sabato 25 gennaio 2014

Le caratteristiche della vocazione

Cari amici, il Signore vi dia pace.
Nella liturgia di oggi si fa memoria della conversione e della chiamata di San Paolo (cfr Atti 22,1-21). Anche guardando all'esperienza dell'Apostolo delle genti, vi propongo una meditazione sulla vocazione, soffermandomi su alcune caratteristiche tipiche di ogni esperienza vocazionale, nella speranza di offrirvi qualche luce in più (e un incoraggiamento), per il vostro personale cammino di discernimento.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
Vi benedico.

Fra Alberto

Caravaggio: Vocazione di San Paolo
 LE CARATTERISTICHE DELLA CHIAMATA, DELLA VOCAZIONE

1) La vocazione è legata al “senso” del nostro esistere: Altro è pensare di essere frutto del caso e del “non senso” (“gettati” nel mondo senza un perché), altro credere ed avere FEDE che esiste un Dio, creatore e Signore di tutto quanto vive; creatore e Signore anche della mia vita e che dunque da sempre mi ha pensato e che da sempre ha un progetto bello per me. Vedi Geremia (1, 5): “Prima di formarti nel grembo materno, io ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce ti avevo consacrato”. La vocazione è dunque prima di tutto questione di "fede"!

2) Percorre strade diverse: non si ripete; ognuno compie un proprio cammino che non è uguale a quello di un altro. Dunque, rivela l’originalità/unicità, sia di Dio che della persona: Dio non lavora “a catena”!!

3) E’ un'azione misteriosa e autonoma di Dio: proviene da una Persona che resta invisibile e nasce ogni volta da strade molto diverse. Dio rimane il Mistero, l’Inafferrabile. Così come rimane un mistero il fatto che qualcuno (ed altri no) si percepisca “guardato”, “interpellato”, forse..“strattonato”…da Dio.

4) E’ un farsi vicino di Dio: Dio avrebbe potuto benissimo rimanere al suo posto e, invece, la scena di Paolo ( forse anche la nostra esperienza personale) ci mostra che Dio si scomoda, si avvicina all'uomo, gli viene incontro…bussa..interpella. A questo punto, però, tocca all’interpellato avvicinarsi a Colui che l'ha chiamato.

5) E’ un dialogo nella libertà: La vocazione rivela il desiderio di Dio di porsi a livello dell’uomo, di dialogare con lui, di interpellarlo  (Saulo…Saulo…22, 7). Esprime pertanto la libertà di Dio che chiama chi vuole e come vuole; ma anche presuppone la libertà dell’uomo che può decidere (o no ) di rispondere. Quante volte ritorna nelle chiamate evangeliche quel rispettoso e sincero “se vuoi..”?? Forse qualche volta ci è capitato di chiederci: “Perché proprio a me”?  Rimane il fatto della libertà di Dio: la sua scelta è insindacabile. Marco dice: Salì sul monte, e chiamò a sé quelli che volle (Mc. 3, 13).

6) E’ una scelta personale: La scelta di Dio fa parte del mistero divino, perché misteriosa è la vocazione: arriva per vie strane ed è inutile stare a pensare perché chiama una persona piuttosto che un'altra, perché a una persona chiede una cosa e a un'altra chiede qualcos'altro. È pure inutile desiderare la vocazione di un altro o cercare di copiare l’altro.
Ci possono essere dei modelli di riferimento, ma poi la scelta finale è strettamente personale; ciò che emerge dalla vocazione  è qualcosa di assolutamente unico e irripetibile, che va costruito nella solitudine.  Anche San Paolo, sulla via di Damasco, è solo. Diventa addirittura cieco e non riesce più a vedere.  Se noi siamo liberi di rispondere, lui è libero di chiamare chi e quando vuole. La vocazione è davvero il luogo dell’incontro di due libertà: quella di Dio che chiama e la nostra che risponde.

7) E un essere chiamati per nome:  ciò significa che il Signore chiama una persona precisa all'interno della sua vita, della sua personalità, la chiama per quello che è, con tutto quello che ha fatto e che fa.  Sulla via di Damasco egli chiama: "Saulo, Saulo!". (At. 22, 7) Chiama per nome!! Bello e consolante pensare che anch’ io sono conosciuto da Dio: Egli mi chiama per nome. Egli conosce tutto di me  – Signore, tu mi scruti e mi conosci  (Sal. 139) -  :  conosce ciò che penso, i miei desideri, i miei sentimenti, il mio presente e il mio passato: nulla c’è, di me o in me, che gli sia nascosto. Mi conosce e mi ama. Perciò mi chiama.

8) E’ dono e proposta d’amore: La vocazione non è mai una fregatura!!! (come spesso può capitare di pensare: “se mi fido di Dio, poi Lui mi..frega!!!!)  Nasce invece da uno sguardo d’amore speciale (Maria..la piena di grazia!!), quasi immotivato, incomprensibile , misterioso (Fissatolo…lo amò! Mc 10,17-27): è un Dono grande, un privilegio che può lasciare stupiti e forse impauriti come capita a Maria che dice: "Dio ha guardato all’umiltà della sua serva" .

9) La vocazione, è chiamata all’amore: La vocazione autentica nasce dall’Amore e conduce poi all’Amore, al servizio al Dono, non è mai “per sè”. La vocazione di S. Paolo, come quella di chiunque altro, non ha come scopo primario lo sviluppo dell’individuo isolato, ma di tutta la comunità: la vocazione particolare è un frutto personale, ma il fine è il bene di tutti. In fondo , se ci pensate, noi pure stiamo beneficiando della vocazione di Paolo così come le sue lettere, la sua vita, hanno formato la Chiesa per secoli. Rispondere allora alla nostra vocazione vuol dire rispondere alla vocazione al bene per gli altri e comprendere che, nella misura in cui noi coltiviamo bene la nostra vocazione, facciamo del bene agli altri. Parlare di vocazione significa dunque riconoscere che la nostra vita è realtà che dobbiamo “giocare” avendo chiara la nostra responsabilità nei confronti degli altri (qualcosa “per te”).

10) La vocazione offre una garanzia: io sono con te: Dice Dio per mezzo del profeta Isaia: “Ti ho chiamato per nome. Tu sei prezioso ai miei occhi perché sei degno di stima e io ti amo. Non temere, perché io sono con te” (Is 43, 1-5), indicandoci così una grande certezza: "io sono con te"!. Si tratta di una affermazione che mette i brividi.
Il Dio, che dall’eternità ci ama, che entra nella nostra storia con la sua chiamata. è anche colui che fedelmente ci accompagna. Certo, quando percepiamo il desiderio di Dio, possiamo anche spaventarci, perché mette a nudo i nostri falsi desideri e ci butta a terra ( come per S. Paolo), ma mentre agisce così, ci consola e ci dice: “Non temere! Io sarò con te!” "Io ti dirò tutto quello che devi fare"(cfr Atti 22,10). II Signore, quando ci chiama, non ci lascia soli. A noi tocca semplicemente fare la nostra parte, tutto il resto lo farà lui. Ecco perché non bisogna avere paura.

11) La vocazione chiede un cammino di purificazione: La vocazione è Dio che si abbassa a livello dell’uomo per innalzarlo al Suo livello. Per fare che ciò accada, però, è necessario intraprendere un cammino di purificazione, un cammino penitenziale dove a volte occorre essere sbalzati a terra come Paolo. Per  incontrare la volontà di Dio è sempre necessario togliere dal terreno i sassi che ci impediscono di avvicinarci a lui. Uno dei sassi non potrebbe essere rappresentato, oggi, dall'aumento esasperato dell’erotismo, della sensualità, della pornografia e più in genere di tutto ciò che ci porta a ricercare  comodi e superficiali appagamenti?


PER IL CAMMINO PERSONALE
Cercherò di meditare la Parola di Dio, possibilmente ogni giorno, individuando tutto ciò che non va nella mia vita personale e sforzandomi di dare un nome alle negatività da togliere, perché possa crescere il seme che è chiamato a portar frutto in me purché lo coltivi con pazienza e costanza.

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