sabato 29 novembre 2014

Io (non) sono un santo

Lucio Fontana – Io sono un santo, 1958. Fondazione Lucio Fontana Milano 

Io (non) sono un santo
Pace e bene cari amici in cammino e in ricerca vocazionale. Si ricordano oggi, tra noi frati e suore e laici legati alla spiritualità di san Francesco, i SANTI dell'Ordine francescano (vedi post). Volendo parlarvi di questa nostra bella ricorrenza, parto da una riflessione nata in me, durante una recente visita ad una mostra, mentre ammiravo un'opera piuttosto enigmatica di un artista del '900, Lucio Fontana. A lettere semplici e "scolastiche" e piane e azzurre, questi sulla tela scrive: io sono un santo. Il quadro in realtà è tormentato da tagli e ferite e, fra parentesi, in alto si legge in matita un "non" ( io "non" sono sono un santo). Sul retro invece, a lettere ocra, l'autore scrive: io sono una carogna
Non mi reputo di certo un esperto di arte contemporanea, ma pensando ai giovani in discernimento che seguo, mi è piaciuto scorgere in quest'opera una provocazione: da un lato ecco l'anelito genuino scritto nel cuore di tanti alla santità e alla vita religiosa, vale a dire, ad una vita attratta dal Signore Gesù e ispirata al vangelo e ai grandissimi ideali francescani, dall'altra anche la fatica e i dubbi e gli ostacoli e le incertezze e le tentazioni e i peccati e le ferite che pure fanno parte del loro vissuto ( come del vissuto di ciascuno!)
Più in generale, quest'opera mi pare davvero rappresentativa della nostra umanità, segnata insieme dal male e da tante contraddizioni, eppure sempre anche dalla Grazia e dalla presenza del Signore, se sappiamo riconoscerlo e invocarlo e affidarci. Emblematici a questo punto mi sono sembrati quei tagli profondi e quelle incisioni che trapassano da parte a parte l'opera di L. Fontana; quasi un ponte possibile fra bene e male; fra il davanti e il retro, il visibile e il nascosto; passaggio e varco alla Luce e alla Grazia verso le zone più oscure e negative di noi. 
Da frate francescano, il mio pensiero è andato allora alle stimmate di Francesco, ai buchi dei chiodi della croce nella mani e nei piedi di Gesù, alle ferite che inevitabilmente trapassano anche ciascuno di noi. Ferite che, in Gesù e solo in Gesù, possono trasformarsi in feritoie dove Lui può passare e risanare e ridare senso e nuova vita; piaghe che in Lui si trasformano in opportunità e rinnovata speranza, lacerazioni che solo per Gesù diventano occasioni di perdono e compassione e amore verso noi stessi e gli altri.
Questo cari fratelli è il cammino più autentico verso la santità. Non ci è chiesto infatti per essere tali una vita disincarnata e asettica o una perfezione irraggiungibile, ma il coraggio e l'umiltà di guardarci reciprocamente in verità e accoglierci con misericordia, lasciandoci continuamente trasfigurare e riplasmare e illuminare e ammaestrare dal Signore Gesù. E' un cammino dietro a Lui da iniziare ogni giorno con fiducia e letizia di cuore.  A Lui sempre la nostra Lode. Vi incoraggio e vi sono vicino.
Festa dei Santi Francescani

Festa 
dei Santi Francescani 
Questo cammino è stato percorso nei secoli da tantissime persone che hanno creduto in Gesù: ecco i Santi!
L’Ordine Francescano è stato in ogni tempo focolare di santità. Si tratta di una grande folla proveniente da tutti i ceti sociali e da ogni popolo. Vi sono martiri, dottori, sacerdoti, fratelli religiosi, laici, vergini, sante donne…: santi famosi e conosciuti, così come figure "piccole" e nascoste e "minime". Una moltitudine immensa radunata intorno al Poverello di Assisi, “recante il segno del Dio vivo” nelle sue carni (le Sacre Stimmate). Uomini e donne che scegliendo l’umiltà e la povertà, hanno dissetato il loro cuore all’eterna fonte dell’Amore - Gesù – che solo dona la gioia e la pace vera. Per Lui si sono spesi senza misura, anche disposti a offrire la vita.
Il loro segreto: un SI’ , un ECCOMI, di consegna e abbandono assoluto nelle mani di Dio, Padre buono. Nel proprio tempo e secondo le rispettive capacità, hanno fatto di Gesù Cristo il centro della propria esistenza, diventando strumenti di pace e di speranza per molti: poveri, affamati, assetati, ignudi, malati, perseguitati, carcerati... Ogni loro parola "sa di Vangelo" e le loro opere "profumano di Cristo".
La festa di tutti i Santi dell’Ordine francescano, si celebra in questo giorno perchè il 29 novembre 1223, Francesco e i suoi primi frati ricevettero l'approvazione definitiva della Regola da parte di papa Onorio III. La pergamena originale è conservata ad Assisi, nella cappella delle reliquie della Basilica di San Francesco.
In questa ricorrenza noi frati francescani , facciamo memoria e rinnoviamo i Voti di castità e povertà e obbedienza pronunciati a suo tempo, pubblicamente, con la Professione Religiosa e, sull'esempio di san Francesco, nostro Serafico padre e di tanti Santi nostri confratelli, ci riconfermiamo nel desiderio e nella volontà di "osservare fedelmente il santo Vangelo".
La luminosa testimonianza dei Santi Francescani , può ricordare anche a tutti noi che la Santità non è un qualcosa del passato, né un itinerario per pochi o il privilegio di una élite ... Si tratta di una strada sempre aperta per chi decide di intraprenderla, un invito sempre nuovo per chi lo voglia accogliere e mettere in pratica.

La "REGOLA" di S. Francesco
È comprensibile, ha senso, oggi, rifarsi ancora ad una Regola di vita? A prima vista no, perché viviamo in un mondo, in una cultura che sembrano aver fatto della libertà senza responsabilità la norma o l’aspirazione più forte di ogni uomo! Credo, però, che ne valga la pena, perché si avvertono vari “scricchiolii” di un progetto umano senza regole, valori ed ideali. Anche Francesco avvertì l’esigenza di un chiaro orizzonte valoriale ed ideale in mezzo a tanti movimenti pauperistici che, in qualche modo, volevano rinnovare la Chiesa e la Società del proprio tempo. Essendo la sua una ricerca sincera, fu aiutato dalla grazia del Signore.
Lo afferma nel suo Testamento: “[...] lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo” (FF. 116). Da qui l’esigenza di una regola che traesse dal Vangelo finalità, contenuti e mezzi; il tutto come un’ostia che desse energia per il lungo cammino dell’imitazione di Cristo, Vangelo vivente di Dio (cfr. 2Celano, CLIX, 209; FF. 799). Proprio per questo nelle Fonti Francescane è detta midollo del Vangelo, via di perfezione; vita, sapienza, salvezza; addirittura “paradiso” perché dona, se vissuta, una profonda libertà interiore e fa dell’uomo il luogo personale dell’accoglienza, rispettosa ed arricchente, dei valori cardini della vita: Dio, l’uomo ed il creato. 
Nella sua essenzialità esige quanto previsto dal Vangelo di Marco per gli apostoli: “[...] Ne costituì dodici [...] perché stessero con Lui e per mandarli a predicare [...]” (cfr. 3, 14). In parole semplici: esperienza di comunione di vita con Cristo e comunicazione di questa stessa esperienza prima con la vita e poi con l’annuncio nella Chiesa e per il mondo intero! La Regola francescana ha alimentato il cammino di donne e uomini forti ed impareggiabili (S. Antonio di Padova, S. Elisabetta d'Ungheria, S. Chiara, San Bonaventura da Bagnoregio, S. Massimiliano Kolbe, S. Padre Pio, ecc) e sostenuto i deboli, gettando una luce di vero umanesimo, di scienza e di splendida arte nelle contrade della nostra Italia, dell’Europa e del mondo. Ma, soprattutto, facendo rinascere nel cuore di molti uomini il “sorriso di Dio”, il fanciullo Gesù (cfr. 1Celano, XXX, 84; FF. 470). (fra Vincenzo Coli)

Nessun commento:

Posta un commento

Lascia qui il tuo commento all'articolo. Lo leggeremo e cercheremo di pubblicarlo quanto prima. Grazie del tuo contributo al Blog!