venerdì 20 settembre 2013

Servizio e Vocazione

Cari amici in ricerca vocazionale, il Signore vi dia Pace. Oggi vi propongo parte della corrispondenza intercorsa con Angelo. I temi trattati riguardano il servizio, il dono di sè e il rapporto con la vocazione francescana...Spero vi possa servire. Benedico tutti. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
frate Alberto

Angelo mi scrive :
Caro fra Alberto mi sono laureato in lingue orientali lo scorso anno e vivo e lavoro da alcuni mesi a Londra. Durante l'università ho sempre frequentato come volontario, prima la mensa dei poveri gestita da voi frati francescani nella mia città, poi una struttura (sempre francescana) di accoglienza per i profughi (afghani, siriani, iraniani), molti di questi ragazzini adolescenti, che giungevano clandestini nelle stive delle navi del porto vicino. Il mio conoscere la loro lingua era importantissimo! Quando sono partito, pensavo di trovare piena realizzazione nel lavoro (assolutamente ottimo), fatto di viaggi (anche troppi!).. relazioni .. contatti.. bella gente e grandi opportunità. In realtà dopo i primi mesi di euforia mi sento spesso vuoto e in fondo insoddisfatto. E' come se mi manchi qualche cosa di necessario. Penso spesso ai "miei" barboni e ai "miei" frati che se ne occupavano con tanta dedizione, penso ai "miei" ragazzini impauriti e denutriti incontrati tante volte e non posso non rivedere i loro occhi carichi di violenze subite e terrore, ma anche di speranza e voglia di vivere. Penso ancora ai "miei" frati e al loro far da padre a tutti, con bontà e amore, pur in mezzo a problematiche enormi..e spesso irrisolvibili. Le confesso che ho una grande nostalgia di quell'esperienza e mi sta tormentando e interrogando. Io, ho capito che ho bisogno di donarmi agli altri; ho bisogno di fare qualche cosa per chi non ha nulla, sento che quei ragazzi per certi aspetti ancora mi aspettano. e mi chiamano, sono "i miei", mi appartengono... Non posso passare la mia vita fra manager e boss dell'alta finanza! Ho anche pensato alla vocazione da frate..., un pensiero che mi spaventa e che (ho sempre accantonato), ma anche continuamente da un mese ritorna. Penso ai "miei" frati sempre contenti e semplici... e il contrasto con la "mia" vita "in carriera" che non tollero più. Non so però bene che fare, anche perchè quello che ora ho raggiunto (professionalmente ed economicamente)  è tantissimo e l'ho sudato!.... grazie per una sua parola. Angelo

Carissimo Angelo,
E' bella la tua storia. Grazie per avermela raccontata. Ti confesso che in particolare, mi ha colpito da subito il tuo continuo evidenziare un'appartenenza, una famigliarità con quelli che chiami "i miei" frati, i "miei" ragazzi, i "miei" barboni..Dice molto questa accentuazione! Mi chiedi un aiuto e un parere.. Leggendoti non ho potuto non pensare all'esperienza del giovane Francesco, che ricco di ogni bene e fortunato e "in carriera", vive in fondo la tua stessa insoddisfazione, un vuoto di senso incolmabile.. Inizia dunque una ricerca, un vagare..segnato anche da tanti tentativi di riempire questo vuoto: ed allora eccolo rincorrere il sogno di diventare cavaliere e guadagnare gloria e titoli, ecco l'ebbrezza della ricchezza e dei soldi, l'euforia del divertimento e del pensare solo a se stesso. Ebbene tutte queste strade risulteranno deludenti per lui. Paradossalmente sarà invece l'incontro con la debolezza, la malattia, e le piaghe di un lebbroso a trasformarlo e a mostrargli un orizzonte di senso finalmente pieno e appagante. Ne parla lui stesso nel suo Testamento: Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo. E in seguito, stetti un poco e uscii dal secolo.
Caro Angelo, che dirti? Certamente quanto stai provando nel tuo cuore merita di essere ascoltato e approfondito. Di sicuro tutto questo è anche un normale richiamo "della tua pancia" (oltre ogni tua razionalità) dunque del tuo sentire, dei tuoi affetti, di un bel vissuto che non puoi assolutamente accantonare e che forse riemerge a causa di un lavoro invece più arido e meno gratificante affettivamente. E' bello pensare però che sia anche un segno dello Spirito e di un disegno provvidenziale e misterioso del Signore su di te. Hai sperimentato come il "servizio", il "dono di sé" possa offrirti  un senso profondo alla vita... Ora devi chiederti in verità che cosa vuoi, che cosa cerchi, dove andare...; forse è anche il tempo in cui chiedere al Signore, come san Francesco: "Signore cosa vuoi che io faccia?"
Accenni ad una possibile scelta religiosa francescana. E' vero che tante volte la vocazione , nei giovani che ho seguito in questi anni, è nata ed è stata scoperta proprio nella dimensione del servizio, nel contatto con i più poveri, nel mettersi a fare qualche cosa per qualcuno che aveva bisogno in molti e diversi ambiti (volontariato di vario tipo..in oratorio, in carcere., in ospedale..ecc..) Solo un cuore che sperimenta e si orienta ad un amore gratuito può pensare alla vita francescana. Va detto anche però, che da sola la dimensione del servizio agli ultimi non è sufficiente per una scelta francescana. (Per fare filantropia non serve diventare frati!) Questa scelta chiede invece una più profonda donazione, una ancor più radicale offerta di se stessi: chiede il dono dell'intera vita al Signore, nell'abbandono alla sua volontà.  Sei disposto a fare questo passo? Sei disposto a lasciare tutto, ma proprio tutto per Gesù? (nella tua lettera non ne parli mai!) Chi è Gesù per te? Mi piacerebbe avere da te un riscontro su queste mie domande!!
Caro Angelo, se Gesù è già presente almeno un poco nella tua vita, ti invito alla preghiera e a "stare" con Lui, trovandoti spazi di incontro e silenzio  e di intimità con Lui: solo così si potrà illuminare la strada che Lui ha previsto per te.
Se lo desideri potrò anche indicarti a Londra un confratello francescano con cui parlare e confrontarti: è importante non camminare da soli! Anch'io ti ricorderò e pregherò per te. Resto naturalmente a disposizione per ogni tua richiesta o necessità.
Ti benedico.
frate Alberto

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