venerdì 20 giugno 2014

Sei liberoooooooooo!!

Pace bene, cari fratelli in ricerca e in ascolto della vocazione divina per la vostra vita.
Oggi vi presento parte della corrispondenza intercorsa con D., un giovane di (...), che mi scrive dicendomi di sentirsi "incastrato" e quasi "costretto" nella vocazione religiosa (diventare prete), nonostante non sia quello che lui desideri veramente. Mi chiede come fare e come comportarsi! Di seguito la mia risposta, mi auguro, liberante e "liberatoria".
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
Fra' Alberto
DOMANDA DI (D...)
Buongiorno caro fra Alberto, grazie del suo blog che seguo da tanto tempo. Finalmente prendo il coraggio di scriverle. Sono un ragazzo di 19 anni e mi chiamo D. , sono studente in medicina. Ho letto più volte le sue risposte sul discernimento di una vocazione. È da quando sono bambino che il pensiero della vocazione (diventare prete) mi tormenta, mi attrae e insieme mi fa star male. Sono sempre stato (per formazione e anche ora per scelta convinta) il così detto "bravo ragazzo", prima chierichetto, poi catechista, ora animatore, responsabile AC vicariale; questa mia buona disponibilità ha sempre però suscitato commenti nei miei riguardi della serie: "che bravo..magari da grande diventerai prete" e frasi simili. Anche recentemente il mio vescovo, mi ha invitato a pensare al seminario. Nel mio cuore so che non è la mia strada e che il mio desiderio è farmi una famiglia e fare il medico, ma talvolta, questi messaggi che ho sentito spesso rivolti a me da animatori, sacerdoti (persone comunque brave e che stimo) e persino dal Vescovo, sembra ritornino con prepotenza. E così ritorna anche forte in me un dubbio inquietante e che mi toglie il sonno e la gioia: e se davvero fossi chiamato dal Signore a diventare prete? E se avessero ragione tutte queste persone? E se non seguissi questa strada, forse che il Signore mi punirà? Rischio di sbagliare tutto a non ascoltare questi inviti? Allora mi capita di piangere, sentendomi tirato da una parte e dall'altra. In realtà il pensiero di diventare prete (vocazione che, sia chiaro, ammiro moltissimo) mi fa sentire come "incastrato" e costretto e mi rende triste, perché non lo accetto per me, mi fa soffrire, mi fa andare in paranoia. So qual'è la mia strada (farmi una famiglia), ma ogni tanto l'idea del prete rispunta e mi inquieta e mi blocca anche con le ragazze (non ho mai avuto una storia seria) e mi chiedo: e se davvero fosse questo che devo fare? Mi dia un consiglio per favore.
La ringrazio e prego per lei! D.

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Carissimo D., grazie per la fiducia e gli apprezzamenti al blog. Vorrei da subito tranquillizzarti e aiutarti a vivere con maggiore serenità. 
Sei figlio amato. Ricorda sempre: il DONO più grande che ci ha dato il Padre, è la libertà! La libertà di essere e sentirti pienamente figlio amato e rispettato e ascoltato, non certo uno schiavo costretto  a fare della tua vita un qualche cosa che non ti appartiene e non senti. La vocazione religiosa, la chiamata divina nasce infatti sempre da un invito dolce e rispettoso " se vuoi", mai da una costrizione, da un obbligo.  Inoltre, non basta certo essere dei bravi ragazzi perché ci sia la vocazione sacerdotale; questa è invece sempre un qualche cosa di gratuito, mai legata al "dover essere" o ai meriti personali. Il Signore, chiama invece (per fortuna), chi vuole Lui, come vuole e quando Lui vuole e basta!! E spesso..la chiamata, non è rivolta ai migliori, ai bravi, ai buoni..anzi!!
W la libertà. Questa libertà mi pare sia una conquista difficile oggi anche per tanti altri ragazzi come te che in modo analogo, si vedono talvolta costretti e inquadrati fin da piccoli (spesso figli unici e soffocati d'amore) in percorsi già precostituiti e programmati dai loro genitori: tu diventerai ingegnere, sarai un grande calciatore, il più grande pianista, il miglior giocatore di basket.. E giù corsi su corsi, aspettative altissime, stress da prestazione, ansie e paranoie, fughe e disincanti, spesso con tante fatiche e sofferenze per tutti. Che bella invece la libertà! Penso spesso con gratitudine ai miei cari genitori (semplici contadini), che consentirono a noi figli (siamo in nove fratelli) di fare i giochi e gli studi che volevamo oppure anche di andare a lavorare; li ringrazio perché ci permisero a 16 anni di fare l'inter-rail e viaggiare in libertà con lo zaino in spalla; li ringrazio perché ci consentirono sempre spazi fisici e mentali di autonomia senza stressarci la vita. Da questa libertà nacque anche poi la mia vocazione francescana e di frate ( "fai quello che vuoi", mi dissero i miei) così come la vocazione matrimoniale dei miei fratelli ( tutti con bellissime famiglie). Ascolta dunque il tuo cuore: lì il Signore ti parla come un Padre buono, non come un dittatore. 
No alla tristezza. Inoltre, ricorda, che la tristezza nei confronti di una scelta vocazionale, non è mai un bel segnale. Don Bosco indicava a san Domenico Savio un criterio di discernimento importantissimo: "tutto ciò che turba o porta via la pace non viene da Dio".
Ugualmente il padre spirituale (un gesuita) di Madre Teresa così l'aiutò a discernere la sua vocazione tra i poveri: "se pensandoti suora e in India sentirai una gioia sempre più grande, potrai ritenere quello come un segno della tua vocazione". Sarà dunque la gioia a guidarti e indirizzarti, non certo la mestizia e la tristezza: un prete triste è un triste prete!!
No all'indecisione. Carissimo, spero di averti detto qualche parola rasserenante. Mi permetto un ultimo consiglio: esci da limbo dell'indecisione (dove mi pare un pò ti sei cacciato). Se davvero in cuor tuo desideri farti una famiglia è ora di "darti da fare" e avviare qualche bella relazione e sperimentarti negli affetti e in un legame con qualche ragazza. Questo ti aiuterà molto nel rafforzarti e darti stabilità e sarà il vero banco di prova vocazionale. Finchè non ti metti in gioco rispetto a ciò che senti e desideri, finchè non rischi, sarai sempre in preda degli assalti del dubbio e dei tuoi tormenti e non crescerai mai. Ora è il tempo di farlo!
Ti benedico e ti seguo con la preghiera. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto

1 commento:

  1. Ciao D.! Leggendo la tua lettera ritrovo molti aspetti di me qualche anno fa.
    Un Grazie a fra Alberto per la risposta, è stata utile anche a me e sicuramente ad altri giovani in cammino.
    Leggendo mi è venuta in mente una chiaccherata- riflessione tra compagne di stanza durante il cammino vocazionale: i fidanzati servono a fare verità.
    D. ti auguro di incontrare presto la donna con la quale formerai la tua famiglia, se questo è nei Suoi piani. In ogni caso non aver paura, ogni relazione è un dono e ti aiuterà a crescere e a capire che strada prendere, il discernimento si fa anche e soprattutto sul modo di amare, in modo concreto, non sul pensiero "mi sposo " o "mi consacro".
    Inoltre voglio dirti di non dare troppo peso a commenti del tipo "che bravo, farai il sacerdote", molto spesso sono commenti gratuiti un po' buttati lì, da parte di parenti e da chi frequenta la parrocchia e, purtroppo, anche dai sacerdoti. Che poi non capisco questo pensiero popolare secondo cui il "bravo ragazzo" deve diventare prete, invece la "brava ragazza" è da sposare.

    Pace e Bene!
    Chiara

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