martedì 17 settembre 2013

San Francesco riceve le Stimmate

Assisi, Sacro Convento di San Francesco.
San Francesco abbraccia il Crocifisso (opera donata dalle diocesi venete nel 2008)
Cari amici,
oggi per noi frati francescani è un giorno speciale: ricordiamo infatti l'Impressione delle Stimmate di San Francesco.
Il 17 settembre del 1224 , san Francesco si trovava sul monte de La Verna. Mentre era immerso nella meditazione, il Signore Gesù, con un prodigio singolare, gli impresse nel corpo le Stimmate, i segni della sua Passione. Da quel momento la scelta d'amore di Francesco per Cristo  risultò ancor più palese ed evidente persino nella carne..
Caro giovane in ricerca e in ascolto della vocazione del Signore per la tua vita...: osserva anche tu ed  imita la strada indicata da san Francesco!! Egli fu a tal punto "amico di Cristo" da voler essere in tutto somigliante e trasformato in Lui, davvero "un altro Cristo". E il Signore lo esaudì! 
Carissimo, sarebbe bello che questo fatto interrogasse anche te sulla direzione del tuo cuore, sui tuoi desideri più profondi, sulle "stimmate" che vuoi ti segnino e feriscano.  
Soprattutto se coltivi in te o hai intuito come possibile la vita e la scelta francescana, ricorda che la meta è "diventare come S. Francesco", anche tu un "alter Christus", un "nuovo Gesù Cristo" fra gli uomini di questa nostra povera e stupenda umanità. E non sentirti solo su questa strada!
Si tratta invece di una chiamata appassionante e audace che ancora risuona nel cuore di tanti come te. Pensa che proprio oggi (17 settembre 2013) tredici giovani iniziano ad Assisi la straordinaria avventura dell'anno di Noviziato, l'anno della prova e dell'innamoramento, prima di entrare a pieno titolo nella famiglia francescana. Ugualmente nei vari Postulati d'Italia (Brescia, Osimo e Benevento) altri ragazzi (i Postulanti) si accingono ad intraprendere i primi passi di questa avventura d'amore. 
Come ho poi già ricordato più volte, ad ottobre riparte anche in varie regioni, il gruppo vocazionale francescano "San Damiano", per un primo discernimento e approccio alla vita francescana.
Carissimo, tutto questo sia dunque da sprone e incoraggiamento anche per te. Non temere! Fidati del Signore!
Ti benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto    

Assisi, Basilica di San Francesco, Chiesa superiore.
Giotto,  Impressione delle stimmate a La Verna.
DALLA VITA DI SAN FRANCESCO
San Francesco, due anni prima di morire, voleva trascorrere nel silenzio e nella solitudine quaranta giorni di digiuno in onore dell'arcangelo S. Michele. Era, del resto, abitudine del Santo d’Assisi ritirarsi, come Gesù, in luoghi solitari e romitori per attendere alla meditazione ed all’unione intima con il Signore nella preghiera. La Verna era uno di questi e certamente era quello che il Santo prediligeva. Già all’epoca di Francesco era un monte selvaggio – un “crudo sasso” come scrisse Dante Alighieri – che s’innalza verso il cielo nella valle del Casentino. La sommità del monte è tagliata per buona parte da una roccia a strapiombo, tanto da farla assomigliare ad una fortezza inaccessibile. La leggenda vuole che la fenditura profonda visibile, con enormi blocchi sospesi, si sia generata a seguito del terremoto che succedette alla morte di Gesù sul Golgota: un fatto che affascinò oltremodo Francesco e lo attrasse in questo luogo .Esso era proprietà del conte Orlando da Chiusi di Casentino, il quale, nutrendo una grande venerazione per Francesco, volle donarglielo. Qui i frati del Poverello vi costruirono una piccola capanna.In quel luogo Francesco era intento a meditare, per divina ispirazione, sulla Passione di Gesù quando avvenne l’evento prodigioso. Pregava così: “O Signore mio Gesù Cristo, due grazie ti priego che tu mi faccia, innanzi che io muoia: la prima, che in vita mia io senta nell’anima e nel corpo mio, quanto è possibile, quel dolore che tu, dolce Gesù, sostenesti nella ora della tua acerbissima passione, la seconda si è ch' io senta nel cuore mio, quanto è possibile, quello eccessivo amore del quale tu, Figliuolo di Dio, eri acceso a sostenere volentieri tanta passione per noi peccatori”. La sua preghiera non rimase inascoltata. Fu fatto degno, infatti, di ricevere sul proprio corpo i segni visibili della Passione di Cristo. Il prodigio avvenne in maniera così mirabile che i pastori e gli abitanti dei dintorni riferirono ai frati di aver visto per circa un’ora il monte della Verna incendiato di un vivo fulgore, tanto da temere un incendio o che si fosse levato il sole prima del solito.Scrive S. Bonaventura da Bagnoregio, suo biografo: “Un mattino, all'appressarsi della festa dell'Esaltazione della santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide la figura come di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate, discendere dalla sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, tenendosi librato nell'aria, giunse vicino all'uomo di Dio, e allora apparve tra le sue ali l'effige di un uomo crocifisso, che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce. Due ali si alzavano sopra il suo capo, due si stendevano a volare e due velavano tutto il corpo. A quella vista si stupì fortemente, mentre gioia e tristezza gli inondavano il cuore. Provava letizia per l'atteggiamento gentile, con il quale si vedeva guardato da Cristo, sotto la figura del serafino. Ma il vederlo confitto in croce gli trapassava l'anima con la spada dolorosa della compassione. Fissava, pieno di stupore, quella visione così misteriosa, conscio che l'infermità della passione non poteva assolutamente coesistere con la natura spirituale e immortale del serafino. Ma da qui comprese, finalmente, per divina rivelazione, lo scopo per cui la divina provvidenza aveva mostrato al suo sguardo quella visione, cioè quello di fargli conoscere anticipatamente che lui, l’amico di Cristo, stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di Cristo Gesù crocifisso, non mediante il martirio della carne, ma mediante l'incendio dello spirito” (Leg. Maj., I, 13, 3). Continuava ancora S. Bonaventura che, scomparendo, la visione lasciò nel cuore del Santo “un ardore mirabile e segni altrettanto meravigliosi lasciò impressi nella sua carne. Subito, infatti, nelle sue mani e nei suoi piedi, incominciarono ad apparire segni di chiodi, come quelli che poco prima aveva osservato nell'immagine dell'uomo crocifisso. Le mani e i piedi, proprio al centro, si vedevano confitte ai chiodi; le capocchie dei chiodi sporgevano nella parte interna delle mani e nella parte superiore dei piedi, mentre le punte sporgevano dalla parte opposta. Le capocchie nelle mani e nei piedi erano rotonde e nere; le punte, invece, erano allungate, piegate all'indietro e come ribattute, ed uscivano dalla carne stessa, sporgendo sul resto della carne. Il fianco destro era come trapassato da una lancia e coperto da una cicatrice rossa, che spesso emanava sacro sangue, imbevendo la tonaca e le mutande” (Leg. Maj., I, 13, 3).

 

1 commento:

  1. Grazie Frate Alberto,
    Mi hai detto proprio quello che avevo bisogno di sentire. Come e bello essere chiamato a diventare un altro Cristo.
    Il Sognore sia lodato per sempre.

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