venerdì 31 gennaio 2014

Testimonianza di un incontro speciale al "Corso Vocazionale"

PACE E BENE,
cari amici in ricerca e in ascolto della vocazione del Signore per la vostra vita. 
Il tempo nel suo scorrere veloce (gennaio è già terminato!) invita tutti alla responsabilità e all'affrontamento di quanto il Signore sta dolcemente suggerendo al nostro cuore. Tutti sentiamoci chiamati da Lui a non rifuggire e a non temere il suo invito, pronunciando nel Suo Nome il nostro SI' quodiano, in ogni situazione o ambito in cui ci troviamo ad operare e a camminare. Naturalmente mi rivolgo qui in particolare a quei tanti giovani, attratti dalla vocazione francescana e religiosa e sacerdotale che, per mille motivi o paure, continuano a temporeggiare o rimandare un discernimento. 

Ho già più volte parlato del Gruppo san Damiano, il "Corso vocazionale francescano" proposto da noi frati in varie regioni d'Italia. Riporto di seguito la testimonianza di Nicola, un ragazzo di Padova, che partecipa al Gruppo S. D. (per il nord ) che solitamente si ritrova nel nostro convento di Brescia. Ci parla di un recente incontro avvenuto con le Suore Clarisse  francescane Cappuccine di quella città: luminose e incoraggianti le parole indirizzate ai giovani da queste donne, la cui vita, è intrisa unicamente della presenza di Dio e nulla più.  
Approfitto anche per ricordare che il prossimo incontro (sempre per i giovani del nord Italia) sarà ancora a Brescia (Chiesa di san Francesco) nel Week end 15-16 febbraio. Per i ragazzi di altre regioni (centro-sud-isole) ecco i responsabili vocazionali zonali ! Non abbiate timore a contattarli; vi daranno una mano volentieri.
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
fra Alberto

TESTIMONIANZA DI NICOLA
Le bellissime parole che ci hanno rivolte le Clarisse di Brescia nella visita del nostro Gruppo S. Damiano al monastero (sabato 11 gennaio), mi hanno dato pace e speranza offrendomi un pò di luce alle molte domande che mi accompagnano nella vita di ogni giorno e nel cammino di discernimento vocazionale che ho da poco intrapreso. E' stato bello ascoltare in particolare un invito: sono chiamato a ringraziare e lodare Dio sempre e in ogni momento, anche se ancora non ho compreso bene la mia vocazione e non mi è chiara la mia strada.
Devo lodarlo e ringraziarlo per le persone e le situazioni che Lui ha messo e sta mettendo sul mio cammino, prestando a queste attenzione e ascolto perchè anche attraverso di esse Lui mi può parlare. 
Devo lodarlo e ringraziarlo anche per i timori e le incertezze e i dubbi, perchè è normale provare tutto questo; l'incertezza è stata vissuta anche da S. Chiara quando si mise a seguire il Signore volendo imitare san Francesco! Questi, infatti, era considerato da molti un pazzo, ma Chiara lascia tutto per andargli dietro, perchè in Francesco vedeva Gesù Cristo! 
Devo sempre lodare e ringraziare Dio per la fiducia che ha in me e in noi , perchè il Signore vuole le nostre vite realizzate, ognuna nel proprio disegno. 

Ringrazio di cuore le Clarisse per le loro parole e per la loro testimonianza. Ringrazio i frati che ci accompagnano in questo cammino e tutti i ragazzi del gruppo S. Damiano. Il Signore guidi i nostri passi. 
Nicola

giovedì 30 gennaio 2014

Ardere, non bruciare

Cari amici,
pace a voi!

Sabato scorso un ragazzo, che quest'anno partecipa al cammino del Gruppo San Damiano, ha mandato una e-mail (che riporto qui sotto) a noi frati e a tutti i ragazzi che fanno parte del gruppo vocazionale. Lorenzo è un giovane romagnolo, di Forlì. Ha colto occasione dal fatto che la celeste Patrona della sua città – la Madonna del Fuoco – verrà festeggiata fra pochi giorni, per invitarci tutti a condividere la preghiera a Maria Immacolata: per illuminare e riscaldare il nostro cammino.
Le parole (e l'immagine) condivisa da Lorenzo hanno suscitato delle belle risposte (e spero anche le preghiere che proponeva... ;-). E – tra l'altro – ciò che ha scritto richiama da vicino alcuni contenuti che noi Frati del nord Italia abbiamo ravvivato nelle recenti Settimane Formative (divisi in tre turni, per poter partecipare tutti e non lasciar troppo sguarniti i conventi). Infatti sono state sottolineate le caratteristiche peculiari della spiritualità mariana di san Francesco, di san Massimiliano Kolbe, e quindi nostra. In particolare come san Francesco sia probabilmente il primo nella storia a definire la Vergine Maria come «Sposa dello Spirito Santo»; mentre san Massimiliano riprende e sviluppa questo aspetto più volte.
In comunione con i nostri santi, vorrei allargare la proposta di Lorenzo a voi tutti, in ricerca della vostra chiamata: invochiamo la Signora del Fuoco, la Sposa dello Spirito Santo, perché possiamo essere sempre aperti all'Unico che può darci: il fuoco per ardere e l'equilibrio per non bruciarci; l'umiltà per ascoltare e la fortezza per seguire nei fatti la nostra vocazione.

Pace e bene!

frate Francesco


Madonna del fuoco - Forlì

Ciao a tutti, sono Lorenzo.
Come state? Spero bene, anzi, benissimo.

È cominciata oggi da me la novena della Madonna del Fuoco, la patrona della mia città (Forlì) e ho pensato di condividere la cosa con voi.

La "Madonna del Fuoco" è un'immagine di Maria con Gesù bambino che risale al XV secolo (credo). Era affissa in una scuola e c'è chi dice che fosse stata disegnata dagli stessi bambini che la frequentavano (anche se a me personalmente sembra strano che dei bambini sapessero disegnare così bene, ma ok). Una notte d'inverno qualche furbone non spegne bene il fuoco e viene a crearsi un incendio che durerà giorni e distruggerà completamente l'intera scuola. Completamente rasa al suolo, incenerita. Ecco perché sorprende tutti scoprire che l'immagine sacra di Maria è rimasta completamente intatta.
Da allora è venerata come nostra patrona e protettrice di Forlì. La notte del 4 febbraio (la stessa dell'incendio di tanti anni fa) i forlivesi mettono dei lumini sul davanzale delle proprie finestre per commemorare il miracolo. E ci sono pure le bancarelle in piazza che vendono una piadina buonissima che viene preparata solo per questa festa.
L'immagine è tuttora custodita nel duomo di Forlì.

Che dire... ho sempre sentito molto questa ricorrenza, sin da quando ero piccolo (guai se non mettevo il mio lumino fuori dalla finestra!). Il fuoco è indice di potenza ed è per questo che la particolare storia di questo miracolo mi ha sempre colpito. Maria è forte, eccome se lo è, e in questo periodo in particolare riesco a sentire la sua protezione su di me, su tutti noi. Dopotutto lei ha detto il "sì" per eccellenza e sono certo che intercederà per noi presso il Signore alla luce delle nostre preghiere. E io, ora più che mai, voglio chiederLe di aiutarmi a pregare con il cuore aperto a Gesù, in modo da potergli esprimere tutto l'amore possibile.
Sono sicuro che questo Fuoco miracoloso ci aiuterà a "illuminare" anche il nostro cammino. Se potrete e vorrete, chiedo anche a voi miei cari compagni di rivolgerLe un pensiero durante le vostre preghiere affinché butti un occhio di riguardo anche alle nostre guide spirituali fr. Francesco, fr. Alberto e fr. Alessandro.

Complimenti a chi ha avuto voglia di leggere fino a questo punto. Spero si veda l'immagine.
Vi auguro ogni bene. E buon weekend.

Lorenzo

*  *  *

Santa Maria Vergine,
non vi è alcuna simile a te,
nata nel mondo, fra le donne,
figlia e ancella dell'Altissimo Re il Padre celeste,
Madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo,
sposa dello Spirito Santo;
prega per noi con san Michele Arcangelo
e con tutte le potenze dei cieli
e con tutti i santi,
presso il tuo santissimo diletto Figlio,
Signore e maestro.


San Francesco d'Assisi (FF 281)

Ella è congiunta in modo ineffabile con lo Spirito Santo,
per il fatto che è sua Sposa,
ma lo è in un senso incomparabilmente più perfetto
di quello che tale termine può esprimere nelle creature.

San Massimiliano M. Kolbe (SK 1318)

lunedì 27 gennaio 2014

San Massimiliano Kolbe, frate francescano, martire ad Auschwitz

Cari amici, il Signore vi dia pace.
Oggi, 27 gennaio, si celebra la Giornata della Memoria, in ricordo di quando (27 gennaio del 1945) l'Armata Rossa entrò nel campo di sterminio di Auschwitz, ponendo così fine agli orrori che vi erano stati perpetrati per anni dagli aguzzini del regime nazista.
Non posso qui non invitare tutti a pregare per le persone che a milioni vi furono uccise, furono torturate, furono offese e derubate di ogni dignità e rispetto.
Non posso non richiedere l'impegno morale e intellettuale e civile di ciascuno, specie dei giovani, perchè queste oscenità e delitti non si ripetano mai più!
Non posso non ricordare qui anche la figura a me molto cara di un santo, di un Frate Francescano Minore conventuale, san Massimiliano Maria Kolbe, che ad Auschwitz immolò la sua vita, chiedendo di prendere il posto di un altro prigioniero condannato a morte, scegliendo così di morire per lui. Una scelta tragica e drammatica, umanamente incomprensibile, eppure segnata da una speranza e da una luce divina, più grande di ogni odio e oscurità e violenza (vedi POST precedente).


Massimiliano Kolbe, da Auschwitz scrive una sola lettera alla mamma:
"Mia cara mamma, verso la fine del mese di maggio sono giunto con un convoglio ferroviario nel campo di Auschwitz. Da me va tutto bene. Amata mamma, stai tranquilla per me e la mia salute, perché il buon Dio c'è in ogni luogo e con grande amore pensa a tutti e a tutto" (SK 961). 
Ripeteva ai compagni di prigionia:
"L'odio non è forza creativa; solo l'amore crea... Queste sofferenze non ci spezzeranno, ma ci aiuteranno a diventare sempre più forti".

sabato 25 gennaio 2014

Le caratteristiche della vocazione

Cari amici, il Signore vi dia pace.
Nella liturgia di oggi si fa memoria della conversione e della chiamata di San Paolo (cfr Atti 22,1-21). Anche guardando all'esperienza dell'Apostolo delle genti, vi propongo una meditazione sulla vocazione, soffermandomi su alcune caratteristiche tipiche di ogni esperienza vocazionale, nella speranza di offrirvi qualche luce in più (e un incoraggiamento), per il vostro personale cammino di discernimento.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
Vi benedico.

Fra Alberto

Caravaggio: Vocazione di San Paolo
 LE CARATTERISTICHE DELLA CHIAMATA, DELLA VOCAZIONE

1) La vocazione è legata al “senso” del nostro esistere: Altro è pensare di essere frutto del caso e del “non senso” (“gettati” nel mondo senza un perché), altro credere ed avere FEDE che esiste un Dio, creatore e Signore di tutto quanto vive; creatore e Signore anche della mia vita e che dunque da sempre mi ha pensato e che da sempre ha un progetto bello per me. Vedi Geremia (1, 5): “Prima di formarti nel grembo materno, io ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce ti avevo consacrato”. La vocazione è dunque prima di tutto questione di "fede"!

2) Percorre strade diverse: non si ripete; ognuno compie un proprio cammino che non è uguale a quello di un altro. Dunque, rivela l’originalità/unicità, sia di Dio che della persona: Dio non lavora “a catena”!!

3) E’ un'azione misteriosa e autonoma di Dio: proviene da una Persona che resta invisibile e nasce ogni volta da strade molto diverse. Dio rimane il Mistero, l’Inafferrabile. Così come rimane un mistero il fatto che qualcuno (ed altri no) si percepisca “guardato”, “interpellato”, forse..“strattonato”…da Dio.

4) E’ un farsi vicino di Dio: Dio avrebbe potuto benissimo rimanere al suo posto e, invece, la scena di Paolo ( forse anche la nostra esperienza personale) ci mostra che Dio si scomoda, si avvicina all'uomo, gli viene incontro…bussa..interpella. A questo punto, però, tocca all’interpellato avvicinarsi a Colui che l'ha chiamato.

5) E’ un dialogo nella libertà: La vocazione rivela il desiderio di Dio di porsi a livello dell’uomo, di dialogare con lui, di interpellarlo  (Saulo…Saulo…22, 7). Esprime pertanto la libertà di Dio che chiama chi vuole e come vuole; ma anche presuppone la libertà dell’uomo che può decidere (o no ) di rispondere. Quante volte ritorna nelle chiamate evangeliche quel rispettoso e sincero “se vuoi..”?? Forse qualche volta ci è capitato di chiederci: “Perché proprio a me”?  Rimane il fatto della libertà di Dio: la sua scelta è insindacabile. Marco dice: Salì sul monte, e chiamò a sé quelli che volle (Mc. 3, 13).

6) E’ una scelta personale: La scelta di Dio fa parte del mistero divino, perché misteriosa è la vocazione: arriva per vie strane ed è inutile stare a pensare perché chiama una persona piuttosto che un'altra, perché a una persona chiede una cosa e a un'altra chiede qualcos'altro. È pure inutile desiderare la vocazione di un altro o cercare di copiare l’altro.
Ci possono essere dei modelli di riferimento, ma poi la scelta finale è strettamente personale; ciò che emerge dalla vocazione  è qualcosa di assolutamente unico e irripetibile, che va costruito nella solitudine.  Anche San Paolo, sulla via di Damasco, è solo. Diventa addirittura cieco e non riesce più a vedere.  Se noi siamo liberi di rispondere, lui è libero di chiamare chi e quando vuole. La vocazione è davvero il luogo dell’incontro di due libertà: quella di Dio che chiama e la nostra che risponde.

7) E un essere chiamati per nome:  ciò significa che il Signore chiama una persona precisa all'interno della sua vita, della sua personalità, la chiama per quello che è, con tutto quello che ha fatto e che fa.  Sulla via di Damasco egli chiama: "Saulo, Saulo!". (At. 22, 7) Chiama per nome!! Bello e consolante pensare che anch’ io sono conosciuto da Dio: Egli mi chiama per nome. Egli conosce tutto di me  – Signore, tu mi scruti e mi conosci  (Sal. 139) -  :  conosce ciò che penso, i miei desideri, i miei sentimenti, il mio presente e il mio passato: nulla c’è, di me o in me, che gli sia nascosto. Mi conosce e mi ama. Perciò mi chiama.

8) E’ dono e proposta d’amore: La vocazione non è mai una fregatura!!! (come spesso può capitare di pensare: “se mi fido di Dio, poi Lui mi..frega!!!!)  Nasce invece da uno sguardo d’amore speciale (Maria..la piena di grazia!!), quasi immotivato, incomprensibile , misterioso (Fissatolo…lo amò! Mc 10,17-27): è un Dono grande, un privilegio che può lasciare stupiti e forse impauriti come capita a Maria che dice: "Dio ha guardato all’umiltà della sua serva" .

9) La vocazione, è chiamata all’amore: La vocazione autentica nasce dall’Amore e conduce poi all’Amore, al servizio al Dono, non è mai “per sè”. La vocazione di S. Paolo, come quella di chiunque altro, non ha come scopo primario lo sviluppo dell’individuo isolato, ma di tutta la comunità: la vocazione particolare è un frutto personale, ma il fine è il bene di tutti. In fondo , se ci pensate, noi pure stiamo beneficiando della vocazione di Paolo così come le sue lettere, la sua vita, hanno formato la Chiesa per secoli. Rispondere allora alla nostra vocazione vuol dire rispondere alla vocazione al bene per gli altri e comprendere che, nella misura in cui noi coltiviamo bene la nostra vocazione, facciamo del bene agli altri. Parlare di vocazione significa dunque riconoscere che la nostra vita è realtà che dobbiamo “giocare” avendo chiara la nostra responsabilità nei confronti degli altri (qualcosa “per te”).

10) La vocazione offre una garanzia: io sono con te: Dice Dio per mezzo del profeta Isaia: “Ti ho chiamato per nome. Tu sei prezioso ai miei occhi perché sei degno di stima e io ti amo. Non temere, perché io sono con te” (Is 43, 1-5), indicandoci così una grande certezza: "io sono con te"!. Si tratta di una affermazione che mette i brividi.
Il Dio, che dall’eternità ci ama, che entra nella nostra storia con la sua chiamata. è anche colui che fedelmente ci accompagna. Certo, quando percepiamo il desiderio di Dio, possiamo anche spaventarci, perché mette a nudo i nostri falsi desideri e ci butta a terra ( come per S. Paolo), ma mentre agisce così, ci consola e ci dice: “Non temere! Io sarò con te!” "Io ti dirò tutto quello che devi fare"(cfr Atti 22,10). II Signore, quando ci chiama, non ci lascia soli. A noi tocca semplicemente fare la nostra parte, tutto il resto lo farà lui. Ecco perché non bisogna avere paura.

11) La vocazione chiede un cammino di purificazione: La vocazione è Dio che si abbassa a livello dell’uomo per innalzarlo al Suo livello. Per fare che ciò accada, però, è necessario intraprendere un cammino di purificazione, un cammino penitenziale dove a volte occorre essere sbalzati a terra come Paolo. Per  incontrare la volontà di Dio è sempre necessario togliere dal terreno i sassi che ci impediscono di avvicinarci a lui. Uno dei sassi non potrebbe essere rappresentato, oggi, dall'aumento esasperato dell’erotismo, della sensualità, della pornografia e più in genere di tutto ciò che ci porta a ricercare  comodi e superficiali appagamenti?


PER IL CAMMINO PERSONALE
Cercherò di meditare la Parola di Dio, possibilmente ogni giorno, individuando tutto ciò che non va nella mia vita personale e sforzandomi di dare un nome alle negatività da togliere, perché possa crescere il seme che è chiamato a portar frutto in me purché lo coltivi con pazienza e costanza.

venerdì 24 gennaio 2014

E se volesse te??

Cari amici,
il Signore vi dia pace!

Se siete davvero in ricerca della vostra strada nella vita e nella Chiesa, non potete non rimanere in ascolto. In ascolto attento della voce di Gesù che parla alla vostra attesa e alle vostre domande. Lo fa soprattutto nella Parola evangelica, che ogni giorno la liturgia fa risuonare nella Chiesa e nel mondo.

Ora ascoltate Lui! E ascoltate anche voi stessi: cosa la sua Parola suscita in voi?
Pace e bene!

frate Francesco


 Dal Vangelo secondo Marco (3,13-19)

Chiamò a sé quelli che voleva perché stessero con lui.

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.


                  chiamò a sé   
                                       quelli che voleva
                  essi andarono da lui
                                                                 chiamo apostoli           
                      perché stessero con lui
                                                                 e per mandarli a predicare
         
       Simone... impose il nome di Pietro                
                                                                         Giacomo
           Filippo  
                                             Bartolomeo 

                                                                       Francesco
                                          Chiara                                      Antonio                        Agnese                                       Elisabetta
          Massimiliano                  Luca                          Daniele                                       Roberto                         Emanuela                  
      Davide                                 
                               Alberto            Barbara       
                                                                          Rosa 
                                              Michele                             Fabio              
                      Giulio

giovedì 23 gennaio 2014

È morto Ritz Ortolani, autore di "Fratello sole, sorella luna"

Roma, 23 gennaio 2014.

All'età di 87 anni è morto Riz Ortolani, grande firma della musica da film. Nella sua lunga carriera ha lavorato con tutti i maggiori registi italiani da Vittorio De Sica a Dino Risi, Damiano Damiani, Pupi Avati, Zeffirelli. 
Tra le oltre 300 partiture, mi piace qui ricordare un brano diventato famoso in tutto il mondo e ormai legato indissolubilmente alla figura di S. Francesco: "Fratello sole, sorella luna".
Lo ripropongo in memoria di questo grande artista, che con tale testo ha fatto pregare milioni di persone, avvicinandole al carisma francescano. Requiem.

martedì 21 gennaio 2014

In Inghilterra... il deserto fiorisce!

Assisi. Giovani frati francescani
Cari amici, in ricerca vocazionale, il Signore vi dia Pace. 
Spesso sentiamo parlare per la vecchia Europa, come per la nostra Italia, di "desertificazione vocazionale" quasi che il donarsi al Signore e ai fratelli sia ormai per i giovani una scelta impossibile e assurda. Ed ecco allora toni da depressione, tristezza e disfattismo. In realtà lo Spirito Santo continua a soffiare forte e a chiamare e a travolgere la vita di tanti ragazzi e ragazze, così che proprio là dove tutto sembrava arido e finito, tornano a sbocciare le vocazioni alla vita consacrata (maschile e femminile) e sacerdotale. Nulla può fermare l'azione di Dio!! 
Questo, carissimi, lo constato ogni giorno, dalle moltissime mail che tanti ragazzi mi indirizzano chiedendo un consiglio e un aiuto nel discernimento vocazionale. E il numeroso gruppo di giovani (Gruppo S. Damiano), che segue anche quest'anno l'itinerario vocazionale francescano  è la riprova visibile della fantasia di Dio. 
Sempre mi colpisce come il Signore sappia gettare il seme della vocazione nel cuore di tanti.  Un cuore spesso generoso e attento, talvolta però anche indurito e sordo, talvolta impaurito o restio ad accogliere questo invito dall'alto: SEGUIMI
Coraggio dunque, carissimi! Fidiamoci del Signore; apriamo porte e finestre al Suo amore travolgente. Egli ci farà volare, sognare, sbocciare, donare, ci renderà uomini e donne nuovi per Lui e per le tante persone che aspettano il nostro SI'. 

Inghilterra: Un gruppo di frati e un postulante
Nuove vocazioni in Inghilterra e Galles
Al riguardo, riprendo un articoletto tratto dal blog dei nostri frati spagnoli che parla di quanto sta accadendo nel Regno Unito negli ultimi anni , soprattutto dopo la visita "difficile e rischiosa" di Papa Benedetto XVI nel settembre 2010 e la beatificazione del cardinale Newman. Trend che si è intensificato dopo l'elezione di Papa Francesco. La Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles ha constatato, infatti, con grande sorpresa, che negli ultimi tre anni il numero di nuove vocazioni è triplicato. Inoltre, vi è un grande ritorno dei giovani alla messa domenicale e ai Sacramenti, così come un inaspettato interesse per la vita della Chiesa e un rinnovato desiderio di vivere in profondità la bellezza del Vangelo. 

Un esempio di questa svolta la stanno vivendo "in prima persona" i nostri frati francescani della Custodia del Regno Unito e Irlanda , tradizionalmente chiamati i "Greyfriars" (I Frati grigi; dal colore originario dell'abito francescano che essi portano). Dopo anni di siccità, in cui sembrava che l' Ordine fosse destinato a scomparire di nuovo (come ai tempi delle persecuzioni violente di Enrico VIII), in forza anche di una rinnovata fedeltà e gioia nel vivere il carisma di S. Francesco, molti giovani stanno chiedendo di condividere questa vita.  E i frutti, con la grazia di Dio, già si vedono: ad oggi  sono 8 i giovani frati in formazione e impegnati nello studio in vista della Professione solenne e del Sacerdozio; 2 sono i novizi; una decina i Postulanti e altrettanti nel Gruppo vocazionale.  Inoltre, non può non colpire come, alcuni di questi, provengano dalla chiesa Anglicana. 

Di tali notizie incoraggianti che arrivano da oltre Manica, non possiamo che rendere grazie a Dio e rinnovare la nostra fiducia in Lui , il Padrone della vigna, che mai si stanca di chiamare nuovi operai a lavorare nel suo campo; Lui che ha suscitato un santo straordinario come San Francesco e ancora sprona giovani a seguirne le orme, in povertà e letizia di cuore. 

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Vi benedico.Fra Alberto

lunedì 20 gennaio 2014

L'uomo è vocazione


L'UOMO E' VOCAZIONE...
IL SI' DELL'AMORE, 
OVUNQUE SBOCCI,
E' SEMPRE UN EVENTO DIVINO.
(Luigi Sartori)


sabato 18 gennaio 2014

Se cerchi la tua vocazione fuggi dalla mediocrità

Dal Vangelo del giorno - sabato 18 gennaio 2014
Marco 2,13-17: LA CHIAMATA DI LEVI

Uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli li ammaestrava.
Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Egli, alzatosi, lo seguì.

Scena tratta dal film: Bianca come il latte, rossa come il sangue.


Cari amici, in ricerca della vocazione del Signore per la vostra vita, il Signore vi dia Pace.
Ricevo spesso lettere di giovani che si dicono cristiani e magari "in ricerca", ma che mi si rivelano poi tanto sfiduciati, tristi, stanchi, depressi, tentennanti; tutto sembra andare male (il lavoro che non c'è, lo studio che non va, gli affetti che non si realizzano...).E anche quando in realtà la loro situazione è comunque sostanzialmente buona e serena e protetta, il sentimento di fondo, risulta essere spesso la tristezza e l'apatia e l'insoddisfazione. Pur senza giudicare e comprendendo la serietà di alcune situazioni personali difficili, mi pare che ci sia un pò un vizio diffuso al piagnisteo, che manchi spesso uno slancio interiore verso qualche cosa di grande e bello e arduo e audace, che la vista sia piuttosto appiattita su una quotidianità grigia e senza prospettive. Ma dov'è la giovinezza? Dov'è la spavalderia di un gesto ardito? Dov'è la passione per scelte esigenti belle e difficili? Dov'è il rischio...e la lotta? Dov'è il fidarsi e la..sfida? Dov'è la gioia cristiana e il senso di lode e di ringraziamento al Signore che ogni giorno dovrebbe sostenere chi crede ed è in ricerca della sua vocazione? 
Si tratta di una "pigrizia e tristezza" interiore che a mio parere sta dilagando e di cui ne vediamo gli effetti nella crisi vocazionale che coinvolge non solo la vita religiosa con sempre meno preti, frati e suore.., ma anche fa sì che ci siano poche famiglie, pochi sposi, pochi figli, poche relazioni stabili, pochi morosi e morose, poche amicizie vere, pochi volontari, poca fede..! Si constata al contrario una sempre più grande solitudine e povertà spirituale che non dà prospettive e una melassa di precarietà e di indecisione e individualismo che tocca tutto l'esistere .

Il Vangelo di oggi ci narra di una chiamata e di una risposta atipica ai nostri giorni; è il racconto di una vocazione fulminea, radicale , "senza se e senza ma", senza calcoli; dice di un innamoramento (da pugno nello stomaco!) e della "follia" che ne segue. E' la chiamata di Levi, l'esattore delle imposte: un uomo "seduto", rinchiuso nel suo ruolo rassicurante e pigro, un uomo fino ad allora senza grandi prospettive di vita che non fosse lo star bene, l'avere una sicurezza personale (del denaro, una garanzia sociale); un uomo solo ( emarginato dai suoi correligionari) e bastante a se stesso, preoccupato principalmente delle proprie cose. Ma passa Gesù! Si sente guardato con occhi speciali, occhi profondi, occhi di verità, occhi di senso, occhi d'amore. Gesù lo chiama: "seguimi". E la sua risposta è fulminea, diretta, in uno scatto...uno slancio..che di colpo scaccia via anni di vita polverosa, mediocre, qualunque. Ha incontrato Gesù: subito tutto cambia, deve alzarsi, deve seguirlo, deve andare dietro a Lui. Il resto ( lavoro, denaro, posto fisso, autonomia, indipendenza, ..) immediatamente diventa secondario e non necessario. Gesù è ora il Signore della sua vita...non può attendere, rimandare, indugiare!  Dove Levi andrà, cosa farà, come vivrà, cosa dirà...poco importa! Gli basta seguire Gesù!

Carissimi, spero che questa storia vocazionale vi provochi e non vi faccia dormire! Sia anche per voi "un pugno nello stomaco"!

E riprendendo alcune parole dell'omelia dell'Epifania di papa Francesco ridico a tutti: " Non accontentatevi di una vita mediocre, del “piccolo cabotaggio”, ma lasciatevi sempre affascinare da ciò che è buono, vero, bello… da Dio, che tutto questo lo è in modo sempre più grande! (papa Francesco).

Concludo con un'altra espressione dell'amato Cardinal Martini: "E' più facile fare le cose difficili": il nostro cuore infatti è fatto per le cose grandi, la mediocrità non è per noi!

Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto


martedì 14 gennaio 2014

Semplicemente frati: accoglienza vocazionale a Treviso

Chiesa di San Francesco a Treviso (Nicola Bianchi / MSA)
Cari amici in cammino,
pace a voi!

Il Messaggero di Sant'Antonio ci dà occasione di introdurre un argomento per certi versi 'nuovo'. Il suo nuovo direttore editoriale, fra' Fabio Scarsato, è andato di persona a visitare la fraternità del nostro Convento San Francesco di Treviso e ne fa un gustoso resoconto sul primo numero del 2014. Ha pensato infatti di iniziare a raccontare sulla rivista qualcosa della vita dei frati, a partire dalle comunità concrete in cui viviamo.
Perché cominciare da Treviso?? No... non credo perché relativamente vicina a Padova. Più probabilmente perché è una delle comunità a cui è stato chiesto dal Ministro Provinciale di vivere una delle indicazioni principali volute dal Capitolo Provinciale del 2013: curare la vita fraterna e spirituale nel quotidiano (cosa ovvia... o quasi) e... a partire da questo, valorizzare il più possibile l'accoglienza. Accoglienza vocazionale, ma non solo. Quella di Treviso è una delle comunità incaricate di incarnare questo mandato.
Io stesso ho partecipato ad una delle loro prime riunioni comunitarie e ho sentito come i frati avevano compreso e deciso che il loro primo obiettivo in proposito era ed è: imparare sempre di nuovo ad accogliersi reciprocamente per generare e ri-generare tra loro un clima 'nuovo' che sia... rigenerante anche per chi frequenta la loro chiesa e il convento. E a maggior ragione per chi chiede di trascorrere qualche giorno da loro per condividere un frammento significativo del loro vivere.
Ma lasciamo la parola a fr. Fabio, che ben dipinge i tratti di questo convento:
[...] Una fraternità di frati variegata: dall’ottantenne fra Giovanni al trentenne fra Alessandro, dal trevisano fra Andrea al romeno fra Ionut, da fra Tarcisio, che è tale da ben cinquant’anni, a fra Tommaso che lo è «solo» da cinque. Ma non così variegata da impedirsi di stare bene assieme: nella preghiera liturgica, che accompagna e scandisce ogni giornata, tanto quanto seduti attorno al tavolo per la cena, abilmente preparata da fra Gianmarco (ma, a onore del vero, complice la provvidenza: che va e viene quando vuole e come vuole, creando nei frati convitati qualche simpatica perplessità sul contenuto o sulla scadenza dell’ultimo pacco-dono). Una fraternità «vera», nel senso meno virtuale della parola (e infatti i nostri simpatici fraticelli hanno qualche problemuccio anche solo con il blog che vorrebbero tenere attivo sul loro sito).
Fr. Tarcisio in chiesa (Nicola Bianchi / MSA) 
I frati di Treviso hanno deciso di scommettere sulla più improbabile e inaspettata delle possibilità: la loro quotidianità. Fare, cioè, le cose di ogni giorno, anche quelle più ripetitive o domestiche, come preparare la lavatrice, discutere e programmare comunitariamente la propria vita, incontrarsi e forse anche scontrarsi ogni istante lungo i corridoi e le scale del convento, riposare nella propria stanza, essere fedeli alla preghiera comunitaria e a quella personale, dandosi anche piccoli segni ulteriori della propria voglia di vivere il Vangelo con entusiasmo e radicalità, come può esserlo un gesto di digiuno o l’ascolto settimanale e comunitario della Parola di Dio. E farlo come se fosse il servizio più importante di questo mondo!

Hanno deciso, cioè, di giocarsi sulla cosa più preziosa che hanno tra le mani, il dono più grande che il buon Dio ha fatto loro: la vita di ogni giorno, quel pezzetto di noiosa e banale quotidianità in cui si sono trovati scaraventati, e non sempre col proprio previo permesso, dai progetti divini! Perché la nostra bellezza e la nostra dignità, direbbe san Francesco, non sono misurabili tanto sul tasso di presunta eroicità delle nostre azioni, quanto sull’anima che mettiamo in tutto ciò che facciamo o che ci capita di vivere. [...]
Se vuoi, puoi leggere l'articolo integrale e visitare il semplice blog dei Frati di Treviso. Riporto qui anche il video della recente trasmissione di A Sua Immagine, andata in onda su Rai 1 sabato scorso, per il commento biblico di p. Ermes Ronchi OSM.


Bene, cari amici, ora sapete anche che una delle possibilità è quella di qualche esperienza di accoglienza in convento, per far maturare il proprio discernimento vocazionale. Tenete in considerazione questa opportunità e scrivete pure a me (francesco.ravaioli@gmail.com) o fr. Alberto (fra.alberto@davide.it), se desiderate approfondire...

Il Signore vi doni pace e... coraggio!

frate Francesco


lunedì 13 gennaio 2014

Subito, lasciate le reti, lo seguirono

Chiamata di Simone e Andrea. Basilica di San Vitale, Ravenna.

Dal Vangelo di Marco (1,14-20).
Dopo che Giovanni fu arrestato, 
Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: 
«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».
Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori.
Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini».
E subito, lasciate le reti, lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti.
Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono. 

Fr. Marco Tasca, Ministro Generale, 119° successore di san Francesco,
ad Assisi abbraccia un giovane frate, fr. Vito.

Il SIGNORE CHIAMA SOLO PER 
RENDERCI FELICI

(card. Carlo Maria Martini)

venerdì 10 gennaio 2014

Pescatori "in rete"!


Pace e bene a voi tutti,
cari amici in ricerca della vocazione del Signore per la vostra vita!

Prima di Natale mi ha colpito molto un articolo su l'Osservatore Romano dove si raccontava della vocazione di papa Francesco e del ruolo fondamentale (come animatore vocazionale e "pescatore" di vocazioni) di un sacerdote salesiano di origine italiana, Don Enrique Pozzoli. Riporto di seguito alcuni stralci di questa storia bellissima che forse può apparire a molti ragazzi "in ricerca" abbastanza lontana e desueta. In realtà, se cambiano i tempi, ecco che anche il Signore sa cambiare le proprie strategie e "tattiche" per rivolgere ancora quell'invito che invece sa di eternità: "vieni e seguimi"!! Non posso qui non narrarvi un recente episodio che mi è accaduto. 
La settimana scorsa ho ricevuto, infatti, una commovente lettera da Don Roberto, un giovane sacerdote lombardo, il quale mi ringraziava tantissimo, raccontandomi come la sua vocazione fosse nata e scaturita (mentre ancora frequentava le superiori) dal fascino di san Francesco e nientemeno che dalla lettura quasi quotidiana del blog "vocazione francescana". Da qui, mi scriveva, di aver ricevuto il coraggio di rivolgersi al proprio parroco, e poi all'animatore vocazionale della sua diocesi, di avere così iniziato un cammino di discernimento, che lo ha portato ad entrare in seminario (terminato il liceo) e ad essere ordinato sacerdote pochi anni fa. Oggi è coadiutore in un grande parrocchia della bassa bergamasca e si occupa dell'Oratorio e dei giovani ai quali cerca di trasmettere sempre, quella dimensione e spiritualità francescana che tanto lo ha affascinato e guidato. 
Mi ha reso felice prima di tutto sapere che prega per me tutti i giorni e anche constatare come il Signore non disprezzi certo un "BLOG" (roba da non credere!) per gettare il suo seme, rivolgere il suo richiamo, suggerire una strada di vita così impegnativa e bella come quella sacerdotale. In realtà come ho più volte scritto, il Signore è davvero fantasioso e libero e sempre all'avanguardia nell'invitare chi vuole alla sua sequela: l'occasione può essere data da un incontro particolare (con un sacerdote, un frate, un missionario) oppure da un desiderio intuito talvolta fin dall'infanzia, a volte da un sogno o da un'esperienza particolare ( un campo ad Assisi, un pellegrinaggio, un servizio di volontariato). Non raramente è anche la sofferenza o un'inquietudine interiore a spingere nella ricerca di "un di più", in un bisogno di donazione più grande per Dio, per la Chiesa, per l'umanità che resta un mistero. La chiamata, la vocazione religiosa, francescana o sacerdotale è infatti un bel mistero, rinchiuso nel cuore di Gesù e nel suo sguardo d'amore privilegiato ed eccessivo su chi Lui sceglie gratuitamente. 
E' a questo punto che può diventare utile anche un blog come "www.vocazionefrancescana.org" dove forse un pò segretamente, poter cliccare alcune parole intriganti che frullano nella mente e nel cuore: "chi è un frate? ... cosa fa un prete? ... come si diventa religiosi...? che cammino fare per diventare frati francescani?", ecc. ecc. e scoprire che poi... qualcuno risponde, e che ci sono dei pescatori anche "in rete"! 

Cari amici, che dire??!! Fidiamoci di Gesù: Lui sa come venirci incontro! 
A Lui sempre la nostra Lode.

fra Alberto


«L'Osservatore Romano» pubblica una lettera nella quale il futuro Papa ricorda il ruolo "vocazionale"di un sacerdote che lo aveva battezzato.
Papa Francesco riceve il battesimo il 25 dicembre 1936, e a celebrare il rito è un salesiano di origine italiana P. Enrique Pozzoli, amico di famiglia e vicino ai suoi cari in molte occasioni. Ma questo sacerdote avrà anche un ruolo importante nel convincere il papà e la mamma di Bergoglio nel momento in cui il figlio rivelerà loro l'intenzione di entrare in seminario. E' lo stesso Papa Francesco a raccontare l'intera vicenda della sua vocazione e del ruolo che ebbe questo sacerdote nella sua scelta.

«Don Pozzoli (...) e' intervenuto in modo decisivo, nel 1955, con la storia della mia vocazione. (...) 
Il 21 settembre 1954 mi hanno buttato giù dal cavallo. Ho conosciuto P. Carlos B. Duarte Ibarra a Flores (la mia parrocchia). Mi sono confessato con lui per caso… e lì — senza che io stessi nel banco delle imposte come il santo del giorno [Matteo] — mi aspettava il Signore “miserando et eligendo”. Lì non ho avuto dubbi che dovevo essere sacerdote».

«La vocazione -scrive Papa Francesco - l’avevo sentita per la prima volta a Ramos Mejía, durante il mio sesto grado, e ne parlai con il famoso “pescatore” di vocazioni, P. Martínez s.d.b. Ma poi cominciai la scuola secondaria e “ti saluto”! Studiavo Chimica nell’Industriale e solevo passare lunghi periodi (soprattutto in estate) in casa dei miei nonni materni nella calle Quintino Bocayuva (...) Non dico nulla in casa fino al novembre del 1955: quell’anno finivo l’Industriale (erano sei anni) e mi iscrivevo come tecnico chimico. A casa non sono convinti. Erano cattolici praticanti… ma preferivano che aspettassi alcuni anni, studiando all’Università».

«Poiché capivo su chi sarebbe finito il conflitto - aggiunge il Papa - andai da P. Pozzoli e gli raccontai tutto. Esaminò la mia vocazione. Mi disse di pregare e di lasciare tutto nelle mani di Dio. Mi diede la benedizione di Maria Ausiliatrice. Ogni volta che recito il “Sub tuum praesidium…” mi ricordo di lui. Naturalmente in casa nasce l’idea: perché non sentiamo P. Pozzoli? E io, con la miglior faccia del mondo, dissi di sì». «Ricordo ancora la scena. Era il 12 dicembre 1955. Papà e mamma festeggiavano 20 anni di matrimonio. La festa consistette in una Messa (solo i miei genitori e i cinque figli) nella parrocchia San José di Flores. Il celebrante sarebbe stato P. Pozzoli. Finita la Messa, papà invita a colazione nella Pasticceria “La Perla de Flores” (Rivera Indarte e Rivadavia, a mezzo isolato dalla Basilica)… Papà pensava che P. Pozzoli non avrebbe accettato perché gli chiese se poteva (credo che se altrimenti saremmo andati a casa, a 6 isolati), ma P. Pozzoli (che sapeva di cosa si sarebbe parlato) accettò senza esitare. Che libertà di spirito per aiutare una vocazione!».


«A metà della colazione si pone la questione - racconta Papa Bergoglio - P. Pozzoli dice che l’Università va bene, ma che le cose vanno prese quando Dio vuole che si prendano… e comincia a raccontare storie diverse di vocazioni (senza prendere partito), e alla fine racconta la sua vocazione. Racconta come un sacerdote gli propone di diventare sacerdote, come in pochissimi anni diventa suddiacono, poi diacono e sacerdote… come gli fu dato quello che non aspettava… Bene, a questo punto “ormai” i miei genitori avevano sciolto il cuore. Naturalmente P. Pozzoli non finì dicendo che mi lasciassero andare in Seminario né esigendo da loro una decisione… Semplicemente si rese conto che doveva “ammorbidire”, lo fece… e il resto venne da sé. (...) Quando “annusava” che ormai stava per ottenere quello che voleva, si ritirava prima che gli altri si rendessero conto. Allora la decisione veniva da sola, liberamente dai suoi interlocutori. Non si sentivano forzati… ma lui gli aveva preparato il cuore. Aveva seminato, e bene… ma lasciava agli altri il gusto della raccolta».


giovedì 2 gennaio 2014

Buon Anno

Cari amici in ricerca della vostra vocazione,
il Signore vi dia pace.

Sono reduce con altri frati e suore da Assisi, dove abbiamo vissuto con tanti giovani alcuni giorni di spiritualità, accanto alla tomba di san Francesco, e così fare il guado verso il nuovo anno. 
Il futuro per molti ragazzi, sembra oscuro o deserto e segnato da tanta inquietudine e incertezza. A ciascuno rivolgo l'invito a confidare nel Signore e a conservare la gioia del cuore e la certezza che Lui mai ci abbandona. Vi rinnovo gli auguri di Buon Anno con una sintetica ed essenziale espressione di Papa Francesco, tratta dalla meravigliosa "lettera" (esortazione apostolica) che da poco ha scritto a tutti cristiani: Evangelii gaudium. Da leggere assolutamente!!
Vi benedico. fra Alberto


NON LASCIAMOCI RUBARE 
LA SPERANZA !

(Papa Francesco)