mercoledì 24 dicembre 2014

Rinascere nella confessione

«È nato per noi un bambino». Di questo bambino, dice il vangelo: Se non vi convertirete e non diventerete come questo bambino... (cfr. Mt 18,3).
[...] Il bambino simboleggia il penitente convertito che, dopo essere stato una volta con il cuore gonfio di superbia, altero e borioso nelle parole, tronfio nella sua ricchezza, ora è diventato piccolo, umile e spregevole ai propri occhi. Quando è sveglio, quando cioè richiama alla mente il suo precedente modo di vivere, piange amaramente; divenuto nudo e povero per amore di Cristo non arrossisce, e neppure si vergogna di denudare se stesso nella confessione; se subisce un'ingiuria non si offende, ma corre alla chiesa e prega per coloro che lo calunniano e lo perseguitano [...].
Quando perciò un mondano si converte e diventa «bambino» di Cristo, con il giubilo del cuore e l'allegria nella voce, dobbiamo esultare dicendo: «Ci è nato un bambino».
[Sant'Antonio di Padova, Sermoni, Natale del Signore: Sermone morale, n. 15]

Cari amici in cammino vocazionale,
pace a voi!

Il buon esito del percorso di ascolto, ricerca e discernimento della propria vocazione è strettamente legato alla qualità della propria vita cristiana. Non di rado l'intuizione vocazionale diventa motivazione e volano per una conversione più profonda.
In questi giorni in cui i sacerdoti – e in particolare noi frati – siamo particolarmente dediti al ministero della confessione, vorrei con semplicità e convinzione ricordavi di prendervi cura di voi stessi, accostandovi al Sacramento della penitenza e della riconciliazione.
Sant'Antonio, "prototipo" del sacerdote francescano, insiste costantemente sull'importanza della confessione sacramentale nei suoi Sermones. Nella sua predica natalizia ci consegna una splendida immagine, come potete leggere qui sopra. Parafrasandolo ed attualizzarlo potrebbe dire così:
«È nato per noi un bambino»: un Bambino ci porta salvezza. Questo è il mistero che ci stupisce ad ogni Natale!
Davanti a questo piccolo grande mistero, sant'Antonio ci ricorda che – per le parole di quello stesso bambino diventato adulto – la nostra conversione passa attraverso un ritorno ad essere bambini. Capaci di semplicità, fiducia, bisognosi di tutto... infanti senza essere infantili, ci tuffiamo tra le braccia del Padre divino e misericordioso, pentiti di ciò che abbiamo fatto di male ai suoi e nostri occhi.
Questo è la confessione del peccatore che, perdonato da Dio, si pente. Perciò vuole fare anche il proprio gesto di affidamento, perché si compia  del tutto quel ponte di riconciliazione, dove da una parte sono già tese all'accoglienza le braccia di Dio e attendono che anche tu arrivi a stringerle, per r-accogliere quel perdono già offerto.
Qui ritorni bambino, rinasci dall'alto, e puoi guardare negli occhi il Salvatore bambino dalla giusta altezza. Dalla giusta bassezza...
Vi incoraggio ad accostarvi con semplicità e coraggio alla rinascita del Sacramento della Confessione. Se volete uno sguardo d'insieme su  cosa sia, potete rileggere l'Articolo del Catechismo della Chiesa Cattolica che ne parla. Vi consiglio in particolare Gli atti del penitente (nn. 1450-1460), per prepararvi bene e non essere tra quanti (già troppi) che lo fanno solo per assolvere al "dovere delle feste"... e non hanno (meglio: pensano di non avere) niente da confessare. Beati loro! Noi frati, però, di Immacolata Concezione ne veneriamo solo una...
A parte questa "confessione da confessore", vi auguriamo una buona giornata vigiliare e di sperimentare la gioia della misericordia, che il Signore ha riservato per gli umili che lo cercano con cuore sincero. Vi saluto e torno in confessionale.
Il Signore vi dia pace e misericordia!

frate Francesco

I frati confessano all'aperto per la grande affluenza nelle feste...
... alla Basilica e Santuario nazionale
di N. S. Consolatrice degli afflitti, Ohio USA.

Papa Francesco si confessa da uno
dei frati penitenzieri della Basilica Vaticana




































1 commento:

  1. Ciao, p. Francesco.
    Da tempo rifletto sulla necessità di una confessione che non sia un mero elenco dei peccati. Certo, se nell'aspetto può sembrarlo, in effetti c'è riflessione, preghiera, dolore per quello che causo a Dio con il mio peccato, mi affido a Lui ed alla sua misericordia ed alla materna assistenza di Maria; durante la confessione ringrazio anche per i doni ricevuti. Però mi accorgo che è come se mancasse qualcosa e pensavo ad una confessione gioiosa, laddove tuttavia cosa c'è di gioioso nei peccati e nel sapere di aver fatto soffrire Dio, il prossimo, se stessi, Dio (di nuovo)? L'unica gioia è ricevere il perdono misericordioso di Dio, è il fatto che comunque mi ama / ci ama e sta sempre con noi, in noi. Forse mi sto lasciando prendere troppo dal fare qualcosa, ma ho bisogno di aiuto perché la confessione sia gioiosa, una testimonianza di gioia.

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