sabato 13 dicembre 2014

Giullari di Dio e araldi del gran Re


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
In questi giorni pre-natalizi alcuni nostri giovani frati del Seraphicum (Pontificia facoltà teologica in Roma dei Frati Minori Conventuali ) si presenteranno in varie piazze della città, per dare un messaggio di pace, per annunciare la venuta di Gesù vera luce, per tentare di spezzare con un sorriso e una canzone e un simpatico augurio di Buon Natale, l'individualismo e la ritrosia e il sospetto reciproco che sempre più ci isola e rinchiude in noi stessi; per trasmettere a tutti la gioia per la nascita del Salvatore del mondo. Si tratta della "Sveglia Francescana" !!!

Anche i giovani Novizi che vivono qui al convento del Santo di Padova, da lunedì prossimo a mercoledì, saranno presenti nel piazzale e nelle strade antistanti la Basilica per accogliere pellegrini, devoti e turisti ed offrire a tutti l'annuncio del Natale, la buona novella del "Dio con noi". Mentre un gruppo di frati sarà in piazza, altri veglieranno in cappella, sorreggendo con la preghiera e l'adorazione i confratelli all'opera. Evangelizzazione dunque e testimonianza andranno di pari passo, alimentandosi reciprocamente, con la spiritualità, il silenzio, l'intimità col Signore. 

Come non vedere in tali iniziative una piena sintonia con i ripetuti inviti del Papa a tutti i cristiani, ma specie ai religiosi, ad "uscire", "ad andare per le strade", a "risvegliare il mondo" e così, portare Gesù nella vita di tante persone spesso lontane e in situazioni di grande fatica e sofferenza e solitudine umana e spirituale?

Ma da dove nasce questa esigenza per il discepolo di "andare", di "uscire", di "svegliare il mondo"
E' il Vangelo prima di tutto a dare queste indicazioni come leggiamo nel testo di Luca (10, 1-5): 
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi quelli che vi lavorano! Pregate dunque il padrone della messe, perché mandi chi lavori nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”».



In questi atteggiamenti davvero San Francesco ci è maestro: un uomo di grande intimità con Dio e insieme sempre estroverso e aperto all'altro;  grande mistico e impregnato di preghiera e per questo sempre capace di un dialogo sincero e mite con amici e nemici, con buoni e cattivi, con i vicini come con i lontani, con i credenti come con gli infedeli, con Papi e principi e gran signori, così come con lebbrosi e mendicanti, ladroni e briganti.  In ciascuno egli, sempre, vede un fratello e un figlio di Dio da incontrare e amare, aiutare e guarire e perdonare.
Al riguardo, sempre mi ha colpito come il Santo sapesse ricorrere, per poter parlare di Gesù e del Vangelo, anche ad espedienti fantasiosi e teatrali, a piccole sceneggiate, a canti improvvisati e gesti eclatanti che stupivano e interrogavano gli astanti e aiutavano a vincere tante ritrosie, aprivano dei varchi di ascolto e simpatia, consentendo alla Parola una più facile accoglienza. Lui stesso amava definirsi "giullare di Dio" e "araldo del gran Re" e chiamava i suoi frati "i pazzi di Dio" e, invitandoli alla missione, sempre ricordava loro che "il chiostro dei frati è il mondo", "è la strada",  a scanso di ogni tentazione di chiusura e di autoreferenzialità. 

Da queste radici scaturiscono dunque le iniziative sopra citate, ma anche la continua fantasia e quella sorta di "anarchia evangelica" che da sempre caratterizza i frati francescani. Non deve pertanto stupire che dei fraticelli (come i nostri giovani frati di Roma) possano talvolta anche ballare o danzare in una piazza per attirare a Gesù e poter parlare di Lui: già il nostro fondatore ha fatto simili cose un pò "pazze" in tempi anche molto più severi. Del resto potrete poi vedere gli stessi frati frequentare con impegno gli studi della facoltà teologica, vivere con serietà i voti assunti con la professione religiosa (di castità, povertà e obbedienza), prepararsi con passione al ministero sacerdotale e alla missione, pregare in coro con devozione e fervore le Ore canoniche e cantare le antifone mariane in  perfetto gregoriano!!! 

Cari amici, se dunque anche qualcuno di voi vuole unirsi a questa fraternità di "Giullari di Dio" e di "Araldi del Gran Re",  si faccia vivo e vi daremo informazioni più precise su come fare: "la messe è molta, ma gli operai sono pochi". Vi incoraggio e benedico!
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode: Maranatha' vieni Signore!

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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S. Francesco: Noi siamo giullari del Signore
Il ballo dell'obbedienza
Una stupenda meditazione sul tema
di Madeleine Delbrêl 

Se ci sono molti santi che non amano danzare, ce ne sono molti altri che hanno avuto bisogno di danzare, tanto erano felici di vivere: Santa Teresa con le sue nacchere, San Giovanni della Croce con un Bambino Gesù tra le braccia, e San Francesco, davanti al papa. Se noi fossimo contenti di te, Signore, non potremmo resistere a questo bisogno di danzare che irrompe nel mondo,e indovineremmo facilmente quale danza ti piace farci danzare facendo i passi che la tua Provvidenza ha segnato. Perché io penso che tu forse ne abbia abbastanza della gente che, sempre, parla di servirti col piglio da condottiero, di conoscerti con aria da professore, di raggiungerti con regole sportive, di amarti come si ama in un matrimonio invecchiato.

Un giorno in cui avevi un po' voglia d'altro hai inventato san Francesco, e ne hai fatto il tuo giullare. Lascia che noi inventiamo qualcosa per essere gente allegra che danza la propria vita con te. Per essere un buon danzatore, con te come con tutti, non occorre sapere dove la danza conduce. Basta seguire, essere gioioso, essere leggero, e soprattutto non essere rigido. Non occorre chiederti spiegazioni sui passi che ti piace di segnare. Bisogna essere come un prolungamento, vivo ed agile, di te. E ricevere da te la trasmissione del ritmo che l'orchestra scandisce. Non bisogna volere avanzare a tutti i costi, ma accettare di tornare indietro, di andare di fianco. Bisogna saper fermarsi e saper scivolare invece di camminare. Ma non sarebbero che passi da stupidi se la musica non ne facesse un'armonia. Ma noi dimentichiamo la musica del tuo Spirito, e facciamo della nostra vita un esercizio di ginnastica: dimentichiamo che fra le tue braccia la vita è danza, che la tua Santa Volontà è di una inconcepibile fantasia, e che non c'è monotonia e noia se non per le anime vecchie, tappezzeria nel ballo di gioia che è il tuo amore.

Signore, vieni ad invitarci. Siamo pronti a danzarti questa corsa che dobbiamo fare, questi conti, il pranzo da preparare, questa veglia in cui avremo sonno. Siamo pronti a danzarti la danza del lavoro, quella del caldo, e quella del freddo, più tardi. Se certe melodie sono spesso in minore, non ti diremo che sono tristi; Se altre ci fanno un poco ansimare, non ti diremo che sono logoranti. E se qualcuno per strada ci urta, gli sorrideremo: anche questo è danza.

Signore, insegnaci il posto che tiene, nel romanzo eterno avviato fra te e noi, il ballo della nostra obbedienza. Rivelaci la grande orchestra dei tuoi disegni: in essa, quel che tu permetti dà suoni strani nella serenità di quel che tu vuoi. Insegnaci a indossare ogni giorno la nostra condizione umana come un vestito da ballo, che ci farà amare di te tutti i particolari. Come indispensabili gioielli. Facci vivere la nostra vita, non come un giuoco di scacchi dove tutto è calcolato, non come una partita dove tutto è difficile, non come un teorema che ci rompa il capo, ma come una festa senza fine dove il tuo incontro si rinnovella, come un ballo, come una danza, fra le braccia della tua grazia, nella musica che riempie l'universo d'amore.
Signore, vieni ad invitarci.


La Sveglia Francescana per le strade di Roma



1 commento:

  1. [SGF] La “Sveglia Francescana” per le vie di Roma
    Testimoniare L’Incarnazione del Signore per le vie di Roma, in mezzo alla folla spesso distratta dalle luci e colori del natale commerciale.

    Sabato 13 dicembre 2014, 29 frati di 12 paesi diversi, proveniente dalla comunità del Seraphicum, dai Santi Apostoli e dal convento di San Massimiliano Kolbe, insieme con alcuni giovani laici hanno voluto mettere in pratica l’invito di Papa Francesco ad “uscire e annunciare”.
    La gente che nel pomeriggio transitava numerosa per via del Corso è stata al principio attirata dalle melodie natalizie cantate dai frati, armati solo della gioia contagiosa dei canti e dei cappelli di Babbo Natale (ma anche con tanta fede nello Spirito Santo), ma poi ha ricevuto l’ annuncio del messaggio dell'Incarnazione, un piccolo foglietto con un versetto dalla Bibbia, la possibilità di confessarsi e di vivere un momento di adorazione davanti al Santissimo dentro la chiesa di San Marcello. Erano disponibili anche dei frati sacerdoti, sia dentro che fuori della chiesa, per chi volesse confessarsi. Un’opportunità che molti hanno accolto.
    Si voleva suscitare, fra la gente che si fermava per pochi minuti intorno a loro, non solo curiosità, ma anche la scintilla di una domanda spirituale, e per grazia di Dio, forse l’inizio di un cammino di ricerca o un riavvicinamento dopo un periodo lontano. Il metodo è semplice: si passa dai canti alla distribuzione di piccoli regali, per poi annunciare l'opportunità di ricevere Il Vero Regalo, Gesù Cristo, invitando la gente a unirsi a loro in una preghiera di affidamento della vita a Gesù, finendo poi con la preghiera personale, "a tu per tu", con i frati che si rendevano disponibili. Chi sceglieva di entrare in chiesa veniva accolto alla porta e invitato a passare un momento di preghiera davanti al Santissimo Sacramento, mentre i giovani e frati animavano il momento con dei canti di adorazione.

    Fra Andrew Hochstedler

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