mercoledì 11 dicembre 2013

L'accompagnamento spirituale secondo Papa Francesco

Cari amici in cammino,
il Signore vi doni pace!

Evangelii gaudium, la gioia del Vangelo: un titolo veramente bello e denso di richiami francescani è quello che Papa Francesco ha dato alla sua prima Esortazione apostolica. L'ha scritta a seguito del Sinodo del 2012 sulla nuova evangelizzazione e l'ha voluta diffondere il giorno di chiusura dell'Anno della Fede, non molti giorni fa...

Come spesso sottolineiamo in questo nostro Blog e soprattutto nelle risposte alle vostre numerose mail, per il vostro cammino di fede e un autentico discernimento vocazionale è fondamentale l'accompagnamento spirituale. Si tratta di avere acconto una persona di fede, con cui poter parlare in profondità e confidenza della propria vita, della propria fede, delle domande che ci si porta dentro... dei passi che si compiono nella maturazione cristiana e umana, nella progressiva comprensione della propria chiamata.
Frequentemente si chiama questa figura "padre spirituale" o "guida spirituale": spesso è un sacerdote, secolare o religioso, allenato e favorito in questo ministero di ascolto, discrezione e orientamento dalla pratica del sacramento della confessione. Ma nella tradizione cristiana non sono mancate figure di "madri spirituali" e di religiosi non sacerdoti capaci di essere incisive guide spirituali.

Papa Francesco sottolinea l'importanza di questo servizio ecclesiale, come parte integrante del processo di evangelizzazione. Chi accompagna la vita spirituale dei singoli, infatti, si occupa della fase più 'profonda', potremmo dire, della evangelizzazione. Accompagna il singolo a far propri i contenuti del Vangelo e del catechismo: nella coscienza e negli atteggiamenti concreti. A "incarnarli".
Qui di seguito dell'Esortazione trovate i numeri 169-173, in cui il Papa descrive il delicato lavoro dell'accompagnatore spirituale. Potete trovare i criteri con cui cercare la persona giusta per farvi accompagnare. Ma anche per verificare l'adeguatezza delle vostre aspettative e dell'atteggiamento con cui vi accostate al vostro colloquio mensile di accompagnamento spirituale.
Buona lettura!!
-------=-----=-----=-------

L’accompagnamento personale dei processi di crescita

169. In una civiltà paradossalmente ferita dall’anonimato e, al tempo stesso, ossessionata per i dettagli della vita degli altri, spudoratamente malata di curiosità morbosa, la Chiesa ha bisogno di uno sguardo di vicinanza per contemplare, commuoversi e fermarsi davanti all’altro tutte le volte che sia necessario. In questo mondo i ministri ordinati e gli altri operatori pastorali possono rendere presente la fragranza della presenza vicina di Gesù ed il suo sguardo personale. La Chiesa dovrà iniziare i suoi membri – sacerdoti, religiosi e laici – a questa “arte dell’accompagnamento”, perché tutti imparino sempre a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro (cfr Es 3,5). Dobbiamo dare al nostro cammino il ritmo salutare della prossimità, con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione ma che nel medesimo tempo sani, liberi e incoraggi a maturare nella vita cristiana.

170. Benché suoni ovvio, l’accompagnamento spirituale deve condurre sempre più verso Dio, in cui possiamo raggiungere la vera libertà. Alcuni si credono liberi quando camminano in disparte dal Signore, senza accorgersi che rimangono esistenzialmente orfani, senza un riparo, senza una dimora dove fare sempre ritorno. Cessano di essere pellegrini e si trasformano in erranti, che ruotano sempre intorno a sé stessi senza arrivare da nessuna parte. L’accompagnamento sarebbe controproducente se diventasse una specie di terapia che rafforzi questa chiusura delle persone nella loro immanenza e cessi di essere un pellegrinaggio con Cristo verso il Padre.


171. Più che mai abbiamo bisogno di uomini e donne che, a partire dalla loro esperienza di accompagnamento, conoscano il modo di procedere, dove spiccano la prudenza, la capacità di comprensione, l’arte di aspettare, la docilità allo Spirito, per proteggere tutti insieme le pecore che si affidano a noi dai lupi che tentano di disgregare il gregge. Abbiamo bisogno di esercitarci nell’arte di ascoltare, che è più che sentire. La prima cosa, nella comunicazione con l’altro, è la capacità del cuore che rende possibile la prossimità, senza la quale non esiste un vero incontro spirituale. L’ascolto ci aiuta ad individuare il gesto e la parola opportuna che ci smuove dalla tranquilla condizione di spettatori. Solo a partire da questo ascolto rispettoso e capace di compatire si possono trovare le vie per un’autentica crescita, si può risvegliare il desiderio dell’ideale cristiano, l’ansia di rispondere pienamente all’amore di Dio e l’anelito di sviluppare il meglio di quanto Dio ha seminato nella propria vita. Sempre però con la pazienza di chi conosce quanto insegnava san Tommaso: che qualcuno può avere la grazia e la carità, ma non esercitare bene nessuna delle virtù «a causa di alcune inclinazioni contrarie»[133] che persistono. In altri termini, l’organicità delle virtù si dà sempre e necessariamente “in habitu”, benché i condizionamenti possano rendere difficili le attuazioni di quegli abiti virtuosi. Da qui la necessità di «una pedagogia che introduca le persone, passo dopo passo, alla piena appropriazione del mistero».[134] Per giungere ad un punto di maturità, cioè perché le persone siano capaci di decisioni veramente libere e responsabili, è indispensabile dare tempo, con una immensa pazienza. Come diceva il beato Pietro Fabro: «Il tempo è il messaggero di Dio».

172. Chi accompagna sa riconoscere che la situazione di ogni soggetto davanti a Dio e alla sua vita di grazia è un mistero che nessuno può conoscere pienamente dall’esterno. Il Vangelo ci propone di correggere e aiutare a crescere una persona a partire dal riconoscimento della malvagità oggettiva delle sue azioni (cfr Mt 18,15), ma senza emettere giudizi sulla sua responsabilità e colpevolezza (cfr Mt 7,1; Lc 6,37). In ogni caso un valido accompagnatore non accondiscende ai fatalismi o alla pusillanimità. Invita sempre a volersi curare, a rialzarsi, ad abbracciare la croce, a lasciare tutto, ad uscire sempre di nuovo per annunciare il Vangelo. La personale esperienza di lasciarci accompagnare e curare, riuscendo ad esprimere con piena sincerità la nostra vita davanti a chi ci accompagna, ci insegna ad essere pazienti e comprensivi con gli altri e ci mette in grado di trovare i modi per risvegliarne in loro la fiducia, l’apertura e la disposizione a crescere.

173. L’autentico accompagnamento spirituale si inizia sempre e si porta avanti nell’ambito del servizio alla missione evangelizzatrice. La relazione di Paolo con Timoteo e Tito è esempio di questo accompagnamento e di questa formazione durante l’azione apostolica. Nell’affidare loro la missione di fermarsi in ogni città per “mettere ordine in quello che rimane da fare” (cfr Tt 1,5; cfr 1 Tm 1,3-5), dà loro dei criteri per la vita personale e per l’azione pastorale. Tutto questo si differenzia chiaramente da qualsiasi tipo di accompagnamento intimista, di autorealizzazione isolata. I discepoli missionari accompagnano i discepoli missionari.

-------=-----=-----=-------

Io e fr. Alberto, come spessi facciamo, possiamo segnalarvi alcuni frati (o suore) adatti a questo tipo di servizio in varie zone d'Italia, soprattutto nel caso di un'accompagnamento per un discernimento vocazionale. Scriveteci pure (fra.alberto@davide.it; francesco.ravaioli@gmail.com), faremo il possibile per darvi una mano...

Il Signore vi benedica e vi custodisca!

frate Francesco

Nessun commento:

Posta un commento

Lascia qui il tuo commento all'articolo. Lo leggeremo e cercheremo di pubblicarlo quanto prima. Grazie del tuo contributo al Blog!