mercoledì 17 settembre 2014

Da Cristo prese l'ultimo sigillo

E poi che, per la sete del martiro, 
ne la presenza del Soldan superba 
predicò Cristo e li altri che ‘l seguiro,

e per trovare a conversione acerba 
troppo la gente e per non stare indarno, 
redissi al frutto de l’italica erba,

nel crudo sasso intra Tevero e Arno 
da Cristo prese l’ultimo sigillo, 
che le sue membra due anni portarno.

Dante, Paradiso XI, 100-108


Cari amici,
il Signore vi dia pace!

Sapevate che anche Dante Alighieri nella Divina Commedia parla di san Francesco? E che per questo il Canto XI del Paradiso è parte integrante anche delle Fonti Francescane? Sì, anche un brano di poesia dantesca fa parte della raccolta della più antiche testimonianze francescane!

A raccontare della vita di Francesco d'Assisi è il domenicano san Tommaso d'Aquino, come nel Canto XII sarà il francescano san Bonaventura a presentare la vita di Domenico di Guzman. La poesia dantesca, come sempre, con la sintesi efficace e l'elegante bellezza delle sue terzine riesce a rendere in breve l'intesa vita del nostro Padre «tutto serafico in ardore» (XI, 37).

San Francesco: dal martirio alle stimmate
Nel giorno della festa dell'Impressione delle Stimmate di san Francesco, 17 settembre, vorrei riprendere brevemente ciò che dice Dante.
Come potete leggere nelle tre terzine riportate qui sopra, egli colloca l'evento delle Stimmate subito dopo il pellegrinaggio in Terra Santa e l'incontro con il Sultano. Nei versi che seguono, poi, racconta immediatamente la morte del Santo.
San Tommaso dice che il Poverello di Assisi «per la sete del martiro, / ne la presenza del Soldan superba / predicò Cristo e li altri che ‘l seguiro»: come anche sant'Antonio di Padova, san Francesco si reca «tra i saraceni» disponibile, anzi desideroso, di dare la vita per Cristo. Sappiamo anche dalle altre biografie che, ammesso alla presenza di al-Malik al-Kāmil, annunciò a lui il Vangelo e la salvezza in Cristo. Francesco se ne andò da quella corte, senza essersi guadagnato il martirio, ma tanta stima per la sua santità e qualche dono... tra cui il corno d'avorio ancora conservato tra le reliquie della Basilica di San Francesco in Assisi.
San Francesco doveva ricevere un diverso martirio: quello che oggi celebriamo, il dono straordinario delle stimmate, «l'ultimo sigillo» d'amore e dolore che Gesù stesso ha impresso nella sua carne. Sono un segno per lui e per noi di una intera vita profondamente somigliante a quella di Cristo.

Ogni chiamato: dall'immaginare al seguire
Questo cosa può significare per te??
Tutti desideriamo e immaginiamo il nostro futuro per quello che al nostro cuore è dato di intuire. San Francesco ad un certo punto della propria esistenza si è sentito pronto a rischiare: donare e, se necessario, perdere la vita per amore di Cristo e per la conversione di alcuni fratelli infedeli. Questa disponibilità non è stata raccolta dal disegno della Provvidenza nel modo più "prevedibile" del martirio in odium fidei. Il suo martirio mistico è giunto in modo originale, semmai legato alla sua fatica di accettare l'"evoluzione" dell'Ordine, ormai quasi "autonomo" ed "emancipato" rispetto al suo fondatore (come trapela dalle biografie e dalla parabola della Perfetta letizia). E Francesco è stato crocifisso a La Verna per il bene di tutti coloro che si lasciano stupire da questo segno, e in particolare per il bene dei suoi con-fratelli. Dei quali è riuscito ad essere anche alla fine il frate "più" minore.
Assisi. Preghiera Corda pia,
che associa la Passione di Cristo
e le Stimmate di san Francesco.
Per te, che ti poni in ascolto del Signore ti chiama a seguirlo, è immaginare in qualche modo e forma particolare il tuo futuro. In quella immaginazione è nascosta la buona intuizione di ciò che il Signore ti chiede: donarti in modo totale. Spesso, però in questo 'immaginare', la nostra fantasia finisce per distrarsi un po' attorno agli aspetti periferici della vocazione: per esempio, fantasticando un po' sul ruolo nuovo o sul rispetto che riceverò quando sarò prete/frate (?!); o sulla bellezza della vita fraterna nella comunità, quando sarò suora (?!); o sul fatto che saranno finalmente valorizzati i miei talenti... Tutte cose possibili, ma non sempre realistiche... e certamente non centrali, perché spesso più che fare crescere in fede e santità, solleticano e gratificano l'ego.
Una vocazione ti è data perché in essa impari a donarti e ad amare... anche quando per amare è necessario soffrire. Proprio come Francesco chiese e ottenne a La Verna: amare e soffrire come Gesù ha amato e sofferto per noi sulla Croce. La festa di oggi, allora, ti consegna un consiglio pratico: quando noti che la tua fantasia ti porta lontano dal "centro" del tuo discernimento vocazionale, o ti alletta con prospettive "gloriose" che sono tutte da verificare, "fuggi" da questo sentiero ego-centrico e torna a porre i tuoi piedi laddove trovi le orme di Cristo, seguendo lui mentre porti ogni giorno la  tua (pesante ma non impossibile) croce. Il realismo umile di oggi, ti benedirà anche domani...

Buona festa delle Sante Stimmate!!
Il Signore ti dia pace!

frate Francesco


  • Se vuoi leggere tutto il Canto XI del Paradiso dantesco, visita questo sito, ben fatto, sulla Divina Commedia.
  • Per altri approfondimenti sulle Stimmate di san Francesco, puoi leggere i post del 2012 e 2013.


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