venerdì 10 gennaio 2014

Pescatori "in rete"!


Pace e bene a voi tutti,
cari amici in ricerca della vocazione del Signore per la vostra vita!

Prima di Natale mi ha colpito molto un articolo su l'Osservatore Romano dove si raccontava della vocazione di papa Francesco e del ruolo fondamentale (come animatore vocazionale e "pescatore" di vocazioni) di un sacerdote salesiano di origine italiana, Don Enrique Pozzoli. Riporto di seguito alcuni stralci di questa storia bellissima che forse può apparire a molti ragazzi "in ricerca" abbastanza lontana e desueta. In realtà, se cambiano i tempi, ecco che anche il Signore sa cambiare le proprie strategie e "tattiche" per rivolgere ancora quell'invito che invece sa di eternità: "vieni e seguimi"!! Non posso qui non narrarvi un recente episodio che mi è accaduto. 
La settimana scorsa ho ricevuto, infatti, una commovente lettera da Don Roberto, un giovane sacerdote lombardo, il quale mi ringraziava tantissimo, raccontandomi come la sua vocazione fosse nata e scaturita (mentre ancora frequentava le superiori) dal fascino di san Francesco e nientemeno che dalla lettura quasi quotidiana del blog "vocazione francescana". Da qui, mi scriveva, di aver ricevuto il coraggio di rivolgersi al proprio parroco, e poi all'animatore vocazionale della sua diocesi, di avere così iniziato un cammino di discernimento, che lo ha portato ad entrare in seminario (terminato il liceo) e ad essere ordinato sacerdote pochi anni fa. Oggi è coadiutore in un grande parrocchia della bassa bergamasca e si occupa dell'Oratorio e dei giovani ai quali cerca di trasmettere sempre, quella dimensione e spiritualità francescana che tanto lo ha affascinato e guidato. 
Mi ha reso felice prima di tutto sapere che prega per me tutti i giorni e anche constatare come il Signore non disprezzi certo un "BLOG" (roba da non credere!) per gettare il suo seme, rivolgere il suo richiamo, suggerire una strada di vita così impegnativa e bella come quella sacerdotale. In realtà come ho più volte scritto, il Signore è davvero fantasioso e libero e sempre all'avanguardia nell'invitare chi vuole alla sua sequela: l'occasione può essere data da un incontro particolare (con un sacerdote, un frate, un missionario) oppure da un desiderio intuito talvolta fin dall'infanzia, a volte da un sogno o da un'esperienza particolare ( un campo ad Assisi, un pellegrinaggio, un servizio di volontariato). Non raramente è anche la sofferenza o un'inquietudine interiore a spingere nella ricerca di "un di più", in un bisogno di donazione più grande per Dio, per la Chiesa, per l'umanità che resta un mistero. La chiamata, la vocazione religiosa, francescana o sacerdotale è infatti un bel mistero, rinchiuso nel cuore di Gesù e nel suo sguardo d'amore privilegiato ed eccessivo su chi Lui sceglie gratuitamente. 
E' a questo punto che può diventare utile anche un blog come "www.vocazionefrancescana.org" dove forse un pò segretamente, poter cliccare alcune parole intriganti che frullano nella mente e nel cuore: "chi è un frate? ... cosa fa un prete? ... come si diventa religiosi...? che cammino fare per diventare frati francescani?", ecc. ecc. e scoprire che poi... qualcuno risponde, e che ci sono dei pescatori anche "in rete"! 

Cari amici, che dire??!! Fidiamoci di Gesù: Lui sa come venirci incontro! 
A Lui sempre la nostra Lode.

fra Alberto


«L'Osservatore Romano» pubblica una lettera nella quale il futuro Papa ricorda il ruolo "vocazionale"di un sacerdote che lo aveva battezzato.
Papa Francesco riceve il battesimo il 25 dicembre 1936, e a celebrare il rito è un salesiano di origine italiana P. Enrique Pozzoli, amico di famiglia e vicino ai suoi cari in molte occasioni. Ma questo sacerdote avrà anche un ruolo importante nel convincere il papà e la mamma di Bergoglio nel momento in cui il figlio rivelerà loro l'intenzione di entrare in seminario. E' lo stesso Papa Francesco a raccontare l'intera vicenda della sua vocazione e del ruolo che ebbe questo sacerdote nella sua scelta.

«Don Pozzoli (...) e' intervenuto in modo decisivo, nel 1955, con la storia della mia vocazione. (...) 
Il 21 settembre 1954 mi hanno buttato giù dal cavallo. Ho conosciuto P. Carlos B. Duarte Ibarra a Flores (la mia parrocchia). Mi sono confessato con lui per caso… e lì — senza che io stessi nel banco delle imposte come il santo del giorno [Matteo] — mi aspettava il Signore “miserando et eligendo”. Lì non ho avuto dubbi che dovevo essere sacerdote».

«La vocazione -scrive Papa Francesco - l’avevo sentita per la prima volta a Ramos Mejía, durante il mio sesto grado, e ne parlai con il famoso “pescatore” di vocazioni, P. Martínez s.d.b. Ma poi cominciai la scuola secondaria e “ti saluto”! Studiavo Chimica nell’Industriale e solevo passare lunghi periodi (soprattutto in estate) in casa dei miei nonni materni nella calle Quintino Bocayuva (...) Non dico nulla in casa fino al novembre del 1955: quell’anno finivo l’Industriale (erano sei anni) e mi iscrivevo come tecnico chimico. A casa non sono convinti. Erano cattolici praticanti… ma preferivano che aspettassi alcuni anni, studiando all’Università».

«Poiché capivo su chi sarebbe finito il conflitto - aggiunge il Papa - andai da P. Pozzoli e gli raccontai tutto. Esaminò la mia vocazione. Mi disse di pregare e di lasciare tutto nelle mani di Dio. Mi diede la benedizione di Maria Ausiliatrice. Ogni volta che recito il “Sub tuum praesidium…” mi ricordo di lui. Naturalmente in casa nasce l’idea: perché non sentiamo P. Pozzoli? E io, con la miglior faccia del mondo, dissi di sì». «Ricordo ancora la scena. Era il 12 dicembre 1955. Papà e mamma festeggiavano 20 anni di matrimonio. La festa consistette in una Messa (solo i miei genitori e i cinque figli) nella parrocchia San José di Flores. Il celebrante sarebbe stato P. Pozzoli. Finita la Messa, papà invita a colazione nella Pasticceria “La Perla de Flores” (Rivera Indarte e Rivadavia, a mezzo isolato dalla Basilica)… Papà pensava che P. Pozzoli non avrebbe accettato perché gli chiese se poteva (credo che se altrimenti saremmo andati a casa, a 6 isolati), ma P. Pozzoli (che sapeva di cosa si sarebbe parlato) accettò senza esitare. Che libertà di spirito per aiutare una vocazione!».


«A metà della colazione si pone la questione - racconta Papa Bergoglio - P. Pozzoli dice che l’Università va bene, ma che le cose vanno prese quando Dio vuole che si prendano… e comincia a raccontare storie diverse di vocazioni (senza prendere partito), e alla fine racconta la sua vocazione. Racconta come un sacerdote gli propone di diventare sacerdote, come in pochissimi anni diventa suddiacono, poi diacono e sacerdote… come gli fu dato quello che non aspettava… Bene, a questo punto “ormai” i miei genitori avevano sciolto il cuore. Naturalmente P. Pozzoli non finì dicendo che mi lasciassero andare in Seminario né esigendo da loro una decisione… Semplicemente si rese conto che doveva “ammorbidire”, lo fece… e il resto venne da sé. (...) Quando “annusava” che ormai stava per ottenere quello che voleva, si ritirava prima che gli altri si rendessero conto. Allora la decisione veniva da sola, liberamente dai suoi interlocutori. Non si sentivano forzati… ma lui gli aveva preparato il cuore. Aveva seminato, e bene… ma lasciava agli altri il gusto della raccolta».


5 commenti:

  1. vocazione religiosa e omosessualità: quale possibilità di incontro? Andrea

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    1. Pace a te Andrea: la domanda è breve, ma meriterebbe una lunghissima risposta per le grandi questioni che condensa. Vado all'essenziale scusandomi se anch'io scelgo la sinteticità. La Chiesa, nei suoi documenti ufficiali, sempre indica la vita laicale, vissuta cristianamente e alla luce del Vangelo, come la via più serena e percorribile per le persone che vivono questa situazione.

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    2. dunque...escluso!

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    3. Più che escluso..direi indirizzato (con l'intento di suggerire il vero bene alla persona) a scelte più serene e feriali nella pur già impegnativa ed esigente vita cristiana. La chiesa nelle sue decisioni, non è tanto preoccupata di escludere e dire dei no, ma di tutelare, preservare e aiutare ogni suo figlio ( anche chi vive una situazione di omosessualità),. E una lunga esperienza al riguardo, suggerisce questa scelta che può anche non essere condivisa, ma è mossa unicamente da un senso di bene maggiore. . L' ingresso nella vita religiosa del resto, non è neppure mai un diritto da accampare ( e questo vale anche per tante altre situazioni molto diverse; vedi per es. i limiti di età che molti contestano), ma sempre necessita della mediazione e del discernimento della Chiesa, Il Signore ti benedica e dia pace.
      f. Alberto

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  2. Grazie Frati francescani per il vostro servizio a noi Giovani. siamo un pò persi e disorientati e nessuno (come invece fate voi) pare prendersi la briga di dirci dei sì o dei no, di indicarci il bene o il male, di suggerirci le strade migliori e più opportune così come di fare attenzione al male e a ciò che può deviarci e distruggerci.Sono reduce da Assisi, dal corso vocazionale e questi temi mi hanno colpito molto, ne farò tesoro. Enrico di Casale M.

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