lunedì 23 giugno 2014

San Giuseppe da Copertino: patrono degli studenti

Pace e bene, cari amici in ricerca e in ascolto della vocazione divina per la vostra vita.
Vi propongo di seguito la storia vocazionale di un famosissimo frate francescano Minore Conventuale: San Giuseppe da Copertino. Rileggendo la sua vicenda ancor più mi colpisce come la vocazione religiosa sia un dono misterioso, unico e assolutamente gratuito che il Signore offre a chi vuole, come vuole e quando vuole, indipendentemente da ogni criterio e logica puramente umana. L'affidarsi, la consegna di sè, è l'unica cosa che chiede al chiamato; tutto il resto è dato poi in sovrappiù e con abbondanza straordinaria. San Giuseppe ci insegna dunque questo atteggiamento di fiducia e abbandono alla volontà del Signore, che così sa operare meraviglie anche là dove tutto parrebbe impossibile e sterile. Vi invito pertanto a confrontarvi con questo santo, soprattutto in relazione alle fatiche e ai timori e agli ostacoli che vi sembrano frapporsi ad una vostra scelta per la vita consacrata. Vi benedico. 
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
Fra' Alberto


Famoso come “il santo dei voli” per il dono della levitazione che caratterizzò miracolosamente la sua vita, è noto pure per essere il “santo protettore degli studenti”. Stiamo parlando di san Giuseppe da Copertino, che fu frate francescano minore conventuale. Giuseppe Maria Desa nacque il 17 giugno 1603 a Copertino (Lecce) in una stalla del paese. Il padre fabbricava carri. Rifiutato da alcuni Ordini per “la sua poca letteratura” (aveva dovuto abbandonare la scuola per povertà e malattia), venne accettato dai Cappuccini e dimesso per “inettitudine” dopo un anno.

Alla Grottella: Grazie all’interessamento dello zio materno, riuscì dopo molte insistenze ad essere accolto di nuovo come Terziario e inserviente nel conventino della “Grotella” dei Frati Minori Conventuali. Giuseppe ben presto espresse il desiderio di diventare sacerdote, sapeva appena leggere e scrivere, ma intraprese gli studi con volontà e difficoltà; quando dovette superare l’esame per il diaconato davanti al vescovo, accadde che a Giuseppe, il quale non era mai riuscito a spiegare il Vangelo dell’anno liturgico tranne un brano, il vescovo aprendo a caso il libro domandò il commento delle frase: “Benedetto il grembo che ti ha portato”, che era proprio l’unico brano che egli era riuscito a spiegare.

Gli studi: Quando trascorsi i tre anni di preparazione al sacerdozio, bisognava superare l’ultimo e più difficile esame, i postulanti conoscevano il programma alla perfezione, tranne Giuseppe; il vescovo ascoltò i primi che risposero brillantemente all’interrogazione e convinto che anche gli altri fossero altrettanto preparati, li ammise tutti in massa, era il 4 marzo 1628.
Per quanto poco propenso agli studi, era talmente desideroso di completare la scuola di teologia e così poter diventare sacerdote, che sempre, pur accanto all'impegno fedele e faticoso sui libri, volle confidare nel Signore con una preghiera intensa e fervente affinché si realizzasse questo sogno. Il Signore mai gli fece mancare il suo aiuto, sostenendolo ogni volta.
Si definiva fratel Asino, ma possedeva il dono della scienza infusa. Ad un grande teologo francescano che chiedeva come conciliare gli studi con la semplicità del francescanesimo, rispose: “Quando ti metti a studiare o a scrivere ripeti: Signor, tu lo Spirito sei / et io la tromba. / Ma senza il fiato tuo / nulla rimbomba”.

Le levitazioni: La sua povertà, ma soprattutto la fama dell’indiscutibile carica umanitaria, la sua eccezionale fede religiosa e i suoi prodigi superarono i confini cittadini e quelli provinciali. La sua prima levitazione è documentata il 4 ottobre 1630 al rientro in chiesa della processione di San Francesco. Giuseppe, infatti, si sollevò da terra fino all’altezza del pulpito, immobile sotto gli occhi di una folla in delirio. Da allora la sua vita cambiò. Le estasi divennero sempre più frequenti. Bastava un ragionamento su Maria o su Gesù perchè restasse inerte o cadesse a terra come un cadavere. Anche gli episodi di sollevamento da terra durante la celebrazione della messa divennero frequenti.
Il santuario della Madonna della Grottella, quindi, divenne ben preso un porto di mare soprattutto nei giorni festivi. Chi esclamava, chi piangeva, chi chiedeva misericordia all’Onnipotente. Tutti circondavano l’altare, toccavano il “santo”, lo osservavano da ogni lato, facevano esperimenti delle sue sensibilità con spilli e con candele accese, finchè non interveniva il padre guardiano a riportare la calma. San Francesco era divenuto il punto fermo della vita di fra Giuseppe. 

La prova: A Giuseppe obbedivano non solo gli uomini, ma anche gli animali. Ma la diffusione dei suoi miracoli e le frequenti levitazioni non tardarono a richiamare l’attenzione del Sant’Offizio. Iniziò così il suo calvario. In attesa di nuove prove e verifiche di santità fu deciso di tenerlo segregato e fu mandato esule e triste ad Assisi. Era il 1643 e i suoi miracoli si susseguivano anche in Assisi dove gli fu consegnata la cittadinanza onoraria. Era il 4 agosto del ’43. Ad Assisi padre Giuseppe visse quattordici anni e rivelò anche in quella città le sue doti profetiche tra cui la morte di Urbano VIII anticipata tre giorni prima. Ultimo carisma fu quello della scienza. Semplice di lingua, zoppicante in calligrafia, trepido nella lettura, ma quando parlava di Dio “aveva tanta fecondia nei discorsi teologici che pareva dotto e intelligente”.
Una scienza infusagli da Dio, sostennero i suoi dotti uditori. Le sue messe continuavano ad essere stracolme di fedeli in attesa dei suoi prodigi. Sicchè, dinanzi a tale fenomeno non potè restare immobile la Santa Inquisizione che dettò severe disposizioni circa la sorveglianza di padre Giuseppe.

La morte. Nel 1657 Giuseppe fu tra i Conventuali di Osimo dove visse fino al 1663 per essersi ammalato. Pazientemente si sottopose alle scelte del cerusico. La febbre lo divorò. L’8 settembre gli fu somministrata la comunione sotto forma di viatico. Verso sera implorò l’estrema unzione. La sera del 18 il suo volto cominciò a risplendere. Un quarto d’ora prima di mezzanotte chiuse la vita terrena con un lungo ineffabile sorriso.

Santo. Il 16 luglio 1767, anniversario della canonizzazione di San Francesco d’Assisi, Clemente XIII lo proclamò Santo. E' da allora anche il protettore degli studenti e degli esaminandi.


Preghiera dello studente

Mio Dio, ti ringrazio di tutti i doni che mi fai.
Concedimi di usarne sempre per la tua gloria,

per la mia santificazione, per il bene degli altri.
Dammi un cuore lieto, benedici la mia famiglia,
proteggi i miei studi, illumina i miei insegnanti,
assisti i miei compagni.
Per i meriti e l'intercessione
di San Giuseppe da Copertino, che, pur provando
la fatica dello studio e l'ansia degli esami,
ebbe la gioia della promozione invocando
la materna assistenza di Maria,
guida la mia mente, rendi tenace la  mia volontà
e generoso il mio impegno perché
adempia il mio dovere e meriti la promozione.
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre


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