martedì 28 ottobre 2014

La provocazione della castità

Cari amici in ricerca della vocazione divina, il Signore vi dia pace.
Oggi voglio affrontare il tema "spinoso" della castità che chiama in causa chi desidera diventare frate o comunque sente una chiamata alla vita religiosa o sacerdotale. Che cosa c'è dietro la scelta di rinunciare al matrimonio per dedicare la propria vita a Dio? Perché è difficile comprendere questo tipo di scelta? Domande che interpellano giovani e famiglie. E che esigono risposte. Sono infatti davvero tanti i giovani che mi scrivono sull'argomento e che ogni volta affermano che "se non fosse per la castità...mi farei subito frate". Un'obiezione che però rivela da subito come in realtà, non si abbia ben chiaro cosa significhi una chiamata, una vocazione religiosa che invece pretende "il tutto", la donazione totale e piena di sè senza ombre o aspetti riservati o porzioni proprie. Se infatti il Signore è il "sommo bene" , per dirla con san Francesco, ha senso e dà gioia consegnarsi interamente a Lui. Di seguito vi propongo un articolo al riguardo che spero vi possa essere utile.
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto



C’è una parola che, al di fuori degli ambienti strettamente religiosi, suscita insieme curiosità e diffidenza, stupore ma anche perplessità. Ed è "castità". Non me ne meraviglio, anzi credo che queste reazioni siano normali. La castità come scelta di vita, cioè la rinuncia a sposarsi e ad una propria famiglia per dedicare interamente la propria vita a Dio e, di riflesso, ai fratelli è effettivamente uno scandalo perché è qualcosa che sembra andare contro la stessa natura umana. Eppure, pur con modalità diverse, è una scelta che accomuna parecchi percorsi spirituali anche non cristiani. Perché, come dice Gesù di questo stato di vita: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini; e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei Cieli. Chi può capire, capisca» (Mt 19,11-12).

Chiariamo subito una cosa. In realtà, a proposito di questa scelta di vita sarebbe meglio parlare di "verginità", essendo in qualche - modo la castità (intesa più in generale come custodia del cuore, come purezza da applicare ad ogni atto della vita) un impegno e un atteggiamento che dovrebbe riguardare chiunque creda e si sforzi di seguire gli insegnamenti evangelici e l'esempio di Gesù. E anche per restare al campo più strettamente sessuale, non è che agli sposati o ai non sposati in attesa di trovare un partner sia concessa ogni libertà. La sessualità, infatti, va comunque vissuta in modo ordinato e conforme al disegno di Dio sull'uomo perché possa trovare la sua migliore realizzazione.
Se, dunque, dopo questa precisazione, impieghiamo il termine un po' improprio di "castità" è perché questo è l'uso invalso nella Tradizione. D'altra parte, sempre nella stessa Tradizione, la castità non viene mai considerata da sola, ma strettamente unita ad altri due elementi che la accompagnano, cioè la "povertà" e "l'obbedienza". Questo perché si è sempre reputato che questi tre aspetti si aiutino e si sostengano a vicenda: non può reggere a lungo una vera castità chi non sia anche povero nello spirito e, quantomeno, parco nella vita, come chi non sia davvero obbediente e disponibile alla volontà di Dio anzitutto, ma anche alla materna guida della Chiesa ed, eventualmente, alla comunità nella quale è inserito.

Ma perché questa scelta - così anticonformista soprattutto oggi - che, proprio perché tale, non a tutti è dato capire? Che cosa c'è dietro, che cosa la muove e la sostiene? C'è l'intuizione - ma forse sarebbe meglio dire l'illuminazione - che Dio è Tutto e che, al contempo, è Amore. Un Tutto, un Amore che già di per sé riempie in modo così pieno la vita al punto che quest'ultima gli può essere, fin da qui, interamente dedicata. "Dio sarà tutto in tutti" ci dice s. Paolo riferendosi al Paradiso. Ecco, il vergine è stato così folgorato da questa rivelazione da volerla anticipare, da cercare di viverla con la maggior pienezza possibile fin da ora. La sua è, dunque, al contempo, una scelta e una testimonianza: quella che si può vivere di Dio rinunciando anche a gioie terrene lecite e giuste come quelle che nascono dall'amore di una famiglia umana. Non rinunciando, invece, a praticare un amore casto verso i fratelli in umanità, anzi dedicandosi totalmente ad essi come è più facile fare, con cuore indiviso, nella verginità e nel celibato.
Si tratta di una vocazione di minoranza. La chiamata al matrimonio è la più diffusa ed è altrettanto nobile e importante, dal momento che è attraverso di essa che vedono la luce i nuovi figli di Dio. Però è una vocazione preziosa perché, anche attraverso lo scandalo che suscita, ma pure per i frutti spirituali che produce. E' una testimonianza e al contempo un simbolo molto forte. Una sorta di piccolo faro che illumina e fa pensare.
Una vocazione che nel tempo ha assunto forme diverse. Monaci e monache ritirati nei loro monasteri, da dove ci garantiscono un ricordo costante nella preghiera. Solo in Cielo sapremo quanto dobbiamo a questi fratelli che vegliano lodando e impetrando Dio per noi così indaffarati in tutti i nostri numerosi impegni. Religiosi e religiose di "vita attiva", frati e suore, dediti alle più varie opere sociali e di apostolato e missione. E, da ultimo, laici che in forme diverse e spesso non rinunciando ad una professione testimoniano in mezzo a tutti questa loro scelta portandola, come testimonianza umile ma preziosa, fin dentro agli ingranaggi della vita. Confusi in mezzo agli altri, professionalmente impegnati ma, al contempo presenza che richiama alla consapevolezza che tutti, vergini e non vergini, siamo incamminati verso una meta preziosa. Una meta dalla quale a essi viene speranza e linfa e che, proprio per questo, dimostra come non tutto si esaurisca nei gesti e negli eventi di questa vita.(...)

La cultura di oggi vuole convincerci che rinunciare al sesso, al denaro ad una libertà quasi senza limiti sia una scelta assurda, incomprensibile, addirittura malata. E qualche volta rischia di riuscirci o, quanto meno, di insinuarci dei dubbi. È un fatto che oggi anche in famiglie di credenti, spesso si lotta contro eventuali vocazioni verginali dei figli.
Eppure, al di là di ogni ragionevole aspettativa ad ogni generazione, anche oggi, si ripete questo meraviglioso evento, quasi un miracolo che sempre provoca stupore: che un giovane (o anche un meno giovane) rispondano "sì" alla chiamata divina a seguire Gesù in povertà. castità, obbedienza. A seguirlo per testimoniare di un Amore che ha illuminato il loro cuore e che lo ha totalmente conquistato. Nuovi figli di Dio che vanno ad unirsi alla schiera dei vergini che nella Chiesa, pur con i loro limiti, cercano di anticipare coraggiosamente il Regno e aiutano tutti noi a ricordare la giusta gerarchia delle cose, il primato di Dio su tutto, la speranza che nasce dalla fede, la meta che ci attende.

Rosanna Brichetti

8 commenti:

  1. Non è vero che solo oggi le famiglie lottano contro la volontà da parte dei figli di seguire la vocazione religiosa con tutte le restrizioni o libertà che essa comporta (a seconda di come la si vede).
    Conosco 2 suore: una di 94 anni vivente a Padova l'altra che ne avrebbe 75 ma purtroppo deceduta. Hanno lottato anche loro in gioventù contro i genitori che non accettavano la loro scelta per motivi anche molto seri e non narcisistici.

    RispondiElimina
  2. Molto bello. Trovo molto interessante e lodevole in una società che alcune persone decidano di abbandonare tutta una serie di piaceri ( spesso ridotti a semplice uso per un triste divertimento umano ). Preservare l'amore più pieno per Dio lo trovo meraviglioso perché penso sia uno dei modi più puri e belli di guardare alla società sia con i suoi occhi e capire che niente si perde ma tutto si trasforma e si può vedere nelle persone che hanno donato la loro vita a Dio è vero che non possono avere figli ma amano ogni essere vivente come un fratello perché uniti dall'unico vero Padre. Pace a voi e a tutti i fratelli figli di nostro Padre.

    RispondiElimina
  3. Il blog è interessante purtroppo è viziato dalla moderazione che fa vedere solo la bella copia della vita consacrata. Ma in questo modo non si da una mano a chi è in discernimento perchè si carica la gente di illusioni che ben presto si frantumano nella realtà di tutti i giorni. Ho scritto qualche giorno fa che 2 suore di cui una Elisabettina a Padova tra le più anziane (94 anni) mia parente, si sono trovate difronte alla difficoltà del parere contrario dei genitori per motivi molto più seri del gusto narcisista dei genitori sulle prospettive professionali dei figli... da fastidio questo? Da fastidio che la gente sappia che queste difficoltà ci sono sempre state? Da fastidio che la gente sappia che secondo me l'errore più grave è la copertura degli atti di pedofilia perchè è una scelta calcolata e non l'atto in se che rimane comunque gravissimo?
    Fra Alberto...perchè queste censure controproducenti?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pace e bene lettore "anonimo". Ecco il suo commento!!! Mi consenta però una battuta un poco "polemica": che è questa risentita e piccata reazione per non vedersi pubblicare a tutti i costi e soprattutto "subito" un proprio post, ipotizzando chissà quali complotti e censure??!! Semplicemente non ho potuto nei giorni scorsi occuparmi del blog essendo impegnato in altre attività con i giovani ad Assisi. Sono rientrato stamane e sto cercando di smaltire le tantissime mail pervenute...: i suoi commenti non sono gli unici...! Sono ben consapevole poi di non riuscire e neppure di volere qui illustrare l'interezza della vita religiosa in tutte le sue sfaccettature e problematicità (non mi pare questo l'ambito!) , ma non condivido affatto il suo giudizio un poco ingeneroso sul blog. In realtà parlando della vocazione francescana non sono mai mancate quelle parole “ardue”, “speciali e difficili” come “castità-povertà e obbedienza” che riassumono e sintetizzano la radicalità della nostra vita, una vita di “penitenza” certo, perché continuamente protesa ad una conversione personale e comunitaria e ad una testimonianza di santità e di consegna totale al Signore impegnativa ed esigente. Una vita segnata talvolta, anche da contraddizioni, come da mediocrità e peccati e fatiche; una vita non certo angelicata e asettica e mai esonerata dalla lotta e dalla purificazione; una vita sempre in un cammino di rinnovamento e conversione. Che poi il blog evidenzi molto la “bellezza” e la letizia della vocazione religiosa, questo è un altro paio di maniche, anche per sfatare il permanere di un certo “tetrume e vecchiume” e di un alone di “tristezza” che spesso circonda la nostra chiamata. “Signore, come è bello per noi stare qui” (Trasfigurazione, Mt 17,4): ecco quanto noi religiosi siamo primariamente chiamati a mostrare e testimoniare ( anche attraverso questo blog!)! Ce lo ricordava del resto nella sua Esortazione Apostolica (Vita Consecrata) lo stesso amato Papa Giovanni Paolo II di cui riporto le parole : “«Signore, è bello per noi stare qui!» (Mt 17, 4). Queste parole dicono la tensione cristocentrica di tutta la vita cristiana. Esse, tuttavia, esprimono con particolare eloquenza il carattere totalizzante che costituisce il dinamismo profondo della vocazione alla vita consacrata: “Come è bello restare con Te, dedicarci a Te, concentrare in modo esclusivo la nostra esistenza su di Te!”. In effetti, chi ha ricevuto la grazia di questa speciale comunione di amore con Cristo, si sente come rapito dal suo fulgore: Egli è il «più bello tra i figli dell'uomo» (Sal 45 [44], 3), l'Incomparabile”.
      La saluto cordialmente. Frate Alberto

      Elimina
  4. Capisco che quando si parla di Chiesa i media ci trasmettono solo casi in cui religiosi sono coinvolti in scandali pedofilia uno dei più gravi non penso ci saranno mai parole giuste per descrivere questo comportamento disgustoso malato, ma vi prego andare anche a vedere il lavoro di tanti altri religiosi che fanno cose magnifiche per il prossimo, per i giovani che spesso i stessi genitori non hanno tempo da dedicare, i nostri cari anziani ne parlo perché nella mia parrocchia c'è un prete che dedica tutto se stesso agli altri. L'altro argomento delle resistenze della famiglia io trovo che sono giuste fino a un certo limite perché non siamo ne proprietà dei nostri genitori e neppure il mezzo attraverso cui realizzare obbiettivi che loro non hanno raggiunto, il lavoro di un genitore dovrebbe essere quello di accompagnare e non fare scelte al posto dei figli così creiamo solo adolescenti/adulti infelici. E poi come dice Fra Alberto venite e vedete una libertà più grande é difficile e poi prima dei voti definitiva ci sono periodi di prova per una saggia scelta da entrambe le parti. Vi prego non fidatevi dei media ma cercate di vedere e toccare con le vostre mani e vedrete tante realtà diverse e spero che tutti possano trovare un religioso come nostro Signore vuole e per voi sarà anche un rifugio spirituale come lo è per me. Spero di essermi spiegato non voglio convincere nessuno a pensarla come me ma vi chiedo di mettervi in gioco e trovare una comunità religiosa intesa come parrocchia dove potrete vivere dei momenti stupendi. Pace e bene a tutti.

    RispondiElimina
  5. Antonino Cannizzaro4 novembre 2014 13:52

    Mi è piaciuto molto leggere l'articolo di Rosanna Brichetti e soprattutto l'ho giudicato importante poiché io stesso in questi giorni sento di aver ricevuto una chiamata a Dio e questo, come altri, è uno dei dubbi che subito si è fatto largo in me.
    Vorrei quindi condividere il mio pensiero con tutti i lettori di Vocazione Francescana. In particolare io credo che sia in atto nella società odierna un forte tentativo di affermare una cultura basata su CONTROvalori di edonismo, individualismo e competitività in ogni aspetto dell'esistenza. Chiaramente questa cultura viene attivamente promulgata attraverso la grande maggioranza dei testi audiovisivi e rituali di cui oggi noi siamo più o meno fruitori.
    Una cultura basata su questo set di controvalori fa principalmente leva sulla natura più istintiva e animale dell'essere umano e pertanto viene inconsciamente abbracciata (o al meglio genera seri dubbi esistenziali) nelle menti di coloro che per ovvie ragioni non possono avere gli strumenti adatti a criticarla e ad opporvisi.
    Di conseguenza, una mente che ha abbracciato in pieno il principio di individualismo così proprio della cultura popolare odierna non sarà in grado di comprendere e abbracciare il principio opposto del Dare/Darsi (darsi a Dio, ai propri fratelli, alla propria consorte e alla propria famiglia) senza ovviamente incorrere in una insopportabile incoerenza interna.
    In un tale contesto l'idea di castità (che del Darsi è una delle tante declinazioni) non può che essere ripudiata se non derisa da molti. Soprattutto in considerazione dell' enfasi che viene data al sesso come parte fondamentale di questa CONTROcultura del Se(stessi), escludendolo, con vari espedienti, dalla sua più naturale funzione di procreazione e dalla sfera più generale dell'Amore (e quindi del Darsi piuttosto che del prendere).
    Infine io credo che l'uomo il quale si abbandona a una visione della vita individualista ed edonistica sia sempre destinato a provare la solitudine e la limitatezza alla quale il nostro stesso corpo ci condanna, mentre sarebbe opportuno che ogni sua scelta (quella della castità come quella del matrimonio) rientri sempre in una sfera che trascende l'uomo stesso e che lo rende partecipe di qualcosa di più grande e più importante di lui come la Famiglia, la Comunità o la Chiesa.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie caro Antonino. Hai riassunto molto bene il "sentire" contemporaneo, ma anche la bellezza e la vertigine della castità. Noi cristiani, per quanto piccolo gregge bistrattato e deriso, siamo chiamati a testimoniare e a dire ancora questa bellezza, a cui , nonostante tutto , anela il cuore di ogni uomo e donna. A presto. ti ricordo. fra Alberto

      Elimina
  6. Pace fratelli, vorrei solo ricordare a tutti che anche noi cristiani sposati sopportiamo con fatica la castità coniugale: la cura dei figli, il lavoro, i mille impegni spesso riducono di molto gli spazi per un incontro anche sessuale col proprio coniuge. La totale astinenza dall'autoerotismo e dall'indugio in pensieri lussuriosi che ci impone la nostra vocazione di mariti e papà in Cristo è spesso fonte di affanno ed irrequietezza tali da gridare nei nostri cuori e ricordarci di rifugiarci in Gesù nella preghiera per ritrovare quiete. Un abbraccio fraterno

    RispondiElimina

Lascia qui il tuo commento all'articolo. Lo leggeremo e cercheremo di pubblicarlo quanto prima. Grazie del tuo contributo al Blog!