martedì 11 marzo 2014

5 idee distorte di vocazione

Situazione. Un gruppetto di giovani o adolescenti si trova ad incontrare un giovane prete/seminarista/frate/suora. Come/dove è relativo. Durante l'ora di religione, al campo scuola, durante una visita guidata ad un santuario, nel corso di un week-end di volontariato... Se uno dei giovani soggetti incuriositi riesce a vincere la timidezza, a rendersi conto che la vocazione non è contagiosa al solo parlarne, che il personaggio esotico tutto sommato è civile e non morde... allora LA domanda sta per arrivare.
Ma quando hai sentito la chiamata, cosa è successo? Hai avuto tipo... una visione? 
Proprio perché consapevolmente esotico (e apparentemente in via d'estinzione), per il soggetto interrogato non è affatto facile rispondere! Non perché non sappia bene cosa gli è capitato, o perché nel rispondere abbia doppi fini, ma perché per capirsi bisogna parlare la stessa lingua. Ovvero tradurre un'esperienza in parole e immagini comprensibili ad entrambi. E, specialmente oggi, tradurre un cammino vocazionale 'in italiano' e attraverso l'immaginario di un adolescente medio è impresa non da poco...

Qui non rispondiamo alla fatidica domanda, ma proviamo a dire: che cosa la vocazione non è.
  • La telefonata. Dio oggi ha deciso di prendere il telefono e di comporre il tuo numero! Per farti sapere cosa devi fare nella vita. No! le cose non stanno proprio così... Il Padre eterno non è il SuperMegaDirettoreGenerale del mondo o della Chiesa, che si interessa personalmente delle pratiche giacenti all'Ufficio Personale. L'unica cosa che si può salvare di questo modo di immaginare la vocazione è che: ti indirizza verso ciò che il Signore vuole per te a da te.
  • La visione. Siccome i tempi sono maturi, il Signore mette in programma di mandare domani in una città del nord Italia, chiamata Milano, l'Arcangelo Gabriele e santa Chiara: rispettivamente a Marco (22 anni, laureando in filosofia) e a Beatrice (25 anni, infermiera al San Raffaele), per chiedere loro di diventare lui prete e lei Clarissa. Fosse così facile e straordinariamente mistico, credo che anche al giorno d'oggi Seminari, monasteri e chiese sarebbero pieni... Le vocazioni scaturite da esperienze "straordinarie" non sono impossibili, ma – per definizione – non sono ordinarie!! Diciamo che di questa prospettiva (che trova comunque nelle narrazioni bibliche i suoi "prototipi") può valere per ogni chiamata il fatto di avere la propria origine nel mistero di Dio: ogni vocazione è divina.
  • La fuga. Si viene a sapere che quel bel ragazzo di Christian, 23 anni, il figlio della sarta, è entrato in seminario da una settimana. Più o meno un anno fa aveva lasciato la ragazza. Dalla parrucchiera del quartiere non si parla d'altro: «Per fare una scelta simile, chissà che delusione ha avuto!». «Dicono che lei l'avesse tradito...». «Comunque... meglio così, piuttosto che drogato!». «Forse vuole espiare i propri peccati...». Oggi come oggi non è raro che che siano gli 'spettatori' ad interpretare una vocazione come 'scusa' per scappare dai problemi e dalla complessità della vita, soprattutto quando il chiamato è ritenuto una persona in gamba. Tuttavia... detto in altri termini...:
    Don Abbondio:
    il personaggio dei Promessi sposi del Manzoni,
    esempio di vocazione inautentica e pavida...
  • Il rifugio. Giuseppe, 30 anni, lavora come impiegato nel Comune della sua città. Da qualche tempo il suo capo ufficio vuole responsabilizzarlo maggiormente, perché tutto sommato si fida di lui. Le uniche amicizie che coltiva sono i ragazzi con cui gioca a calcetto una volta a settimana e qualche vecchia conoscenza dei tempi del liceo. Con le donne non ci sa fare granché per cui non ha avuto storie finora, pur essendo un "buon partito". Da un annetto, però, una nuova collega gli dedica qualche attenzione, non particolarmente esplicita, ma capace di metterlo in imbarazzo e farlo sentire imbranato. Allora Giuseppe insiste con il frate suo confessore, che lui pensa di avere la vocazione e di doversi «ritirare in convento per trovare la pace». Certamente troverebbe la pace piena se il Convento fosse «l'eterno riposo». Pur aspirando al Cielo, i frati sono ancora nel mondo e – per i loro e altrui limiti – non sentono meno le sfide e le spine quotidiane della vita. Anzi! il ruolo e la visibilità pubblica che hanno non di rado li espone più che proteggerli. Tuttavia è vero che la vita religiosa è tale anche per mettere al riparo dalle distrazioni inutili o eccessive, chi si vuole dedicare a tempo pieno a Dio e al prossimo.
  • L'auto-realizzazione. Finalmente Giacomo, 29 anni, dopo due storie importanti, una laurea in ingegneria gestionale e 4 anni di carriera come manager... ha capito che, se vuole veramente dare completezza alla propria vita (e non annoiarsi troppo... come gli sta capitando), deve mettere le proprie competenze a servizio di Cristo. D'altra parte fare il prete significa gestire – come minimo! – una parrocchia (e quindi una ampia e complessa rete di persone e gruppi), non per uno scopo qualsiasi, ma per salvarli e renderli efficaci evangelizzatori! Con uno scopo così alto, il suo impegno gli potrà dare soddisfazioni più alte, più "spirituali"! Peccato che il Gesù da cui ora vuole farsi assumere, tra le altre cose, abbia detto anche: «Chi vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua»!! È pur vero, tuttavia, che ogni vera vocazione è capace di portare felicità a te e a chi ti circonda.
Cari amici,
tra il serio e il faceto... abbiamo provato a dire che cosa non è la vocazione. Se volete ripercorrere che cosa sia (e non...) in modo un po' più organico, ecco un post precedente che fa al caso vostro.

Buon cammino, cari giovani!
Pace e bene!

frate Francesco

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