lunedì 26 gennaio 2015

A due a due

A due a due....
Dal Vangelo del giorno - Luca 10,1-9
Lunedì 26 gennaio 2015
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 
Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio». 
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Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale il Signore vi dia pace. I Vangeli di questi giorni, come certo avrete notato, continuano da aver una forte accentuazione vocazionale. Anche il testo propostoci oggi dalla liturgia, narra della chiamata dei primi discepoli e del loro invio in missione. Si tratta di un brano che ispirerà fortemente l'esperienza di san Francesco e che connoterà per sempre l'Ordine francescano e i frati, anche nel loro modo di porsi e vestire e andare e stare nel mondo e fra la gente, annunciando il Vangelo. Mi piace di seguito ricordare brevemente cosa successe a san Francesco dopo l'ascolto di questa Parola. Che questa, ancora possa provocare e ispirare anche ciascuno di voi, nel seguire con gioia il Signore Gesù sulle strade del mondo. Vi incoraggio. A Lui sempre la nostra Lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Curate i malati - Vietnam: frati nel lebbrosario 
L'esperienza di san Francesco
Era l'anno 1208. Dal giorno in cui Francesco aveva cominciato a seguire il comando impartitogli dal crocifisso di San Damiano ( "Francesco, va e ripara la mia casa") erano passati circa tre anni. In tutto questo tempo, oltre a restaurare chiese e servire i lebbrosi, aveva molto pregato, molto meditato sul Vangelo. Al cuore grande di quell'uomo inquieto non bastava però ciò che stava facendo e si chiedeva continuamente quale fosse la sua strada. Un giorno (forse nella festa di san Luca -18 ottobre), nella chiesetta della Porziuncola, durante la messa sentì leggere il brano relativo alla missione di predicare affidata da Cristo agli apostoli. Il testo evangelico era quello di Lc 10,1-9: Gesù manda a due a due i discepoli ad annunziare il Regno, con mansuetudine di agnelli, senza provviste di viaggio, senza borsa, portando il saluto di pace, mangiando quello che sarà loro messo dinanzi, curando i malati... Finita la messa Francesco, si fece spiegare dal sacerdote quel Vangelo. Fu come lo spuntare di un giorno radioso dopo una lunga notte: «Di scatto, esultante di divino fervore, disse - Questo è ciò che voglio, questo è ciò che chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore!» (cf. Fonti Francescane 354-358; 261-274).
Senza indugio abbandonò il suo abbigliamento da eremita, che fino a quel momento era stato il segno pubblico della sua «vita di penitenza», indossò una tunica semplice, da lui stesso ideata, stretta ai fianchi da una funicella e, a piedi nudi, si mise a predicare annunciando il regno di Dio e invitando alla conversione. Questo accadeva «nel terzo anno della sua conversione».
Ecco il primo effetto della scoperta della sua vocazione evangelica: Francesco sente come un bisogno vitale di portare agli uomini tutto quello che il Signore gli viene comunicando nel segreto della contemplazione; è un messaggio che lui annuncia «con grande fervore ed esultanza», come chi ha una «buona novella» che interessa tutti, un "tesoro" da comunicare a tutti i costi.
Adesso, inoltre, ha finalmente anche una vita da vivere e da condividere con altri. Infatti, pochi giorni dopo cominciano a raggrupparsi attorno a lui i primi discepoli, adottando lo stesso modo «di vestire e di vivere». E si trovò fondatore senza averlo previsto. Non si ritrasse davanti a questo nuovo segno della Volontà divina. Accolse, infatti, il primo arrivato, l'amico Bernardo da Quintavalle, con un abbraccio: sarà il primo di una schiera innumerevoli di fratelli che si uniranno a lui. Tommaso da Celano, suo primo cronista, così scrive al riguardo: «La venuta e la conversione di un tale uomo, riempirono Francesco di una gioia straordinaria: gli parve che il Signore avesse cura di lui, donandogli il compagno di cui ognuno ha bisogno e un amico fedele» (FF 361).
Francesco, aveva dovuto accettare fino ad allora una lunga solitudine, lui così portato per natura all'amicizia, così socievole! Ora il Signore gli donava dei fratelli con cui condividere l'ideale evangelico. Ancora dettando il Testamento alla fine della vita, ricorderà il dono grande della fraternità: «Il Signore mi donò dei fratelli».

Portate la Pace: Roma-Evangelizzazione di strada
Ecco io vi mando....

1 commento:

  1. Buona sera Padre,
    Con questo vangelo penso ai discepoli di Emmaus,anche loro in due in cammino non hanno saputo riconoscere Gesu' se non quando ha spezzato il pane.

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