lunedì 1 settembre 2014

Una casa per tutti

Cari amici in ricerca e non,
pace e bene!!

Sono tornato da poco dalla Terra Santa, dove un confratello ed io abbiamo guidato un pellegrinaggio per un gruppo di giovani. E' stata una esperienza davvero bella, nonostante le paure di molti... gli inconvenienti praticamente non ci sono stati, come assicuravano altri pellegrini e guide durante tutto il mese di luglio. Nelle settimane della nostra permanenza abbiamo avuto le buone notizie delle tregue umanitarie. Dopo altri momenti di tensione e ostilità tra Gaza e Israele, ho saputo dell'ultimo accordo per il cessate il fuoco giunto pochi giorni fa, quando noi eravamo ormai a casa.

Al di là di tutto – anche in questo periodo meno sereno di altri per quella Terra martoriata e benedetta – non posso nascondere che là, e in modo particolare a Gerusalemme, io mi sento veramente a casa. Avverto particolarmente vere e spiritualmente incisive le parole del Salmo 87 (NB: la breve spiegazione in nota alla edizione Cei 2008):
Si dirà di Sion:
"L'uno e l'altro in essa sono nati
e lui, l'Altissimo, la mantiene salda".
Il Signore registrerà nel libro dei popoli:
"Là costui è nato".
Mentre mi portavo questi sentimenti e pensieri nel cuore, mi ha colpito molto l'arrivo di un messaggio con foto da parte di un ragazzo. Si tratta di uno studente universitario che da almeno un anno sta camminando per approfondire il proprio discernimento vocazionale. Sul finire di agosto si è messo in cammino anche fisicamente per percorrere i chilometri, che anche Francesco d'Assisi faceva tra La Verna e Assisi.
Un volta giunto mi ha fatto sapere in modo semplice ma incisivo, con queste parole e questa sua foto:

« Finalmente a casa »

Cari amici, davvero il Signore ci dona una "patria", cioè la casa del Padre. Quando lo ascoltiamo, lo prendiamo sul serio e lo seguiamo, ci introduce nella sua dimora. Alcuni "luoghi dell'anima" hanno il potere e il dono di ri-cordarcelo più di altri: Gerusalemme e Assisi (e non solo) sono stati benedetti dal passaggio terreno di Gesù e di san Francesco, ma sono spazi in cui lo Spirito Santo "si diverte" a "convertire" le persone facendole sentire a casa...
Sono convinto che queste esperienze che ci fanno "sentire a casa" siano vere. Nello stesso tempo credo che siano anche il frutto di un lavorìo interiore, cioè di una relazione intensa con il Signore Gesù (e con san Francesco...), che proprio il Serafico Padre descrive per i suoi frati con una celebre e stupenda immagine, nel contesto di una forte esortazione a coltivare l'amore per Dio e la preghiera sopra ogni cosa:
Ma, in santa carità, che è Dio, prego tutti i frati, sia ministri che gli altri, che, allontanato ogni impedimento e messa da parte ogni preoccupazione e ogni affanno, in qualunque modo meglio possono, debbano servire, amare, adorare e onorare il Signore Iddio, con cuore puro e con mente pura, ciò che egli stesso domanda sopra tutte le cose.
E sempre costruiamo in noi una casa, una dimora permanente a lui, che è Signore Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, e che dice: Vigilate e pregate in ogni tempo, affinché possiate sfuggire tutti i mali che accadranno e stare sicuri davanti al Figlio dell’uomo. E quando siete in piedi e pregate, dite: Padre nostro che sei nei cieli. E adoriamolo con cuore puro poiché bisogna sempre pregare senza stancarsi mai, infatti il Padre cerca simili adoratori.
Questi intensi passaggi della Regola non bollata (cap. XXII, 26-31: FF 60-61) di san Francesco, ci richiamano ad un fatto semplice: ci sentiremo a casa ovunque se la nostra "dimora" l'avremo costruita sulla roccia che è Cristo, ovvero il suo Vangelo ascoltato e vissuto (cfr. Mt 7, 24-27). Mettere a fuoco e scegliere per te la vocazione e lo stato di vita, che più di tutti ti aiuta a vivere il Vangelo è un giro di boa fondamentale.
Assisi e Gerusalemme sono "casa nostra" più di tanti altri luoghi, perché ci richiamano in modo forte a questa verità. A noi cogliere e non sprecare questa invito che sale a noi dalla Terra...

Continuate a "costruire casa", per sentirvi a casa!
Il Signore vi doni pace!

frate Francesco


4 commenti:

  1. Colui che scrive è estremamente geloso della propria Terra nella quale tu sei venuto in pellegrinaggio. Vorrei pregarti di limitarti a riportare notizie di carattere vocazionale e di non miscelare giovani, vocazioni e pellegrinaggi. I pellegrini sono tutti benvenuti ma quando si apprestano a visitare lo Stato d’Israele non devono immaginare di fare una gita a Camposampiero! Coloro che vengono in Israele dovrebbero sapere da subito che si tratta di una realtà meravigliosa quanto problematica. È inutile manifestare il proprio sconcerto quando si ritorna a casa! Pensa a quei religiosi che in Terra Santa ci abitano e che vengono continuamente vessati. Mandate aiuti ai popoli dilaniati dalla guerra; non solo preghiere ma opere concrete. La cosa migliore che si potrebbe fare sarebbe quella di partecipare alle afflizioni degli arabi di Palestina soffrendo con loro anche la sete se è necessario. Tuttavia un pellegrinaggio che si rispetti non prevede mai una visita completa. Ad ogni buon conto non sentirti un privilegiato. Se non riesci a rimanere in comunione con il Verbo che si è fatto carne a Padova come pretendi di poterlo fare a Gerusalemme? Morale della favola; ciò di cui non si può parlare si deve tacere!

    Un residente permanente di Gerusalemme che abita nei pressi del glorioso santo Sepolcro e che avverte costantemente il profumo di nardo

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    1. Caro fratello anonimo,
      pace e bene!
      Mi dispiace - e non era certo nelle mie intenzioni - che di queste righe colpisse più ciò che non è scritto, di quanto ho voluto liberamente e semplicemente condividere. Certo venire nella Terra di Gesù e tua è molto di più di quanto ho comunicato io. Qui ho soltanto messo in luce una coincidenza di sentimenti ed esperienze. Non volevo fare di più.
      I giovani che sono venuti in Terra Santa con noi erano ben preparati alla complessità di ciò che avrebbero visto del passato e del presente. Siamo stati "accolti" dell'Iron Dome in azione... e avremmo dovuto visitare un Campo profughi nella West Bank, ma abbiamo dovuto annullare su pressione dell'agenzia. Tuttavia il contatto con i frati della parrocchia di Betlemme e con le suore del Caritas Baby Hospital ci ha messo a contatto soprattutto con ciò che vive la minoranza cristiana.
      Dopo i 10 giorni con i giovani, ho avuto la grazia di fermarmi una settimana in più con i Frati Minori: in quei giorni ho avuto modo di incontrare (anche grazie a loro) diverse persone arabe ed ebree, che mi hanno fatto partecipare ancora una volta in modo intenso a nuovi aspetti e complessità del vivere lì.

      In questo senso apprezzo e condivido le tue sottolineature... tuttavia mi dispiace e non condivido il modo e il tono. Non credo che ci conosciamo... in ogni caso consiglio a te e a me di seguire la Parola di Dio anche quando dice: "Non giudicate".
      Ho piacere che tu sia "geloso" della Terra Santa, e fai bene, ma credo che questo possa permettere che anche altri la amino con la profondità di cui ciascuno è capace.

      Il Signore ti dia pace!

      fr. Francesco

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  2. Ciao Frate Francesco,
    mi rispecchio profondamente in ciò che dici.
    Da aprile a maggio di quest'anno ho mosso i miei passi lungo il cammino di Santiago con due amici e, visto che la pecunia era scarsa, una volta arrivati a Santiago, abbiamo chiesto ospitalità presso la Chiesa di San Francesco proprio lì a Santiago. Frate Angel che ci ha ascoltato, purtroppo non ha potuto ospitarci ma, quando siamo usciti dalla Chiesa, ho pianto come un bambino. Mi uscivano lacrime a non finire e ridevo e piangevo allo stesso tempo. Quando poi mi ha abbracciato Fra Angel, fuori la Chiesa, ho smesso di piangere e, mentre andavamo via, ho rivolto uno sguardo presso la statua di San Francesco ..e di nuovo mi sono ritrovato a piangere di gioia. Ancora oggi mi vengono i brividi a ripensarci e a raccontarlo. Però sono convinto che questa cosa meravigliosa, che ho avuto il piacere e l'onore di vivere, non sia affatto accaduta per caso. Tornato a casa, ho provato il fortissimo desiderio di approfondire questa curiosità spirituale che avevo sin da quando sono partito per il cammino di Santiago..e ogni volta che entro nel Convento dove incontro il mio padre spirituale, sto con il sorriso sulle labbra da quando entro a quando esco, ininterrottamente! È un'emozione fortissima, ogni volta..e anche adesso a scriverlo sento il cuore battere forte! Un fraterno saluto, Damiano :)

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    1. Caro Damiano,
      grazie delle tue parole! Raccontare un'esperienza anche emotivamente intensa, come hai fatto con le tue parole, è un bel modo per condividere con altri e approfondire dentro di sé la comprensione del significato di ciò che viviamo... Cose che - come in questo caso - sono talmente forti da avere sempre significati nuovi da "tirare fuori".
      Effettivamente il pellegrinaggio - che oggi stiamo riscoprendo in vari modi - è una delle forme che la tradizione cristiana ha vissuto e consigliato come esperienza pedagogica per la fede; di purificazione e penitenza; di discernimento e verifica... e in fin dei conti (forse è il motivo migliore per farlo) è una cosa che anche Gesù ha praticato più volte mettendosi in cammino verso Gerusalemme per le feste annuali.
      Sono contento che molti stiano vivendo parte delle proprie ferie (o della disoccupazione... come mi è capitato di constatare due anni fa sul Camino de Santiago) per esperienze come queste. Non di rado anche qui a Padova, accogliamo o incontriamo qualcuno che cammina sul Cammino di sant'Antonio. E ho sentito anche i frati di San Miniato (PI), che ogni estate accolgono sempre più pellegrini sulla Via Francigena.
      Ti auguro di poter camminare nella fede, anche con l'aiuto della tua guida spirituale, per vivere appieno il 'pellegrinaggio della vita quotidiana'.
      Ti ricordiamo! Pace e bene...
      fr. Francesco

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