mercoledì 18 dicembre 2013

L'Avvento con san Francesco... di Papa Francesco


4 ottobre 2013: Papa Francesco sulla tomba di san Francesco
Cari giovani fratelli in ricerca della propria vocazione,

è proprio così che si può definire il modo con cui il Papa ha deciso di vivere il tempo liturgico che risveglia l'attesa della venuta ultima di Gesù e prepara a celebrare la gioia della prima venuta, nel Natale del Signore. Infatti nelle tradizionali prediche alla Casa Pontificia – con cui il Santo Padre e i suoi collaboratori della Curia si danno una sosta per meditare, pregare e rinnovare il proprio impegno – il tema proposto dal Predicatore, p. Raniero Cantalmessa, frate cappuccino, è: prepararsi al Natale in compagnia di san Francesco.

Predica al Papa e alla Curia
Il sito della nostra Provincia sta riportando integralmente queste meditazioni d'Avvento. Per questo (mentre ringraziamo fr. Andrea per il suo paziente e prezioso lavoro di redazione), ne approfittiamo per cogliere uno spunto anche per noi. Lo prendiamo dalla parte conclusiva della prima predica...
Che cosa dice a noi oggi l'esperienza di Francesco? Che cosa possiamo imitare, di lui, tutti e subito? [...] La stessa cosa da cui è cominciata l'avventura spirituale di Francesco: la sua conversione dall'io a Dio, il suo rinnegamento di sé. È così che nascono i veri riformatori, quelli che cambiano davvero qualcosa nella Chiesa. I morti a se stessi. Meglio, quelli che decidono seriamente di morire a se stessi, perché si tratta di un'impresa che dura tutta la vita e anche oltre, se, come diceva scherzosamente santa Teresa d'Avila, il nostro amor proprio muore venti minuti dopo di noi.
Diceva un santo monaco ortodosso, Silvano del Monte Athos: "Per essere veramente liberi, bisogna cominciare a legare se stessi". Uomini come questi sono liberi della libertà dello Spirito; niente li ferma e niente li spaventa più. Diventano riformatori per via di santità, e non solo per via di ufficio.
Ma che significa la proposta di Gesú di rinnegare se stessi? È essa ancora proponibile a un mondo che parla solo di autorealizzazione, autoaffermazione? Il rinnegamento non è mai fine a se stesso, né un ideale in sé. La cosa più importante è quella positiva: Se uno vuol venire dietro di me; è il seguire Cristo, possedere Cristo. Dire no a se stessi è il mezzo; dire sì a Cristo è il fine. Paolo la presenta come una specie di legge dello spirito: "Se con l'aiuto dello Spirito fate morire le opere della carne, vivrete" (Rom 8,13). Questo, come si vede, è un morire per vivere; è l'opposto della visione filosofica secondo cui la vita umana è "un vivere per morire" (Heidegger).
Si trat­ta di sapere se vogliamo vivere "per noi stessi", o "per il Signore" (cf. 2Cor 5,15; Rom 14, 7-8). Vivere "per se stessi" significa vivere per il proprio comodo, la propria gloria, il proprio avanzamento; vivere "per il Signore" significa rimettere sempre al primo posto, nelle nostre intenzioni, la gloria di Cristo, gli interessi del Regno e della Chiesa. Ogni "no", piccolo o grande, detto a se stessi per amore, è un sì detto a Cristo.
Non si tratta però di sapere tutto sul rinnegamento cristiano, la sua bellezza e necessità; si tratta di passare all'atto, di praticarla. Un grande maestro di spirito dell'antichità diceva: "È possibile spezzare dieci volte la propria volontà in un tempo brevissimo; e vi dico come. [...] Incontri, se non un lebbroso come Francesco, un povero che sai ti chiederà qualcosa; il tuo uomo vecchio ti spinge a passare al lato opposto della strada, e tu invece ti fai violenza e gli vai incontro, magari regalandogli solo un saluto e un sorriso, se non puoi altro. Sei stato contraddetto in una tua idea; punto sul vivo, vorresti controbattere vivacemente, taci e aspetti: hai spezzato il tuo io. Credi di aver ricevuto un torto, un trattamento, o una destinazione non adeguati ai tuoi meriti: vorresti farlo notare a tutti, chiudendoti in un silenzio di tacito rimprovero. Dici no, rompi il silenzio, sorridi e riapri il dialogo. Hai rinnegato te stesso e salvato la carità. E così via.
Un traguardo difficile (chi vi parla è lontano dall'esservi giunto), ma la vicenda di Francesco, ci ha mostrato cosa può nascere da un rinnegamento di sé fatto in risposta alla grazia. Il premio è la gioia di poter dire con Paolo e con Francesco: "Non sono più io che vivo, Cristo vive in me". E sarà l'inizio della gioia e della pace, già su questa terra. Francesco, con la sua "perfetta letizia", è l'esempio vivente della "gioia che viene dal Vangelo", l' Evangelii gaudium.
E noi?? Abbiamo approfittato di questo tempo per tornare a "rinnegare noi stessi", cioè a fare il massimo per mettere al centro Gesù??
Sforzarsi (con il proprio impegno) e chiedere grazia (con la preghiera) di seguire Cristo nella vita quotidiana è una tappa fondamentale di ogni "avvento vocazionale" per giungere al "natale della propria vocazione", in cui...
  • il discernimento fa venire alla luce la comprensione spirituale della propria chiamata,
  • e il cammino già vissuto nella fede dà sufficiente forza per decidere e dire: Sì, eccomi!
Cari amici, avviciniamoci al Natale con l'orecchio teso al canto dei profeti e l'occhio fisso sulla stella: ci faranno incontrare Colui per cui vale la pena rinnegare noi stessi e seguirlo!

Il Signore che viene vi doni pace!

frate Francesco

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