martedì 10 marzo 2015

Mi sposo o divento frate?


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. Fra i molti quesiti che mi giungono eccone uno frequente: "come posso capire se il Signore mi chiama alla vita coniugale o alla consacrazione?". Al riguardo vi può essere utile la corrispondenza intercorsa recentemente con Alessio, un giovane di 25 anni, che mi ha posto, più o meno lo stesso quesito. Vi invito a pregare per lui, come per tutti giovani in discernimento. Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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Domanda di Alessio
Caro Padre Alberto, 
le scrivo per ringraziarla del suo servizio con il blog che è stato importante per me in questi anni, anche per il mio cammino di conversione e di fede. Sono un ragazzo come tanti (tra poco compio 25 anni), sto finalmente concludendo gli studi in giurisprudenza che mi hanno alquanto impegnato. Le parrà strano, ma sono ritornato alla fede durante l’università, attraverso un tormentato cammino di domande e ricerca personale e anche grazie a degli amici credenti (di Azione Cattolica) con cui mi sono trovato a condividere l’appartamento. Ora (io sono quello dei grandi tormenti interiori!!) sto vivendo da qualche tempo un’altra inquietudine che mi toglie il sonno. Io che da sempre ho sognato di sposarmi e farmi una famiglia (anche quando ero lontano dalla fede), mi ritrovo a chiedermi da qualche mese, mio malgrado (!!!), se forse il Signore non mi voglia come sacerdote o religioso dedicando la mia vita a Lui e al prossimo. Stranamente, ho questi pensieri da quando partecipo alla messa quotidiana in un santuario mariano della città a me molto caro, percependo ogni mattina un senso di forte comunione con Dio che mi commuove e meraviglia. Resta però ugualmente sempre vivo in me il desiderio di un legame affettivo “concreto” e il progetto di avere una “mia” sposa, una “mia” casa, dei “miei” figli. Lei è il primo con cui mi confido. Ma come si fa a capire la propria vocazione? Ho bisogno di un consiglio e della sua preghiera. Alessio

Risposta di fra Alberto
Carissimo Alessio, grazie prima di tutto per la fiducia e anche per gli apprezzamenti che aiutano a proseguire in questo servizio col blog.
Mi chiedi, come si fa a capire la propria vocazione. La vocazione non è certo un telegramma o una voce che ti arriva dall’esterno e che ti comanda cosa fare indipendentemente da te. La vocazione è già dentro di te, è insita nelle disposizioni e nelle attitudini e nel cuore di una persona. La vocazione è ciò che uno è veramente. Certo è da scoprire e svelare; è come trovare in un mazzo di chiavi quella che può aprire la “porta del tesoro” della tua vita.
Questo tesoro da trovare e scoprire riguarda principalmente la nostra capacità di amare e voler bene, ha a che fare sempre col nostro spenderci per qualcuno, dice la direzione che il nostro desiderio di amare ed essere riamati dovrà prendere. Solo amando e facendosi dono, infatti, ci si sente saziati, contenti, realizzati. Al riguardo la vocazione più naturale e ovvia e immediata per ogni uomo e ogni donna è certamente quella del matrimonio, del farsi una famiglia. C’è infatti in ciascuno di noi (uomini e donne) un desiderio innato di integrazione e completamento reciproco dato dalla stessa differenza sessuale. Se dunque scopri in te questo richiamo, ringrazia il Signore che sei, come tu stesso scrivi “un giovane come tanti”, con un’affettività sana e integrata e con desideri assolutamente naturali e normali.

Nel contempo però affermi di sentire anche un forte richiamo al sacerdozio e questo determina in te un conflitto con l’altra inclinazione. Meno male che è così!! Ma cosa pensavi? Che questa vocazione di ordine soprannaturale che pure percepisci, andasse ad azzerare la voce dell’orientamento naturale?? Del resto chi diventa sacerdote o religioso, non sarà certo un essere asessuato o angelicato, ma anzi continuerà a percepire la originaria vocazione a vivere “con” qualcuno e “per” qualcuno. Egli però sarà chiamato ad orientare questa potente forza, mettendola tutta al servizio del Signore e del prossimo e di ogni uomo e donna, senza investirsi dunque su una persona specifica e una propria famiglia, ma sulla più ampia famiglia di Dio. Anche il diventare prete o religioso è dunque questione d’amore, è uno spendersi “per” e “con” qualcuno, è una vita di fecondità e generatività !!! Solo che questo Qualcuno a cui il consacrato si affida, non è solo una realtà intermedia per andare a Dio, come avviene nel matrimonio, ma è Dio stesso, termine ultimo di ogni umana attesa.

Certamente è un segno da non sottovalutare la comunione intensa con Dio che provi partecipando ogni giorno all’Eucaristia, che probabilmente ti sta facendo assaporare il gusto di qualcosa di più, addirittura forse più appetibile e più dolce della comunione umana e naturale finora ipotizzata per la tua vita. Non mi stupisce dunque che tu senta emergere in te un nuova inclinazione di ordine soprannaturale e divino, una nuova vocazione. Così come non mi stupisce il conflitto interiore che sperimenti, sentendo un richiamo per entrambe le direzioni. Che fare?
A questo punto è senz’altro necessario un cammino di discernimento per provare a capirci qualche cosa in più… Ho parlato spesso nel blog del percorso vocazionale del Gruppo san Damiano. Ma….., bada bene, non escludo che al termine di questo discernimento tu ti possa trovare ancora al punto di partenza, e cioè di sentirti fatto per tutte le due le strade. Allora si tratterà di prendere una DECISIONE, anzi di prendere in mano la tua vita e decidere che farne. Qui si ripresenterà nella sua verità e drammaticità l’invito dolce e libero del Signore “se vuoi…seguimi”, “se vuoi…lascia tutto e vieni dietro a me”,…”se vuoi….” accanto al desiderio comprensibilissimo di un legame umano particolare. 

Che posso dirti? La storia vocazionale di tanti preti e frati è segnata da questo bivio rischioso, da questa momento di scelta e di svolta e di grande rinuncia a farsi una propria famiglia e seguire un ideale "normale" di vita. È un sacrificio che costa, compiuto in vista di un’altra famiglia (quella di Dio) e di un bene intuito alla fine come più grande, superiore, necessario e urgente.. Per essi, la riprova della bontà di un tale passo viene spesso dal grazie di tante persone, dal sentirsi “padri” di molti “orfani”, sposi e fratelli di tutti, amici e compagni di strada per tanta gente che senza di loro sarebbero stati privi di un incontro e di una compagnia determinante per la propria vita e la loro salvezza eterna.
Ma la conferma più certa viene da un passo evangelico dove è racchiusa questa promessa: “Allora Pietro prendendo la parola disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi»” (Mt 19,27-30).

Ti posso solo assicurare che se farai l’opzione per il Signore non te ne pentirai mai in tutti i sensi. Ti auguro di essere tra quelli che da un punto di vista umano possono essere considerati ultimi secondo la mentalità corrente, ma che sono primi davanti a Dio. Ti auguro però anche una scelta davvero libera e in coscienza, mossa da un desiderio di bene puro e genuino, ponendoti davanti al Signore semplicemente per quel che sei, nudo e disarmato. Se così, infatti, anche l’opzione per la famiglia non sarà allora una fuga o una decisione di comodo, ma l’accettazione gioiosa e consapevole e responsabile di un meraviglioso progetto di Dio su di te. C’è così bisogno di sposi e famiglie sante!!

Carissimo, mi chiedevi un consiglio.. ecco quanto mi pareva utile dirti. Mi chiedevi anche una preghiera: ho già cominciato a ricordarti più intensamente perché la Madonna (a cui sei devoto!) ti ottenga la grazia di compiere il giusto discernimento e il coraggio di operare la scelta più autentica e necessaria. Anche tu però prega molto perché il Signore ti mostri la Sua volontà (come fece S. Francesco): “Signore cosa vuoi che io faccia?”. Ti saluto fraternamente e ti benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto



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