mercoledì 5 febbraio 2014

Insieme ai frati del convento di Longiano... è più bello!

Pace e bene a voi tutti cari ragazzi
in ascolto e in ricerca della vocazione del Signore per la vostra vita. Ricevo molte lettere in cui mi si chiede: "ma..che cosa fanno i frati"; "di che si occupano i frati?"; "come trascorrono la giornata i frati?". Spesso la domanda è accompagnata da ipotesi abbastanza "suggestive" e legate a stereotipi o ancor più a pregiudizi sulla vita religiosa che lasciano il tempo che trovano. Vi presento oggi dunque uno spaccato di vita francescana, molto reale e concreta, andando un poco a curiosare in un nostro convento. Vi parlerò dei Frati del Convento del SS. Crocifisso in Longiano (vicino a Cesena), prendendo a riferimento un bel articolo apparso recentemente sul "Messaggero di S. Antonio" ( la rivista della basilica del Santo). Sotto indico anche il recapito del Convento e ai giovani "cercatori" della zona (e non solo) che volessero conoscere più da vicino questa bellissima realtà, rivolgo un invito: "Andate a trovare i frati! Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
fra Alberto 

Particolare del Crocifisso
Il Convento di Longiano
All’inizio di tutto c’è un bellissimo Crocifisso dipinto del XIII secolo. Ma c’è anche una vitella. O, meglio, ci sono un Crocifisso e una vitella insieme, che si ritrovano inaspettatamente l’uno davanti all’altra il 6 maggio 1493. Causa il popolo, che intendeva donare la vitella ai frati radunati in capitolo, nel convento di Longiano (Forlì-Cesena). Immaginiamo per farla finire arrostita sui loro piatti. Se non che, detta vitella, passando davanti al Crocifisso in questione – che a quel tempo era appeso nel chiostro del convento – decide di irremovibilmente inginocchiarsi davanti a esso.
Per la cronaca, solo la benedizione del padre guardiano schiodò la nostra vitella da lì, anche se non ci è stato tramandato se questa inusitata devozione la salvò o meno dal finire in pentola. Ma certamente non dal diventare protagonista, insieme con il Crocifisso, del «miracolo di Longiano». Che richiama, complice la breve distanza, un miracolo simile avvenuto a Rimini: quello della mula che, pur affamata, disdegnò un cesto di buona biada per inginocchiarsi piuttosto davanti al Santissimo Sacramento tenuto in mano da frate Antonio, il nostro futuro Santo. Ma anche il famoso episodio del lupo di Gubbio, che abbassò orecchie e alterigia davanti a frate Francesco.

Accogliersi l’un l’altro
Scartata l’ipotesi che uno strano morbo avesse infettato gli animali di quelle regioni, colpisce il loro «inchinarsi» devoto davanti al segno, anzi alla realtà della fraternità e della comunione. Visto che Croce ed Eucaristia proprio di ciò ci narrano: di un Dio che si fa prossimo all’uomo, si dona a lui mettendosi nelle sue mani, per essere possibilità di nuove relazioni umane, nuova famiglia di Dio. È come se la vitella ci testimoniasse che vale la pena «inchinarsi» solo davanti a ciò e a Colui che crea comunione!
Con tali premesse, se la fraternità francescana che vive nel convento accanto al santuario del SS. Crocifisso, avesse avuto anche solo qualche dubbio circa l’essere appunto una «fraternità» (già in quanto tale: come seguaci di Francesco d’Assisi ma anche, perché no? della famosa vitella), non avrebbe potuto che farselo passare, sentendosi investita proprio da questo compito: creare, favorire, alimentare la fraternità! Insomma, crederci, e prepararsi giorno per giorno a ricevere continuamente da Dio questo stupendo dono!
La Comunità dei frati con il Guardiano, fra Mirko, il più giovane a sinistra.
E in effetti essa svolge con applicazione e fantasia questo suo compito, prendendo le mosse proprio da se stessa. Animati da fra Mirko, il giovane superiore della comunità, i frati, tra cui Jakobus (indonesiano, in partenza per la missione in Cile), cercano di accogliersi l’un l’altro come direbbe san Francesco, e cioè come dono reciproco, come «caval donato» a cui non sta bene preventivamente guardare in bocca. Nella fatica di sapersi e sperimentarsi diversi, ma allo stesso tempo nutrendosi degli stessi sogni, furbescamente valorizzando e approfittando di tutti gli attimi che fanno la giornata: condividendo preghiera, tavola, lavori domestici, progettazione di impegni e responsabilità. Ma anche regalandosi con coraggio un tempo tutto per sé, la giornata del martedì, libera da impegni pastorali: la gente lo sa, rispetta e, probabilmente, in tempi tanto frenetici e dove sembrerebbe non esserci spazio per relazioni gratuite, persino ammira e invidia.

Compagne e compagni di strada
Già se fosse solo così sarebbe certamente una bella compagnia di frati. Ma sarebbe pur sempre ancora troppo poco, una scommessa con una minima puntata. E allora la fraternità è vissuta, ad armi pari, con alcune suore francescane missionarie di Assisi, che vivono accanto ai frati condividendone la preghiera giornaliera e l’animazione pastorale. Suor Emilia e le sue consorelle, Rosa, Adele e Antonia, non sono semplicemente e opportunisticamente «forza lavoro» in aiuto ai frati (benché anche di questo ci sia tanto bisogno). Sono compagne di strada.
Ma a questo punto non c’è due senza tre. Perciò, per portare fino in fondo, alle giuste conclusioni, le premesse, è stata ristrutturata una parte del grande convento, che anni fa serviva come seminario, ricavandoci quattro appartamenti. Dove, lo si sarà ormai capito, vivono alcune famiglie: Marzia e Antonio, francescani secolari, con i loro quattro figli; Benedetta e Andrea, sposi novelli, ex scout; Celestin con la sua famiglia romena e, infine, Maria Letizia e Paola.




Tutti insieme, frati, suore e laici, pregano, condividono momenti di formazione e corresponsabilità, organizzano e gestiscono proposte di preghiera con tutta la gente, come l’adorazione eucaristica del lunedì sera, piuttosto che proposte spirituali e pastorali per le famiglie o i giovani del territorio, con la possibilità di fermarsi anche per più giorni in accoglienza. Il prossimo impegno, per esempio? Una paventata sfida a calcio tra «condominio», come simpaticamente si autodefinisce la parte laica della grande famiglia, e religiosi. Dal risultato, insinuano le malelingue, scontato. Anche perché Gioele, il più piccolo della compagnia e provetto calciatore, si sta allenando.

Questa calda «vicinanza» reciproca innesta e provoca ulteriori percorsi virtuosi: la bella e numerosa fraternità dell’Ordine francescano secolare, l’attivissimo Gruppo missionario, gli abili artisti del presepio. O l’associazione Homo viator, la quale, con il coinvolgimento di altri volontari, anima progetti di accoglienza e di doposcuola per bambini e giovani, sia in casa sia, soprattutto d’estate, al Villaggio San Francesco al passo dei Mandrioli, sulla strada per Camaldoli. 
Tutto ciò è quello che si vede a prima vista. E pare così naturale e semplice da sembrare persino scontato: uomini e donne, consacrati o sposati, che hanno ritrovato la fatica, il gusto e il piacere di stare insieme. Ma anche la strada per arrivare fin lì dove ognuno si scopre bisognoso e, allo stesso tempo, risorsa per gli altri. Ma che cos’hanno in comune? Certamente non riuscirebbero a camminare assieme in questa variopinta e chiassosa «armata brancaleone», se non avessero scoperto di essere tutti ugualmente seppur diversamente, ciascuno a modo proprio e secondo percorsi di umanità e santità propri, figli e figlie dello stesso Dio! Fratelli e sorelle tra di loro, di Francesco e Chiara d’Assisi, di ogni uomo e ogni donna. Soprattutto dei bisognosi e dei poveri. Perché sul volto di ognuno risplendono i linea­menti del volto di Cristo. È forse poco?

di fra Fabio Scarsato
(Messaggero di S. Antonio)

Santuario del SS. Crocifisso Longiano (FC)
tel. 0547 665025 - e-mail santcrocif@libero.it 
sito www.santcrociflongiano.blogspot.it

2 commenti:

  1. Dopo questa lettura mi viene da esclamare o da urlare dalla gioia posso far parte anche io di questa famiglia? Ciao pregate per me Grazie!!!!!! Anche io non mancherò di fare altrettanto.

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    1. fratello..cerca i frati..e inizia un cammino. ti benedico e ricordo. fra Alberto

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