venerdì 27 giugno 2014

Sacro Cuore di Gesù

Pace e bene a voi, cari amici in cammino e in ricerca della vocazione divina per la vostra vita!
Si celebra oggi (venerdì dopo il Corpus Domini), la solennità del Sacro Cuore di Gesù. E' un invito ad appoggiare il nostro capo sul Suo cuore, sul Suo petto, è un invito a ricercare il Suo abbraccio, per sentirci sempre più discepoli amati, salvati, redenti e così diffondere nel mondo, a tutti, il Suo messaggio di bontà, mitezza, compassione, misericordia. Dal Suo cuore nasce infatti la forza della missione e dell'annuncio, dal suo cuore nasce la vocazione divina.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Fra Alberto
Salvador Dalì (1962): Sacro Cuore
Il Cuore di Gesù, simbolo dell’amore misericordioso e buono di Dio per l’uomo.
Dio ci ama con cuore di uomo!
Al centro del mistero del mondo c’è Gesù Cristo. 
Al centro del mistero di Gesù Cristo c’è la sua morte che si schiude nella risurrezione. Al centro del mistero della sua morte c’è il suo amore, il suo cuore. Per questo possiamo dire che la celebrazione della festa del Cuore di Cristo conduce all’essenza del cristianesimo: la persona di Gesù, Figlio di Dio e Salvatore del mondo, svelato fin nel mistero più intimo dei suo essere, fino alle profondità da cui scaturiscono tutte le sue parole e le sue azioni: il suo amore filiale e fraterno fino alla morte.
Il cuore ha simbolizzato per gran parte delle culture il centro vivo della persona, il luogo dove nell’intima unità della persona si fondano la complessità, la molteplicità delle facoltà, delle energie, delle esperienze. Il cuore, inoltre, è simbolo della profondità e dell’autenticità dei sentimenti e delle parole, quindi, della loro sorgente profonda: l’amore.

Il mistero dell’uomo abbandonato
Gesù, uomo perfetto, ha amato come nessun altro uomo. Alla sua scuola noi impariamo ad amare secondo dimensioni completamente nuove. L’amore di Gesù non è né stoico né platonico, ma sentito, tenero, delicato. Il suo cuore ha veramente provato sentimenti di gioia e ammirazione davanti allo splendore della natura, al candore dei bimbi, allo sguardo d’un giovane rimasto puro; sentimenti di misericordia verso tutti i «poveri»: peccatori, malati, vedove in pianto, folle erranti ed affamate; sentimenti di amicizia verso gli apostoli, i discepoli, Lazzaro e le sorelle; sentimenti di pietà per Gerusalemme che lo rifiuta e per Giuda che lo tradisce; d’indignazione contro i venditori del tempio e contro i suoi nemici, che volendolo perdere, rovinano se stessi e il popolo; sentimenti di terrore durante l’agonia, di fronte al mistero della morte e del male che sembra trionfare.

Amore e morte
Ma la rivelazione più decisiva dei cuore di Gesù è che l’amore non è totale se non passa attraverso la morte; non diviene portatore di vita se non accetta di attraversare la morte. Può trattarsi, talora, anche di morte fisica e sanguinosa, ma in ogni caso si tratta della morte a se stesso, dello spogliamento, della rinuncia, dei distacco, della perdita e oblio di se stesso. Da quando la sofferenza è stata assunta per amore da Cristo, è diventata portatrice di vita e di salvezza. Al centro del mistero redentore non sta tanto l’azione dell’uomo-Dio, quanto la sua passione. Il mistero del cuore di Gesù è il mistero di un uomo trafitto.

Credere e rispondere all’amore
Vari documenti della Chiesa insistono sullo scopo di questa devozione: riportare la vita cristiana all’essenziale, centrare la nostra vita e la nostra fede nel nucleo essenziale del cristianesimo. Il cristianesimo è dall’inizio alla fine un mistero di amore. Essere cristiano che cosa significa in definitiva se non «credere all’amore di Dio per noi» e consentire a questo amore di espandersi e di suscitare una risposta d’amore? (cf 1 Gv 4,16-19).
«Il cuore è la realtà intima e unificante che evoca il mistero che resiste a tutte le analisi, che è la legge silenziosa più potente di ogni organizzazione e utilizzazione tecnica dell’uomo. Cuore indica il luogo dove il mistero dell’uomo trascende nel mistero di Dio; là la vuota infinitudine che egli esperimenta dentro di sé grida e invoca la infinita pienezza di Dio. Evoca il cuore trafitto, il cuore angosciato spremuto morto. Dire cuore significa dire amore, l’amore inafferrabile e disinteressato, l’amore che vince nell’inutilità, che trionfa nella debolezza che ucciso dà la vita, l’amore che è Dio. Con questa parola si proclama che Dio e là dove si prega: “Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Con la parola cuore si nomina qualcosa che è totalmente corporeo e tuttavia è tutto in tutto, al punto che si possono contare i suoi battiti e ci si può fermare in un pianto beato perché non è più necessario andare avanti dal momento che si è trovato Dio.
Chi può negare che in questa parola noi ritroviamo noi stessi, il nostro destino e il modo proprio dell’esistenza cristiana che ci è imposto come peso o grazia insieme, e assegnato come nostra missione?» (K. Rahner).

Preghiera di Santa Faustina Kowalska (1905-1938), religiosa (Diario, § 1321)
« Io sono mite e umile di cuore »

Ti saluto, Cuore di Gesù misericordiosissimo,
viva sorgente di ogni grazia, 
unico rifugio ed asilo per noi,
in te ho la luce della mia speranza.

Ti saluto, Cuore pietosissimo del mio Dio,
illimitata e viva sorgente d’amore,
da dove sgorga la vita per i peccatori,
E sei fonte di ogni dolcezza.

Ti saluto, o ferita aperta nel sacratissimo Cuore,
dal quale sono usciti i raggi della misericordia,
da cui ci è dato attingere la vita,
unicamente col recipiente della fiducia.

Ti saluto, o imperscrutabile bontà di Dio,
sempre smisurata e incalcolabile,
piena d’amore e di misericordia, ma sempre santa,
e come una buona madre chinata verso di noi.

Ti saluto, trono della misericordia, Agnello di Dio,
che hai offerto la vita per me,
davanti a cui ogni giorno la mia anima si umilia,
vivendo in una fede profonda.

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