mercoledì 17 aprile 2013

Son figlio unico..

Vorrei diventare frate, ma...sono figlio unico.
Cari amici pace e bene. 
fra gli  ostacoli che alcuni giovani mi presentano a seguire la vocazione religiosa e francescana ( ma anche matrimoniale), vi è quella dell'essere FIGLIO UNICO. Eccoli pertanto asserire: chi penserà ai miei genitori, e senza di me come faranno.. , sento verso di essi una grande responsabilità, sarò il bastone della loro vecchiaia..ecc. ecc. Comprendo bene e non voglio certo banalizzare una questione molto delicata. Ho però anche l'impressione che talvolta, alcuni giovani, rinuncino tristemente ai loro progetti, alla loro vita, alla propria strada e vocazione, così come i loro genitori investano su di essi aspettative enormi ( di studio, di cura, di realizzazione di sè..) , imprigionandosi reciprocamente in ruoli di dipendenza che non fanno bene a nessuno. A questi giovani e a questi genitori dico che la vita è più grande, che non si possono tarpare sogni e chiamate, che non si può incatenare nessuno affettivamente, che esiste la Provvidenza, che il Signore ha garantito a chi lo segue il centuplo.... Non posso anche non andare alle parole del Vangelo che invitano ad uscire, rischiare, lasciare, mettersi in cammino..., pena una vita vissuta col freno a mano tirato e il cuore rattrappito. Al riguardo vi segnalo il breve dialogo intercorso recentemente con un giovane alle prese con questo dilemma..: vocazione..o genitori?
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra lode. frate Alberto

Cile: frate Tullio porta la comunione ad una anziana signora
LETTERA DI GIULIO
Mi presento: mi chiamo Giulio, sono un ragazzo di 23 anni e studio all'università. Sto intraprendendo un percorso di discernimento vocazionale ma ho pensato di scrivere a lei, essendomi imbattuto casualmente nel suo sito internet. Nel mio percorso la chiamata del Signore si sta facendo sempre più forte e ammiro la bellezza della vita come la dedicano a Gesù i Frati Francescani, però c'è un punto su cui ho molti dubbi. Io sono figlio unico e non me la sento, sinceramente di abbandonare i miei genitori a se stessi per entrare in convento, specie poi quando invecchieranno ed avranno un costante bisogno di un sostegno. Sono pieno di dubbi, di interrogativi e di angoscia: a volte mi viene da pensare che il Signore voglia che io stia accanto ai miei, altre volte ho una paura immensa di non rispondere alla sua chiamata. Le chiedo quindi un parere se la mia situazione familiare sia un impedimento all'ingresso nell'Ordine francescano. 
Giulio

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
pace a te fratello..grazie per la fiducia (...). Circa quanto mi chiedi ti rispondo con franchezza e ti dico di non temere a seguire con tutto il cuore e tutto te stesso la vocazione francescana che senti ti appartiene. Fidati!!! Se rinunci alla tua strada di certo non farai il bene tuo, ma neppure quello dei tuoi genitori.  Il Signore infatti saprà guidare i tuoi passi, saprà suggerire il meglio anche per i tuoi genitori, e credimi,  non farà mancare nulla a nessuno..."La madre (e anche il padre!) di un frate è la madre di tutti i frati": è una frase questa dello stesso S. Francesco che ti fa intuire l'amore e la cura che tutti i frati avranno per i tuoi cari, i quali nella fraternità francescana troveranno una famiglia più grande e anche tanti altri figli insieme te. Parlane in ogni caso schiettamente con i tuoi accompagnatori e la tua guida spirituale : ti aiuteranno nel cammino di discernimento..anche su questo aspetto tanto delicato. 
ti benedico e ti incoraggio 
fra Alberto 

5 commenti:

  1. Pace e bene fra Alberto!
    In merito alla questione figli unici, credo a quanto scritto nella sua risposta ma ho un dubbio: è possibile che il Signore chiami a vivere una vocazione senza lasciare la famiglia di origine? Ovviamente non in caso di vocazione alla vita matrimoniale o consacrata; è cioè possibile una "terza strada"?
    Non lo chiedo perchè abbia paura a "lasciare il nido", ma perchè sto chiedendo al Signore il dono di una vocazione matrimoniale o consacrata, quella che vuole Lui, però non mi sentirei realizzata senza lasciare fisicamente la mia famiglia. Intendo una famiglia "normale", senza problemi di salute o altro.
    Grazie e buon cammino!
    (e scusate se non dovevo postare qui)

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    1. pace a te...
      ovviamente non volevo demonizzare la famiglia d'origine, nè tantomeno svaluatre chi fa, talvolta con tanto sacrificio personale, la scelta direstare accanto a genitori in gravi diffcoltà..Ho comunque voluto porre all'attenzione di tutti un problema spesso frequente fra i giovani (con la vocazione religiosa e non.): la difficoltà ad uscire dal nido, la preferenza a stare in un luogo comunque protetto e rassicurante.., la rinuncia che ne consegue a pesreguire una propria strada autonoma...anche se questo talvolta conduce a vivere una bella prigione dorata.
      Grazie per la fiducia. frate Alberto

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  2. caro frate Alberto.. anch'io credo di avere un problema simile a quello che citava lei: sono figlia unica, mia madre è vedova e con forti problemi di salute, ed ultimamente credo di essere arrivata ad una personale consapevolezza di percepire in me una vocazione clariana: questa realtà mi attira molto ma non appena penso a mia madre e alle mie responsabilità familiari mi assalgono dei forti dubbi...e tutta la luce e l'amore che percepisco in me si trasformano in dolore. Cosa mi consiglia?grazie. Chiara

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    1. Carissima Chiara, grazie per la fiducia. Posso certo capire i tuoi dubbi e interrogativi. So bene cosa significhi avere dei genitori anziani e bisognosi. Quel che posso consigliarti è comunque di farti accompagnare in un discernimento vocazionale da una saggia guida spirituale ( ma forse già hai qualcuno) e in ogni caso di sondare più in profondità quanto hai intuito per la tua vita. Se il Signore veramente ti chiama alla sua sequela nella vita consacrata, saprà mostrati anche la via per percorrerla. ti ricordo e benedico. fra Alberto

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    2. grazie fra Alberto! Dio le doni Ogni Bene!

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