domenica 29 dicembre 2013

Se pensi di diventare frate, preparati ad "allargare il cuore"

Cari amici, il Signore vi dia Pace!
Sono in partenza per Assisi per alcuni giorni, per un campo/giovani di fine anno. Porto tutti e ciascuno nel cuore, affidandovi a san Francesco. Vi segnalo anche la corrispondenza intercorsa in questi giorni con Matteo, un giovane (27 anni di Milano) che si interroga sulla vocazione religiosa e sogna di diventare missionario in Africa. Mi chiede che passi fare. Sono certo che questi temi potranno interessarvi. A tutti auguro un buon Nuovo Anno, accompagnati dalla presenza del Signore Gesù. 
frate Alberto
Frati in Ghana
LETTERA DI MATTEO
Ciao Fra Alberto, sono un ragazzo di 27 anni, scusa se ti riscrivo solo ora dopo tanto tempo. Avevamo avuto una breve corrispondenza qualche mese fa che poi avevo interrotta, ma in me è ancora presente e continua il desiderio di diventare frate. Infatti non posso negare il fascino di una scelta come la vostra, di vita ascetica, povera e libera e sento forte il desiderio di aiutare il prossimo. Ho visto la proposta del gruppo San Damiano, ma prima di inserirmi direttamente in questo itinerario, volevo chiederti se era possibile avviare un minimo di discernimento con un frate a me vicino, per capirci qualche cosa di più e avere un orientamento. Io sono di Milano: conosci qualcuno a cui indirizzarmi?
Ti volevo anche chiedere due cose riguardo al discernimento vocazionale e ai percorsi formativi di voi frati: prima di tutto mi interessa sapere se nel Gruppo San Damiano mi sarà possibile inserirmi anche prossimamente ( magari a gennaio o febbraio) o dovrò necessariamente aspettare la sua ripartenza ad ottobre dell'anno prossimo (considerando che il gruppo san Damiano sì è già costituito e sta camminando da qualche mese). Un'altra domanda riguarda un mio sogno che da sempre coltivo: diventare missionario in Africa! In quale fase del percorso formativo (postulato, noviziato ecc. ecc.), mi sarà possibile verificare e forse anche sperimentare questo desiderio? Ma poi, da frate, potrò realizzarlo?
Inoltre, essendo io laureato in Economia e commercio e avendo esperienza in questo campo, come mi sarà possibile mettere al servizio del Bene queste mie competenze? Mi spiacerebbe che questi miei talenti non portassero frutto!! Che ne pensi? Ti ringrazio in anticipo e ti abbraccio fraternamente
Matteo

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Pace e bene a te caro Matteo. Grazie ancora per la fiducia. Certo che mi ricordo di te..ci eravamo sentiti mi pare a giugno. Circa quanto mi chiedi per un discernimento vocazionale, giustamente, prima di iniziare un percorso come il San Damiano , è bene che tu ti confronti con un frate, almeno per avviare una conoscenza e valutare se ci sono  i presupposti, anche da subito, per un itinerario tanto specifico. Con questo confratello, potrai affrontare anche tutte le varie questioni che mi poni, in maniera più approfondita, ma anche parlare di te e della tua storia umana e spirituale soprattutto avere una guida saggia e sapiente che ti accompagni nel discernimento. Da parte mia posso solo dirti che, se il Signore ti chiama alla nostra vita francescana, non devi certo temere: nulla di te ( doni, capacità, professionalità, competenze) verrà perduto o disperso, ma tutto ( se consegnato liberamente al Signore) potrà essere valorizzato e riplasmato , trovando probabilmente vie nuove e forme di impegno anche molto diverse da quelle che ora potresti pensare. Il Signore infatti è sempre decisamente molto più fantasioso e creativo di noi e dei nostri progetti. Vedi per es. la storia del Natale e di come Dio, vada a “scombinare” i piani di un sacco di persone, in primis, Maria e Giuseppe, mostrando loro vie inaspettate e impreviste, chiedendo loro di “allargare il cuore” su orizzonti ben più vasti e inediti; ma questa irruzione di Dio nella loro vita porterà nel mondo il Salvatore, sarà l’inizio di una storia che ancora continua..Che sarebbe avvenuto se avessero voluto trattenere per sè la propria vita e rinchiudersi nei loro progetti pur buoni e umanamente molto comprensibili? Dunque se, stai pensando a diventare frate, preparati ad “allargare il cuore”! Magari ora sogni l’Africa (e fai bene a coltivare questo sogno bellissimo), ma può darsi che il Signore nella tua vita vorrà che tu ti occupi dei poveri di una grande città come Milano o Bruxelles ( è solo un esempio), oppure ti chiederà di seguire una categoria di “poveri” nuova e inaspettata che sono i giovani, oggi così dispersi e soli.... !!!.Chi lo sa!!? Il campo di lavoro di Dio, la sua messe è grande; sarà Lui a dirti di andare a lavorare dove c’è più bisogno, ben sapendo quello che solo tu potrai dare!! Ma di questo, caro Matteo, potrai parlare con il bravo frate che ti indico e che vive in una nostra comunità nella tua città ( Fra Daniele La Pera . Parrocchia/Convento "Immacolata e S. Antonio", Viale Corsica 68 . Milano. mail: danielelp82@live.it ). Ti sarà molto utile il confronto con lui. Se riesci ad incontrarlo in questi giorni natalizi, potresti già valutare con lui la possibilità di partecipare al prossimo Gruppo san Damiano (sei il benvenuto) che sarà a Brescia dal pomeriggio del 11 gennaio al primo pom. di domenica 12. Eventualmente per i dettagli del san Damiano ci sentiamo più avanti. Ora ti saluto e benedico augurando a te e famiglia un Santo Natale e un Anno Nuovo guidato dalla presenza del Signore Gesù . 
Fra Alberto
Frati in Bolivia



venerdì 27 dicembre 2013

Natale con San Francesco

NATALE CON S. FRANCESCO: LA FESTA DELLE FESTE


Se tornasse in mezzo a noi san Francesco chissà come vivrebbe questo Natale. Forse, come sempre, si recherebbe a Greccio per rivivere nella fede, a notte inoltrata – domani – il grande mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio. Oppure, chissà, resterebbe ad Assisi, in convento, a celebrare la messa della notte con i suoi fraticelli, restando fedele alla fraternità. Chissà. Potrebbe anche essere che, rapito in una profonda estasi, lo troveremmo rannicchiato nella sua cameretta per ore e ore a contemplare l’Invisibile reso accessibile nella carne del Verbo. O, ancora più semplicemente, lo vedremmo “fuori di sé”, “rivolto verso il mondo”, ad annunciare la bellezza di un Dio bambino, dell’Emmanuele, che resta per sempre un Dio dalla nostra parte! È pure probabile, invece, che sarebbe tutto dedito a curare le ferite dei barboni, a preparare la tavola in qualche casa famiglia nei dintorni di Perugia, o ad assistere i poveri di via della Conciliazione a Roma.

Ma poiché amava cantare e giocare, sarebbe verosimile ritrovarlo rintanato in qualche radio locale ad annunciare a tutti la buona novella di Gesù, la luce del mondo, la Parola che scende dal Silenzio – il seno del Padre – per farsi uomo. Sensibile ai pellegrini, ai migranti, e vicino a chi non ha dimora, sicuramente san Francesco farebbe un salto a Lampedusa per donare tutti i suoi beni – anche i calici più preziosi del convento – a quei derelitti umani che tentano, molte volte invano e non senza tragedia, i viaggi della speranza. Potrebbe anche essere che il Poverello si lascerebbe prendere completamente agli ammalati abbandonati negli ospizi, nei dormitori e negli ospedali delle nostre periferie urbane… Poi farebbe un salto nei centri della Caritas nazionale e quasi certamente visiterebbe gli straccioni che trovano riparo ai margini delle stazioni ferroviarie… Con il disastro accaduto nelle Filippine (il tifone) e l’emergenza umanitaria in Siria per i troppi morti e profughi, sarebbe possibile trovarlo all’aeroporto di Fiumicino per il checkin con destinazione Manila, Damasco… Non c’è da meravigliarsi se lo troveremmo a Montecitorio o in altre pubbliche piazze a manifestare pacificamente con quanti, ormai senza lavoro e casa, non hanno di che mangiare e non sanno come portare avanti la propria famiglia…

Il Natale con Francesco ha mille volti e lo si può celebrare in svariatissimi modi! Tuttavia, porta sempre il segno di quella concretezza che Dio ha rivelato al mondo nel momento in cui il Verbo si è fatto carne. Il Poverello amava la povertà di Dio, gioiva per la sublime umiltà dell’Onnipotente, di colui che ha creato i cieli e la terra e fa nuove tutte le cose. Francesco sapeva bene, infatti, che solo chi è Onnipotente e Forte, può farsi debole e abbassarsi, fino alla morte di Croce. Chi è povero non può privarsi di niente e né può diventare ricco. Chi è povero non può rinunciare a niente, perché ha perso finanche la sua stessa dignità e libertà! Francesco era affascinato, incantato, sedotto, da quella strada dell’incarnazione che il Padre aveva pensato dall’eternità affinché il mondo accogliesse l’Amore come dono: Gesù Cristo.

Celebrare il Santo Natale con Francesco d’Assisi vuol dire, per noi oggi, prendere a cuore la fragilità di Dio e non scandalizzarsi davanti alla proposta di salvezza che passa per il grembo di Maria e il silenzio del giusto Giuseppe. Chi crede veramente nell’incarnazione del Figlio di Dio – il Verbo della vita – si muove verso gli altri e, nell’umiltà e la gioia di servire, si rende disponibile ad amare, a servire, a gioire con gli altri, a curare le ferite del prossimo, a condividere le povertà, le miserie, i peccati e le fragilità di chi cammina con noi e vive accanto a noi. Natale è sinonimo di carne, di corpo, di corporeità, di cibo, di cuori e cose da condividere!


È questo il Natale di Francesco: la festa della vita (di chi si lascia generare dall’Amore, perché l’Amore non si ripete e fa nuove tutte le cose); la festa della fraternità (perché Dio è accanto a me, nel mio fratello, nella mia sorella, nel mio prossimo); la festa della luce (perché Gesù è il volto umile e fragile del Dio nascosto ed eterno, invisibile e sottratto a qualsiasi sguardo umano); la festa del perdono (perché l’Eterno non ci ha abbandonati ma ci è venuto incontro nell’Emmanuele); la festa della solidarietà (ove impariamo a curare le sofferenze di chi si sente solo, abbandonato e smarrito); la festa della gioia (una forza interiore che ci cambia la vita perché Dio sarà per sempre un Dio di carne, uomo, umano, troppo umano, ma dalla nostra parte, capace di soffrire e di morire per noi e di garantirci un futuro, ossia la risurrezione della carne); la festa dello stupore (perché meravigliati e un po’ confusi come i pastori, con tanta semplicità, senza troppe domande o perché, ci rechiamo a Betlemme per inginocchiarci davanti a colui che è Luce da Luce, Dio vero da Dio vero).


fra Edoardo Scognamiglio

www.sanfrancescopatronoditalia.it

giovedì 26 dicembre 2013

The Christmas Story

Pace e bene,
a voi tutti cari amici, in ricerca e in ascolto della vocazione del Signore per la vostra vita.

Mi auguro abbiate trascorso un Santo Natale sereno, nella lode della preghiera con la vostra comunità cristiana, e nella gioia e nell'intimità delle vostre famiglie. San Francesco, dicono i biografi, amava il S. Natale più di tutte le altre feste. In particolare fu proprio lui a voler rappresentare il primo Presepio. Questa idea nasce infatti dall'ardente amore che il Poverello aveva per Gesù e dal suo desiderio di "vederLo" "toccarLo", "imitarLo" e fare esperienza diretta di Lui. Scrive il suo biografo come Francesco "meditasse continuamente le parole del Signore… soprattutto l’umiltà dell’Incarnazione”, a tal punto da voler “in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello". Mosso da tale ispirazione, la notte di Natale (1223) a Greccio, predispose una sorta di sacra rappresentazione della Natività, con i vari personaggi, Maria e Giuseppe, il bambino., i pastori. Da allora il Presepio si è diffuso in tutte le case ed è raffigurato in mille modi diversi.

Oggi vi propongo un bellissimo video, in cui alcuni ragazzi narrano la natività in modo davvero originale e artistico.
Che san Francesco ispiri anche ciascuno di noi in questo grande amore a Gesù.
Vi benedico. Al Signore sempre la nostra Lode.

Fra Alberto

mercoledì 25 dicembre 2013

Buon Natale... sii Giuseppe!


«Giuseppe, figlio di Davide,
non temere di prendere con te Maria, tua sposa.
Infatti il bambino che è generato in lei
viene dallo Spirito Santo;
ella darà alla luce un figlio
e tu lo chiamerai Gesù:
egli infatti salverà il suo popolo
dai suoi peccati».
(Mt 1,20-21)

Carissimi amici...
in ricerca della vostra vocazione,
rivolgiamo anche a voi gli auguri che abbiamo inviato ai ragazzi che quest'anno affrontano il cammino del Gruppo vocazionale San Damiano. Cosa significa vivere il Natale in un tempo di discernimento?? San Giuseppe, questa figura così cara al nostro Ordine francescano, ci precede e ci guida in questo...
Per questa ragione questi auguri sono declinati molto "al maschile"... (le lettrici non se abbiano) ma speriamo non parziali.
Di cuore a tutti: buon Natale!!!

Cari amici del Gruppo San Damiano,


quest'anno vogliamo dirvi la nostra vicinanza, il nostro augurio e la nostra preghiera per questo santo Natale, avendo negli occhi e nel cuore l'esempio di Giuseppe di Nazareth.


Egli è innanzitutto un «uomo». Concreto, laborioso, attivo...
È capace di innamorarsi, di amare e di progettare la propria vita.
La sua prospettiva di vita va in crisi e deve rimettere tutto in discussione, ma qui emerge quanto sia «giusto». Supera la lettera delle legge, per tutelare Maria in modo più "alto", quasi come ultimo gesto di amore.

Mentre porta avanti questo faticoso discernimento, viene raggiunto in modo inatteso dalla Parola di Dio, rivolta proprio a lui. Ascolta, accoglie, mette in pratica. In silenzio.

In qualche modo riceve la propria vocazione da quello che sarà suo figlio, Gesù: essere per Lui sulla terra qualcosa di simile a ciò che finora è stato per Lui Dio nel cielo: padre!

Vi auguriamo di essere uomini capaci di amare e di sognare, in modo da diventare concreti, silenziosi e fedeli nel "fare" la Parola che Dio vi consegna in questo cammino di discernimento, che abbiamo la grazia di condividere.



In questo Natale possiate prendere con voi Maria, accogliere Gesù che viene alla luce in modo nuovo nella vostra vita. E custodire con fedeltà e amore la loro presenza in ciascuno di voi.

San Giuseppe, patrono del nostro Ordine,
prega per noi... frati e giovani in cammino!

Con affetto vi stringiamo in un fraterno abbraccio, augurando a voi e alle vostre famiglie un santo e bel Natale del Signore, per cominciare alla luce di Gesù il nuovo anno che ci attende!

fr. Alberto
fr. Alessandro
fr. Francesco

martedì 24 dicembre 2013

In attesa


L'uomo è vivo finchè attende. 
Si potrebbe dire
che dalle sue attese l'uomo si riconosce.

Benedetto XVI

lunedì 23 dicembre 2013

Ho conosciuto la vita di S. Chiara... ed è stupenda

Cari amici, 
in ricerca vocazionale, il Signore vi dia Pace.
Oggi vi propongo la corrispondenza intercorsa con una ragazza, Marta,  attratta dalla vita delle Clarisse, le monache francescane sgorgate dal cuore di san Francesco e S. Chiara. L'affido anche alla vostra preghiera e al vostro sostegno. Per le ragazze che volessero conoscere più da vicino ed entrare in contatto con un monastero, segnalo questo riferimento: Monastero del Noce -Camposampiero (PD). A voi tutti e ai vostri famigliari auguro un SANTO NATALE
fra Alberto


LETTERA DI MARTA
Caro fra Alberto.. pace..Mi chiamo Marta e ho 20 anni. E' da un po che visito il tuo sito (scusami se ti do del tu) e mi ha colpito molto e quindi dopo tanto tempo ho deciso di scriverti. Da maggio sono andata in ritiro dalle Clarisse e non so, ma da quel momento ne sono rimasta entusiasta e ho iniziato un cammino con loro. Quando ho visto per la prima volta il tuo blog non ho fatto tanto caso alle molte cose che c'erano scritte e che potevano "appartenermi"; mi rifiutavo di vedere perché forse credevo che mi stavo attaccando.. stavo esagerando e dovevo smetterla.. Ma poi questo pensiero, la curiosità di vedere e capire cosa mi stesse succedendo è stata più forte, e quindi ho deciso di visitare e leggere ogni punto. Ciò che mi ha colpito e un pò spaventata è stata la pagina dei SEGNI. In molti mi ci rivedo e in ciò che mi succede. Anche la pagina dei dubbi mi colpisce molto.. Ho paura.. non so se è normale...
Ciò che mi frena e mi scoraggia un pò sono i miei genitori: per loro io sto fuggendo, sto solo facendo sciocchezze; e ciò mi fa stare male. Io non so se ho realmente una vocazione per la vita consacrata, ma "sento" un qualcosa dentro. Così che quando stò in monastero mi sento a casa, sento che quello è il mio posto. Mentre invece sembra che tutto ciò che faccio qui, ora nella vita normale, per Gesù non sia mai abbastanza, e che tutte le cose che facevo prima e faccio ancora adesso, non mi soddisfino più, mi lascino un grande vuoto dentro. Ho conosciuto da maggio la vita di Santa Chiara ed è stupenda. Davanti alla sua vocazione mi sono commossa e la porto dentro me(insieme alla vocazione di Mosè.. )...
Bhe, fra Alberto, non so se questa sia una chiamata o meno, anche perché non sono riuscita a scriverti tutto ciò che provo e tutto ciò che mi accade, ma so che qualcosa dentro di me sta cambiando. Sento quella fiammella che man mano sta prendendo più luce; quel seme che è stato messo dentro di me e di cui sto provando a prendermi cura,nella certezza che piano piano crescerà, annaffiandolo con l'amore di Cristo.
Grazie mille per l'attenzione e per il disturbo. Marta. 

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Pace a te cara Marta. Grazie per la fiducia. Mi fa piacere che il blog in qualche modo ti stia aiutando ( ti chiedo una preghiera per questo mio servizio!). Circa quanto mi scrivi, certamente vi sono segni belli, che indicano una possibile vocazione religiosa: l’entusiasmo dell’esperienza presso la Clarisse, lo stupore e la commozione nell’approfondire la vocazione di santa Chiara, il desiderio di donazione piena e assoluta a Gesù che ti infiamma, la ricerca di una pienezza che non trovi in ciò che normalmente fai. Tutto questo sembrerebbe orientarti verso una consacrazione e mi pare, rivesta per te un forte richiamo. Vi sono però anche dei segni contrastanti che vanno colti e ascoltati:  le paure, i timori che anche leggi nel blog e che un poco ti appartengono; il freno rappresentato dai tuoi genitori e che ti porta a reagire malamente e disordinatamene,  scappando e “facendo sciocchezze”. Tutto questo, mi pare renda la tua domanda su una possibile vocazione, ancora aperta  e dall’orizzonte abbastanza incerto. In ogni caso…non temere! Questo tuo travaglio, credimi, è molto normale e anche necessario. La vocazione, infatti, la chiamata, non ci esime dalla fatica del discernimento, non ci esime da passaggi difficili, non ci risparmia lacrime e interrogativi a volte laceranti, anzi! Sempre chiama in causa prima di tutto il nostro vissuto, la nostra libertà; sempre chiede una verifica basata sulla preghiera e la Parola di Dio, ma anche sempre necessita di un confronto ineludibile “al di fuori di noi stessi” e dei nostri pensieri o desideri o emozioni (per quanto appaiano belli e santi). Cosa intendo dire? Che serve dunque un padre spirituale che ti accompagni (non puoi fare questa strada da sola!), che è necessario un itinerario di discernimento vocazionale serio e autentico (dunque affidandoti ad altri), che serve un confronto veritiero e frequente con una comunità religiosa  dove poter crescere e confrontarsi, che serve stare in ginocchio a lungo davanti a Gesù… Come puoi vedere, la ricerca vocazionale, ha una connotazione spiccatamente relazionale (con te stessa, con Dio, con una guida, con una comunità) che va attivata e promossa . Questo, a mio parere,  significa prendersi cura del seme intuito nel proprio cuore, innaffiarlo e custodirlo con la pazienza del contadino; pur sempre nella consapevolezza che chi farà crescere e porterà a maturazione questo piccolo seme, non siamo certo noi, ma è il Signore. A noi in ogni caso è chiesto di metterci in cammino, di fidarci di un appello e di affidarci e di muoverci, anche se forse ancora non sappiamo bene dove arriveremo.  Dunque carissima, ti incoraggio e benedico in questo pellegrinaggio che stai iniziando. Approfitto anche per porgerti gli auguri di un Santo Natale. Al Signore Gesù, al Dio con Noi, sempre la nostra Lode.
Frate Alberto

sabato 21 dicembre 2013

O Oriens... illumina la nostra via



Cari amici in ricerca,

come sapete questi ultimi giorni di avvento sono ritmati dal canto delle cosiddette Antifone "O". Ogni sera nella nostra comunità della Basilica del Santo cantiamo in gregoriano l'antifona che la liturgia assegna al Magnificat di quel giorno. E' molto bello prestare la voce a melodie così antiche, che cantano parole ancora più antiche, un condensato di profezia e attesa.
Questa sera, 21 dicembre, è prevista l'antifona "O Oriens", che canta l'avvento del Messia portatore della luce che mette in fuga le nostre tenebre. Queste parole riecheggiano da vicino quelle che san Francesco pronunciava davanti al Crocifisso di San Damiano quando era, come molti di voi, un giovane in ricerca della propria strada e vocazione...

O alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre del cuore mio.
Dammi una fede retta,
speranza certa,
carità perfetta
e umiltà profonda.
Dammi, Signore, senno e discernimento
per compiere la tua vera e santa volontà.

Possa il "Sole di giustizia" sorgere dall'alto e risplendere nella vostra vita, in questo Natale ormai imminente. E' significativo che questa invocazione si elevi proprio nel giorno più breve dell'anno, nel solstizio d'inverno. Da domani le giornate ricominciano impercettibilmente a crescere... possa essere la benedizione di una luce crescente sulla vostra vocazione!

Il Signore vi dia pace e luce!

frate Francesco

16 dicembre 2013. Vista verso la Riviera di Levante,
dalla nostra Chiesa di Sant'Antonio di Boccadasse in Genova.

La vocazione di Giuseppe

Domenica 22 dicembre 2013
Quarta domenica d’Avvento

Giuseppe, figlio di Davide, 
non temere di prendere con te Maria, tua sposa”. (Mt 1, 20)

I veloci volteggi delle ali degli angeli accompagnano nelle primissime pagine del Nuovo Testamento il cammino degli uomini e delle donne dal cuore retto che ricevono ‘annunciazioni’ anche nel sonno. Come Giuseppe, uomo giusto, uomo innamorato e con il cuore frantumato perché pensa che Maria l’abbia tradito con un altro. Non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Grandezza di Giuseppe! Sarebbe già un buon finale, -per quanto amaro, ma di una gigantesca grandezza d’animo-, eppur non è finita: mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore. Giuseppe scopre un Signore che gli allarga gli orizzonti (troppo angusti anche la stessa ‘giustizia’ umana). Non temere, gli dice l’angelo, di prendere con te Maria, tua sposa.

Anche noi, in ricerca della vocazione del Signore per la nostra vita, non dovremmo temere di sentirci allargare il cuore dalle incursioni di Dio, dalle visite dei suoi angeli che recano alle nostre paure e talvolta ai nostri faticosi discernimenti il Suo sogno. Che non annulla i nostri ma li dilata in una inedita pienezza d’amore. Il Signore Dio è per noi!

mercoledì 18 dicembre 2013

L'Avvento con san Francesco... di Papa Francesco


4 ottobre 2013: Papa Francesco sulla tomba di san Francesco
Cari giovani fratelli in ricerca della propria vocazione,

è proprio così che si può definire il modo con cui il Papa ha deciso di vivere il tempo liturgico che risveglia l'attesa della venuta ultima di Gesù e prepara a celebrare la gioia della prima venuta, nel Natale del Signore. Infatti nelle tradizionali prediche alla Casa Pontificia – con cui il Santo Padre e i suoi collaboratori della Curia si danno una sosta per meditare, pregare e rinnovare il proprio impegno – il tema proposto dal Predicatore, p. Raniero Cantalmessa, frate cappuccino, è: prepararsi al Natale in compagnia di san Francesco.

Predica al Papa e alla Curia
Il sito della nostra Provincia sta riportando integralmente queste meditazioni d'Avvento. Per questo (mentre ringraziamo fr. Andrea per il suo paziente e prezioso lavoro di redazione), ne approfittiamo per cogliere uno spunto anche per noi. Lo prendiamo dalla parte conclusiva della prima predica...
Che cosa dice a noi oggi l'esperienza di Francesco? Che cosa possiamo imitare, di lui, tutti e subito? [...] La stessa cosa da cui è cominciata l'avventura spirituale di Francesco: la sua conversione dall'io a Dio, il suo rinnegamento di sé. È così che nascono i veri riformatori, quelli che cambiano davvero qualcosa nella Chiesa. I morti a se stessi. Meglio, quelli che decidono seriamente di morire a se stessi, perché si tratta di un'impresa che dura tutta la vita e anche oltre, se, come diceva scherzosamente santa Teresa d'Avila, il nostro amor proprio muore venti minuti dopo di noi.
Diceva un santo monaco ortodosso, Silvano del Monte Athos: "Per essere veramente liberi, bisogna cominciare a legare se stessi". Uomini come questi sono liberi della libertà dello Spirito; niente li ferma e niente li spaventa più. Diventano riformatori per via di santità, e non solo per via di ufficio.
Ma che significa la proposta di Gesú di rinnegare se stessi? È essa ancora proponibile a un mondo che parla solo di autorealizzazione, autoaffermazione? Il rinnegamento non è mai fine a se stesso, né un ideale in sé. La cosa più importante è quella positiva: Se uno vuol venire dietro di me; è il seguire Cristo, possedere Cristo. Dire no a se stessi è il mezzo; dire sì a Cristo è il fine. Paolo la presenta come una specie di legge dello spirito: "Se con l'aiuto dello Spirito fate morire le opere della carne, vivrete" (Rom 8,13). Questo, come si vede, è un morire per vivere; è l'opposto della visione filosofica secondo cui la vita umana è "un vivere per morire" (Heidegger).
Si trat­ta di sapere se vogliamo vivere "per noi stessi", o "per il Signore" (cf. 2Cor 5,15; Rom 14, 7-8). Vivere "per se stessi" significa vivere per il proprio comodo, la propria gloria, il proprio avanzamento; vivere "per il Signore" significa rimettere sempre al primo posto, nelle nostre intenzioni, la gloria di Cristo, gli interessi del Regno e della Chiesa. Ogni "no", piccolo o grande, detto a se stessi per amore, è un sì detto a Cristo.
Non si tratta però di sapere tutto sul rinnegamento cristiano, la sua bellezza e necessità; si tratta di passare all'atto, di praticarla. Un grande maestro di spirito dell'antichità diceva: "È possibile spezzare dieci volte la propria volontà in un tempo brevissimo; e vi dico come. [...] Incontri, se non un lebbroso come Francesco, un povero che sai ti chiederà qualcosa; il tuo uomo vecchio ti spinge a passare al lato opposto della strada, e tu invece ti fai violenza e gli vai incontro, magari regalandogli solo un saluto e un sorriso, se non puoi altro. Sei stato contraddetto in una tua idea; punto sul vivo, vorresti controbattere vivacemente, taci e aspetti: hai spezzato il tuo io. Credi di aver ricevuto un torto, un trattamento, o una destinazione non adeguati ai tuoi meriti: vorresti farlo notare a tutti, chiudendoti in un silenzio di tacito rimprovero. Dici no, rompi il silenzio, sorridi e riapri il dialogo. Hai rinnegato te stesso e salvato la carità. E così via.
Un traguardo difficile (chi vi parla è lontano dall'esservi giunto), ma la vicenda di Francesco, ci ha mostrato cosa può nascere da un rinnegamento di sé fatto in risposta alla grazia. Il premio è la gioia di poter dire con Paolo e con Francesco: "Non sono più io che vivo, Cristo vive in me". E sarà l'inizio della gioia e della pace, già su questa terra. Francesco, con la sua "perfetta letizia", è l'esempio vivente della "gioia che viene dal Vangelo", l' Evangelii gaudium.
E noi?? Abbiamo approfittato di questo tempo per tornare a "rinnegare noi stessi", cioè a fare il massimo per mettere al centro Gesù??
Sforzarsi (con il proprio impegno) e chiedere grazia (con la preghiera) di seguire Cristo nella vita quotidiana è una tappa fondamentale di ogni "avvento vocazionale" per giungere al "natale della propria vocazione", in cui...
  • il discernimento fa venire alla luce la comprensione spirituale della propria chiamata,
  • e il cammino già vissuto nella fede dà sufficiente forza per decidere e dire: Sì, eccomi!
Cari amici, avviciniamoci al Natale con l'orecchio teso al canto dei profeti e l'occhio fisso sulla stella: ci faranno incontrare Colui per cui vale la pena rinnegare noi stessi e seguirlo!

Il Signore che viene vi doni pace!

frate Francesco

sabato 14 dicembre 2013

La gioia del Vangelo

Domenica 15 dicembre 2013 - Terza domenica d’Avvento

“Cosa siete andati a vedere nel deserto?” (Mt 11,7)

Pace e bene a tutti voi, cari amici,
in ricerca e in ascolto della Vocazione del Signore. Eccoci giunti alla terza domenica di Avvento. È la domenica di Giovanni, il Battista, questa, denominata Gaudete, imperativo che invita alla gioia per il Natale ormai vicino. La gioia di Giovanni nasce da uno 'scandalo': il Messia non è come lui annunciava e additava a quanti accorrevano nel deserto per ascoltarlo. È un Messia che viene nella misericordia e porta vita nelle ferite degli uomini, di ogni uomo. “I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati,…”. Un germoglio di umanità nuova! Anche Giovanni, in carcere per essersi giocato tutto sull’annuncio del Messia, può meravigliarsi. Sì, il Signore Gesù l’ha sorpreso, l’ha rassicurato e riempito di gioia. La gioia del Vangelo. “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di quanti si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo nasce e rinasce la gioia”  (Papa Francesco, Evangelli gaudium). 

E tu, caro giovane, che forse hai udito un Suo invito particolare e personale, cosa aspetti a fidarti di Lui? Non vedi che Gesù chiama anche te a proseguire la sua opera di liberazione, salvezza e guarigione,  pienezza di senso e fraternità per ogni uomo? Chi porterà la gioia del Vangelo se tu ti defili e non accogli la chiamata? 

Buona e santa domenica a tutti, 
da fra' Alberto e frate Francesco
e da tutta la comunità francescana della Basilica del Santo (PD) 
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Qui sotto vi propongo uh bellissimo video...da meditare, per meglio comprendere il senso della vita e "darsi una mossa" e a non temere nel "giocarsi tutto" per Gesù: IL CIRCO DELLA FARFALLA
Meditate amici... meditate!

giovedì 12 dicembre 2013

Ho solo 17 anni... ma mi sento la vocazione a diventare frate

Cari amici, il Signore vi dia pace. 
Oggi vi propongo la corrispondenza intercorsa con un ragazzo di 17 anni, Luca, che desidera diventare frate. Non sono pochi i giovanissimi che mi scrivono presentandomi questo sogno, insieme a paure e dubbi. Invito tutti a ricordare questi giovani nella preghiera. 
Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto


LETTERA DI LUCA
Caro fra Alberto grazie per il suo bellissimo blog. Le scrivo da Monza. Mi chiamo Luca e frequento il liceo classico. Sono giovane: ho 17 anni. Insieme alla mia famiglia ho sempre frequentato la parrocchia; considero l'oratorio la mia seconda casa, amo Gesù, la Chiesa e i miei bravissimi sacerdoti diocesani. Ultimamente, l'esempio di papa Francesco è stato però per me travolgente (per non dire sconvolgente!) e non so perchè, sento forte una chiamata a diventare frate francescano. Ne ho parlato al mio parroco, il quale mi ha suggerito di frequentare il gruppo vocazionale diocesano. Io però desidero conoscere meglio la vostra vita di frati! In realtà mi affascina troppo san Francesco, figura che ho scoperto solo recentemente, un pò stimolato dal Papa e dopo una vacanza in Assisi con i miei genitori. Sto leggendo moltissimo di lui , trovandolo tanto vicino alla mia sensibilità di ragazzo "agitato" e in ricerca. Fin da piccolo sono uno che ha coltivato sogni grandissimi (esploratore, astronauta, scrittore da premio nobel, atleta olimpionico di canottaggio - lo sport che amo!!:):) e  che non si è mai accontentato di risposte banali  o superficiali. Al riguardo devo dire, che san Francesco  mi stupisce e incuriosisce come nessun altro, soprattutto per la sua libertà e umiltà e radicalità nell'amare Gesù e vivere il Vangelo. E anche, per quanto secondario, mi affascina molto il vostro abito (che ho visto da vicino per la prima volta in Assisi ammirando estasiato un giovane frate in preghiera presso la tomba del santo).  E' sbagliato pensare di diventare come San Francesco, come uno di voi? So che c'è un gruppo di ricerca e discernimento vocazionale francescano: il San Damiano. Mi piacerebbe farvi parte, ma non so se, data la mia giovane età, questo sia possibile. Anche mamma, con la quale mi sono confidato, mi ha espresso le sue perplessità al riguardo, soprattutto in relazione ai miei 17 anni, anche se si è detta contenta delle scelte che io vorrò fare; so invece che il mio babbo già mi vede alla guida dell'azienda di famiglia. Ho letto nel blog che ci sono delle regole circa l'età per iniziare un cammino vocazionale. Mi sa dare qualche indicazione più precisa? Io, è vero, ho solo 17 anni, ma ho forte questo desiderio di diventare frate.  Grazie per quello che fate per noi ragazzi. Luca

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Caro Luca, grazie anche a te per la fiducia e per quanto mi hai scritto. Al riguardo, prima di tutto ti invito a ringraziare il Signore per i tanti doni che ti ha elargito gratuitamente e con tanta generosità : la tua giovinezza bella e serena, il tuo amore a Gesù, l'ambiente sano della parrocchia che frequenti, i tuoi ottimi sacerdoti e certamente la buona famiglia in cui sei nato e dove hai ricevuto la fede. Ringrazia il Signore anche per l'opportunità di studiare niente meno che al liceo classico ( non è da tutti), così come di coltivare interessi e sogni grandi e di un certo spessore. Loda dunque il Signore e ringrazialo per questo. Non posso non pensare un poco, leggendo la tua mail, all'esperienza del giovane Francesco, anch'egli pure proveniente da un ambiente famigliare e sociale molto favorevole e proiettato in un primo tempo alla conduzione della bottega paterna; anch'egli attratto da tanti sogni di grandezza ( ricco mercante, cavaliere, re delle feste), ma anche sempre alla ricerca di "un di più", mosso dal desiderio di dare un senso più  profondo alla propria vita. La sua scelta radicale di vivere  in povertà, castità e obbedienza, nascerà proprio da questa irrequietezza e ricerca e sogni giovanili "alla grande", che solo in Gesù e nel suo Vangelo, comprenderà, potevano trovare una risposta più piena e più vera. Per san Francesco la svolta fu l'incontro con il lebbroso e il dialogo con il Crocifisso di san Damiano, per te, pare che lo "tzunami" sia avvenuto anche grazie allo straordinario carisma di questo Papa e all'immancabile richiamo spirituale che sempre san Francesco sa trasmettere ad un giovane insieme al fascino della sua città di  Assisi. Il Signore, credimi, ogni volta sa far bene "il proprio mestiere" per attrarre a sè chi più ama e quelli che egli vuole alla sua sequela  e mai fa mancare sul nostro cammino di ricerca i segni della sua presenza e della sua volontà.  Al riguardo, mi piace molto che un bellissimo segno vocazionale tu lo abbia colto nel nostro abito (il saio) e che anche attraverso di esso sia nata in te un'ispirazione alla vita francescana, così come è misterioso questo tuo orientamento istintivo e originale alla vita religiosa che ben poco conosci (diventare frate) piuttosto che alla vita del prete diocesano che invece da sempre frequenti. Certamente il Signore, sa tutto e vuole solo il nostro bene e lungo il cammino della nostra vita sa accendere per noi quelle luci di cui abbiamo bisogno! Circa la tua richiesta di aderire al Gruppo san Damiano, sei dunque il benvenuto! Pensa che al momento altri due ragazzi tuoi coetanei ne fanno parte (Luca da Bologna e Francesco da Bergamo). Certo sarà necessario concordare il tutto con i tuoi genitori, che possiamo anche venire ad incontrare e conoscere di persona, se fa loro piacere. Il percorso nel Gruppo vocazionale è del resto assolutamente necessario, per vagliare meglio le intuizioni e i desideri che ti porti nel cuore e l'autentica chiamata del Signore, anche al di là di ogni facile entusiasmo che può caratterizzare la tua giovane età; serve dunque un attento discernimento per una scelta di vita tanto "grande"come il diventare frate. L'esperienza nel Gruppo San Damiano ti sarà molto utile anche per un confronto più reale con noi frati e la nostra vita, oltre che per lo scambio con altri giovani e coetanei alle prese con le medesime domande. Il prossimo incontro (per il nord Italia) sarà a Brescia nel fine settimana 11-12 gennaio. Per ulteriori dettagli ci sentiamo più avanti. Carissimo Luca, ancora grazie per la fiducia. Ti incoraggio e ricordo nella preghiera.
Frate Alberto

mercoledì 11 dicembre 2013

L'accompagnamento spirituale secondo Papa Francesco

Cari amici in cammino,
il Signore vi doni pace!

Evangelii gaudium, la gioia del Vangelo: un titolo veramente bello e denso di richiami francescani è quello che Papa Francesco ha dato alla sua prima Esortazione apostolica. L'ha scritta a seguito del Sinodo del 2012 sulla nuova evangelizzazione e l'ha voluta diffondere il giorno di chiusura dell'Anno della Fede, non molti giorni fa...

Come spesso sottolineiamo in questo nostro Blog e soprattutto nelle risposte alle vostre numerose mail, per il vostro cammino di fede e un autentico discernimento vocazionale è fondamentale l'accompagnamento spirituale. Si tratta di avere acconto una persona di fede, con cui poter parlare in profondità e confidenza della propria vita, della propria fede, delle domande che ci si porta dentro... dei passi che si compiono nella maturazione cristiana e umana, nella progressiva comprensione della propria chiamata.
Frequentemente si chiama questa figura "padre spirituale" o "guida spirituale": spesso è un sacerdote, secolare o religioso, allenato e favorito in questo ministero di ascolto, discrezione e orientamento dalla pratica del sacramento della confessione. Ma nella tradizione cristiana non sono mancate figure di "madri spirituali" e di religiosi non sacerdoti capaci di essere incisive guide spirituali.

Papa Francesco sottolinea l'importanza di questo servizio ecclesiale, come parte integrante del processo di evangelizzazione. Chi accompagna la vita spirituale dei singoli, infatti, si occupa della fase più 'profonda', potremmo dire, della evangelizzazione. Accompagna il singolo a far propri i contenuti del Vangelo e del catechismo: nella coscienza e negli atteggiamenti concreti. A "incarnarli".
Qui di seguito dell'Esortazione trovate i numeri 169-173, in cui il Papa descrive il delicato lavoro dell'accompagnatore spirituale. Potete trovare i criteri con cui cercare la persona giusta per farvi accompagnare. Ma anche per verificare l'adeguatezza delle vostre aspettative e dell'atteggiamento con cui vi accostate al vostro colloquio mensile di accompagnamento spirituale.
Buona lettura!!
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L’accompagnamento personale dei processi di crescita

169. In una civiltà paradossalmente ferita dall’anonimato e, al tempo stesso, ossessionata per i dettagli della vita degli altri, spudoratamente malata di curiosità morbosa, la Chiesa ha bisogno di uno sguardo di vicinanza per contemplare, commuoversi e fermarsi davanti all’altro tutte le volte che sia necessario. In questo mondo i ministri ordinati e gli altri operatori pastorali possono rendere presente la fragranza della presenza vicina di Gesù ed il suo sguardo personale. La Chiesa dovrà iniziare i suoi membri – sacerdoti, religiosi e laici – a questa “arte dell’accompagnamento”, perché tutti imparino sempre a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro (cfr Es 3,5). Dobbiamo dare al nostro cammino il ritmo salutare della prossimità, con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione ma che nel medesimo tempo sani, liberi e incoraggi a maturare nella vita cristiana.

170. Benché suoni ovvio, l’accompagnamento spirituale deve condurre sempre più verso Dio, in cui possiamo raggiungere la vera libertà. Alcuni si credono liberi quando camminano in disparte dal Signore, senza accorgersi che rimangono esistenzialmente orfani, senza un riparo, senza una dimora dove fare sempre ritorno. Cessano di essere pellegrini e si trasformano in erranti, che ruotano sempre intorno a sé stessi senza arrivare da nessuna parte. L’accompagnamento sarebbe controproducente se diventasse una specie di terapia che rafforzi questa chiusura delle persone nella loro immanenza e cessi di essere un pellegrinaggio con Cristo verso il Padre.


171. Più che mai abbiamo bisogno di uomini e donne che, a partire dalla loro esperienza di accompagnamento, conoscano il modo di procedere, dove spiccano la prudenza, la capacità di comprensione, l’arte di aspettare, la docilità allo Spirito, per proteggere tutti insieme le pecore che si affidano a noi dai lupi che tentano di disgregare il gregge. Abbiamo bisogno di esercitarci nell’arte di ascoltare, che è più che sentire. La prima cosa, nella comunicazione con l’altro, è la capacità del cuore che rende possibile la prossimità, senza la quale non esiste un vero incontro spirituale. L’ascolto ci aiuta ad individuare il gesto e la parola opportuna che ci smuove dalla tranquilla condizione di spettatori. Solo a partire da questo ascolto rispettoso e capace di compatire si possono trovare le vie per un’autentica crescita, si può risvegliare il desiderio dell’ideale cristiano, l’ansia di rispondere pienamente all’amore di Dio e l’anelito di sviluppare il meglio di quanto Dio ha seminato nella propria vita. Sempre però con la pazienza di chi conosce quanto insegnava san Tommaso: che qualcuno può avere la grazia e la carità, ma non esercitare bene nessuna delle virtù «a causa di alcune inclinazioni contrarie»[133] che persistono. In altri termini, l’organicità delle virtù si dà sempre e necessariamente “in habitu”, benché i condizionamenti possano rendere difficili le attuazioni di quegli abiti virtuosi. Da qui la necessità di «una pedagogia che introduca le persone, passo dopo passo, alla piena appropriazione del mistero».[134] Per giungere ad un punto di maturità, cioè perché le persone siano capaci di decisioni veramente libere e responsabili, è indispensabile dare tempo, con una immensa pazienza. Come diceva il beato Pietro Fabro: «Il tempo è il messaggero di Dio».

172. Chi accompagna sa riconoscere che la situazione di ogni soggetto davanti a Dio e alla sua vita di grazia è un mistero che nessuno può conoscere pienamente dall’esterno. Il Vangelo ci propone di correggere e aiutare a crescere una persona a partire dal riconoscimento della malvagità oggettiva delle sue azioni (cfr Mt 18,15), ma senza emettere giudizi sulla sua responsabilità e colpevolezza (cfr Mt 7,1; Lc 6,37). In ogni caso un valido accompagnatore non accondiscende ai fatalismi o alla pusillanimità. Invita sempre a volersi curare, a rialzarsi, ad abbracciare la croce, a lasciare tutto, ad uscire sempre di nuovo per annunciare il Vangelo. La personale esperienza di lasciarci accompagnare e curare, riuscendo ad esprimere con piena sincerità la nostra vita davanti a chi ci accompagna, ci insegna ad essere pazienti e comprensivi con gli altri e ci mette in grado di trovare i modi per risvegliarne in loro la fiducia, l’apertura e la disposizione a crescere.

173. L’autentico accompagnamento spirituale si inizia sempre e si porta avanti nell’ambito del servizio alla missione evangelizzatrice. La relazione di Paolo con Timoteo e Tito è esempio di questo accompagnamento e di questa formazione durante l’azione apostolica. Nell’affidare loro la missione di fermarsi in ogni città per “mettere ordine in quello che rimane da fare” (cfr Tt 1,5; cfr 1 Tm 1,3-5), dà loro dei criteri per la vita personale e per l’azione pastorale. Tutto questo si differenzia chiaramente da qualsiasi tipo di accompagnamento intimista, di autorealizzazione isolata. I discepoli missionari accompagnano i discepoli missionari.

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Io e fr. Alberto, come spessi facciamo, possiamo segnalarvi alcuni frati (o suore) adatti a questo tipo di servizio in varie zone d'Italia, soprattutto nel caso di un'accompagnamento per un discernimento vocazionale. Scriveteci pure (fra.alberto@davide.it; francesco.ravaioli@gmail.com), faremo il possibile per darvi una mano...

Il Signore vi benedica e vi custodisca!

frate Francesco

lunedì 9 dicembre 2013

Con san Francesco nel nuovo anno



Mancano pochi giorni per iscriversi al Campo di Capodanno ad Assisi, per entrare nel 2014 insieme con san Francesco e i suoi frati...
Lui, san Francesco, ti aspetta a casa sua per donarti un anno che sia veramente 'nuovo'!! Che può essere decisivo per la tua vita, la tua fede, la tua vocazione...

Qui trovi tutto: informazioni e iscrizioni!
Se sei del nord Italia, puoi iscriverti anche qui.

Pace a te!

frate Francesco

Il Signore è con te: non temere!

Domenica 8 dicembre 201
Solennità dell’Immacolata Concezione  della B. V. Maria

Foto Riflessi by fGV.
Sul vetro della nicchia che custodisce la statua della Vergine,
nella chiesetta di Pralongo in Val Zoldana (BL), si specchia una vecchia casa.
"Vieni, Maria, tra noi".

“E l’angelo si allontanò da lei” (Lc 1,38).

Al termine del racconto dell’annunciazione, “Maria resta sola (…) non ci sono angeli intorno a lei. L’angelo se ne va, la missione rimane, ed insieme con essa matura la vicinanza interiore a Dio, l’intimo vedere e toccare la sua vicinanza” (papa Benedetto XVI in L’infanzia di Gesù). A questa partenza dell’angelo seguono in Maria momenti difficili da affrontare, oscurità: anche la sua fede è una fede “in cammino” che accetta di non comprendere tutto di Dio e di quanto le capita. Custodisce nel cuore e ripete sovente una certezza-promessa: “Il Signore è con te. Non temere!”.  
Alla fedeltà dell’amore del  Signore affidiamo i nostri passi, i nostri  sì, certi della presenza sollecita di Maria.

domenica 8 dicembre 2013

Affidare la vocazione all'Immacolata


G. A. Sirani, Immacolata Concezione.
Basilica di San Francesco, Bologna.

Cari amici in ricerca,
il Signore vi dia pace!

Oggi, nella festa mariana più cara ai Francescani, abbiamo concluso i giorni del campo vocazionale ad Assisi, cui abbiamo partecipato anche con i ragazzi del Gruppo San Damiano. Lì abbiamo potuto gustare gli ultimi passi della sentita Novena dell'Immacolata celebrata presso la Basilica di San Francesco: con la predicazione mariana durante la preghiera dei Vespri e l'incensazione dell'antica statua dell'Immacolata al canto del Tota pulcra, ogni sera intonato dalla Cappella musicale con una musica diversa, spesso composta nei secoli da qualcuno dei molti musicisti Francescani Conventuali.
Inoltre ieri, nei primi vespri della solennità, abbiamo preso parte alla liturgia di Ordinazione sacerdotale di due giovani frati cinesi, fr. Paolo Wu e fr. Giovanni Wang, consacrati sacerdoti dal Vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino.
Giorni di grande intensità spirituale sulla Tomba di san Francesco!

Ormai agli sgoccioli di questo giorno santo, vogliamo proporvi di partecipare anche ad un piccolo ma intenso gesto di preghiera, che anche noi ieri sera abbiamo vissuto al termine del Rosario in Basilica inferiore. I ragazzi hanno affidato all'Immacolata la propria vocazione ripetendo le parole composte da san Massimiliano Kolbe. Fatelo anche voi: mettevi nelle mani di Maria per imparare ad ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio, ovvero a comprendere e compiere la volontà di Dio nella vostra vita. Maria vi guiderà... vi farà superare gli ostacoli... vi darà semplicità di cuore e coraggio...

O Immacolata,
Regina del cielo e della terra,
Rifugio dei peccatori
e Madre nostra amorosissima,
Cui Dio volle affidare
l'intera economia della misericordia,
io, indegno peccatore, mi prostro ai tuoi piedi,
supplicandoTi umilmente
di volermi accettare tutto e completamente
come cosa e proprietà Tua,
e di fare ciò che Ti piace di me
e di tutte le facoltà della mia anima
e del mio corpo,
di tutta la mia vita, morte ed eternità.
Disponi pure, se vuoi, di tutto me stesso,
senza alcuna riserva, per compiere
ciò che è stato detto di Te:
"Ella ti schiaccerà il capo" (Gn 3,15),
come pure: "Tu sola hai distrutto
tutte le eresie sul mondo intero" (Lit.),
affinché nelle Tue mani immacolate
e misericordiosissime
io divenga uno strumento utile
per innestare e incrementare
il più fortemente possibile la Tua gloria
in tante anime smarrite e indifferenti
e per estendere in tal modo,
quanto più è possibile,
il benedetto Regno del SS. Cuore di Gesù.
Dove Tu entri, infatti, ottieni la grazia
della conversione e santificazione,
poichè ogni grazia scorre, attraverso le Tue mani,
dal Cuore dolcissimo di Gesù fino a noi.

V. Concedimi di lodarTi , o Vergine santissima.
R. Dammi forza contro i Tuoi nemici. 

[san Massimiliano Maria Kolbe, ofmconv]