domenica 20 ottobre 2013

Mission impossible

G. Reni, San Francesco in preghiera
Cari giovani in ricerca, pace e bene!
E buona domenica!

Questa terza domenica di ottobre, come ogni anno, ricorre la Giornata Missionaria Mondiale. Ma il vangelo e le letture di questa domenica si concentravano soprattutto sulla dimensione della preghiera. Due temi che risvegliano nella maggior parte di noi immagini diverse, magari in contrasto tra loro! Quante volte ho sentito dire cose del tipo:
Le suore di clausura non le capisco proprio: sempre chiuse la dentro a pregare... A cosa servono?? I missionari, invece, quelli sì che fanno del bene!!
Forse basterebbe fermarsi un attimo a pensare a Gesù, per rendersi conto che è Lui stesso a chiedere di fare entrambe le cose: stare&pregare e andare&annunciare. Nella stessa vocazione degli apostoli ci sono questi due accenti: «Ne costituì dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare» (Mc 3, 14). Questi due ingredienti fanno parte di ogni vocazione, ma in ciascuna sono dosati in modo diverso.

Una delle missioni più ardue per ogni cristiano è imparare a pregare. A pregare davvero. Con tutto sé stesso. A pregare "come Dio comanda": ovvero come Gesù insegna. E Gesù ce lo insegna anche oggi: attraverso l'esempio di Mosè e attraverso la parabola della vedova importuna.

La preghiera è motivo di fatica (vedi Mosè), ma è alla base di ogni vittoria. Oggi diremmo: «se vuoi avere successo, prega!». "Successo", però, non nel senso mondano: una vittoria evangelica è quella segue il senso originario di sub-cèdere... di "venire dopo". Il successo è ciò che "succede" dopo una opportuna azione che lo "causa". Nella vita le sfide impossibili sono tante! E qui, benché fossi tentato, attorno a "sfide impossibili" non ci ho messo le virgolette: perché molte impossibili lo sono per davvero... Soprattutto quelle spirituali: vincere i propri peccati e vizi; comprendere la propria vocazione e avere la forza di seguirla; perdonare...
Anche per un frate ci possono essere scelte umanamente difficili o impossibili da affrontare: per esempio, dopo anni e decenni di vita e ministero nella propria terra, obbedire alla divina ispirazione (così la chiama san Francesco) di partire verso una terra di missione. Proprio oggi qui nella Basilica di Sant'Antonio a Padova due frati, fr. Fabio e fr. Emilian, (e con loro anche alcuni laici) hanno ricevuto la croce missionaria in vista della loro prossima partenza verso il Chile.

La loro scelta – così come ogni scelta vocazionale – non può maturare (diventare vera, autentica e adulta... per portare frutti buoni) altro che nella preghiera: è il primo luogo del discernimento. Poi ci vuole tanto coraggio per cominciare... e ancora preghiera per perseverare.
La preghiera prepara e rende possibile l'apostolato; un apostolato fecondo ed efficace è il frutto maturo di un preghiera profonda e costante. San Francesco ha saputo unire in modo mirabile queste due facce dell'unica medaglia... lui che "non era tanto un uomo che prega, quanto piuttosto egli stesso tutto trasformato in preghiera vivente" (Vita prima).

La sua intercessione ci aiuta a diventare ed essere come lui! In modo da portare la forza della comunione con Dio in ogni altra cosa che compiamo durante le nostre giornate.
Il Signore vi dia pace!

frate Francesco
francesco.ravaioli@gmail.com

Frati in preghiera sulla tomba di san Francesco

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