martedì 24 giugno 2014

Perché i preti non si sposano?

Pace e bene, cari amici in cammino e in ricerca della vocazione divina per la vostra vita.
Fra i vari quesiti che mi giungono, frequente è la questione del celibato dei preti e perchè questi non possono sposarsi. Di seguito riporto parte di una lettera giuntami da Marco con la mia risposta.
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la sua lode.
fra Alberto

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DOMANDA DI MARCO
Caro fra Alberto, nel mio cuore mi trovo recentemente combattuto e in forte crisi. Sono molto attratto dalla vita sacerdotale e, quest'anno ho anche fatto un bellissimo cammino di discernimento vocazionale con la mia diocesi al riguardo. Ho anche pensato seriamente di entrare in seminario (avevo già deciso in tal senso e scritto la lettera di ingresso), ma proprio in questo ultimo mese ho conosciuto una ragazza verso la quale è nato un sentimento inaspettato. E' anche la prima esperienza affettiva vera per me. Così sono strattonato fra queste due opzioni. Vorrei diventare prete perché è quello che cerco e sogno da tempo; in relazione a questa strada, infatti, mi sono interrogato a lungo e con sincerità e sono convinto che il Signore mi abbia rivolto questo invito e chiamata! Ma non posso neppure negare questo nuovo sentimento che va a scompigliare però tutti i miei pensieri. Ancora non ho avuto il coraggio di parlarne con le mie guide del seminario: sembrava la mia, già una scelta fatta. Mi chiedo il perchè della scelta del celibato per i preti stabilita dalla Chiesa Cattolica. Che male ci sarebbe se un sacerdote si potesse sposare? Se così fosse entrerei subito in seminario, non avrei un attimo di esitazione! Non potrebbe essere che Papa Francesco, come qualcuno dice, possa rivedere questa norma? Sono molte le domande che si affollano in me. Che ne pensa? Grazie. Marco

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Pace a te fratello. Grazie per la fiducia e per avermi scritto di te aspetti molto intimi e riservati. Che dirti???!!
= La prima cosa che non mi meraviglia e non deve meravigliarti è questo sentimento che sta nascendo in te! Certo, guarda caso (!!!) questo giunge, proprio alla vigilia di un passo tanto importante. Direi che quanto stai vivendo è quasi una prassi normale!! Fa parte della dinamica dello scegliere; ogni scelta infatti implica necessariamente una rinuncia, un sì e un no.. Di fronte a una decisione per nulla facile (come entrare in seminario), può accadere che riemerga con forza e anche sofferenza, quanto si deve lasciare. Ma questo è una grazia e una verifica preziosa circa la tua vocazione. Se entrare in seminario non ti costasse nulla, dubiterei fortemente di te. E’ una scelta di vita a cui ti accingi!!! E' un SI’e un No che ti è chiesto!! Tu cosa vuoi per davvero??
= In secondo luogo, non mi perderei tanto in discussioni riguardanti il “Se” e i “ma” e i “però” in ordine alle scelte della Chiesa circa il celibato dei preti. Il dato di fatto da cui non puoi prescindere, resta comunque e in ogni caso, che un prete è chiamato al celibato e alla castità per il Regno: mi meraviglia un poco che nel tuo discernimento questo aspetto fondamentale non sia entrato prima. Oggi,(ma anche per il futuro, come ribadito in tantissimi documenti) il prete si connota per questa scelta di affidamento totale ed esclusivo al Signore e al Ministero, non dividendo il suo cuore con altri se non con Lui: Cristo è l'Amato, così la Chiesa è l'unica Sposa. Questa prassi nella Chiesa latina, non è una legge imposta senza un perché, ma trova da sempre ( fin dai primi secoli) un fondamento prima di tutto nella vita stessa di Gesù (anche egli celibe): bello e forte che i suoi preti gli somiglino, siano davvero "alter Christus" imitando così anche il suo modo di essere!! Se tutto quanto fa Gesù è "divino", allora anche il suo vivere da celibe e castamente è "divino", ed è "divino" imitarlo. 
Il fondamento è anche nella Tradizione millenaria della Chiesa ( vari Concili e Sinodi fin dal IV sec. fissano questa disposizione). Il celibato : questione di cuore indiviso, di imitazione totale, di una vita consegnata a Gesù e alla sua Chiesa! E’ un “rinnegare se stessi”(Lc9,18-24), è farsi eunuchi per il Regno (Mt19,12), è lasciare beni e affetti per LUI (Lc14,26-27). Sei disposto a fare questo per Gesù?
= Che poi tu possa provare affetto e dei bei sentimenti per una ragazza, credimi, è una benedizione! Il mondo clericale, infatti, a volte è così sterile e incapace di sentimenti! Ringrazia dunque il Signore che in tal modo ti sta confermando che sei un giovane normale e sano (di sentimenti e di orientamento), che ti fa misurare il cuore e la vocazione con una persona concreta (non un'idea astratta). Il Signore non chiama a seguirlo più da vicino persone incapaci di innamorarsi o problematiche nel volere bene (c'è chi pensa questo!). In realtà egli vuole che i suoi preti siano dei veri uomini, delle persone autentiche che sappiano diffondere gratuitamente amore, nel suo nome, ad ogni persona, senza reclamare nulla per sè. Che misura ha il tuo cuore al riguardo?
= Infine, di questo passaggio difficile, direi che è bene tu ne parli assolutamente con il tuo padre spirituale e che non lo affronti da solo. E' bene anche che tu ti dia tutto il tempo necessario per un ulteriore discernimento nel confronto con la tua guida, nella preghiera e nell'ascolto attento di quanto si muove nel tuo animo: non è mai fruttuoso giungere a delle decisioni di vita sull'onda di emozioni e turbamenti e confusioni interiori. Sei disposto a questo dialogo sincero? 
Ecco carissimo alcune indicazioni dirette e schiette…che riassumo in una brevissima frase: Se vuoi fare il prete caro fratello, devi essere disposto a dare la vita, tutta intera per Gesù, a lasciarti "trafiggere il cuore" solo da Lui!!! E’ a questo che ti senti chiamato?
Ti benedico e ricordo al Signore.
fra Alberto


5 commenti:

  1. Sono un giovane, credente, di 26 anni, scrivo da ... Sono un insegnante e amo molto il mio lavoro. Vivo però da solo (con i miei, come tanti giovani miei coetanei). Sui 20 anni, mi parve di sentire una chiamata del Signore a seguirlo nella vita consacrata. Frequentai un gruppo di discernimento, e dopo un lungo percorso mi dissero che non potevo entrare nell’istituto, con mio grande disappunto. Vivo infatti fin dall’adolescenza problematiche che non ho mai accettato fino in fondo (anche per la fede che cerco di vivere), ma che ci sono in me (inclinazioni omosessuali non troppo marcate, ma comunque praticate, autoerotismo, frequentazioni gay). Le domando come mai tanti giovani come me che pure si sentono chiamati, devono rinunciare alla vita religiosa a causa delle loro inclinazioni omosessuali. Forse che Dio si sbaglia a suscitare una chiamata che poi non viene accolta? E con quale motivazione l’Istituzione può tarpare il desiderio di un ragazzo che sente la chiamata? Cordiali saluti. M.

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    1. Pace a te. Grazie per la fiducia. La questione che mi poni è delicata e complessa. Ti invito a parlarne eventualmente a livello personale con un bravo sacerdote, anche per ricevere un aiuto e un sostegno per la tua vita cristiana: la castità ( che sperimenti come difficile) infatti non può non essere anche per te, nella fede che vivi, una meta a cui tendi e che ricerchi, nonostante le tue inclinazioni. Non conosco poi la tua storia in modo approfondito e dunque non entro in merito. Mi limito qui pertanto ad alcuni pensieri di ordine generale. La chiesa, prima di tutto distingue fra inclinazioni e pratiche omosessuali. Nei riguardi di chi prova delle inclinazioni invita sempre all’accoglienza e alla comprensione della persona, che come tale merita ogni rispetto. E’ invece certamente molto severa, specie in un discernimento alla vita consacrata e sacerdotale, là dove vi è una consuetudine radicata di atti e pratiche omosessuali (che il catechismo definisce “peccato grave “ e azioni disordinate) e di commistioni con la cultura gay. E’ il Magistero stesso ( il Papa), nei suoi documenti, a stabilire al riguardo la non ammissione nei seminari. Al sacerdote e religioso è richiesto infatti un cuore e dunque un agire sempre casto e puro e libero, non certo intrappolato in dinamiche e legami poco limpidi e ambigui e disordinati. Non è questione di durezza della chiesa ma di correttezza verso il Signore (che un prete è chiamato ad imitare, annunciare, testimoniare senza alcuna ombra) come verso i fedeli i quali hanno il diritto di avere un prete come si deve. E’ anche una questione di sensibilità e vera attenzione e delicatezza pure verso il giovane che vive questa difficoltà: si evitano infatti per lui illusioni e false aspettative e si indica come via più praticabile, quella laicale, con un lavoro normale, e all’interno di rapporti e relazioni più semplici ( rispetto a quelli estremamente più complessi e di grande responsabilità pastorale che può vivere un religioso). E’ la lunga esperienza pedagogica maturata all’interno della chiesa, a suggerire come scelta migliore e più serena, quella della scelta laicale. Che poi spetti all’Istituzione dettare le regole di ingresso, questo è fuor di dubbio: la vocazione religiosa, non è mai infatti un diritto da accampare, o un privilegio personale che gli altri devono semplicemente accettare . La vocazione piuttosto nasce sempre nella Chiesa, dalla Chiesa e nella Chiesa ed è a servizio di questa: solo da essa va dunque riconosciuta come autentica e vera! Non basta il “sentire” del candidato.
      Ti benedico e affido all’Altissimo e alla Vergine Maria Immacolata. fra Alberto

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  2. Credo che il celibato dei preti sia qualche cosa di innaturale e che costituisca un'imposizione assurda oggi come oggi da parte della chiesa

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    1. Se questa scelta fosse così assurda e innaturale come credi, allora sarebbe assurda e innaturale anche la vita stessa di Gesù a cui il prete si ispira e si conforma nel suo vivere da celibe!

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    2. Sono una mamma di Milano. Ho capito il valore immenso e divino del celibato dei preti, quando il mio parroco, per un anno intero e tutti giorni, ha fatto visita alla mia bambina gravemente malata (leucemia) accompagnandola con un tatto e una delicatezza incredibile all'incontro con il Signore Gesù, preparandola alla prima S. Comunione e poi all'incontro definitivo con sorella morte. Solo un cuore tutto per Dio poteva esprimere una così grande umanità e libertà. Grazie a voi tutti sacerdoti e religiosi che con la vostra vita ci indicate il cielo.

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