venerdì 9 gennaio 2015

LIBERTÀ DI CUORE

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale il Signore vi dia pace. Fra le varie lettere che quotidianamente ricevo, vi sono molte domande riguardanti la vita dei frati e soprattutto in ordine a scelte impegnative come i voti di povertà e obbedienza e castità. Ho già parlato varie volte di questo e non mi dilungo. Mi piace però evidenziare, al riguardo, come una delle caratteristiche che sempre colpisce in San Francesco sia la sua libertà interiore. Ebbene tale atteggiamento nasce e sgorga e trova linfa proprio dai voti.

Nei suoi gesti, nelle sue parole, nelle sue decisioni, è infatti, certo facile riconoscere un uomo profondamente riconciliato, libero, senza attaccamenti, mai dominante o invadente o possessivo..., ma nudo di tutto. Francesco è però tale, avendo scelto il Signore Gesù come l'unico necessario e sufficiente. E' pertanto l'uomo "senza nulla di proprio", autenticamente "povero" di ogni bene materiale, ma ricco solo di Dio. Ecco il voto di povertà, assumere qui il suo significato più autentico!

Per lo stesso motivo, non solo egli rinuncia drasticamente ai beni materiali e al denaro, ma si impone di espropriarsi anche nella propria volontà e desideri e progetti e quindi anche da ogni "possesso" di decisione circa la sua vita e la vita degli altri: ecco la forza e il significato dell'obbedienza che sgorga dal suo amore esclusivo al Signore, a cui prima di tutto sente di dover prestare ascolto e sottomissione. 

Anche la scelta della castità, si pone coerentemente in questa logica di svuotamento e ti totale consegna di sè a Dio, per cui Francesco rinuncia a qualsiasi forma di possesso nei riguardi dell'altro, di ogni persona. A nessuno egli sente di poter dire, "tu sei mio"!! Il suo cuore, la sua mente, gli affetti, le forze, il suo corpo...tutto di lui è per il Signore, l'Amato. 

Da queste premesse comprendiamo meglio perchè Francesco mai cerchi il successo o la fama, ma neppure tema il fallimento o l'insuccesso. In lui non vediamo mai alcuna lotta per rimanere sul piedistallo o al potere, nè ugualmente teme di cadere o di essere degradato. Nei riguardi di tutti, senza distinzione, può presentarsi come fratello umile sottomesso; non ha nemici o avversari da cui difendersi, nè legami affettivi esclusivi che lo guidano e condizionano. Nessun timore o paura lo attanagliano. Il suo cuore è autenticamente libero, perché unicamente e totalmente orientato al Signore da cui viene ogni libertà e gioia e pienezza: tutto spera e si attende da Lui e in Lui tutta la vita e le relazioni e i rapporti vengono riletti e interpretati.  Questa libertà di cuore è certamente per Francesco una grande grazia, un dono dall'alto, ma anche una scelta personale molto impegnativa ed esigente che lo costringerà a dure battaglie personali e continui richiami ai suoi frati. 

Cari amici, concludo questo poche righe con un invito ad una riflessione critica. L'esperienza di Francesco, infatti, può certo al riguardo provocarci e interrogarci su quanto (beni materiali, affetti, preoccupazioni, vizi ecc..) ci incatena, ci rende prigionieri, ci impedisce di essere noi stessi e di amare il Signore e il prossimo e forse anche di operare una scelta vocazionale esigente  come quella religiosa francescana. Ricordate: fra i doni più grandi che il Signore ci ha fatto ecco la libertà. Che ne è di questo dono?

Vi benedico e incoraggio. Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



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