mercoledì 26 giugno 2013

«Una mente che ama e un cuore che pensa»: come studiano i frati

I giovani frati studenti di Padova
Tra i passi della formazione del frate, trovano spazio anche gli studi teologici. Soprattutto nel caso in cui il giovane che entra in convento si porti entro anche la vocazione al sacerdozio ministeriale, è tenuto a studiare teologia. Tuttavia sono molti – soprattutto negli ultimi decenni – i giovani frati che studiano teologia, pur non essendo orientati al ministero sacerdotale.
La tradizione teologica francescana ha il suo punto di partenza in un brevissimo testo:
A frate Antonio, mio vescovo, frate Francesco augura salute. Ho piacere che tu insegni la sacra teologia ai frati, purché in questa occupazione, non estingua lo spirito dell'orazione e della devozione, come sta scritto nella Regola.
[Fonti Francescane 251-252]
Il Poverelo di Assisi scrisse a frate Antonio di Padova – dopo l'esplosione della sua fama di predicatore – perché insegnasse teologia ai frati. Da quel momento i frati francescani cominciano ad entrare in contatto con il mondo universitario che proprio in quei decenni stava nacendo e sviluppandosi in Italia e in tutta Europa. Ben presto nasce una scuola teologica francescana, cioè una corrente, un modo di fare teologia: i francescani si caratterizzano nel medioevo per il tentativo di tenere unita la totalità della persona umana. L'uomo – sostengono – è capace di conoscere la realtà e Dio, che ne fa parte... anzi ne è l'Autore! Questa conoscenza non avviene solo attraverso la ragione. La mente, pur essendo un strumento centrale del conoscere umano, è una parte di esso. Anche la volontà e gli affetti hanno un ruolo fondamentale nel conoscere. Forse oggi diremmo: conoscere non  è solo compendere, ma anche fare esperienza.
San Bonaventura
Tra i protagonisti di questo fiorire del pensiero francescano, dopo sant'Antonio di Padova, troviamo: san Bonaventura da Bagnoregio, il beato Giovanni Duns Scoto... fr. Alessandro di Hales, fr. Ruggero Bacone e tanti altri.

Il nostro Ordine oggi ha diversi centri di studio nel mondo. Il principale si trova a Roma: è la Pontificia Facoltà Teologica San Bonaventura, la cui storia ci testimonia come sia tra le prime istituzioni accademiche pontifice.
Proprio in questi giorni, l'attuale Preside della Facoltà, fra' Domenico Paoletti ha presentato alcuni dei prossimi progetti del Seraphicum (altro nome con cui è conosciuta la facoltà romana). Sintetizzando in modo molto efficace il tipico modo francescano di accostare la teologia, e di conoscere Dio e la realtà, fr. Domenico dice:
«... una mente che ama e un cuore che pensa, secondo l'approccio sapienziale, tipico del francescanesimo».
Una gioranta di studio al Seraphicum, Roma.
 frate Francesco

PS: Mentre stavo scrivendo questo post, bussa alla mia porta un confratello anziano, già missionario in Zambia e mi porta un libro. «L'ho appena finito! – mi dice – Leggilo, è bello!». Guardo il titolo: Aprite la mente al vostro cuore, di Papa Francesco / J. M. Bergoglio. Il caso non esiste... ;-)

2 commenti:

  1. Salve Frati Francescani a chi mi risponderà voglio chiedere una cosa. Non so come formularvi bene questa domanda ma spero di esser abbastanza chiaro. Perchè fare tanti anni di studi quando san Fracesco si dedicò solo nel vivere e nell'annunciare il Santo Vangelo senza approfondire studi ma lasciando operare lo Spirito Santo in lui? Secondo me il troppo sapere conta poco se poi alla base di tutto non c'è il tanto amare Dio e il prossimo tuo come te stesso. Come disse Gesù questi due comandi sono le basi mi perdoni la terminologia della vita cristiana. Spero di essermi fatto capire mi approprio del vostro bel saluto Pace e Bene a Voi!!!!!!

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  2. Pace e bene fratello. Grazie per la fiducia. L'idea che s. Francesco fosse uno sprovveduto e un ignorante è un luogo comune da sfatare. Il Poverello era in realtà. per la situazione del tempo, un uomo decisamente colto e letterato: sapeva leggere e scrivere, fare di conto, conosceva abbastanza il latino, bene il francese,conosceva la letteratura cortese e aveva una buona conoscenza della Bibbia che citava con un ottima memoria. Sarà lo stesso s. Francesco a permettere a S. Antonio ( suo contemporaneo) di insegnare la sacra telogia ai frati e dunque ad acconsentire agli studi per i frati..Del resto da subito nell'Ordine francescano si fece strada la consapevolezza che il ministero dell'evangelizzazione, affidato dal papa, richiedesse un'ottima preparazione biblica e culturale: una tradizione e un impegno che nei secoli non venne mai meno da allora!!. La qual cosa appare dunque ancor più necessaria e indispensabile in questo nostro comlicato tempo per annunciare ancora la Buona Novella all'uomo contemporaneo. Resta poi sempre valida la raccomandazione che S. Francesco fece a S. Antonio circa gli studi e le neccesità di non estinguere mai, accanto ad essi, lo spirito della santa orazione e devozione.
    ti benedico. frate Alberto

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