e tentare di capire un po' meglio quanti stanno "fuori dal recinto", non solo leggendo libri, ma anche provando a starci un po' in mezzo. Semplicemente. Per quello che siamo. Frati. In tonaca... ovviamente.

A Padova il mercoledì sera non è solo una sera infrasettimale: è il mercoledì universitario. Le Piazze, la zona del ghetto, buona parte del centro sono letteralmente invasi di giovani.
Ecco, due sere fa noi eravamo là in mezzo. Cinque frati. Con qualche giovane amico che riteneva di non rovinarsi troppo la reputazione... rischiando di farsi veder in giro con questa strana compagnia (questi giovani-a-spasso-con-i-frati alle 21.00 erano tre... strada facendo sono diventati undici). Non abbiamo fatto niente di particolare: abbiamo passeggiato, chiacchierato, sorriso, risposto. L'unica cosa un po' diversa rispetto a una buona percentuale dei presenti è stato il tasso alcolico in corpo. Per chiarezza (non si sa mai... magari pensate alla Franziskaner): il nostro era più basso. Zero.
Alle 23.00 eravamo davanti alla Basilica del Santo, abbiamo condiviso una breve preghiera, affidando le moltissime persone incrociate e le pochissime con cui avevamo interagito direttamente. E siamo tornati, ciascuno a casa propria, contenti. Alcuni dei ragazzi venuti con noi dicevano di essersi divertiti. Con poco. E pure io. Ogni tanto una passeggiata la sera per rilassarsi fa bene pure ai frati.

Più moderni?? O più umani? O più raggiungibili?
Gli sguardi erano quelli di sempre. Anzi forse più stupiti del solito... data l'ora e il contesto. Lo dice anche una cosa che i ragazzi ci hanno fatto scoprire ieri...: siamo stati "spottati"!


Ed è un bello spot, tutto sommato!
Frati "normali"... lavano i piatti
Di tutto ciò si potrebbero dire tante cose in diverse direzioni. Quello che più mi colpisce (e con me altri confratelli) è che molti, tra i giovani e non solo, percepiscono frati, preti e suore come gente fuori dalla vita "moderna", persone chiuse o... quanto meno poco aperte. Certo... forse per motivi "dottrinali": ma la modernità e la apertura o chiusura della chiesa e delle persone che la compongono non si misurano solo su ciò che è peccato e su ciò che non lo è (o su ciò che io penso che la chiesa dica).
... mangiano la pizza...
Ma forse la "gente normale" pensa così anche perché non ci vede molto nella nostra "vita normale", a "fare cose normali". Abituati a vederci solo in chiesa a pregare o predicare, o nei film in mezzo ad altri costumi medievali... sembra quasi impossibile che anche noi possiamo: mangiare, scherzare, cantare, telefonare, piangere, divertirci, passeggiare, rilassarci, ascoltare musica, arrabbiarci, fare la lavatrice, andare in farmacia...
In effetti vedo che fa un grande effetto e crea subito una grande familiarità, quando invito un ragazzo a fermarsi a pranzo con noi... magari dopo poco che ci conosciamo. Vede che non solo io, ma anche gli altri frati – ciascuno a suo modo – sono persone piuttosto terrestri.

Ho l'impressione che possiamo ripartire dalla evangelizzazione della "normalità". Almeno in questo senso, per esempio, non mi dispiacciono le discusse presenze televisive di una suor Cristina o, come accaduto di recente in Spagna, di un padre Damiàn. Anche un prete e una suora possono sapere cantare bene (non solo gregoriano) e farlo. Prospettiva molto parziale... ed esempio sbagliato... magari. Ma... sono normale e limitato anch'io! ;)


Normali, ma anche un po' "speciali"
... giocano sulla neve...
Questa "normale" umanità è e deve essere sempre più veicolo di un incontro reale, al di là degli stereotipi. Da persona a persona. Va detto, però, che mette in contatto con qualcuno – il frate, la suora – che ha offerto la propria vita nella consacrazione. Questo, sì, è "speciale": una vocazione di speciale consacrazione, come si dice. È una cosa un po' fuori dall'ordinario, dalla comune (a tutti i cristiani) consacrazione battesimale. A-normale, extra-ordinaria non è l'umanità del consacrato, ma la sua scelta di vita. Una scelta che sta in piedi solo per una motivazione forte come Dio e il Dio di Gesù Cristo.
... si rilassano...
Speciali sono di conseguenza le scelte collaterali, che sono quelle che la vita religiosa da sempre cerca di darsi e ridarsi. Siccome siamo "normali", siamo peccatori, abbiamo anche bisogno di ritmi, limiti e opportunità che ci sostengano nella fedeltà alla scelta fatta per Dio, per il bene della chiesa e di tutti. Ma senza incartarci fuori dalla realtà. "Nel mondo, ma non del mondo"... appunto!
Aspetta ma da dove viene questa citazione?? Giovanni 15, 18-19: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia».
Ops!!

Dite una preghiera per i vostri frati, preti e suore... mentre si avvicina la Giornata mondiale per le vocazioni... ché male non fa!! Perché siamo normali e umani, ma fedeli alla speciale consacrazione. Grazie!
Un fraterno abbraccio... Pace e bene!

frate Francesco
francesco.ravaioli@gmail.com


sabato 11 aprile 2015

La partita della Misericordia: Gesù al centro...

Domenica 12 aprile 2015
II domenica di Pasqua, della Divina Misericordia, in Albis


«La sera di quel giorno, il primo della settimana,
mentre erano chiuse le porte
dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei,
venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: "Pace a voi!"» (Gv 20,19).


Venne dunque Gesù e si fermò nel mezzo.
«Io sto in mezzo a voi - ci dice in Luca - come colui che serve» (Lc 22,27).
Sta al centro di ogni cuore;
sta al centro perché da lui, come dal centro, tutti i raggi della grazia
si irradino verso di noi che camminiamo all'intorno e ci agitiamo alla periferia.
(Sant'Antonio di Padova, Sermoni, Domenica dell'Ottava di Pasqua n. 6)

Cari amici in ricerca... pace a voi!

Vangelo ricco di doni quello della seconda domenica di Pasqua, un vero fiume di misericordia divina.
Anzitutto la presenza di Gesù che appena risorto è ansioso di raggiungere i suoi, superando, con il suo corpo risorto, il fortino dei loro timori ove si sono barricati (erano chiuse le porte!), desideroso di essere tra loro ("venne… stette in mezzo"). Gesù prende il posto che gli conviene: sta in mezzo, porta la 'palla al centro' e fa ripartire la partita con i suoi discepoli dopo la 'sconfitta' dalla Croce e la loro dispersione. Li rimette in gioco ad un livello diverso: quello di una vita donata e ripresa, di una croce affrontata e trasformata, di una misericordia che offre nuove possibilità anche a chi ha rinnegato e abbandonato. Non immaginavano tanto... e infatti sono un po' "stolti e lenti di cuore a credere" (Lc 24,25) e a capire.
Ma i doni non sono finiti...
Il dono della pace ("Pace a voi!", per tre volte): regalo tutto pasquale questa pace. Non è polizza contro momenti di fatica, turbamenti, cedimenti, non è garanzia di successo, di percorsi facilitati… ma la certezza della presenza di Gesù anche in tutti questi vissuti.
Il dono dei doni è poi lo Spirito Santo: "Ricevete lo Spirito Santo". La sua stessa vita e potenza per vivere da risorti.
Anche Tommaso è dono con la concretezza del suo voler vedere, fare esperienza diretta. E ci commuove la grandezza e delicatezza di Gesù che va incontro anche a lui, ai suoi dubbi, alle sue richieste.
Anche a noi, discepoli spesso spenti, rinserrati nelle nostre paure, venga il Signore Gesù e nella forza dello Spirito Santo ci rinnovi come suoi testimoni! Entri anche quando le porte sono chiuse e stia in mezzo... al centro!

Buona domenica! Il Signore risorto vi doni pace! E misericordia...

i vostri frati


Commento al Vangelo dei frati della Sveglia francescana

venerdì 10 aprile 2015

Mi sono innamorata di un frate


Pace e bene cari amici in cammino e in ricerca vocazionale.
Fra le varie mail a cui quotidianamente rispondo, molte contengono quesiti e interrogativi di tipo relazionale. Oggi riporto una problematica che già altre volte ho affrontato nel blog. Si tratta di una ragazza (L.) che innamoratasi di un frate, fra G. (che fa esperienza pastorale nell'Oratorio in parrocchia) mi chiede come comportarsi e un consiglio. Di seguito trovate parte della corrispondenza intercorsa. Mi auguro, che al di là del caso specifico, la mia risposta aiuti tutti ad interrogarsi sui propri sentimenti, a vigilare su di essi, a chiedersi sempre dove sta il "vero bene". 
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Quesito di L.
Caro Frate Alberto, mi chiamo L.. Sono animatrice adolescenti (24 anni) e responsabile del coro nella mia Parrocchia. Da qualche mese è arrivato G. un giovane frate francescano a fare esperienza nei fine settimana nel nostro Oratorio. Ha portato una ventata di novità e vivacità attesa da tutti noi giovani ( il nostro parroco è molto anziano) e in poco tempo ci siamo stretti attorno a lui. (...) Ma il fascino e l'entusiasmo iniziale si sono trasformati presto per me in un altro sentimento: mi sono innamorata perdutamente di lui. Ora non so più bene come comportarmi, da un lato mi accorgo di coltivare su di lui sogni  e desideri così come mi è difficile riuscire a controllarmi nel mio pormi verso di lui (ovviamente non sa nulla di me), dall'altra so che non mi appartiene e mi vergogno di questo sentimento segreto anche se temo di perderlo. Ma se io sento questa attrazione per lui, non è giusto che io cerchi di realizzarla? Grazie per il consiglio che mi vorrà dare. L.

Risposta di fra Alberto
+ Pace a te cara L. ! Grazie per la fiducia e scusa se rispondo, forse in modo parziale, tenendo presente quelle poche informazioni che mi hai dato.  Come prima cosa ti voglio dire che provare un sentimento per qualcuno e innamorarsi non è un peccato di cui vergognarsi. Ci mancherebbe! I sentimenti, infatti, non si possono mai negare, ma vanno sempre riconosciuti e accolti per quel che sono; anche il fatto che ti piaccia un frate !!
+ Il passaggio successivo e più impegnativo sta però nel chiederti, da dove nasca questo sentimento o passione; dove e come tu lo alimenti e lo confermi e lo rafforzi in te (qui c'è la tua responsabilità). Si tratta di discernere in verità soprattutto,  se questi sentimenti, se questa passione, se questo desiderio, conducano al bene, tendano al bene (per te, per lui e per le altre persone coinvolte e per tutti), oppure se portino al loro interno un germe distruttivo e maligno, di lacerazione e di violazione.
Tante divisioni e ferite e tradimenti anche nell'ambito famigliare e relazionale avvengono infatti oggi proprio perchè ci si lascia sedurre dal "sentire", dal "mi piace", dal mi "attrae", senza pensare e riflettere se tutto questo abbia in sè un bagaglio di ambiguità e di male da cui prendere le distanze. Può infatti piacermi qualche cosa o qualcuno, ma, sempre dovrò chiedermi:  "E' cosa buona pretenderlo e ricercarlo? - Giova, ed è il vero bene, percorrere questa via e dar retta a tale sentimento?- Quali le conseguenze e i rischi implicati? - E la mia fede e i miei valori cristiani cosa mi suggeriscono ?" . Queste sono le domande da porsi!!
+ C'è oggi purtroppo una custodia e un pudore dei sentimenti che pare essere scomparsa, mentre si è passati alla "tirannia del sentire", della serie: "sento questo...dunque è giusto perseguirlo"!! Non è così!! Cosa ne penseresti di una donna, che invaghitasi di tuo marito o del tuo ragazzo, magari in ufficio (dove lavorano insieme) non sapesse starsene al proprio posto e non lo rispettasse e così violasse un ambito dove non le è consentito entrare, pena l'avvio di mali e sofferenze enormi per tutti? Se per te la cosa fosse troppo difficile da gestire, fatti aiutare da persone rette e buone e credenti, "non mondane"..: hai una guida spirituale?
+ Dunque per riepilogare: percepire un sentimento non è per sé cosa riprovevole; lo si prova punto e basta!  Tutto dipende invece da ciò che ne fai di tale sentimento. Puoi coltivarlo e incrementarlo e lasciarti condurre e sedurre e magari travolgere, oppure potrai custodirlo e contenerlo, decidendo di non invadere un ambito, un affetto e la vita e la missione di un uomo che, come frate, non ti appartiene ed anzi, è già legato e "sposato". La medesima indicazione varrebbe del resto, se tu ti fossi innamorata e desiderassi un uomo già unito ad un'altra donna!! Vigilia dunque su te stessa..e custodisci questo sentimento senza invadere un campo che ha altri proprietari e giardinieri. Fatti dare una mano da persone rette. Prega invece per frate G..: questo potrai farlo sempre!  E in tal modo continuerai davvero a volergli bene e a volere il suo bene! Con l'aiuto di Dio e della Vergine Maria Immacolata.....
Ti incoraggio e benedico. f. Alberto

giovedì 9 aprile 2015

Impara l'arte... di pregare

G. Bellini, Preghiera nell'orto. Londra, National Gallery.

Cari amici,
il Signore vi dia pace!

Oggi vi segnaliamo questo breve video: fr. Antonio Ramina, maestro di formazione dei giovani frati (di cui abbiamo parlato ieri), propone un invito alla preghiera nell'ambito dei 13 martedì in cammino con sant'Antonio (per approfondire). Pur in modo molto semplice, fr. Antonio attinge alla propria preparazione come docente di teologia spirituale, ma anche alla sua passione per l'arte...

7 aprile. Video-meditazione di fra Antonio Ramina.

Fr. Antonio fa riferimento al corpo del Santo di cui porta il nome. La ricognizione del 1981, tramite lo studio di medici e professori dell'Università di Padova, mise in luce delle anomalie nel tessuto osseo di Antonio di Padova/Fernando da Lisbona: calcificazioni che rendevano più spesse le ossa in corrispondenza delle ginocchia e sotto la pianta dei piedi. Indizi che hanno portato gli studiosi a concludere che si trattava di un uomo che passava molto tempo in ginocchio e in piedi, in cammino.
Pregare e camminare. Comunione con Dio e con gli uomini.

Quella della preghiera è davvero un'arte, che richiedete tempo, pazienza, umiltà. L'umiltà di chiedere pregando e imparare facendo. Seguite il consiglio di questo fratello... e di Papa Francesco:
... la grazia di Dio è sempre più abbondante della preghiera che l’ha domandata. Il Signore dona sempre di più, è tanto generoso, dona sempre di più di quanto gli si domanda: gli chiedi di ricordarsi di te, e ti porta nel suo Regno! Gesù è proprio il centro dei nostri desideri di gioia e di salvezza. Andiamo tutti insieme su questa strada! [24.11.2013]
Buon cammino!
Pace e bene!

frate Francesco


mercoledì 8 aprile 2015

Scelte di vita... pasquali

Cari fratelli,
amici in ricerca e in ascolto del Signore che chiama,
pace a voi!

La letizia della Pasqua di Risurrezione è particolarmente intensa in questi giorni di primavera fresca e serena. Per noi frati del Nord Italia la gioia pasquale è arricchita anche dalle belle notizie che arrivano da diversi giovani frati, in cammino verso scelte decisive... per la loro vita e per la nostra fraternità. 

Frati per sempre
Anno formativo 2014-15
La sera del giorno di Pasqua, 5 aprile, c'è stato un annuncio: nella comunità del Convento Sant'Antonio Dottore, dove i frati professi temporanei vivono gli anni di formazione e studio del post-noviziato, è stata rispettata la tradizione. Durante il canto dei Vespri del giorno di Pasqua, dopo la lettura, il frate maestro della formazione ha tenuto una breve omelia e ha annunciato i nomi di quanti, tra i frati in cammino, hanno chiesto di dire il loro «Sì» definitivo con la professione dei voti solenni.
Quest'anno sono ben nove i professi temporanei che hanno deciso di essere "frati per sempre": continueranno il loro cammino di santificazione come discepoli del Signore nella via aperta da san Francesco e seguita da molti santi.
S. Messa quotidiana
Cinque di loro sono italiani e appartengono alla nostra Provincia Italiana di Sant'Antonio di Padova, che raccoglie frati e conventi di tutta l'Italia settentrionale. Gli altri quattro appartengono a Custodie che dipendono a questa Provincia (Francia e Ghana) e alla vivace Provincia di Malta.
Lasciamo a questi frati il beneficio della riservatezza, perché ora le loro domande verranno esaminate dai rispettivi Ministri provinciali accanto alle indicazioni di quanti ne hanno curato la formazione. Se approvate, saranno poi ammessi alla definitiva aggregazione all'Ordine con la celebrazione della professione solenne, che con tutta probabilità sarà celebrata nelle rispettive giurisdizioni nel prossimo autunno.

Ministri di Cristo
Fra poche settimane, poi, avremo la gioia di partecipare alla Ordinazione di alcuni confratelli della nostra Provincia, che verranno inseriti nel sacro ministero. Due, fra' Daniele e fra' Manuel, saranno ordinati presbiteri, mentre fra' Nicola sarà ordinato diacono.
Fr. Manuel durante l'ordinazione diaconale
Questi sono tra i frati che, oltre a seguire Gesù nel suo stesso stile di vita di obbedienza, povertà e castità, si rendono disponibili a esercitare il ministero di Cristo servo, sacerdote e pastore.
In questo caso le lettere di domanda sono già state accolte a suo tempo, dopo aver ascoltato anche il parere delle comunità in cui vivono i candidati; ora il nostro Ordine religioso – attraverso la Provincia di appartenenza – presenta questi frati alla Chiesa e al Vescovo, ritenendoli adatti per ricevere il Sacramento dell'Ordine ed esercitare il ministero per bene del popolo di Dio.
Questa triplice ordinazione è fissata per sabato 2 maggio 2015 alle 11.00 presso la Pontificia Basilica di Sant'Antonio a Padova. Saranno consacrati per l'imposizione delle mani e la preghiera di Mons. Giovanni Tonucci, il Vescovo Delegato Pontificio per la Basilica del Santo.

Scelte pasquali
Professione solenne di fr. Nicola e fr. Tommaso
Questi fratelli più giovani hanno tutti compiuto un discernimento che li ha condotti all'elezione di scelte pasquali. Hanno cioè deciso di donarsi. La Pasqua giunge al sorprendente e felice esito della risurrezione... passando prima attraverso il doloroso passaggio di una morte, non subita, ma accolta e scelta per amore. La Pasqua è un mistero che unisce le due facce della medaglia: Croce e Risurrezione. Ogni scelta vocazionale autentica implica e riesce a tenere insieme la fatica della rinuncia e la gioiosa pienezza del dono.

Vi invito a pregare, in comunione con noi, per questi fratelli che – chi prima, chi poi – si apprestano a vivere passaggi forti della loro vita.
Vi incoraggio anche a lasciarvi provocare dal loro esempio e soprattutto dall'amore pasquale di Cristo Gesù, per fare maturare anche nelle vostre esistenze il coraggio di decisioni forti, fedeli e pasquali.

Con fraterno affetto vi affido nella preghiera al Signore crocifisso e risorto.
Egli vi doni la sua pace!

frate Francesco

Fra' Daniele pronuncia la formula della professione perpetua dei voti solenni
Milano, 14 settembre 2013


lunedì 6 aprile 2015

Seguire Gesù diventando sacerdote?

P. Tullio nella nostra missione in Cile
Pace e bene, 
cari giovani amici in cammino e in ricerca della vocazione divina per la vostra vita. Mi auguro che abbiate trascorso un Pasqua davvero Santa e che la gioia del Cristo Risorto si sia impressa nel vostro cuore così da accompagnarvi nei giorni a venire anche nella quotidianità spesso grigia e anonima, talvolta difficile e dolorosa,  che solo una così grande speranza può illuminare e rivestire di senso e promesse. 
Anche noi frati francescani abbiamo celebrato in tutti i nostri conventi sparsi nel mondo il mistero della passione e morte e resurrezione del Signore Gesù Cristo. In particolare, qui presso la basilica di S. Antonio (Pd) dove abito,  il Triduo Santo è  stato preparato e vissuto con grande partecipazione di fedeli e cura e amore e devozione . 

Un giovane pellegrino svizzero, incontrato in questi giorni alla tomba di S. Antonio, mi raccontava la sua meraviglia e il suo stupore per la bellezza della liturgia del Giovedì Santo (alla messa in "Coena Domini" con la lavanda dei piedi seguita dall'adorazione notturna) e si diceva davvero commosso per l'intenso raccoglimento sperimentato in basilica. Amaramente, mi diceva invece della sua parrocchia rimasta senza sacerdote dopo la morte dell'anziano parroco e dello smarrimento di quella comunità senza più un pastore, ma anche mi confidava come questa "povertà" e "sterilità" lo stesse alquanto provocando con una domanda molto forte: seguire Gesù come sacerdote? . Era venuto da s. Antonio proprio per chiedere un aiuto al riguardo!

Purtroppo la scarsità di preti è una situazione drammatica ormai comune a tante realtà ecclesiali d'oltralpe, ed è sempre più frequente anche in molte diocesi italiane: le vocazioni e gli ingressi nei seminari sono scarsissime, non ci sono sacerdoti per l'eucarestia e i sacramenti e l'evangelizzazione; ai pochi rimasti sono affidate sempre più parrocchie con infiniti problemi di gestione e comunicazione.  Ma là dove manca l'eucarestia, piano piano la comunità si sfalda e si disperde, la fede e la comunione vengono meno, vince l'isolamento e l'individualismo, ritorna il paganesimo con la forza arrogante dei suoi idoli ( denaro, successo, forza, potere...) . Là dove manca il sacerdote, non c'è più chi spezzi il Pane e la Parola, chi offra il perdono, annunci l'amore e la carità e la speranza del Risorto;  viene meno l'esempio speciale di gratuità e dono totale di sè che solo un prete può dare; si dissolve quella presenza di Gesù fra le nostre case che proprio la figura del sacerdote impersona e rappresenta.

Per tutti questi motivi, la Chiesa, le nostre comunità, i giovani come gli anziani, questo nostro tempo...,  hanno tanto bisogno del Sacerdozio.  Ma il sacerdozio, caro amico lettore, forse, può aver bisogno proprio di te come sacerdote !! Se dunque talvolta hai udito questa voce e questo  richiamo, non indurire il tuo cuore, lasciati interpellare e provocare, non scappare o distogliere lo sguardo! Qualcuno ti attende e senza di te sarà meno cristiano, sarà meno uomo...
Di seguito ecco due testimonianze in un bel video. Meditate cari giovani!

Vi benedico! Al Signore Gesù Vivente in mezzo a noi, sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Si cerca un uomo....Si cerca un prete 
( da una meditazione di Don Primo Mazzolari)

Si cerca per la Chiesa un prete capace di rinascere nello Spirito ogni giorno.
Si cerca per la Chiesa un uomo senza paura del domani, senza paura dell'oggi, senza complessi del passato.
Si cerca per la Chiesa un uomo che non abbia paura di cambiare, che non cambi per cambiare, che non parli per parlare.
Si cerca per la Chiesa un uomo capace di vivere insieme agli altri di lavorare, insieme di piangere, insieme di ridere, insieme di amare, insieme di sognare insieme.
Si cerca per la Chiesa un uomo capace di perdere senza sentirsi distrutto, di mettere in dubbio senza perdere la fede, di portare la pace dove c'è inquietudine e inquietudine dove c'è pace.
Si cerca per la Chiesa un uomo che sappia usare le mani per benedire e indicare la strada da seguire.
Si cerca per la Chiesa un uomo senza molti mezzi,ma con molto da fare,un uomo che nelle crisi non cerchi altro lavoro, ma come meglio lavorare.
Si cerca per la Chiesa un uomo che trovi la sua libertà nel vivere e nel servire e non nel fare quello che vuole.
Si cerca per la Chiesa un uomo che abbia nostalgia di Dio, che abbia nostalgia della Chiesa, nostalgia della gente, nostalgia della povertà di Gesù, nostalgia dell'obbedienza di Gesù.
Si cerca per la Chiesa un uomo che non confonda la preghiera con le parole dette d'abitudine; la spiritualità col sentimentalismo, la chiamata con l'interesse, il servizio con la sistemazione.
Si cerca per la Chiesa un uomo capace di morire per lei, ma ancora più capace di vivere per la Chiesa; un uomo capace di diventare ministro di Cristo, profeta di Dio, un uomo che parli con la sua vita. Si cerca per la Chiesa un uomo....




A tutti i giovani credenti in Dio e nell'umanità, a tutti i giovani attratti da valori e sogni grandi di bene e giustizia; a tutti i giovani che cercano l'assoluto; a tutti i giovani che sperano e amano, a tutti i giovani appassionati della vita...rilancio queste stupende e provocanti parole:
SI CERCA PER LA CHIESA UN PRETE....SI CERCA UN UOMO..