giovedì 12 giugno 2014

Frate Antonio di Padova: il Santo!

Venerdì 13 giugno 2014 - Solennità di Sant'Antonio di Padova


Pace e bene, cari amici in cammino e in ricerca vocazionale.
Qui alla Basilica del Santo fervono i preparativi  per accogliere le migliaia di pellegrini che domani giungeranno, da tutto il mondo, per la festa di Sant'Antonio. E' una grazia, come frati di questa grande comunità francescana, poter "respirare" ed essere provocati ogni giorno dalla forza del suo enorme carisma, dalla sua straordinaria santità.
Per voi tutti mettiamo la mano alla sua tomba, accompagnando questo gesto del pellegrino, con una preghiera di affidamento al caro Santo, nostro fratello ed intercessore.

Ti preghiamo, signora nostra,
tu, stella del mattino,
fuga con il tuo splendore
la caligine delle suggestioni del male
che ricopre le nostre menti.
Tu, che sei come la luna nel suo splendore,
riempi la nostra vacuità
e dissipa le tenebre dei nostri peccati,
perché possiamo giungere
alla pienezza della vita eterna
e alla luce della gloria che non vien mai meno.
Con l’aiuto di colui che ti fece nostra luce
e che, per poter nascere da te,
ti diede la vita.
A lui onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen”.

E’ una delle preghiere di S. Antonio alla Vergine Maria cui era intitolata la chiesetta del convento di Padova ove il Santo desiderava morire. E’ ora inglobata nella Basilica, dedicata per questo a S. Maria Mater Domini. 
Di seguito, vi proponiamo una breve biografia del Santo più venerato nel mondo, ma forse anche ben poco conosciuto. Con la sua intercessione e il suo aiuto, sempre innalziamo al Signore Gesù la nostra Lode.
fra' Alberto e frate Francesco

LA VITA DEL SANTO

LA VOCAZIONE FRANCESCANA
Nasce a Lisbona in Portogallo nel 1195, ed è battezzato col nome di Fernando. Di nobile famiglia (dei Buglione) è predestinato ad essere cavaliere e un uomo d’arme. Giovanissimo (ha solo 15 anni) dà invece ascolto ai suoi desideri più profondi. Non segue pertanto la carriera militare voluta per lui dal padre, ma entra in monastero, tra i Canonici Agostiniani. La sua ricerca pare già conclusa in una vita di solitudine, interamente dedita alla preghiera e allo studio assiduo della Parola di Dio. Nel cuore del giovane e dotto Fernando diventa però sempre più grande il desiderio di andare ad annunciare e testimoniare il Vangelo; le mura sicure del monastero non riescono più a contenere il suo amore per Cristo. L’occasione gli è data dall’incontro con i frati francescani. Alcuni di essi si sono spinti come missionari fino al Marocco, fra gli infedeli; ma dopo qualche tempo fanno ritorno in Portogallo soltanto i loro corpi martirizzati a colpi di scimitarra con barbara ferocia. Il Santo ne resta tremendamente colpito e provocato! Dopo un periodo di difficile crisi, a venticinque anni, lascia l’ordine agostiniano per diventare frate francescano, mosso dal sogno di dare anche egli la vita per il Signore e il suo Vangelo.

L’IMPREVISTO DI DIO
Lasciando il quieto monastero di Coimbra per avventurarsi ormai su mille strade incerte e sconosciute (in Africa, in Italia e Francia) egli è davvero un “uomo nuovo”. Nuovo nel nome che assume: Antonio. Nuovo nell’abito che ora indossa: l’umile saio francescano. Nuovo nella sua missione di Apostolo del Vangelo e testimone di carità fra i poveri e fratello di ogni uomo. Nuovo nello spirito di provvidenza e povertà e letizia francescana che lo sostiene e lo sospinge. Anelando al martirio, subito chiede ed ottiene di partire missionario in Marocco. È verso la fine del 1220 che s'imbarca su un veliero diretto in Africa, ma giunto in Marocco è ben presto colpito da febbre malarica e costretto a letto. La malattia si protrae e in primavera i compagni lo convincono a rientrare in patria per curarsi. Ma la nave su cui si imbarca è spinta da una terribile tempesta direttamente a Messina, in Sicilia. Il giovane Antonio, giunge straniero, profugo e naufrago in una terra lontana e sconosciuta e non farà mai più ritorno in Portogallo.

ALL'EREMO
Accolto e curato dai frati, a Pentecoste è inviato al Capitolo generale di Assisi, dove ha modo di ascoltare Francesco, ma non di conoscerlo personalmente. Nessuno per altro intuisce la straordinaria personalità di questo giovane frate straniero. Gli propongono pertanto di trasferirsi in un luogo sperduto sull’Appennino, a Montepaolo presso Forlì, dove serve un sacerdote che dica la messa per i sei frati residenti nell'eremo composto da una chiesina, qualche cella e un orto. Per circa un anno e mezzo vive in contemplazione e penitenza, svolgendo per desiderio personale le mansioni più umili, finché deve scendere con i confratelli in città, per assistere nella chiesa di San Mercuriale all'ordinazione di nuovi sacerdoti dell'ordine e dove predica alla presenza di una vasta platea composta anche dai notabili. Fu l’occasione predisposta dalla Provvidenza per rivelare al mondo la santità e l’ardore del Santo. Da quel momento frate Antonio non avrà più quiete.

PREDICATORE APPASSIONATO
Frate Antonio è un giovane appassionato del Signore! Per questo non può sottrarsi all’urgenza di annunciare il Vangelo con forza, coraggio e una dedizione assoluta. Lo stesso S. Francesco gli assegna il ruolo di predicatore e insegnante, scrivendogli una lettera deferente (lo chiama “mio Vescovo”) dove gli raccomanda, però, di non perdere lo spirito della santa orazione e della devozione. Comincia a predicare nella Romagna, prosegue nell'Italia settentrionale; usa la sua parola per combattere l'eresia (è chiamato anche il martello degli eretici), catara in Italia e albigese in Francia, dove risiede dal 1225 al ‘27. Qui assume un incarico di governo come custode di Limoges. Mentre si trova in visita ad Arles, si racconta gli sia apparso Francesco che aveva appena ricevuto le stigmate. Come custode partecipa nel 1227 al Capitolo generale di Assisi dove il nuovo ministro dell'Ordine, (S. Francesco nel frattempo è morto), è fra Giovanni Parenti, quel provinciale di Spagna che lo accolse anni prima fra i Minori e che lo nomina Provinciale dell'Italia settentrionale. 

VANGELO E CARITA'
Antonio apre nuove case, visita i conventi per conoscere personalmente tutti i frati, controlla le Clarisse e il Terz'ordine, va a Firenze, finché fissa la residenza a Padova. Qui, in due mesi scrive i Sermoni domenicali; i suoi temi preferiti sono i precetti della fede, della morale e della virtù, l'amore di Dio e la pietà verso i poveri, la preghiera e l'umiltà, la mortificazione e si scaglia contro l'orgoglio e la lussuria, l'avarizia e l'usura di cui è acerrimo nemico. A Padova ottiene la riforma del Codice statutario repubblicano facendo introdurre norme a tutela dei debitori insolventi a causa della piaga dell’usura che strozzava la città. Non solo, tiene testa al feroce tiranno Ezzelino da Romano, soprannominato il “figlio del diavolo” e che in un solo giorno aveva fatto massacrare undicimila padovani che gli erano ostili: Antonio va da lui perché liberi i capi guelfi incarcerati. 
In città forte e incisiva è la sua azione per riconciliare fazioni divise, condurre a pace famiglie lacerate, curare e tutelare i più poveri e sfruttati. La sua predicazione, è talmente potente da guarire molti cuori. Antonio sana ferite, Antonio conforta e porta a conversione, Antonio sempre parla di Dio, Antonio è un uomo di Dio e annuncia Colui che ama! Ovunque è ricercato per la sua sapienza, come per l’intensa vita spirituale. 
Su richiesta di papa Gregorio IX nel 1228 tiene le prediche della settimana di Quaresima e da questo papa è definito "arca del Testamento". Si racconta che le prediche furono tenute davanti ad una folla cosmopolita e che ognuno lo sentì parlare nella propria lingua. Per tre anni viaggia senza risparmio; è stanco, soffre d'asma ed è gonfio per l'idropisia. Quando torna a Padova memorabili sono le sue prediche per la quaresima del 1231. 

LA MORTE 
Per riposarsi si ritira a Camposampiero, vicino Padova, dove il conte Tiso, che aveva regalato un eremo ai frati, gli fa allestire una stanzetta tra i rami di un grande albero di noce. Da qui Antonio predica, ma scende anche a confessare e la sera torna alla sua cella arborea. Una notte che si era recato a controllare come stesse Antonio, il conte Tiso è attirato da una grande luce che esce dal suo rifugio e assiste alla visita che Gesù Bambino fa al Santo.
A mezzogiorno del 13 giugno, era un venerdì, Antonio si sente mancare e prega i confratelli di portarlo a Padova, dove vuole morire. Caricato su un carro trainato da buoi, alla periferia della città le sue condizioni si aggravano al punto che si decide di ricoverarlo nel vicino convento dell'Arcella dove muore in serata. Si racconta che mentre stava per spirare ebbe la visione del Signore e che al momento della sua morte, nella città di Padova frotte di bambini presero a correre e a gridare che il Santo era morto. Aveva solo 36 anni.
Nei giorni seguenti la sua morte, si scatenano "guerre intestine" tra i frati, le monache presso le quali era spirato, il clero e i maggiorenti della città che si contendevano le spoglie. Durante la disputa si verificano persino disordini popolari; infine, tutti ancora si accordano nel nome di Antonio affinchè la salma sia portata a Mater Domini, piccolo convento dove il Santo abitualmente risiedeva. 

I MIRACOLI
Non appena il corpo giunge a destinazione iniziano i miracoli, documentati da testimoni. Anche in vita Antonio aveva operato miracoli quali esorcismi, profezie, guarigioni, compreso il riattaccare una gamba, o un piede reciso; aveva fatto ritrovare il cuore di un avaro in uno scrigno; ad una donna riattaccò i capelli che il marito geloso le aveva strappato; rese innocui cibi avvelenati; predicò ai pesci; costrinse una mula ad inginocchiarsi davanti all'Ostia; fu visto in più luoghi contemporaneamente, da qualcuno anche con Gesù Bambino in braccio. Poiché un marito accusava la moglie di adulterio, fece parlare il neonato "frutto del peccato" secondo l'uomo, per testimoniare l'innocenza della donna. I suoi miracoli in vita e dopo la morte hanno ispirato molti artisti fra cui Tiziano e Donatello.

IL SANTO
Antonio fu canonizzato l'anno seguente, a soli 10 mesi dalla sua morte, dal papa Gregorio IX: il santo “più rapido” della storia! La grande e meravigliosa Basilica a lui dedicata sorse ben presto, con il contributo entusiasta dell’intera città di Padova. Trentadue anni dopo la sua morte, durante la traslazione delle sue spoglie, San Bonaventura da Bagnoregio trovò la lingua di Antonio incorrotta, ancora conservata miracolosamente nella cappella del Tesoro presso la basilica della città patavina di cui è patrono.
Nel 1946 Pio XII lo ha proclamato Dottore della Chiesa. Il suo culto è diffusissimo nel mondo intero ; venerato e invocato non solo dai cristiani, per tutti è “il Santo”.
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Vi propongo di seguito 3 stupendi video consequenziali sulla vita del Santo:

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